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Una riflessione sulla post-verità di fr. Alberto Degan

Opporsi alla post-verità imperiale

Una riflessione di fr. Alberto Degan

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In ogni epoca storica, la prima strategia che usano i violenti per mantenere il potere è quella di mettere a tacere la verità, nascondendo le notizie scomode. Nel 1990 gli Stati Uniti decisero di arrestare il presidente del Panamà, il generale Noriega, che fino a poco tempo prima era stato loro fedele alleato. Tutto quello che noi sapemmo attraverso i giornali è che alcuni militari statunitensi avevano circondato la residenza del Nunzio apostolico, dove si era rifugiato Noriega. Quello che non ci dissero mai è che, per arrestare Noriega, gli Stati Uniti invasero il Panamà con aerei e carri armati, distruggendo un intero quartiere popolare della capitale panamense, El Chorrillo: ci fu un bagno di sangue che provocò la morte di circa 3.000 persone, oltre a un numero imprecisato di feriti e sfollati. La gente ha visto i carri armati americani che passavano sopra i corpi dei morti, come se fossero bestie; e i vescovi panamensi definirono l’invasione nordamericana “una vera tragedia negli annali della storia del nostro Paese”. Di tutto questo i nostri mezzi di comunicazione - compiacenti con l’Impero - non dissero quasi niente.

Gesù ha detto “Io sono la Verità” (Gv 14,6). Come cristiani, dunque, siamo chiamati ad annunciare tutta la Verità, anche quelle verità ‘politicamente scorrette’ che l’Impero vorrebbe mantenere nell’oblio. Siamo ormai schiacciati, come diceva Giorgio Bocca, “fra il silenzio assordante delle notizie taciute e il frastuono delle menzogne”.

Solo se ci libereremo dal frastuono e dai silenzi della ‘post-verità’ potremo continuare a sperare nella pace e nella giustizia.

 

“Non mi interessano i fatti”

Quando, nel 1988, gli statunitensi lanciarono un missile contro un aereo civile iraniano, scambiandolo per un aereo militare, domandarono a Bush Senior cosa pensasse della morte di questi innocenti, e lui rispose: “I will never apologize for the United States. I don’t care what the facts are” (“Non chiederò mai scusa per gli Stati Uniti. Non mi interessano i fatti”). Praticamente, Bush stava dicendo: ‘Qualsiasi cosa succeda, e qualunque errore possiamo commettere, il nostro atteggiamento non cambia: la nostra politica non è determinata dalla verità dei fatti, ma dalla nostra volontà e dai nostri interessi’.

In quest’ottica, che io faccia morire per sbaglio degli innocenti, è del tutto irrilevante. E così, quando Bush Junior – nel 2003 - dette inizio alla seconda guerra del Golfo, disse al popolo americano che questa guerra era necessaria per impedire a Saddam Hussein di usare le sue terribili armi di distruzione di massa. Quando poi un’inchiesta ufficiale del Congresso statunitense dimostrò che queste armi non erano mai esistite, il presidente prese atto di questa verità, ma la sua politica bellicista non cambiò di una virgola, perché, come aveva già lasciato intendere suo papà, la politica del Governo statunitense – come d’altronde la politica di tutti i Potenti - non ha niente a che vedere e non è determinata dalla verità dei fatti.

Da cosa è determinata, allora? Lo spiegò molto bene il presidente Bush senior, quando disse: “What we say goes”, che potremmo tradurre così: “Si fa quello che diciamo noi”. Come dire: ‘Voi potete addurre tutti i fatti e le prove che volete, ma alla fine si realizza quello che diciamo, pensiamo e decidiamo noi”.

 

I cambiamenti climatici e la nuova post-verità imperiale

Insomma, la post-verità imperiale non ha niente a che fare con i fatti; mentre ha molto a che fare con i pensieri e gli interessi dei potenti. E così, se l’Imperatore di turno dice che i cambiamenti climatici sono una bufala, tutte le prove scientifiche sul riscaldamento globale saranno ridotte a carta straccia, e ‘si farà quello che diciamo noi: What we say goes! Al diavolo la realtà dei fatti e le ricerche scientifiche!’. Perché, purtroppo, anche se non ne ha parlato quasi nessuno, lo scorso novembre si è riunita a Marrakech la COP 22, la Conferenza ONU sul clima, e purtroppo è stato un mezzo fallimento.

Scopo della riunione era quello di mettere in pratica gli accordi della Conferenza di Parigi (COP21), che mirano a  contenere entro 2 gradi l’aumento del riscaldamento globale. Sennonchè, quando si seppe che Trump aveva vinto le elezioni americane, i partecipanti alla Conferenza si scoraggiarono: che senso ha prendere delle decisioni in merito se il nuovo capo della nazione più potente del mondo ha già detto che non rispetterà gli accordi di Parigi, e che il cambiamento climatico è un inganno della propaganda cinese per danneggiare l’economia americana? E così i delegati della COP22 hanno rimandato ad altri futuri incontri i provvedimenti concreti che bisognava prendere a Marrakech.

Trump ha già annunciato la sua decisione di smantellare l’Agenzia Nazionale di Protezione dell’Ambiente. Inutile, dunque, che il premier delle Fiji inviti pubblicamente il presidente statunitense a visitare quelle isole che rischiano di essere sommerse dai ghiacci polari che si squagliano. A Marrakech il premier Bainimarama ha detto che spera che Trump accetti il suo invito per vedere coi suoi occhi gli effetti dell'innalzamento del livello del mare sulle isole Fiji, e così rendersi conto della drammatica realtà dei cambiamenti climatici. Ma purtroppo, quello che offre Bainarama sono semplicemente fatti. E all’Imperatore non interessano i fatti. Le tempeste sempre più forti che da tempo stanno devastando le isole Fiji potrebbero essere provocate da un’arma segreta cinese: questa è la nuova post-verità che sosterrà il nuovo Imperatore.

Per non parlare poi degli uragani sempre più frequenti e devastanti che colpiscono gli Stati Uniti: saranno anche quelli frutto di un complotto?

 

Una lotta per la vita

Noi cristiani occidentali siamo stati abituati a considerare la Verità in contrapposizione all’errore dottrinale, come se si trattasse di una semplice questione di carattere intellettuale. In realtà nella Bibbia, impregnata della concretezza della moralità semita, la verità si contrappone non tanto all’errore dottrinale quanto alla menzogna deliberata.

Quando Gesù dice “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv14,6) fa un’equazione tra verità e vita: dire la verità dei fatti è difendere la vita del Pianeta e la vita degli uomini.

E in quanto difensore della verità, Gesù si contrappone esplicitamente al “padre della menzogna” (Gv8,44), Satana. Il diavolo, avverte Gesù, “è menzognero… Egli è stato omicida fin dal principio… perché non vi è verità in lui” (Gv8,44). Gesù relaziona esplicitamente la menzogna all’omicidio, a una pratica e a una politica di morte.

E così, in un momento storico in cui il trionfo della post-verità sta portando l’umanità alla morte, una delle priorità dell’evangelizzazione è risvegliare in tutti noi la passione per la verità. È una questione di vita o di morte.

La post-verità è il nome ‘delicato’ e ipocrita che i potenti danno alla menzogna.

Se non saremo cercatori appassionati della verità, il pianeta è destinato a morire.

Purtroppo, come sostiene l’economista Hinkelammert, le attuali relazioni di potere che reggono l’economia mondiale “programmano il suicidio collettivo dell’umanità”. In effetti, i progetti di una politica industriale e ambientale alternativa, che affronti con responsabilità la sfida dei cambiamenti climatici, sono ‘impossibili’ dentro gli attuali rapporti di forza. Tuttavia, commenta Hinkelammert, “tale impossibilità di fatto è una impossibilità prodotta dall’uomo, e come tale può essere modificata. In quest’ottica, la politica non è semplicemente l’arte del possibile. Dovremmo concepirla piuttosto come l’arte di rendere possibile ciò che oggi è impossibile di fatto.

Tutto questo, evidentemente, significa entrare in conflitto con i potenti che non vogliono mettere in discussione lo statu quo. Ma il problema non è solo questo: la vera sfida è che in una larga parte della popolazione manca la coscienza di cosa c’è realmente in gioco oggi.

Una democrazia può funzionare pienamente solo laddove si cerca la verità, solo dove i cittadini si sentono chiamati a ricercare la verità dei fatti senza accontentarsi della post-verità di comodo offerta dai potenti. Come diceva Martin Luther King, “la salvezza del nostro pianeta, che oscilla sull’orlo dell’annientamento, non verrà dalla maggioranza conformista, ma da quelli che sono costruttivamente disadattati”.

Anche oggi, di fronte ad un’agenda politica dettata dalle menzogne della post-verità imperiale, i cristiani - e chiunque voglia rimanere fedele alla propria umanità - sono chiamati ad essere uomini e donne disadattate. La salvezza dell’umanità dipende da coloro che si oppongono attivamente a una post-verità che alimenta una politica e una cultura di morte. La lotta per la verità, oggi più che mai, è lotta per la vita!

 

fr. Alberto Degan

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