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At 10: In ricerca del Signore di tutti

GIM Roma, marzo 2008

 
ATTI DEGLI APOSTOLI

CAPITOLO X
 

 

In ricerca del Signore di tutti

  

Lo Spirito Santo muove i fili della storia della salvezza
e quando trova due cuori disponibili alla sua azione,
egli li guida e li conduce perché possano compiere solo il suo volere,
perché attuino nel mondo il mistero della salvezza e della redenzione dei cuori.
Tanto Pietro come Cornelio sono in cammino, cercano Dio,
ciascuno partendo dal suo ambiente e mentalità, dalla sua storia personale.
   L’uno deve aprire il Vangelo ai pagani,
   l’altro deve aprirsi a Gesù.

Cornelio era un pagano, uno che non apparteneva alla discendenza di Abramo.
Si dice però che: era pio e timorato di Dio, insieme a tutta la sua famiglia;
faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio (pietà e impegno).
Era un uomo che viveva una giustizia conforme alla sua coscienza
e una relazione particolare con “il Dio” che egli adora, poiché lo prega e lo invoca.
   Dal punto di vista morale non gli manca nulla.
   Dal punto di vista della fede invece gli manca tutto.
Il tutto della bontà del cuore, senza il nulla della fede che deve diventare il tutto dell’anima,
lascia l’uomo incompiuto, non formato.
La pietà del cuore, la sua bontà,
che si esprime in adorazione verso Dio e in opere di misericordia verso l’uomo,
è già salvezza, poiché è già memoriale presso il Signore.
                                                                      Ma non basta!...
Se questa pietà è già salvezza,
perché aggiungere la vocazione cristiana?
La vocazione cristiana non è un'aggiunta, ma è la vocazione dell’uomo,
e finché l’uomo non è pienamente in Cristo, con Cristo e per Cristo,
egli non ha portato a termine il fine della sua esistenza.
La vocazione cristiana è pertanto il punto di arrivo di ogni uomo
e per questo l’angelo è disceso dal cielo, per condurre Cornelio all’incontro con Cristo Gesù.
Ogni uomo è chiamato da Dio a realizzarsi ad immagine perfetta di Gesù Signore.
Questa vocazione è per ogni uomo,
di ogni tempo, di ogni tribù, popolo, lingua, nazione.
   Nessuno può essere escluso da questa vocazione.

Cornelio è di indole pia e giusta.
Attorno a lui la pietà fiorisce.
Anche un soldato viene qui dichiarato pio.
Questo deve significare per tutti noi che,
se il nostro cuore è retto dinanzi a Dio e agli uomini e si lavora sempre con onestà e purezza di intenzioni,
quanti sono attorno a noi possono essere anche loro conquistati dalla nostra bontà d’animo.
Lo stesso ragionamento vale al contrario.
Quando noi siamo di indole malvagia,
e coltiviamo in noi l’empietà e la cattiveria verso Dio e verso il prossimo,
quanti sono a contatto con noi possono venire impregnati dalla nostra malvagità
e comportarsi da empi e da disonesti nei confronti di Dio e del prossimo.

La preghiera è l’indice della nostra santità, o della nostra volontà di santificazione.
Qui notiamo che Pietro è un uomo che ha già una relazione buona con la preghiera;
aveva appreso tutto dal suo Maestro,
il quale prima di ogni altra cosa era un uomo di preghiera,
anzi un uomo orante,
che trovava nel contatto intimo, silenzioso, nascosto con il Padre suo
la sorgente della sua forza e della sua potenza nel compiere la volontà del Padre,
che gli veniva manifestata proprio nella preghiera costante.
La vera preghiera è esperienza personale e non un semplice concetto;
dove l’ascolto della Parola è condizione di disponibilità per ricevere lo Spirito:
aprirsi all’Altro per aprirsi agli altri.

Secondo la legge antica non tutto si poteva mangiare.
Si potevano mangiare solo gli animali puri, quelli impuri non potevano essere mangiati.
Tutti i rettili erano impuri. Impuri erano quasi tutti gli uccelli rapaci e molte altre specie;
puri erano i quadrupedi che avevano l’unghia spaccata e che ruminavano.
Dio con la visione della tovaglia con gli animali
ha voluto insegnare a Pietro che nessun uomo è impuro dinanzi a Lui;
è impuro solo dinanzi ad un altro uomo,
ma non perché Dio lo abbia definito,
ma perché l’uomo lo ha così classificato.
Anche questa classificazione è un frutto del peccato che regna nei cuori degli uomini.
Finché ci saranno di queste classificazioni il peccato regnerà nel cuore;
chi estingue il peccato dal cuore, estingue anche queste classificazioni.
Dio da sempre ha considerato l’uomo secondo la sua intima e naturale uguaglianza;
l’uomo invece ha fatto il contrario.
Ha sempre pensato che la disuguaglianza fosse connaturale all’uomo.
Gli uomini non possono essere definiti dagli uomini puri ed impuri, mondi ed immondi, ricchi e poveri, primo e terzo mondo, nord o sud del mondo.
Non possiamo continuare ad utilizzare questi concetti.
Dio non pensa così; così non agisce. Presso il Signore non ci sono preferenze di persone.
Ma è soprattutto un richiamo alla bontà del creato,
Dio ha fatto buona tutta la realtà; però non perfetta come Lui.

Per Cornelio, Pietro doveva appartenere alla sfera del divino,
essere un uomo straordinariamente grande, dotato di poteri soprannaturali.
L’adorazione era riservata agli dei.
Cornelio, prostrandosi per adorare Pietro,
esprime il suo intimo convincimento che Pietro sia un Dio.
Sappiamo che Cornelio non è di fede ebraica; egli è un pagano
e nel mondo del paganesimo molti erano gli dei e molti i signori che venivano adorati.
Questo ci deve anche indicare come la pietà e la bontà d’animo
non sempre camminano con la retta conoscenza delle realtà della terra e del cielo.

Pietro è anche immagine della Chiesa
nella sua umanità, nel suo aspetto di fragilità.
La Chiesa sbaglia tante volte, se cammina, se cade, si rialza;
non è perfetta come il suo fondatore, perciò non può essere adorata con un gesto come quello di Cornelio verso Pietro, né la si può disistimare per questa stessa ragione.
Dio ha fatto buona tutta la realtà; ma non perfetta come Lui.

Pietro deve annunziare a Cornelio tutto il mistero che riguarda la salvezza
che si è compiuta in Gesù Cristo, che è il Signore di tutti.
L’evangelizzatore deve partire da una verità essenziale e su quella costruire il suo annuncio.
Poi, in seguito, potrà ampliare la verità,
fino a renderla piena, a manifestarla in tutta la sua luce.
Ma questo deve avvenire a poco a poco.

Nel nome di Gesù,
nella potenza della sua vita e della sua opera,
è la remissione dei peccati di ogni uomo.
Per accedere a questa fonte universale di grazia occorre che si creda in Gesù.
   Ma cosa significa credere in Gesù?
   Significa accogliere la sua Persona come l’unico giudice del mondo,
come l’unica Parola di vita, come l’unico inviato del Padre,
come il solo nel cui nome è la remissione dei peccati e la liberazione dalla morte eterna.

Il mistero di Gesù annunziato attraverso Pietro è completo.
Ora Cornelio sa chi è Gesù di Nazaret.
È il suo Salvatore, il suo Redentore,
è il nome nel quale anche lui deve attingere la salvezza.
Il suo cuore è pronto, assieme al cuore di ogni altra persona che si trovava nella casa.
Lo Spirito non attende che Pietro prenda una decisione.
Egli stesso scende
e si posa su tutti quelli che ascoltano il discorso di Pietro.
Il vento soffia dove vuole (Gv. 3,1-15).
Lo Spirito non opera necessariamente attraverso le istituzioni.

Sovente possiamo anche convertirci a Dio, al suo amore e alla sua misericordia
e tuttavia restare ancorati alla nostra vecchia mentalità.
Solo quando la conversione diviene cammino nella santità,
solo allora, a poco a poco, la nostra vecchia mentalità lascia il posto alla spiritualità vera,
che è agire, pensare, volere, amare, desiderare, cercare, operare,
rapportarsi e relazionarsi con gli altri
in piena conformità ai voleri del Signore e al suo desiderio di pace verso ogni uomo.
Questo va detto perché il rischio di pensare secondo vecchi schemi
è più usuale di quanto non si pensi
e tuttavia si crede di amare Dio e il prossimo.
In verità si ama, ma non secondo Dio e non nella pienezza dell’amore che Gesù Signore è venuto a rivelarci.
Alla santità e al cambiamento di mentalità ci guida lo Spirito del Signore, se noi ci lasciamo guidare.
Infatti Pietro comprende l’opera dello Spirito Santo e si appresta a compiere quello che già avrebbe dovuto pensare, ma che ancora non era riuscito a pensare a causa della sua mentalità di uomo dell’Antico Testamento.

Se Dio non fa alcuna differenza
   tra chi è Ebreo, discendenza di Abramo e chi non lo è;
se neanche lo Spirito fa questa differenza
   e si posa su dei pagani,
può Pietro, o la Chiesa fare differenza?
   Assolutamente no! Poiché il battesimo è la porta del regno dei cieli
ed è l’opera ecclesiale per eccellenza,
Pietro non può escludere dal battesimo,
dall’appartenenza piena e totale a Gesù Signore,
coloro che ormai attraverso l’opera dello Spirito appartengono già a Gesù Cristo,
poiché hanno ricevuto il suo Spirito.
Il cielo ha elevato a dignità cristiana Cornelio e la sua famiglia.

         

Rifletti:

Tu senti di cercare il Signore nel tuo quotidiano vivere, come e perché?

Ti senti più Pietro o Cornelio?

Quali segni concreti per vivere in un’autentica ricerca di Dio?

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