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Triduo pasquale 2021

Da Giosuè Brunetti, GIM Venegono

Ogni nostro giorno è scandito da diversi momenti, alcuni più frenetici, con svariati pensieri e altri più lenti e riflessivi. Momenti di quiete e di agitazione; poi ci sono momenti sottili, a volte penetranti. Sono quelli in cui ci troviamo a fare memoria, nei più disparati contesti. In maniera più o meno volontaria, facciamo rivivere attimi di respiro, di vita e di gioia e altri, meno eloquenti e piacevoli della nostra storia; fare memoria non è solo un esercizio intellettuale in cui annidarci, non è solo il funzionamento fisiologico del nostro cervello, c’è un di più. Ci sono fotogrammi di attimi che vanno ben oltre il nostro intelletto, la memoria intona, il ricordo inizia a vibrare: tutto è richiamato e portato al cuore. Lì tutto torna, vagliato più o meno dalla ragione, ma tutto torna lì, al cuore. La memoria è il trampolino che ci slancia e ci proietta verso il ricordo, verso il cuore.

… in ricordo di lei

“In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto” (Mc 14, 9). L’Evangelista con la sua penna delicata, ci invita ad andare al cuore di questo gesto così eloquente. Ma rivediamo bene l’inquadratura di quegli attimi. Siamo a Betania - Bet’- Anawim - alla casa dei poveri; Gesù trova ristoro e respiro con i semplici, con i piccoli. Nella casa c’è Marta, donna della tavola e Maria, donna dell’accoglienza, una piccola, discreta chiesa domestica. Arriva il gesto, il colpo di scena, che ha sovvertito le coscienze là attorno: “Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo” (Mc 14, 3). Nel repertorio farmaceutico dell’epoca, il nardo era prezioso e il suo significato, particolarmente pungente. La pianta di nardo non era facilmente raggiungibile ma nascosta fra le insidie del deserto roccioso, immersa fra i nidi delle aspidi. Bisognava combattere e vincere la paura dei serpenti per raccogliere questa pianta così preziosa.

Tenerezza e silenzio di Gesù, tenerezza e silenzio di Maria

Il vasetto di alabastro è rotto, il corpo di Gesù è unto del balsamo di nardo, preparato quindi per combattere e vincere la morte. Ma Gesù è pienamente e profondamente uomo, ha paura, teme, soffre. L’evangelista Giovanni ci descrive una scena molto più ricca di eros: Maria unge, bagna i piedi di Gesù con il nardo e li asciuga con i suoi capelli. Quanta tenerezza, quanti silenzi in questo racconto. La stessa tenerezza e lo stesso silenzio che probabilmente ha vissuto il Signore durante la lavanda dei piedi ai suoi. Nessun mantello, nessun segno di autonomia o di potere. Il Maestro depone le vesti. Si fa nudo, fragile, ancora più uomo. Quando Dio ama fa gesti molto umani, quando l’uomo ama, fa gesti divini. (L. Verdi) Ecco la potenza di Dio, nascosta nella semplicità del panno grezzo cinto in vita, che diventa segno potente di servizio e accoglienza. La magnificenza del grembiule.

Dai segni del potere al potere dei segni

Sono attimi che sicuramente rimarranno impressi nelle menti e nei cuori dei suoi. Anche nella memoria e nel cuore di Pietro. Porterò al cuore non solo un vasetto di nardo per ungere e vincere le mie paure o quelle del mio fratello o della mia sorella, porterò al cuore un catino e un grembiule, perché voglio, desidero in coscienza e pienezza fare memoria di quel Tu che viene a me, per mondarmi e purificarmi, per accogliermi e abbracciarmi. In ginocchio, davanti a me… Gesù abbraccia ciò che mi piace e non mi piace, quello che avrei voluto fare e quello che non ho fatto, abbraccia e lava tutto. Nel lavarmi mi ricorda e alimenta come pane ogni desiderio che stenta a germogliare per farlo fiorire.

Giosuè Brunetti GIM Venegono

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