Informazione elementare sulla Bibbia

Eduardo Arens

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VEGLIE E PREGHIERE SFIDE PER CRESCERE

 

Probabilmente qualcuno ti si è avvicinato ancora con una Bibbia in mano. E sicuramente ti ha mostrato dei testi che contengono “verità” che dicono che tu “non sapevi”. Forse sei arrivato a credere che quello che ti stavano dicendo era la verità “perché sta scritto nella Bibbia” e che tu ti “eri sbagliato(a)”. O forse ti sei sentito(a) confuso(a) e non sapevi cosa pensare. E’ per questo motivo che, preoccupato per il modo in cui molte volte si manipola la Bibbia e si abusa di essa, ho raccolto queste semplici osservazioni che si basano sulla Bibbia stessa per invitarti ad aprire gli occhi e a pensare; e così forse tu non sarai un’altra vittima di interpretazioni capricciose. Queste sono osservazioni di una persona che, oltre agli studi in varie Università (negli Stati Uniti, Svizzera e Israele), ha dedicato più di 20 anni allo studio scientifico della Bibbia. Esse non vengono da un dilettante o da un predicatore. Vengono da un cristiano, un cattolico (e ci accusano di non conoscere la Bibbia!), che prende molto sul serio la Bibbia ed è preoccupato per la mancanza d’informazione elementare sulla Bibbia da parte di molte persone.

1. Quale Bibbia si usa?

I libri che formano la Bibbia vennero scritti due mila o più anni fa in ebraico e in greco. Questi idiomi sono stati tradotti in italiano molte volte. Tutte le traduzioni della Bibbia in italiano (cattoliche e protestanti) sono buone. Solo una traduzione della Bibbia non è valida, perché è manipolata, travisata e adattata. E’ la traduzione dei Testimoni di Geova, chiamata “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sante Scritture”. Questa traduzione non è accettata da nessuno, eccetto che dai Testimoni, perché tutti sappiamo che è stata fatta in un modo tale da dire ciò che a loro conviene che dica. Ciò che si legge in questa traduzione non sempre è ciò che si legge nella Bibbia originale (in ebraico e in greco). Per esempio in Giovanni 1,1 i Testimoni hanno tradotto “la Parola era un dio”, quando tutte le altre traduzioni interpretano come nell’idioma originale: “la Parola era Dio”. Similmente in Giovanni 10,38 traducono “io sono in unione con il Padre, e il Padre è in unione con me”, quando nell’originale si legge letteralmente “il Padre è in me e io nel Padre”. Poiché i Testimoni negano che Gesù sia Dio, hanno adattato le traduzioni a questa loro idea. Inoltre traducono “trave” dove nell’idioma originale ci si riferisce alla croce, perché per loro la croce è un simbolo pagano, come se Gesù avesse dovuto inventare la croce perché possa essere un simbolo cristiano. O insistono che Dio si chiama Geova, quando nella lingua ebraica originale è YHWH, che si legge Yavè.[1] Quindi, fai attenzione a quale traduzione sta usando chi parla con te della Bibbia. Chiedi di vederla. Se è dei Testimoni di Geova, chiedi che portino qualche altra traduzione o cercane una prima di farci caso. E’ triste dover dire questo, la verità (di cui tanto si riempiono la bocca) sta oltre.

2. Come si legge la Bibbia?

E’ tipico di coloro che passeggiano con la Bibbia leggere brani tratti da parti diverse della Bibbia, e che di quei pezzi ti diano una spiegazione moderna o che uniscano un brano con la lettura di un altro brano preso da un’altra parte. Fanno cioè come i polli: beccano vari pezzetti e li mettono nello stesso stomaco, li uniscono e li mescolano. E’ giusto trattare e leggere così la Bibbia? No, per varie ragioni logiche:

a) primo, perché chiunque può scegliere dei brani e unirli ad altri per poter così far dire alla Bibbia ciò che fa comodo a lui. Si tratta solo di unire quei pezzi che si accordano con le mie idee. Essi non partono cioè dalla Bibbia ma incominciano con le loro idee, e queste idee vogliono sostenerle con pezzi scelti dalla Bibbia. Così ti nascondono altre parti della Bibbia che forse dicono qualcosa di molto diverso dalle idee che hanno nella loro testa! La Bibbia è molto di più che alcuni “branetti” o “brevi testi” scelti.

b) Secondo, perché quando si legge un brano sciolto, si commette un grave errore rispetto alla Bibbia: si legge togliendo questo testo dal suo contesto. Quando si legge una frase o un brano senza considerare ciò che dice prima e ciò che dice dopo (il suo contesto), molte volte l’interpretazione risulta diversa rispetto a quando si legge tutto il testo in cui è compreso quel brano. E’ come leggere (o vedere) solo alcune righe di un romanzo invece di leggerlo tutto: i brani o le righe sciolte sembrano dire una cosa, ma probabilmente direbbero qualcosa di diverso se si legge (o si vede) tutto il romanzo. Così, per esempio, nella Bibbia leggiamo un paio di volte: “Dio non esiste”. Ma se leggo poco prima (il contesto) mi rendo conto che è diverso: “Lo sciocco dice nel suo cuore, Dio non esiste” (Salmi 14,1 e 53,1). Ti possono citare il testo di Ezechiele 12,19 “Mangerete il vostro cibo con angoscia e berrete la vostra acqua con spavento, perché la vostra terra sarà devastata a causa dell’empietà di tutti i suoi abitanti”, come se si trattasse di qualcosa che si riferisce al presente. Ma, se leggiamo poco prima, cioè lì dove appare questo testo (contesto), ci renderemo conto che non fa riferimento a oggi: “Così dice il Signore Dio agli abitanti di Gerusalemme e alla terra d’Israele: Mangerete il vostro cibo…”, quindi non era per gli italiani e neppure per il presente. In altre parole bisogna essere molto attenti per vedere bene dove si colloca il testo citato, leggendo la parte precedente. E bisogna anche cercare di capire a chi stava parlando o scrivendo l’autore, per farlo si leggano alcune righe prima e lo si troverà.

c) Terzo, perché quando vennero scritti i libri della Bibbia, si scrissero per essere letti ciascuno dall’inizio alla fine. Si devono leggere così come si scrissero, dall’inizio alla fine. Non vennero scritti per essere letti a  pezzi, prendendo frasi qua e là. Il libro dell’Esodo, per esempio, non fu scritto per sceglierne alcune linee o testi, ma per leggerlo tutto di seguito. Occorre rispettare, poi, la Bibbia e non manipolarla perché dica ciò che fa comodo a me.

d) Quarto, perché si dimentica che questi brani o linee della Bibbia che coloro che ci visitano ci      fanno leggere furono scritti in un altro tempo (almeno mille anni fa) e per altre persone. Paolo scrisse le sue lettere per i cristiani tra l’anno 50 e l’anno 60 nelle lontane terre dell’Impero Romano. E scrisse pensando ai suoi problemi, non ai nostri: scrisse per loro (romani, corinzi, galati, etc.). La stessa cosa bisogna dire dei profeti. Isaia, Ezechiele, Zaccaria, etc., scrissero più di due mila anni fa, e scrissero per il loro popolo, per Israele di quel tempo. Per esempio: Isaia parlò della “visione (…) a riguardo di Giuda e Gerusalemme ai tempi di Ozia, Jotam, Acaz …“ (1,1), non di ciò che accadde in Italia al tempo di Berlusconi. Le visioni e le parole di Ezechiele erano per “la casa di Israele” (2,1; 3,1.4; etc.) che si trovava confinata a Babilonia nel sesto secolo (1,2; cap. 12 e 17). Il profeta Zaccaria iniziò “nell’ottavo mese dell’anno secondo del (re) Dario” (1,1), ossia 2,550 anni fa, e si rivolse alla gente del suo tempo perché “il Signore è molto indignato contro i vostri padri” (1,2), non contro i nostri. Quindi anche se può sembrare strano NON SCRISSERO PENSANDO A NOI. Per questo non parlano dei nostri problemi, e non parlano del modo in cui noi parliamo, e per questo non sempre li comprendiamo. La Bibbia menziona si nomina con molta frequenza il popolo d’Israele, gli israeliti e gli ebrei, o i cristiani (“fratelli”) del primo secolo.

3.  Come interpretare i testi?

Chi legge la Bibbia molte volte prende tutto alla lettera, letteralmente. Questo è tipico quando si legge l’Apocalisse e alcune parti dei profeti: si prende tutto come se fossero annunci di qualcosa che si suppone stia succedendo o che si dice che succederà a breve. Si deve prendere alla lettera tutto ciò che si legge nella Bibbia? Dipende da quale classe di libro si sta leggendo (il suo genere letterario). Non è la stessa cosa se si tratta di storia o di leggenda; non è la stessa cosa se è una poesia o se è un proverbio. E’ come confondere un racconto con la storia, o confondere una cronaca con una poesia, o una legge con una barzelletta. Per questo, alcuni testi li prendiamo alla lettera e altri no. Dipende dal tipo di libro o dal testo che si legge. Il libro della Genesi, per esempio, non è una cronaca né è una storia come la storia moderna, quindi non si prende tutto alla lettera. Il libro dei Giudici è una serie di leggende. E i profeti parlano usando immagini, un linguaggio tipico dei poeti, non letterale, come nell’Apocalisse, che per questo non si deve prendere alla lettera. Gesù usò le parabole, che sono come degli esempi, e non si devono prendere alla lettera. Ma insegnò anche ai suoi discepoli come devono comportarsi, e questo sì si prenderà alla lettera. Colui che prende tutto alla lettera non ha compreso la Bibbia. Per questo, occorre  prima capire da quale libro sono tratti i brani che prendono dalla Bibbia coloro che discutono con te. Se per esempio è di qualche profeta (come è tipico) dobbiamo sapere e ricordarci che i profeti non erano indovini, ma che parlavano come predicatori per la loro gente di quel tempo. Quindi non bisogna confondere il profeta con un indovino o un annunciatore del futuro, come fa molta gente. Il modo in cui parlavano i profeti era usando immagini, per questo non si prenderanno alla lettera. Inoltre, come già abbiamo visto, i profeti parlavano per la loro gente, il popolo d’Israele. NON parlavano per noi. A chi viene in mente di parlare o di scrivere qualcosa per un tempo di oltre due mila anni? Se Dio avesse voluto che fosse stato per noi sicuramente avrebbe parlato con la nostra lingua e la nostra modalità di espressione e non con l’idioma di più di due mila anni fa. Avevi pensato a questo? L’unica cosa che volevano i profeti con questo linguaggio di immagini era che il loro popolo si convertisse a Dio, che gli fosse fedele – e questo (il messaggio) vale per oggi, per questo li leggiamo, ma non li prendiamo alla lettera, tanto meno come predizioni. Ci sono molti modi di comunicare un messaggio (ciò che si vuole dire): si può fare dipingendo quadri, per mezzo dei gesti, con esempi, con narrazioni, con minacce, con storie, etc. Gesù spesso usava parabole e anche frasi esagerate (per esempio in Marco 9,42-49: non volle dire che letteralmente bisogna tagliare le mani e i piedi e levarsi gli occhi) per chiamare alla conversione o per istruire. La cosa importante non è come si dice (lo strumento) ma cosa si vuole dire (il proposito: il messaggio). Alcuni non si rendono conto di questo e confondono lo strumento (il come si dice) con il proposito (messaggio), e prendono alla lettera molti testi che l’autore non voleva si interpretassero così. La prova migliore del fatto che non tutto deve essere preso alla lettera e che occorre fare attenzione su quale tipo di libro e di testo (genere letterario) si sta leggendo, sono le contraddizioni e anche gli “errori” presenti nella Bibbia.

Alcuni esempi dell’ Antico Testamento

  • Secondo Genesi 1 Dio creò prima gli animali e poi l’uomo, ma secondo Genesi 2 fu l’opposto. Come andò? Non ci sono problemi se si riconosce (1) che queste narrazioni non sono storia, ma narrazioni del genere del mito per affermare che Dio creò tutto (messaggio), e (2) che la Genesi 1 e 2 sono due narrazioni diverse che furono unite più tardi (per questo si ripete la creazione dell’uomo, ma in due modi differenti). Ma se pensiamo che le due narrazioni sono storia (anziché miti) e che Dio le dettò, allora quale sarà quella corretta? Si è sbagliato Dio?

  • Sorprende che, appena creato il mondo, già ci siano i figli di Adamo, l’uno pastore e l’altro aratore (Gen. 4,2), ossia sedentari! Ma sorprende più che Dio debba porre un segno sopra Caino con il fine di proteggerlo da “chiunque mi incontri” perché non lo uccida (Gen. 4, 14), quando non c’erano ancora persone sulla terra, e non c’erano neppure città!! Ciò si comprende se colui – e non Dio – che narrò  questo racconto non sapeva che in principio non esistevano città né agricoltura.

  • Secondo Genesi 6,19 Noè ricevette l’ordine di Dio di mettere nell’arca una coppia di ciascun tipo di animale, ma secondo Genesi 7,2-3 Noè doveva mettere sette coppie di animali puri e una coppia di animali impuri. In totale, quanti ne mise? E quanto tempo durò il diluvio? Furono 40 giorni (Genesi 7,4) o 150 giorni (Genesi 7,24)?

  • Come si deve celebrare la festa di Pasqua? Si confronti Esodo 12,1-13 con Levitico 23,5-8, con Numeri 28,16-25 e con Deuteronomio 16,1-8, e osservino le differenze.

  • Si confronti le liste dei figli (= le tribù) di Giacobbe: Genesi 35,23-26 e 46,8-25 con Numeri 26,4-65 e Giosuè 21,1-8 (qui ce ne sono 14: sono state aggiunte Manasse e Efraim!). Perché sono diverse?

  •  Sorprende che Dio dica in Esodo 6,3 che non si è fatto conoscere prima come “YHWH”, quando nel corso della Genesi appare identificandosi l’una e l’altra volta come YHWH (Yahweh/Yavè)!

  • In Levitico 11,6 si proibisce di mangiare la lepre o il coniglio “perché rumina”. Ma risulta che la lepre non rumina, ma rosicchia E in Levitico 11,22 si dice che la cavalletta ha quattro zampe, ma ne ha sei. Non dobbiamo sorprenderci se riconosciamo che l’uomo (non Dio!) non sapeva molto di animali.

  • La narrazione della presa di Gerusalemme in II Samuele 5,6-9 è diversa dalla narrazione in I Cronache 11,4-9 (e perché ci sono due narrazioni?). Risulta che l’una è una revisione dell’altra (fatta da Dio stesso?).

  • Come interpretare che un serpente o un’asina parlino (Genesi 3; Numeri 22)? E se questo non si deve prendere alla lettera, perché allora prendere letteralmente ciò che dicono?

  • C’è una nota inversione di tempi nel libro dei Numeri, entrambi nell’ “anno secondo dall’uscita dall’Egitto”: Num.1,1 inizia con “il giorno primo del mese secondo”, per poi collocarci più indietro in Num. 9,1: “il primo mese” (dello stesso anno).

  • Dove morì Aronne? Secondo Numeri 33,38 a Or, ma secondo Deuteronomio 10,6 a Mosera.  Ci si aiuti con una mappa. Non rappresenta un problema se gli autori (non Dio), secoli più tardi, non erano ancora sicuri (non c’erano enciclopedie!).

  • Secondo Numeri 35 Dio dà alcune “città” come parte di eredità ai leviti, mentre prima, in Num. 18,20-24 aveva affermato che “non avranno assolutamente nessuna eredità”.

  • Giosuè 15,63 è contraddetto da Giudici 1,8: i figli di Giuda riuscirono a prendere Gerusalemme o no? Si noti inoltre che il testo in Giosuè 15,63 è identico nella sua formulazione a Giudici 1,21, con l’eccezione del cambiamento di nome: Giuda - Beniamino. Nello stesso modo Giudici 1,8 e 1,21 si contraddicono: da chi fu attaccata Gerusalemme, dai figli di Giuda o da quelli di Beniamino? O fu conquistata da Davide (si veda II Samuele 5,6ss)? Chi si contraddice: Dio o il narratore umano?

  • Secondo il profeta Geremia (22,19 e 36,30) il re Joiachim avrebbe avuto una sepoltura umiliante “fuori dalle porte di Gerusalemme” e non avrebbe avuto una discendenza. Ma II Re 24,6 ci informa che “si addormentò coi suoi padri (= fu sepolto nella città) e gli successe nel regno suo figlio Joiachin”. Cos’è vero?

  • Secondo Ezechiele 26-28, Tiro sarebbe caduta e rasa al suolo, ma risulta che ciò non accadde. Non sorprende che immediatamente dopo, in Ezechiele 29, questo venga corretto!

  • Mentre in Amos 9,7-8a il Signore annuncia lo sterminio d’Israele, subito dopo (v.8b-10) si corregge per affermare che solo “moriranno tutti i peccatori del mio popolo”, e non tutto “il regno peccatore”: una correzione posteriore, aggiunta perché non si sterminò tutto Israele?

  • Errori storici abbondano; bastano alcuni esempi. Contrariamente a Giuditta 1,1 Nabucodonosor non si proclamò re degli assiri, e neppure regnò a Ninive, che era stata distrutta da suo padre nell’anno 612. Non ci fu, inoltre, nessun re medo dal nome Arfaxad. Oloferne e Bagoa, nominati in Giuditta 2,4, erano ufficiali persiani di Artaserse III (secolo IV), non di Nabucodonosor (s. VI).

  • Il famoso Baldassarre in Daniele 5 in realtà non fu mai re, e neppure era figlio di Nabucodonosor (5,2), ma di Nabonido, l’ultimo re babilonese, che si ritirò a Temàn, in Arabia. “Dario il Medo” è totalmente sconosciuto eccetto in Daniele 6,1. Inoltre Babilonia fu conquistata da Ciro, non da Dario il Persiano (Dan. 5,31). Non è vero che Baldassarre sia succeduto a Dario (6,1) e non a Ciro, che strappò il trono a Nabonido. Dario non fu “figlio di Serse” (Dan. 9,1), ma lo fu suo padre! Ma in quell’epoca non c’erano biblioteche e l’autore non poteva conoscere la storia. Fu Dio o lo scrittore umano che si sbagliò?

Alcuni esempi del Nuovo Testamento

  • La citazione di Osea 11,1 in Matteo 2,15 non è corretta: il profeta si riferiva      all’esodo dall’Egitto, a un fatto passato, non al futuro.

  • Le tre tentazioni di Gesù si leggono in ordine diverso in Luca 4 e in Matteo 4.

  • Cosa devono portare con sé i discepoli quando vanno in missione? Si confronti Matteo 10,10 con Marco 6,8s.

  • Senza dubbio il granello di senapa non è “il più piccolo di tutti i semi” (Marco 4,31). Ma in quell’epoca non esistevano i microscopi!

  • Quando espulse Gesù i mercanti del tempio? All’inizio della sua vita pubblica (secondo Giovanni 2) o alla fine (secondo gli altri vangeli)? E’ importante sapere questo o ciò che quell’episodio dice (messaggio)?

  • Chi videro le donne nella tomba di Gesù quando andarono per la prima volta? Un angelo (Matteo), un giovane (Marco), due uomini (Luca) o due angeli (Giovanni)? Tutto questo si comprende se sappiamo che i vangeli non sono storia, ma testimonianze riguardo Gesù. Il loro proposito era aiutare a conoscere la persona di Gesù per avere fede in lui, e non intrattenere con ricordi.

  • Le genealogie e le liste dei re erano per rivelazione o semplici dati storici? Si confronti le genealogie di Gesù in Matteo 1 e in Luca 3, e si osserverà che la metà dei nomi non coincidono!

A tutto quello qui presentato si potrebbe aggiungere le differenze negli stili letterari e gli errori nella costruzione grammaticale che si osservano negli idiomi originali (Ebraico, Aramaico e Greco). Domanda: a chi si devono attribuire? A Dio o agli uomini? Come spiegarsi che, per esempio, una parte di Daniele è scritto in Ebraico, e un’altra parte la si trova in Aramaico (da 2,4b a 7,28) – per non dimenticare che 3,24-90 è in Greco? E cosa dire di Proverbi 22,17 - 24,22, che include una serie di proverbi identici a quelli delle Istruzioni di Amenemope (il faraone), ossia di molti secoli prima di Salomone? Questi sono solo alcuni esempi. La lista è molto lunga. Basta confrontare i duplicati, per esempio Samuele - Re con Cronache, e anche i vangeli tra di loro, per rendersi conto  delle differenze tra l’uno e l’altro, e anche delle contraddizioni. La domanda chiave è se dobbiamo prendere tutto alla lettera, e se tutto nella Bibbia è una serie di cronache, come nei giornali, o se forse ci sono leggende, immagini, o anche inesattezze dovute a ignoranza (quando vennero scritti i libri della Bibbia non si andava a scuola, non c’erano biblioteche, né si avevano telescopi). Inoltre, ci si deve chiedere se quegli “errori” sono di Dio o sono invece errori di coloro che scrissero la Bibbia (per es. la loro idea della terra, secondo cui è schiacciata e non rotonda, e il sole gira intorno alla terra e non l’opposto; si veda Giobbe 38 e il Salmo 104)[2].

4. “La Bibbia dice…”

E’ tipico sentire “la Bibbia dice…”. Questo modo di esprimersi non è corretto e dimostra un’idea sbagliata della Bibbia. Primo, perché la Bibbia non “dice” niente. Ciò che facciamo è leggere un testo. Il modo corretto è dire che nella Bibbia si legge questa o quella cosa. La Bibbia non parla, e non è Dio stesso, ma è una collezione di molti testi, di molti libri; non è un solo libro. Quindi, in secondo luogo, non è corretto dire che “la Bibbia” dice (o si legge) qualcosa, perché non è tutta la Bibbia. E’ corretto dire che “nel libro del Levitico o di Isaia o di Marco, si legge…”. Ciò che si sta facendo è leggere un passaggio di un libro della Bibbia. E non tutti i libri sono uguali! La Bibbia è una collezione di molti libri. Dunque, i libri della Bibbia furono scritti:

  • da persone diverse, non da una sola persona,

  • in momenti e in circostanze diverse,

  • trattando temi o problemi diversi,

  •  e per persone diverse.

Tra ciò che abbiamo nella Genesi e nell’Apocalisse ci sono più di mille anni, così come tra Mosè e Gesù passarono più di mille anni. Colui che scrisse il Levitico fu un uomo diverso da chi scrisse la lettera ai Romani, e scrisse molti secoli prima dell’autore della lettera ai Romani (Paolo). Scrisse in circostanze molto diverse rispetto a quelle che conobbe san Paolo, e scrisse per gli ebrei, non per i cristiani. Inoltre il libro del Levitico è una collezione di leggi, mentre l’opera di san Paolo è una lettera, è quindi un altro tipo di libro – come la Costituzione dell’Italia è un tipo di libro diverso dalla Storia dell’Italia. E la Costituzione ha un intento diverso da quello di un libro di storia e di una lettera, hanno cioè propositi o finalità molto diverse. E’ perciò un grave errore mescolare brani della Bibbia come se tutti fossero di uno stesso libro e avessero la stessa origine e la stessa finalità. Non si dimentichi: la Bibbia è una collezione di molti libri, non tutti uguali. Alcuni, inoltre, sono libri ebraici (Antico Testamento), altri sono libri cristiani (Nuovo Testamento). Chi usa la Bibbia estrapolando testi da ogni parte, come se tutto fosse una stessa cosa, generalmente pensa che questo non importa perché “tutto viene da Dio”, cioè Dio avrebbe dettato tutto… e quindi non importa chi scrisse, quando e per chi. Chi pensa così non conosce la Bibbia. Non sa come nacque la Bibbia – non cadde dal cielo.[3]

 

Dopo tutto quello che abbiamo visto, si pensi:

-Dio dettò tutto o diede solo le idee e furono gli uomini che scrissero i libri della Bibbia, ciascuno con il suo stile e il suo modo di esprimersi?

- La Bibbia cadde dal cielo, già tutta scritta, e in italiano?

-Chi narrò l’esodo dall’Egitto: Dio o gli uomini che lo vissero? E si sa inoltre ciò che accade quando qualcuno racconta qualcosa a qualcun altro.

-Chi scrisse la lettera ai Romani, Dio o Paolo?

-Molto più seria però è la questione degli errori e delle inesattezze dovute a ignoranza che si trovano nella Bibbia: sono di Dio o degli uomini che scrissero in quel tempo? Attenzione a non fare di Dio una caricatura, un “idolo”! Attenzione a non rappresentare Dio come un ignorante!

5. Solo la Bibbia e nient’altro che la Bibbia?

Alcuni gruppi dicono che bisogna vivere solo secondo la Bibbia, nient’altro che la Bibbia. Ma risulta che essi usano molte idee e informazioni che non ci sono nella Bibbia. Inoltre leggono la Bibbia con il binocolo dei loro pastori o ministri: i Testimoni di Geova con gli occhi della Watchtower di New York, e gli Avventisti con gli occhi di Elena White. Cioè per loro in pratica non basta la Bibbia. Una cosa è ciò che dicono e un’altra ciò che fanno! Per interpretare la Bibbia abbiamo bisogno di informazioni che non ci vengono date dalla Bibbia stessa. Quindi non è vero che basta la Bibbia. Nella Bibbia stessa non si dice ciò che significavano le parole usate due mila o più anni fa. Cosa significavano in quel tempo parole come giustizia, pace, verità, conoscenza, timor di Dio, il nome, lo spirito, etc.? Per saperlo abbiamo bisogno di qualcosa che non c’è nella Bibbia: di dizionari. La Bibbia stessa non dice come venne scritta. I libri stessi non ci dicono chi li scrisse (i titoli non sono originali). Neppure si dice come si scelsero quei libri (c’erano molti più libri ebraici e cristiani, ora chiamati “apocrifi”, che non sono compresi nella Bibbia). Per tutto questo e molto di più abbiamo bisogno di informazioni dall’esterno, che la Bibbia da sola non ci dà. Quindi la Bibbia non basta! Molto di ciò che conosciamo della storia e della cultura di quell’epoca ci viene dall’archeologia e da ciò che altri scrissero in quelle epoche, non dalla Bibbia. Chi dice che prende tutto dalla Bibbia troverà difficoltà nel riconoscere che nella stessa Bibbia non si dice che non ha degli errori, e neppure si dice che tutto è parola di Dio o che tutto è ispirato. Il famoso testo di II Timoteo 3,16 parla solo dell’Antico Testamento perché il Nuovo ancora non esisteva, e non dice neppure cosa significa la parola o l’idea di “ispirato”. Inoltre bisogna chiedere a chi dice che vive solo della Bibbia se osserva tutto quello che sta lì, o se forse sceglie alcune cose. Per esempio, se compie i seguenti comandamenti di Dio:

- Esodo 22,28s: “Mi consegnerai il primogenito dei tuoi figli. Lo stesso farai con quello delle tue vacche e delle tue pecore. Starà con sua madre per sette giorni e l’ottavo giorno me lo consegnerai” (sul suo “riscatto” si veda Es 34,20).

- Chi si dichiara di stretta osservanza del sabato dovrà farlo con zelo perché “Chi lo profana morirà. Perché chiunque farà qualsiasi lavoro in quel giorno sarà reciso di mezzo del suo popolo (…) morirà” (Esodo 31,14s; 35,2). Non si cucina, non si lava, etc. come ancora oggi osservano strettamente gli ebrei ortodossi. Esodo 35,3 aggiunge: “non accendete fuoco in nessuna delle vostre abitazioni nel giorno di Sabato” – il suo equivalente moderno è addirittura la scintilla dell’automobile o accendere la luce della casa, come qualunque ebreo può spiegare.

-“Colui che percuote suo padre o sua madre morirà (…) Chi maledice il proprio padre o la propria madre morirà.” (Esodo 21, 15-17; Levitico 20,9).

-In Deuteronomio 21, 18-21 si stabilisce che “Se un uomo ha un figlio disobbediente e ribelle, che non ascolta la voce di suo padre (…) e per quanto l’abbiano castigato non dà loro ascolto” dopo essere portato davanti agli anziani, “sia lapidato da tutti gli uomini della città, sicché muoia”.

-Secondo Levitico 5, 1-5, “se uno tocca qualsiasi cosa impura (= sporca) (…) o tocca qualsiasi impurità umana per cui si diventa immondi (…) confessi (pubblicamente) il peccato commesso...oltre che dover offrire un sacrificio di riparazione”.

-Ogni bambino deve essere circonciso all’ottavo giorno, Levitico 12,3.

-Secondo Levitico 14, 8-9, dopo una malattia contagiosa (“lebbra” = morbillo, varicella, etc.) si “lavi le sue vesti, si radi tutti i peli, i capelli, la barba, le sopracciglia”.

- In Levitico 19, 27 Dio ordina che “non vi tagliate in tondo i capelli ai lati della testa, e non vi radete i lati della barba”.

-Similmente si osserva ancora oggi tra gli ebrei che sono fedeli alla lettera alla Legge il comando di Dio in Numeri 15, 37-39: devono farsi “dei fiocchi agli angoli dei loro mantelli e mettano al fiocco di ogni angolo un cordone violaceo.” (si veda Deut. 22,12).

-Deuteronomio 22,5: “la donna non si metta indosso abito da uomo (…) è un abominio presso il Signore” – abito dell’uomo moderno o di quel tempo? Orientale o occidentale?

-Deuteronomio 22,8 ordina di mettere un parapetto intorno al tetto della casa perché nessuno cada di sotto.

-Secondo Deuteronomio 23,3 “Lo spurio (= il figlio di genitori non sposati) non sarà ammesso nella comunità del Signore, neppure alla sua decima generazione”.

-Chi dice di adempiere tutta la legge dovrebbe osservare tutte le feste comandate in Levitico 23 perché è “decreto perpetuo ovunque abitino”.

E ci sono ancora altri comandamenti. Si può dire che quelle leggi furono date per gli ebrei, non per noi, o che valevano solo per un tempo ormai passato. Se è così, allora bisogna riconoscere che anche le altre leggi furono per gli ebrei e per un tempo solamente, perché TUTTE furono date a Mosè, incluso i 10 comandamenti. Quindi neppure le altre leggi sarebbero per noi! Non è onesto né giusto scegliere, lasciando da parte ciò che non conviene o non fa comodo. Non è onesto né giusto sottolineare tanto che bisogna osservare il sabato al posto della domenica, e nello stesso tempo non adempiere il comandamento di osservare la pasqua e le altre feste (e i comandamenti sopra menzionati), che pure Dio ordinò a Mosé che fossero compiuti. Per noi cristiani, che seguiamo Gesù Cristo, questi comandamenti non valgono. Noi seguiamo il NUOVO Testamento, in cui il comandamento supremo è il comandamento dell’amore (si veda Matteo 22,36-40; Romani 13,9; etc.). L’Antico Testamento per noi appartiene al passato. Le leggi dell’Antico Testamento valgono solo se sono in accordo con la Legge di Cristo, che è quella dell’amore. Ora viviamo del Nuovo Testamento (anche se ti leggono Matteo 5,17-19: leggi attentamente la continuazione, Matteo 5, 21-47, e soprattutto le lettere di san Paolo)[4].

6. Parola di Dio?

La Bibbia è parola di Dio. Ma questo non significa che Dio dettò tutto. Se fosse così lui sarebbe responsabile di tutti gli errori di storia e di scienza (per es. il mondo non si fece in sei giorni, ma ci vollero mille anni perché si formasse: Genesi 1-2 è scritto nel linguaggio della poesia) e anche degli errori di grammatica. Dio sarebbe responsabile delle molte modalità tanto diverse di scrittura (stili); lui avrebbe cambiato la sua opinione molte volte, come si legge nella Bibbia, così che non potremmo confidare in lui (passa dalla collera alla misericordia, addirittura negozia con Abramo, secondo Genesi 18, e si pente molte volte: Dio è come un uomo?). Dio è realmente così, o forse quegli uomini in quel tempo avevano quelle idee riguardo Dio, cioè se lo immaginarono come un uomo e per questo ne parlavano così? Attenzione a non fare di Dio un idolo!

La Bibbia, poi, è parola di Dio in parole di uomini. Dire che la Bibbia è “parola di Dio” significa che quei vecchi libri possono ancora dirci qualcosa da parte di Dio. Significa che contengono messaggi di Dio validi per noi (ma non tutte le parole alla lettera, neppure tutte le leggi). Per questo noi cristiani meditiamo la Bibbia, cercando di comprendere nei testi che leggiamo il messaggio, l’idea che viene da Dio e che valga ancora per oggi. Ma non la studiamo cercando tutti i dettagli, come fanno ancora oggi tutti gli ebrei, e neppure siamo ossessionati dalle leggi di Mosè. San Paolo avvertì giustamente che “la lettera uccide, mentre lo spirito dà vita” (II Corinti 3,6; Romani 7,6). Inoltre la Bibbia non è l’unica parola di Dio. Si veda Matteo 25, 31-46: “Ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere, (…) quando mai ti vedemmo affamato e ti demmo ristoro; assetato e ti demmo da bere? Ogni volta che voi avete fatto queste cose a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatta a me”, cioè lui ci sta parlando nell’affamato e nell’assetato. La parola di Dio più chiara è Gesù Cristo stesso (si veda Giovanni 1). E questa parola continua attraverso i suoi apostoli e i suoi successori: si veda Luca 10,16; Matteo 28, 18-20.

L’autore delle lettera agli Ebrei ci ricorda che “Iddio che anticamente aveva parlato più volte e in diverse maniere ai Padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi tempi ha parlato anche a noi per mezzo del suo Figlio (…) che è lo splendore riflesso della gloria del Padre e l’impronta della sua sostanza …” (1, 1-3).

E all’inizio del vangelo di Giovanni veniamo a sapere che, “In principio era il Verbo, (…) Il Verbo era Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui neppure una delle cose create è stata fatta. E il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi.” (1, 1-14). Cioè “la parola di Dio” non era altro che la persona di Gesù Cristo. Non lo era un testo o un libro. Gesù Cristo fu la definitiva e più chiara parola di Dio per gli uomini. Per questo noi cristiani ci poggiamo sulle testimonianze intorno a questa parola, che incontriamo nel Nuovo Testamento, e non nell’Antico. Noi cristiani siamo testimoni di Gesù Cristo, non di Geova.

7. L’Apocalisse

Per incominciare, molti non si rendono conto che l’Apocalisse

  • fu scritta da Giovanni quasi due mila anni fa,

  •  fu scritta per i cristiani del suo tempo che vivevano in un’altra parte del mondo, in Asia Minore (si veda cap. 2-3),

  • non è storia, né una collezione di annunci sul futuro, ma è una serie di immagini, di modi di parlare, che NON devono essere presi alla lettera, così come non prendiamo alla lettera i racconti e neppure le novelle.

Cos’è allora l’Apocalisse?

In poche parole, è una serie di quadri (se Giovanni avesse conosciuto il cinema avrebbe fatto un film), chiamati “visioni”. Con questi quadri Giovanni voleva fare colpo sulla gente che leggeva il suo libro. E’ ciò che succede anche a noi. A qualcuno fa paura; altri si mettono a pensare e a discutere su ciò che esso significa; per altri produce fiducia in Dio come Signore di tutto. Se tu lo leggi, ti renderai conto che l’Apocalisse dipinge dei castighi per coloro che si oppongono a Dio, ma anche dei premi o il cielo per coloro che sono fedeli a Gesù Cristo, che chiama “l’Agnello sgozzato”. Questo è il tema dell’Apocalisse! Occorre sapere due cose:

  • Giovanni scrisse perché lo leggessero i cristiani della sua comunità (non una qualsiasi),

  •  in quel tempo non c’erano stampe.

Giovanni scrisse per i cristiani che erano perseguitati, come lo era stato lui (si veda 1,9) – per questo si parla di sangue, di morte di santi: 6,10; 16,6; 17,6; 19,2. Ciò che Giovanni voleva dire a quei cristiani con l’Apocalisse era che avrebbero dovuto essere fedeli a Gesù Cristo in tutto, anche se li avessero perseguitati o uccisi (si veda 13,9; 14,13; 16,15). Se non fossero stati fedeli, sarebbero stati castigati, ma se fossero stati fedeli sarebbero andati là dove sta Gesù Cristo, che fu il primo martire (per questo lo chiama “Agnello sgozzato”). Questo era il messaggio e questa è la “parola di Dio” nell’Apocalisse, e non i dettagli, e ancor meno presi alla lettera, come molti fanno. Purtroppo ci sono gruppi che giocano con l’Apocalisse. Estrapolano alcune parti e le tolgono dal loro contesto. La cosa scorretta e deplorevole è che dimenticano o nascondono molti altri testi - per esempio, per capire il famoso capitolo 13 bisogna leggere anche il 17. Manipolano cioè l’Apocalisse per adattarla alle loro idee. Così, per esempio, iniziano a dirci che la bestia oggi è …, il 666 è …, la prostituta oggi è …, etc. Ma non si rendono conto che Giovanni scrisse per i cristiani nel suo tempo, quasi più di due mila anni fa. In quel tempo la bestia era l’imperatore romano Domiziano, che li perseguitava e che lui chiamò 666, e la prostituta era la città di Roma dove viveva e si faceva adorare. Ci vogliono far credere che l’Apocalisse fu scritta pensando al presente, per oggi. Si dimenticano che Giovanni credeva che la fine sarebbe stata presto, - anche se si sbagliò. In 1,1; 22, 6-7.10.12.20, “presto” non significava due mila anni, ma ciò che in italiano è “presto”, già, tra breve. Le lettere dei capitoli 2 e 3 erano per le 7 chiese che si trovano in Asia (si veda 1,4; 1,11), dove viveva Giovanni. Non erano per noi oggi e in Italia. Inoltre è assurdo pensare che Giovanni scrisse per i due mila anni successivi. E’ ridicolo pensare che Dio dettò o lasciò vedere (a Giovanni) qualcosa che sarebbe successo di lì a due mila anni – ossia non era per Giovanni e nemmeno per la sua comunità? Se fosse stato per oggi Dio avrebbe perfettamente potuto farlo conoscere ora, e in un linguaggio meno complicato senza che dovessimo cercare di indovinare e con la possibilità di sbagliarci. Si pensi un attimo! Se non comprendiamo l’Apocalisse è perché non fu scritta pensando a noi, ma alla gente che l’avrebbe udita in quel momento, e che conosceva tutte quelle immagini, simboli e quadri. Bene, l’Apocalisse ha 22 capitoli, e bisogna leggerli tutti di seguito, non un brano qui e uno lì. Il messaggio dei 22 capitoli uniti è chiaro e vale ancora per oggi, e quello lo fa “parola di Dio”: dobbiamo essere fedeli a Dio in tutto, specialmente a Gesù Cristo, anche se ci perseguitano, ci mettono in carcere o addirittura ci uccidono. Bisognerebbe ricordare a molti che abusano dell’Apocalisse ciò che Giovanni scrisse alla fine: “Se uno vi fa delle aggiunte, Dio gli farà subire le piaghe descritte in questo libro; e se uno toglie qualcosa dalle parole di questo libro profetico, Dio toglierà la sua parte dall’albero della vita …” (22, 18-19). Alcuni aggiungono all’Apocalisse idee che non si trovano lì. E le tolgono (o ignorano) testi che dovrebbero leggere, e che cambierebbero molte delle cose che affermano. Se si prende tutto alla lettera si cade in grandi assurdità, addirittura in contraddizioni. Per esempio, per tre volte si menzionano delle supposte calamità (capitoli 6, 8-9 e 16): quali di queste tre saranno quelle vere, e in quale ordine verranno? Se si confrontano si vedrà che non sono uguali. Dopo ciascuna Giovanni presenta una visione del cielo. Quindi, quando e come sarebbe la fine? Diventa un problema se si prende tutto alla lettera, e si dimentica che l’Apocalisse è una serie di quadri artistici (immaginari) e non di predizioni. L’enfasi dell’Apocalisse risulta essere nella fedeltà a Dio e a Gesù Cristo e nella vita con l’Agnello. L’enfasi NON sta nei castighi o nella fine del mondo, come alcuni credono e perdono tempo cercando di predire come e quando sarà esattamente (per questo tutti coloro che annunciarono il giorno della fine del mondo si sbagliarono!). Per chi dice che i 144,00 salvati significa alla lettera questa quantità, ci si dovrà chiedere se prenderanno alla lettera anche il fatto che saranno “dei figli delle tribù di Israele” (7, 4-8), cioè ebrei e non cristiani. Similmente si gioca con i numeri, senza rendersi conto che nell’Apocalisse sono tutti figurati, non letterali, per esempio dieci o mille significa “molto, abbastanza”. E a chi dice che il 666 è il Papa, bisognerebbe chiedere che prima si informi bene. Il Papa non si chiama mai “Vicarius filii Dei”: il suo titolo è “vicario di Cristo”. Con lo stesso tipo di interpretazione, risulta che il nome di Ellen Gould White (il suo nome completo in inglese), con i valori delle lettere in latino dà pure la somma di 666 (dove W=V+V, doppia V, e la U=V in latino):

  E   L   L  e n          G  o  U  L  D             W  h  I  t  e

-   50  50  --        -- 5    50   500     5+5 – 1  - -    = 666

In realtà  il 666 coincide con bestia del capitolo 13 e con la bestia menzionata in 17,11: non è altri che l’imperatore romano Domiziano, che perseguitò i cristiani (morì nell’anno 96).

8.  Siamo testimoni di Gesù Cristo

Essere cristiano è essere discepolo o seguace di Gesù Cristo, come lo furono Pietro, Giovanni e molti ancora. Lui è il nostro Maestro e Signore. Quindi il cristiano sarà testimone di Gesù Cristo, non “testimone di Geova”, come leggiamo più volte negli Atti degli Apostoli (1,8; 5,32; 10,39.41; 22,15; 26,22; si veda Giovanni 3,11; 15,27). Per il cristiano Gesù Cristo è la parola definitiva di Dio, che lascia quella di Mosé come superata. Quindi per il cristiano l’Antico Testamento (libri ebraici, non cristiani) non è il centro né è la cosa più importante. Importante per il cristiano è il NUOVO Testamento (libri cristiani), specialmente i vangeli, dove arriviamo a conoscere Gesù Cristo e ascoltiamo la “sua voce”. Ci sono molte cose nell’Antico Testamento che sono già state superate, che NON valgono oggi per i cristiani. Si veda per esempio Matteo 5,21-47 e Marco 7,1-13, dove Gesù stesso lo dimostrò. E si legga san Paolo, che lo ha ripetuto più volte, specialmente nella sua lettera ai Galati.

Infine è sorprendente che DA UN LATO:

-quasi tutti i gruppi non cattolici presenti in molti paesi latinoamericani e africani nacquero negli Stati Uniti, sono un prodotto nordamericano, quindi non comprendono né rispettano la cultura e le  tradizioni di questi popoli.

-Il loro fondatore non è Gesù Cristo (sebbene dicano il contrario), ma qualche pastore o “profeta”: Guillermo Miller, Elena White, Charles Russel, Ezequiel Ataucusi, José Smith, etc. Tutti hanno iniziato appena alcuni anni fa. Come possono provenire dallo stesso Dio religioni tanto contrarie?

- Tutti leggono la Bibbia per brani. Per questo non si mettono d’accordo. Ciascuno ha la sua interpretazione particolare. Inoltre è tipico che si concentrino sui profeti e sull’Apocalisse, che credono siano annunciatori del futuro, di oggi – e non dell’epoca in cui scrissero. Sembra che non sappiano che cos’era un profeta e quale era la sua missione – qualcuno che parlava in nome di Dio per il suo popolo, per orientarlo nel momento che stava vivendo, ossia migliaia di anni fa, non oggi.

- Tutti credono di avere scoperto alla fine come si deve leggere e intendere la Bibbia. Secondo loro tutti si sono sbagliati durante i quasi due mila anni che sono trascorsi fino a ché apparvero loro. E molte volte parlano del cristianesimo dei primi secoli senza neppure conoscerlo, immaginandosi le cose. Avranno un collegamento diretto ed esclusiva con Dio?

-La maggior parte dei gruppi non solo attaccano le altre religioni, ma le conoscono pure male. E’ tipico che facciano caricature del Cattolicesimo e ne parlino male, senza conoscerlo bene. Peccano, allora, contro il comandamento che proibisce di “dire falsa testimonianza”.

-Molti sono fanatici. Accettano e chiedono di accettare tutto ciecamente. La voce del pastore o del ministro è come se fosse voce di Dio stesso… per questo non si può discutere o dubitare nulla. Bisogna imparare cose a memoria, senza ragionare o pensare: è proibito pensare! E soprattutto, è proibito discutere o mettere in questione qualcosa!

-Alcuni gruppi sono più ebraici che cristiani: vivono dell’Antico Testamento e non del Nuovo. Questo si vede quando si tratta dei comandamenti, particolarmente sul sabato e sugli alimenti.

-Molti sono concentrati sulla fine del mondo, così si dimenticano di cercare di migliorare questo mondo e sopportano tutto. La religione finisce per essere un calmante che addormenta. Addirittura alcuni vedono la politica come una cosa del diavolo.

-E’ significativo anche che la maggior parte dei gruppi si concentrano tanto sulla Bibbia che si dimenticano di pregare; la vera preghiera, quella del cuore e nel silenzio. Inoltre è triste osservare che si dimenticano di qualcosa che per i cristiani, sin dai primi tempi, fu importante: celebrare frequentemente l’Eucarestia “in memoria” di Gesù Cristo (si veda Atti 2,42; 20,7; I Corinti 10,16; 11,23-25).

-Ci sono gruppi che si concentrano sulle guarigioni. Questi “miracoli” oggi li fanno anche i maghi e i guaritori. La loro idea di Gesù Cristo è quella di uno che fa miracoli. Ciò che realmente accade è un gioco psicologico di suggestione. E’ il potere della mente sul corpo (psicosomatico).

DALL’ALTRO LATO ci deve fare pensare che:

-la Chiesa Cattolica è l’unica che iniziò con Gesù Cristo e non ha avuto altro fondatore o profeta che Gesù Cristo.

-A differenza di molte chiese, quella Cattolica insiste sulla comunione con Dio e con Gesù Cristo, sulla preghiera, sulla celebrazione dell’Eucarestia, più che sulla Bibbia o sulla predicazione e il canto. La comunione e la preghiera con il Signore sono molto più importanti che leggere, studiare, o ascoltare la Bibbia: è il contatto con il Signore stesso, non con un libro o “la sua parola”. Questo non significa che i cattolici non ascoltino attentamente la Bibbia: si leggono e si commentano vari testi  in ogni Messa, li si studia, li si medita come testimonianze della rivelazione di Dio.

-Per questo in tutto il corso della storia della Chiesa Cattolica ci sono state molte persone di una santità impressionante, che nessun’altra chiesa può mostrare: si pensi a tutti i martiri che diedero la loro vita e ai santi coma Francesco d’Assisi, Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, Martìn de Porres, Rosa de Lima, e nei nostri giorni persone come Madre Teresa di Calcutta, tutte persone che hanno vissuto secondo lo stile di Gesù Cristo e non si sono perse in discorsi, prediche e discussioni sulla Bibbia.

 

 

 

 

 

 



[1] “Geova” è una traduzione sbagliata di YHWH che venne fatta prima in inglese nel secolo XVII, e da lì passò all’italiano.

[2] Ho tra le mie mani un foglietto in cui si afferma che “tu puoi avere fiducia nella Bibbia” anche perché è “precisa nelle questioni scientifiche”. Da lì prendo un solo esempio. Si afferma che già la Bibbia diceva che il mondo era rotondo, e si cita Isaia 40,22 con diverse traduzioni: Dio abita “sopra il hug della terra”. Risulta che la parola hug in ebraico significa circolo, il contorno tracciato con un compasso, e non globo. Da hug viene la parola ebraica mehugah, che è il compasso. Isaia affermava che Dio abita “sopra il circolo (non globo) della terra”, ossia, sopra tutta la terra, sino ai suoi limiti: il suo contorno. In quel periodo avevano l’idea di una terra piatta (sì, piatta: si veda Giobbe 38, Sal. 104), schiacciata e rotonda, come una schiacciata, sostenuta da colonne (I Sam. 2,8; Giobbe 9,6; 38,6; Sal. 104,5). La parola stessa hug si usa in Giobbe 22,14 per riferirsi al “contorno (o limiti) dei cieli” – che ovviamente non sarà un globo. In Giobbe 26,10 indica un cerchio, cioè un limite, non un globo. Anche in Proverbi 8,27 si usa: “tracciò un cerchio (non un globo!) sulla faccia dell’abisso”, cioè le mise dei limiti (si veda Giobbe 38,5). I tre testi sono chiari: non si tratta di un globo, né della terra, né dei cieli, né dell’abisso, ma di un cerchio, qualcosa di rotondo come quando si traccia con un compasso. La Bibbia merita tutta la nostra fiducia, sì, però non per questioni di scienza o di storia, ma perché sono testimonianze della fede, perché testimoniano ciò che Dio fece e propone PER LA SALVEZZA degli uomini. E la migliore garanzia è la persona e la vita di Gesù Cristo.

[3] Sull’origine della Bibbia si veda il testo Cos’è la Bibbia? o più dettagliatamente, La Bibbia senza miti, dello stesso autore.

[4] E’ molto significativo il fatto che in alcuni gruppi non appena si citano le lettere di san Paolo, addirittura c’è chi dice che non erano parte della Bibbia e che le inserirono i cattolici! Altri appena si nomina il Vangelo secondo san Giovanni lo interpretano come gnosticismo o misticismo.

 

Leggi anche l'altro articolo di Eduardo Arens:"Perchè il mondo creda: evangelizzazione...a partire dal Vangelo".

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