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Viviamo in un mondo in guerra! Attualmente ci sono almeno 40 focolai di guerre altamente letali.

PRENDERSI CURA COME ETICA UNIVERSALE

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Nel 1939 Einstein chiedeva a Freud: "tu che conosci l'animo umano, pensi sia possibile che l'essere umano superi il desiderio di guerreggiare, domini i suoi istinti più bassi e si riduca al minimo l'odio e la rabbia che pervade il mondo di oggi?".

Freud gli rispose sottolineando 2 cose importanti: l'essere umano si trova ad avere 2 pulsioni, la pulsione per la vita, l'Eros, e la pulsione per la morte, Tanatos. La storia ci dirà se ha vinto l'una o l'altra.

Tuttavia, verso la fine della sua vita, Freud è ritornato a riflettere su questo argomento e ha dichiarato che se l'essere umano è capace di prendersi cura dell'altro, se l'altro non è visto come un nemico, bensì un amico con cui convenire e convivere, l'odio e la violenza spariranno.

Il sociologo e filosofo Edgar Morin, ormai ultra novantenne, sostiene che l'essere umano è simultaneamente sapiens e demens; in lui coabitano la generosità, l'amorevolezza, l'impulso verso la bellezza e la sapienza, ma anche impulsi di odio, esclusione ed eliminazione.

Pertanto, la pace e la concordia saranno possibili se ci affidiamo alla bontà e alla solidarietà vicendevole, mantenendo sotto controllo la dimensione della demenza.  

L'astrofisico Stephen Hawking segnala che tutti noi veniamo da un momento iniziale che è stato violento e che conosciamo come Big Bang, che organizzò la complessità e che l'evoluzione è il tentativo di porre ordine a questa violenza iniziale.

Da più parti ci viene indicato che la violenza appartiene a tutto il processo evolutivo e fa parte della nostra realtà, e che la funzione dell'essere umano come portatore di intelligenza, di senso etico, è quella di optare per un progetto che protegga la vita, e che l'universo o multiverso, diventi sempre più un cosmos e non un caos, e tutto ciò concorra alla pace universale.

L'antropologo René Girard ha sostenuto che l'essere umano è un essere pieno di grandi desideri, però non sa desiderare, arte che apprende imitando chi gli è accanto; ma nell'imitare l'altro ecco che appare in lui l'impulso della rivalità. La storia ci insegna che la logica che ha più dominato finora tra gli umani è stata la competizione e l'egoismo, che René Girard conia con l'espressione desiderio mimetico, cioè quel desiderio che salvaguarda il benessere individuale escludendo gli altri.

Il sociologo Karl Weber ha analizzato gli ultimi 4 mila anni di storia dell'umanità e ha scoperto che solo 125 anni furono di pace, o, per meglio dire, di sola tregua, in vista di nuove guerre.

Secondo quanto detto finora, è chiaro che l'essere umano presenta un disequilibrio interiore.

La macrocultura in cui viviamo e ci muoviamo ha come caratteristica principale il competere e non il cooperare; il sistema capitalistico è un sistema fortemente competitivo, fondato sull'accumulo delle ricchezze, fino al punto che l'1% dell' umanità possiede più del 99%.

Recentemente la OXFAM ha dichiarato che 85 persone nel mondo hanno entrate economiche molto più grandi della metà della popolazione mondiale; e che attualmente 8 persone hanno ricchezze pari a quelle possedute da 4 miliardi di persone nel mondo.

Naturalmente, è chiaro che questa situazione è il risultato di una enorme ingiustizia sociale, e che la fame, l'emarginazione e la violenza che ne conseguono sono realtà provocate da questa ingiustizia.

A tutto questo, si aggiunga il fatto che i beni e i servizi che la terra ci offre non sono affatto illimitati, come hanno creduto per tanto tempo quanti se ne sono impossessati, ma sempre più scarsi, a causa della saccheggio perpetrato dai potentati di turno.

Naturalmente, è doveroso ribadire che questi dati bisogna leggerli e comprenderli dal profondo del nostro cuore, ricordando che dietro a questi numeri così raccapriccianti, ci sono famiglie, popoli, esseri umani, appartenenti a diverse latitudini e provenienze geografiche che soffrono la fame, mancanza di opportunità per una vita dignitosa, esclusi dai beni della terra che sono stati pensati per tutti.

Questa è la vera, grande violenza strutturale che accompagna la storia dell'umanità sin dal suo nascere e che è presente in ciascuno di noi. La sfida è capire come superarla, come fare perché le nostre relazioni e le nostre scelte di vita siano sempre più impregnate di umanità.

A questo proposito, l'enciclica Laudato Si' può venire in nostro aiuto, perché ci indica come prenderci cura della nostra CASA COMUNE; propone un programma basato non tanto sull'ecologia verde, che risulterebbe molto riduttivo, ma sull'ecologia integrale, occupandosi del tema ambientale, sociale, politico, culturale e spirituale; e suggerisce che, se sviluppiamo un atteggiamento amorevole verso la nostra casa comune, ci sentiamo parte di questa totalità, figli e figlie della terra, e ci relazioniamo ad essa con rispetto, allora anche lei si occuperà di noi, e la sua vitalità ci permetterà di coltivare un futuro di speranza per la nostra esistenza.

Per questa ragione, papa Francesco, attraverso questa enciclica ci parla di CONVERSIONE INTEGRALE, nel modo di produrre, distribuire i beni, e consumarli, tutti aspetti che dipendono dall'essere umano che è stato dotato di intelligenza, capacità tecnica, sapienza e, soprattutto, di uno spirito creatore, abitato da un Dio amante della vita, che non permetterà che questa vita finisca così miserabilmente. della presenza di  come afferma la scrittura: "Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita, poiché il tuo soffio vitale è in tutte le tue creature" (Sap 11,24-12,1).

Prendersi cura, quindi, non è solo una delle tante virtù che l'essere umano è chiamato a sviluppare, ma è l'essenza della vita stessa, è la logica interna dell'intero universo, è la logica più profonda ed essenziale dell'essere umano che si oppone energicamente all'indifferenza, tanto presente ai nostri tempi.

A questo proposito, è bello considerare il mito di Cura, raccolto da Higinus:

“Un giorno mentre stava attraversando un fiume, “Cura” scorse del fango argilloso. Con un’idea ispirata lo raccolse e cominciò a forgiare una forma umana. Mentre contemplava ciò che aveva fatto, comparve Giove. Cura lo pregò di infondere parola e spirito a quel che aveva forgiato. Giove lo fece di buon grado. Quando però Cura volle essa stessa dare un nome a ciò che aveva plasmato Giove pretese di imporre al manufatto il suo nome. Mentre Cura e Giove discutevano comparve Terra e anche lei pretese di dare il suo nome a ciò che era stato plasmato con la sua materia. Chiesero a Saturno di fare da giudice ed egli saggiamente sentenziò: Tu Giove poiché hai dato lo spirito prenderai la sua anima dopo la morte, e tu Terra, che hai offerto il tuo corpo, alla sua morte avrai il suo corpo. Ma poiché è Cura che ha modellato la creatura essa le starà accanto finché vivrà. Poiché c’é tra di voi una controversia sul nome, decido che sia chiamato Uomo, poiché é stato fatto dall’ Humus.” (Higynus, Liber Fabularum, II sec. d.C.).

Che insegnamento riceviamo da questo mito?...che la CURA è anteriore al corpo e allo spirito, è la condizione originaria a ciò che viene posto in essere; è la Cura che rende possibile 'prendersi cura di qualcosa, di qualcuno'. Il grande filosofo Martin Hidegger ha affermato che l'essenza dell'essere umano non è l'intelligenza o la creatività, e neanche la libertà, ma la sua capacità di prendersi cura. Bellissima a questo proposito la canzone di Battiato intitolata proprio 'La Cura'; dice il testo:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te

Vagavo per i campi del Tennessee
Come vi ero arrivato, chissà
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi
La bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io avrò cura di te
Io sì, che avrò cura di te

 

Per tanto, la legge basica dell'universo è la Cura, che vigila affinché il cammino evolutivo del cosmo non si trasformi in un caos. I suoi elementi principali sono: la relazione e il prendersi cura. Infatti, tutto è in relazione, interconnesso, e nulla esiste al di fuori della relazione; naturalmente, tutto potrà continuare ad esistere se ci si prende cura mutuamente, a tal punto che anche la realtà debole può sperare di occupare il suo posto nel processo evolutivo.

 

Ciò ci porta ad affermare che il prendersi cura non è solamente una categoria antropologica, bensì cosmologica, che si caratterizza per la sua relazione amorevole con la realtà e per la sua dimensione affettiva verso un'altra persona, fino al punto da perderci il sonno, soffrire, fino a morire di dolore per la perdita della persona amata.

 

Attualmente siamo dominati dal paradigma della modernità, sorto nel secolo XVI, che ci ha fatto credere che l'impulso all'azione presente nell'essere umano è data dal potere della sua volontà ad assoggettare e dominare la natura, i popoli, i continenti...tutto ciò che è possibile conquistare. Chi si è lasciato guidare da questo paradigma ha conquistato continenti, come l'Africa e l'America, ha dato origine alla scienza guidata dalla ragione strumentale-analitica, la cui funzione principale è stata quella di "capire e modificare la realtà" (Koyré, Prigogine); e la realtà è cambiata terribilmente, con conseguenze nefaste sull'equilibrio della Terra e sulla devastazione sistematica della natura (la res extensa, cioè che non ha uno scopo razionale e quindi è in balia dei desideri umani).

 

Papa Francesco nella Laudato Si' rincara la dose quando afferma che "Non abbiamo mai maltrattato e ferito la nostra casa comune come negli ultimi due secoli ... queste situazioni provocano il lamento di Sorella Terra, che unisce il gemito degli abbandonati nel mondo, con un grido che richiede un'altra direzione ” (n. 53).

Questa nuova direzione è rappresentata dal paradigma della CURA, un nuovo tipo di civilizzazione; non è il pugno chiuso della modernità che domina e schiaccia, ma la mano aperta e tesa per offrire una carezza e un appoggio per camminare insieme. Questo paradigma ci fa capire che la Terra e la natura hanno una loro 'ragione intrinseca e logica', che la Pachamama è anch'essa titolare di diritti  che le Costituzioni dell'Ecuador (2008) e della Bolivia (2009) riportano, dentro il marco del Buen Vivir (sumak kawsay). Secondo il pensiero andino, el Buen Vivir indica la vita in armonia con la collettività e con la natura, dove la sfera privata e quella comunitaria, e la sfera materiale e quella spirituale, sono concepite come interdipendenti.

 

A conclusione di questa analisi sul senso della vita in tutti i suoi aspetti, l'invito a coltivare la spiritualità è evidente e allo stesso tempo urgente. Il teologo brasiliano Leonardo Boff suggerisce 3 categorie ritenute necessarie per il raggiungimento del Buen Vivir:

  • prendersi cura della vita in tutti i suoi aspetti;
  • crescere nella responsabilità collettiva, ovvero essere coscienti degli effetti provocati dalle nostre azioni;
  • coltivare una visione spirituale della vita (= come dimensione antropologica).

 

Antoine de Saint-Exupéry, in un suo scritto del 1943 intitolato "Lettera al generale "X" , afferma con grande enfasi: " l'essere umano si è preoccupato di curare il suo corpo e la sua psiche, però no si è preso cura della vita dello spirito. Per questa ragione ci sono tante guerre in atto che stanno uccidendo a milioni di persone. La vita che coltiva la sua dimensione spirituale è fatta di compassione, solidarietà, amore, donazione e desiderio di Dio. Ecco perche siamo violenti e ci troviamo a guerreggiare; e se non coltiviamo la vita dello spirito la nostra umanità non avrà futuro".

Purtroppo nella nostra cultura abbiamo dimenticato di coltivare la vita dello spirito che è la nostra dimensione radicale, dove sono poste le grandi domande, nidificano i sogni più audaci e vengono elaborate le utopie più generose. La vita dello spirito si nutre di beni non tangibili come l'amore, l'amicizia, la convivenza amichevole con gli altri, la compassione, la cura e l'apertura all'infinito. 

 

Senza la vita dello spirito girovaghiamo senza un significato che ci guida e che rende la vita desiderata e riconoscente. Riprendiamoci allora ciò che ci fondamenta e ci da un ethos che rende bella e grande la nostra esistenza!

 

 

P. Antonio D'Agostino

Gim-Padova

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