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don Bruno Maggioni: L'ORIGINALITA' CRISTIANA E LA MISSIONE AD GENTES

L'ORIGINALITA' CRISTIANA E LA MISSIONE AD GENTES 

di Bruno Maggioni

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Riprendi la prima parte dell'intervento di Bruno Maggioni:: "Chiesa locale e Missione ad Gentes" ed il documento del Concilio Vaticano II sull'attività missionaria della Chiesa "Ad Gentes"


LÂ’articolo riporta una conversazione di don Bruno  Maggioni agli animatori missionari della sua diocesi di Como. Diamo per intero la seconda parte, che parla della missionarietà, tratto essenziale dell'originalità cristiana, e la terza parte, dedicata alla forma per eccellenza della missione come la chiama l'autore, la missione ad gentes.  Della prima parte riportiamo lo schema e i brani fondamentali.  

 

SOMMARIO:

- I tratti dell'originalità cristiana: Il primato di Dio; Il dono di sè; Il rapporto con il mondo; Fedeltà alla Chiesa.

- La missionarietà;

- Le strutture fondamentali della missione ad gentes;

- Dobbiamo riscoprire l'importanza del primo annuncio;

- Il perché del tono di urgenza.

 

I TRATTI DELL'ORIGINALITA' CRISTIANA

  I tratti dell'originalità cristiana sono certamente molti e si tratta di fare una scelta, in base anche al nostro cammino.

Il primato di Dio

  Non c'è dubbio che l'originalità cristiana, pone alla base il “primato di Dio”.

EÂ’ fuori discussione.  Però parlare del primato di Dio non è ancora tutto per noi, perché dovremmo dire il “primato del Dio di Gesù Cristo”.  Ma come si esprime questo primato? Quali sono i tests obiettivi, che mostrano che veramente il primato di Dio è alla base della nostra ricerca? Ne ho identificati tre: il primo è la gratuità.  Il primo modo per riconoscere concretamente il primato di Dio è il sentire che sei una gratuità, le cose che hai sono una gratuità, cioè un dono: non conquista tua, ma dono.  Ne deriva una vita spesa nella gratuità.

Il secondo test è l'obbedienza: sai che Dio ha un disegno e a questo disegno tu vuoi obbedire; l'obbedienza può anche essere faticosa e contrastata, dentro di te.  Generalmente dovrebbe essere gioiosa e liberante (obbedisci a un Dio che ti comanda cose che fanno bene a te, che sviluppano la tua umanità), ma comprende anche momenti in cui non cogli questo aspetto liberante: ti può sembrare una rinuncia, una mortificazione; ma nel primato di Dio c'è posto anche per queste cose.

Terzo test per riconoscere il primato di Dio è la nostalgia di Dio.   Ti accorgi che tutto ciò che nella vita riesci a fare, ad avere, a godere  Ã¨ troppo poco e che desideri una pienezza che nulla qui può darti.  Allora sei con lo sguardo avanti, godi delle cose, ma non pretendi troppo da esse e dalle persone; hai capito che sei fatto per Dio... Il primato di Dio si esprime nel desiderio.

  Il dono di sé

  Il secondo tratto dell'originalità cristiana (questi tratti sono una specie di interpretazione del primo) è   “il dono di sé”.

Si può vedere in tanti modi e ho cercato di vederlo nella figura per eccellenza di cristiano che è Gesù Cristo.  Più invecchio e più mi pare che valga la pena di parlare di Gesù Cristo e basta!  Se guardate Gesù Cristo, vi accorgerete che vive di una disponibilità ad oltranza, il dono di sé fino in fondo.

Però con qualche precisazione: il dono di sé che ha guidato la sua intera esistenza è innanzitutto “per tutti”.  Secondo, nasceva non semplicemente dal bisogno dell'uomo, ma da un amore che Lui aveva dentro; tanto è vero che lo scopo primo del dono di sé di Cristo non era salvare l'uomo, ma far vedere agli uomini come ragiona Dio, far vedere agli uomini chi è Dio.

Ecco una dimensione importante del primato di Dio: la “trasparenza”. La tua grande ansia non è solo aiutare gli altri; certo li devi aiutare!  Ma la tua grande ansia è questa: in un mondo opaco, che sembra cancellare le tracce di Dio, costruire delle tracce di Dio.  Le costruisci nella misura in cui mostri con la tua esistenza il dono di sé, gratuito, senza pretendere il ricambio.  Il dono di sé: la sequela si qualifica in fondo nel dono di sé.

  Il rapporto con il mondo

  Un altro punto che qualifica l'originalità cristiana è il rapporto con il mondo. 

Siamo nel mondo, siamo dentro strutture, dentro una società, sei dentro una professione.

Il rapporto col mondo può essere in tanti modi: quello di Gesù com'è stato?  Certamente ha avuto una certa distanza, non si è confuso col mondo, non si è appiattito sulla mentalità comune. Nella lettura del mondo aveva un suo punto di vista, che nasceva dal primato di Dio, il tuo modo di guardare il mondo è diverso.  Però piena solidarietà col mondo, con qualsiasi tipo di mondo. Secondo modo di stare nel mondo: proprio perché stai nel mondo con un punto di vista diverso, che è il primato di Dio e dunque con una distanza nei confronti del mondo (il mondo non è il tuo tutto!), proprio per questo devi dimostrare che più di altri sei capace di godere del mondo, perché per godere del mondo non devi farne un idolo; devi goderlo nelle sue vere proporzioni per quello che è, senza pretendere più di quanto può dare.

Inoltre il modo cristiano di stare nel mondo, qualsiasi tipo di mondo, sta nel non perdere mai la speranza. Il cristiano, proprio perché crede nel primato di Dio, dovrebbe essere l'ultimo a rassegnarsi, a gettare la spugna. Ancora: il primato di Dio ci rende lucidi nello scoprire l'idolatria del mondo, anche là dove questa idolatria si nasconde e assume tratti ingannevoli; però ci rende altrettanto lucidi nello scoprire il bene, anche dove è nascosto.  Cristiani che vedono tutto male, che sono in grado solo di denunciare, non hanno capito il primato di Dio: hanno gli occhi accecati, non credeteci troppo.

  Fedeltà alla Chiesa

  L'originalità cristiana comprende anche la “fedeltà alla Chiesa”.

L'originalità cristiana non è senza la percezione di un forte legame con la Chiesa. Perché sembra di incontrare dei cristiani che hanno con la Chiesa un rapporto selettivo, parziale: in alcune cose sto con la Chiesa, in altre no, sto con la mia coscienza indipendentemente dalla Chiesa.

Bisogna stare interamente con la Chiesa, con il diritto di agitarla, col diritto di dire anche una parola in qualche modo critica, di dissenso, ma dentro la Chiesa, in una totale appartenenza. Solo vivendo una totale appartenenza hai anche il diritto di esprimere il tuo parere diverso alle volte le persone che esprimono un dissenso lo fanno perché amano quella Chiesa, quella situazione...

  LA MISSIONARIETA'

  Il secondo e terzo punto della nostra conversazione riguardano la missionarietà e la missione "ad gentes".  Avrei potuto mettere la missionarietà come un punto dell'originalità cristiana, ma preferisco considerarla a parte per evidenziarla.

Per entrare nell'anima missionaria, nella radice della dimensione missionaria, possiamo rifarci a due grandi affermazioni del Vangelo di Giovanni.

  La prima: "Come il Padre ha mandato  me, così io mando voi".  E una frase interessante, perché Gesù e il discepolo sono accomunati nello stesso invio.  Non è che Gesù sia stato mandato in un modo e il discepolo in un'altro.

Il verbo “mandare” dice la gratuità: tu non hai fatto qualcosa per essere mandato, l'iniziativa è di Dio.  Dice anche la dipendenza nella missione: tu vai a nome di un'altro. Andare a nome di un altro è bello ed è brutto; è bello perché vai a nome di Dio e Dio ha un progetto immensamente più grande del tuo (e poi che diritto avresti di andare in giro per il mondo a presentare un tuo progetto?  E perché il progetto è di Dio che hai il coraggio di andare a presentarlo); però la dipendenza richiede anche molta umiltà e alle volte molta fatica, anchè perché si passa attraverso la mediazione di una comunità.

L'altra affermazione: “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi".  Avrete notato che è parallela alla prima.  Qui il verbo è "amare".  Se Cristo è stato mandato, è perché è amato dal Padre.  E se noi siamo mandati, è perché siamo amati da Gesù Cristo.  È dallÂ’amore che nasce l'invio.

Quindi la missione discende da un comando del Padre e nemmeno è il frutto di una decisione di Gesù, ma è il prolungamento e se volete la copia di un amore che precede: "Come il Padre ha mandato me".  La radice della missione è una comunità d'amore, è un sentirsi amati. E lo stile della missione è di far vedere, di incarnare, di visibilizzare questo amore.  Se ti fai missionario è perché non vuoi tenere per te questo amore, ma dirlo a tutti.

La ragione della missione è chiara nella frase che andiamo ripetendo: "Gesù è il Cristo: ditelo a tutti".  Il problema è la prima parte: Gesù è o no il Cristo?  Se è il Cristo, è ovvio, devo dirlo a tutti.  Non posso certo tenere per me una notizia del genere, né posso pensare che il Figlio di Dio si sia fatto uomo solo per me o per noi.  Il "ditelo a tutti" nasce da una convinzione precedente, da un fatto: Gesù è il Cristo. Per cui tutto il discorso deve essere incentrato in questo.

Credo che i cristiani non devono continuare a riflettere su "come" si fa a dirlo a tutti, "quando" devo dirlo a tutti, “che cosa" devo dire a tutti... sono questioni secondarie!  Noi stiamo a studiare com'è la gente, che cosa pensa, di che cosa ha bisogno: dopo che abbiamo fotografato la gente, non sappiamo che cosa  darle. Dobbiamo sapere che cosa abbiamo, dobbiamo riflettere senza soste sulla prima parte, sullÂ’indicativo "Gesù è il Cristo", sul gesto di Dio, e dopo il resto viene.  Sono convinto che non è questione di tecniche.  Se una cosa è dentro, bene o male uscirà; e comunque se esce in modo sbagliato, studierai per ricostruirla e dirla in modo giusto.

  LE STRUTTURE FONDAMENTALI DELLA MISSIONE AD GENTES

  Sono convinto che la missione “ad gentes” sia “il luogo principe” dove possiamo cogliere l'idea di missione.  Da essa possiamo ricavare indicazioni per tutte le varie forme di missione richieste dalle diverse situazioni. È importante, quindi, cogliere le strutture fondamentali della missione "ad gentes", le indicazioni verranno di conseguenza.

Senza fissarci in troppo rigidi schematismi, le caratteristiche della missione "ad gentes" sembrano essere queste: 

1° - Innanzitutto la missione "ad gentes”evidenzia la “partenza”.

È un tratto necessario della missione.  La missione "ad gentes" è per lo più una partenza per Paesi di differente cultura: evidenzia quindi la partenza come distacco dal tuo mondo, ma anche come sforzo di solidarietà verso un'altro mondo; evidenzia anche la convinzione che il cristianesimo va sì bene per la tua cultura, ma va bene anche per altre culture.

La partenza, che in superficie è geografica, in profondità è culturale: abbandoni la tua cultura e ti sforzi di entrare in un'altra.  Mostrando in tal modo la cattolicità del Vangelo.  Certo che se uno non fa che portarsi dietro l'albero della sua cultura e lo pianta in un'altro terreno, non è missionario 'ad gentes". È  partito, ma è partito solo geograficamente, non è partito con la testa.

  2°- C'è un'altra struttura importante: la "comunione tra le Chiese”.

Parto dall'esempio di Paolo, il quale andava, fondava una comunità, poi passava altrove.  Il missionario "ad gentes" è itinerante; quando una comunità si regge da sola, va da unÂ’altra parte. Paolo poi ritornava per fare comunione tra le Chiese.

La missione non è solo annunciare Cristo là, in una nuova cultura, ma fare in modo che il Cristo annunciato là e il Cristo annunciato qui appaia come un unico annuncio e le due Chiese un'unica Chiesa.  E allora il missionario "ad gentes", proprio perché tale, ha ogni tanto il dovere di ritornare, perché la comunione tra le Chiese è importante come l'annuncio agli altri.

  3°  Il missionario “ad gentes" ha come specializzazione la capacità del cosiddetto "primo annuncio”.

L’importante è capire che il primo annuncio è un fatto qualitativo, non cronologico.

Non è semplicemente lÂ’annuncio del Vangelo che avviene per la prima volta perché sei in un posto dove non è ancora giunto nessuno ad annunciare Gesù Cristo.  Il primo annuncio è un fatto qualitativo: vuol dire che annunci, prima dei particolari e prima delle conseguenze, il nucleo centrale da cui tutto deriva.

Per cui se un missionario va in Nuova Zelanda e annuncia per prima cosa l'Estrema Unzione, non fa primo annuncio. Deve annunciare il nucleo centrale: il Signore Gesù Cristo, che ha rivelato un'idea di Dio, che è vissuto così e così, che è morto- e risorto… Non è mica facile, sapete! Intanto devi sapere qual è! E, d'altra parte, a convertire è questo nucleo centrale, non sono i particolari e le conseguenze: questi sono convincenti se c'è il nucleo centrale.

DOBBIAMO RISCOPRIRE L'IMPORTANZA DEL PRIMO ANNUNCIO

  Su questo punto, che è davvero un punto grosso della missione "ad gentes", devo dire che il Signore si è divertito a scombinare un po' le geometrie.  Perché il primo annuncio che devi fare là dove ancora non conoscono Cristo, t'accorgi che devi farlo anche qui, perché molti non conoscono Cristo.

Ma non solo: comprendi che il primo annuncio deve continuamente essere fatto anche ai credenti, perché non è una cosa fatta una volta per sempre, devi continuamente ripeterlo.  Di qualunque cosa parli, devi partire dal primo annuncio. Le altre cose non stanno in piedi senza la forza del primo annuncio.  Viviamo invece in una comunità cristiana che ha smarrito il primo annuncio.  Il documento dei Vescovi "Evangelizzazione e testimonianza della carità" sottolinea questo aspetto e mi ha fatto molto piacere.

4° - Come caratteristica del missionario "ad gentes” vedo anche la definitività: al primo annuncio ti dai totalmente.

Non parlo di definitività superficiale, cioè di stare a lungo nello stesso posto, ma di definitività come vita, come capacità di annuncio: magari stai appena due anni là, ma quando torni sei come eri là.  Cioè hai capito che ad entusiasmare è il nucleo del Vangelo che hai colto: sei qui, ma annunci il nucleo del Vangelo; sei diventato tutto concentrato sullÂ’essenza del Vangelo.

Hai visto il mondo in un certo modo; continui a vederlo in un certo modo; hai visto che i valori si gerarchizzano in un certo modo, continui a gerarchizzarli in un certo modo.

La cosa peggiore è una missione "parentesi": la mia vita è mondana, per tre anni ho aperto una parentesi, poi l'ho chiusa e vivo come prima.

5° Potrà sembrare una contraddizione, ma accanto alla definitività il missionario "ad gentes” è chiamato a vivere la mobilità.

La missione "ad gentes" è andare sempre oltre.  Ho sempre ammirato certi vecchi missionari, pur con i loro difetti: li hanno cacciati dalla Cina, sono andati in Indonesia, a 40-45 anni, sono andati in America Latina, hanno imparato una nuova lingua... Sono un missionario per i popoli: non posso star lì?  Vado altrove.

Ne ho conosciuti invece altri che facevano un ragionamento diverso: io sono un missionario per la Nuova Zelanda, la mia solidarietà è con i neozelandesi: mi mandano via e io non voglio andare più da nessuna parte, o là o niente.

Il missionario solidarizza col mondo, non con una parte di esso. È l’universalità della solidarietà.

IL PERCHEÂ’ DEL TONO DI URGENZA

 6°  A proposito della missione "ad gentes" lasciatemi dire ancora due cose, che ricavo dalla Redemptoris Missio.  Innanzitutto il "tono di urgenza”.

È urgente annunciare in tutto il mondo Gesù Cristo; è urgente, subito.  Però, attenzione, non lasciamoci ingannare: lÂ’urgenza non nasce da unÂ’emergenza (i cristiani sono minoranza, gli altri aumentano ... ). L'urgenza nasce dalla natura del Vangelo: se il Vangelo è la rivelazione del Figlio di Dio, è urgente dirlo a tutto il mondo; devo lasciar morire meno uomini possibile senza che sappiano questa notizia. Questa urgenza non sempre mi pare di ritrovarla.

Il Papa ha poi il coraggio di dire che è particolarmente urgente nel mondo moderno: è una sfida perché si direbbe nel mondo moderno bisogna stare attenti ad annunciare Gesù Cristo; per il Papa il mondo di oggi ha più bisogno di ieri di Gesù Cristo, di conoscerlo.  Davvero, se vogliamo ottenere il consenso dobbiamo smetterla di parlare di cose secondarie e parlare invece e sempre più di Gesù Cristo.

7°  Accanto a questo tono di urgenza c'è un tono di "ottimismo”.

Secondo il Papa le possibilità oggi sono più grandi di ieri, non tanto per le migliori tecniche, ma perché il Vangelo nel mondo di oggi è una carta vincente.  Forse non ha mai avuto una "chance" come quella di oggi.

Dobbiamo smetterla di dire che oggi l'annuncio di Cristo è più difficile perché annunci qualche cosa che è contrario alla mentalità comune, al modo comune di fare. Per gli specialisti la difficoltà starebbe nel fatto che annunci Gesù Cristo a un mondo che è disomogeneo alla fede: pensa in un modo e tu gli dici una cosa che è il contrario.  A me pare, invece, che alla fine questa sia una carta favorevole; perché se io dico al mondo quello che sa già, non mi ascolta; il mondo ha bisogno di una parola diversa.  Quella che dobbiamo dire, siamo sicuri che è diversa, a meno che la roviniamo.

Abbiamo una carta che è diversa dalle altre, giochiamola.  Scommettiamo su questa carta!  Senza appiattirla, senza nasconderla.  Forse è perché diciamo cose comuni, banali, che tutti sanno, che le orecchie non si aprono.

L'ottimismo ha una radice ancora più profonda: in fondo è il Vangelo.  La Parola di Gesù Cristo non valeva solo per ieri, anzi vale molto più per l'oggi.  Gesù dice: "Alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura".  Per accorgerti che i campi biondeggiano, devi alzare gli occhi.  Se guardi la tua piastrella o te stesso, cosa vuoi vedere?

Il mondo è già pronto: non vuol dire che tutti si convertano: è che hai una parola che ha la sua efficacia.  Il Papa ha la convinzione (se manca scade anche la missione!) che accettare Cristo non è perdere nulla dell'uomo. È la prima frase detta dal Papa: "Aprite le porte a Cristo".  Voleva dire questo: Gesù Cristo non vi ruba niente, anzi allarga gli orizzonti, libera lo sguardo.

L'accoglienza piena di Cristo non impedisce di vedere i valori che sono altrove, anzi dà gli occhi chiari per vederli.  Ti fa scoprire valori che magari non avresti visto da solo.  Cristo non ti fa vedere solo il male che c'è nel mondo.  In genere chi vede solo il male nel mondo è perché lo confronta con il suo personale schema e più lo schema è personale e più il male è grande, perché sempre meno trova persone che realizzano il suo schema; se invece lo schema non è tuo, ma è quello del Vangelo, allora ti accorgi subito che il bene in circolazione è grande.

Il missionario denuncia le idolatrie del mondo, ma esalta anche la quantità di cose di Cristo, già presenti ma bisognose di essere scoperte.

 

tratto da ATTUALITA' DELLA MISSIONE a cura di MISSIONE OGGI

 

 

 

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