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La missione di Comboni: la storia, le sfide, le sue scelte

(Contesto storico-ecclesiale)

Con la stessa passione... 

Una riflessione di p. Beppe Cavallini sul contesto storico di Daniele Comboni, sulle caratteristiche della sua personalità e sulla vocazione comboniana oggi.
Quali le sfide aperte per i giovani?


 

Contesto storico della 'missione' nel 19°sec.

Ogni evento/fenomeno per miglior comprensione va situato nella cornice entro cui si è svolto, lo stesso per le persone. L’Africa settentrionale cristianizzata nei primi secoli della chiesa venne islamizzata (eccetto Etiopia e un po’ di Egitto ...) dopo Maometto. Cristianesimo nel nord, dunque, non frutto della colonizzazione (come nel resto dell’Africa...) ma risalente agli Apostoli stessi.

Il sec. 19° rappresenta l’età eroica delle 'missioni' nell'Africa Centrale e sub-sahariana. Veloce processo di cristianizzazione dovuto a tre fattori:

Missione difficile perché l'area dell'Africa centrale è doppia dell'intera Europa, per le asprezze dei viaggi via mare, per la mancanza di qualsiasi infrastruttura e per il clima micidiale quasi ovunque!

  • Questo aveva provocato una strage di missionari, e al tempo di Comboni (che pure aveva rischiato la pelle nel '58) prima del Vaticano I, Roma aveva deciso di sospendere ogni attività missionaria (1868) ritirando tutti i missionari sul campo.
  • Sarebbe stato il 3° fallimento dopo il 1° dovuto alla conquista arabo-islamica del nord (fino al 1500) e il 2° tra i secoli 1500-1800, coinciso con la colonizzazione Portoghese negli antichi regni (Congo, Angola, Zimbabwe, Mozambico…) dove - al tempo della tratta - dominò il sistema del 'padroado'. In esso andavano a braccetto politica, commercio e missione (per cui ad esempio il battesimo più che segnare la 'vita nuova in Cristo' sanciva il patto di amicizia e di alleanza con il Portogallo!).
  • La tratta divenne parte integrante del Padroado, e fu giustificata dalla chiesa riducendo l'evangelizzazione a strumento di sostegno del sistema. Oppure nessuna attenzione fu posta al contesto che richiedeva inculturazione del vangelo (vedi Mendez in Etiopia..)!
  • Finchè a fine '700 la rivoluzione francese e poi le guerre napoleoniche, indebolendo la Chiesa in Europa, posero fine a questo stile missionario. Ma rimase nel subconscio l'immagine del 'sotto-uomo' africano, discendente di Cam, figlio maledetto di Noè (Genesi, 9, 18-279) che incontriamo anche negli scritti di Comboni. Il pregiudizio razzista restò anche nei missionari… benché si opponessero alle sue origini e alle conseguenze nefaste (colonizzazione e schiavismo…).

Questa la cornice in cui si formò Comboni,che fu l'unico ad opporsi fieramente all'idea di chiudere con le missioni in Africa e al Vat. 1° presentò il suo Postulatum firmato da 68 vescovi denunciando l'abbandono dell'Africa, una supplica mai discussa perché la guerra e Porta Pia fecero sospendere il Concilio!

Comboni, profeta dei tempi moderni

Tra le figure carismatiche suscitate dallo Spirito, portatori di novità e anticipatori del futuro, coraggiosi nel proporre a Chiesa e mondo risposte piene di speranza e fiducia. Comboni è figlio del suo tempo ma precursore di quanto sancito un secolo dopo dal Vat II. Alcuni suoi tratti:

  • Attento lettore della storia: europea, africana, ecclesiale; inserito in essa e attivo protagonista nella sua costruzione… Con il senso della storia. Sentiva che era scoccata l'ora dell'Africa (Kairòs).
  • Scelta radicale per essa: passione incontenibile (mia amata… se avessi cento vite… il più bello dei miei giorni sarà quando darò la vita….). Fedele a Oliboni morente (25-3-'58): "se anche uno solo restasse non gli venga meno la fiducia né si ritiri!".
  • Sintesi tra responsabilità personale e azione di Dio. Faceva tutto come dipendesse da sé cosciente che tutto era guidato da un altro regista! Fino alla morte in mezzo a calunnie e apparente fallimento (muoio, ma la mia opera non morirà…)

La discriminante nella sua scelta radicale avvenne dopo la morte di Mazza (Agosto 1865), quando i mazziani si ritirarono da ogni progetto missionario!
Rimase solo, e poteva confidare solo in se stesso… fu allora che emersero insieme e si fusero i quattro parametri della sua personalità che univa idealismo/utopismo a forte senso pratico e capacità critica:

1. IDEALISTA/REALISTA, 2. FONDATORE, 3.ORGANIZZATORE, 4. ANIMATORE

1. Idealista/Realista. Fin dal tempo di don Mazza. Sospinto dalla passione trasmessa da Vinco. L'apice della sua creatività fu nel Piano (1964): una revisione critica globale della metodologia missionaria adottata fino allora. Steso in 60 ore per intuizione ma non a tavolino, bensì sulla base della sua diretta esperienza e dell'esame critico di quella altrui. Il Piano svela le sue convinzioni profonde, al di là della certezza che era 'l'ora dell'Africa', andava rivoluzionato l'approccio geografico-ambientale (graduale adattamento fisico dei missionari da un lato ed educazione degli africani 'sul posto' e non spostandoli in Italia dove il clima era micidiale…) fondando istituzioni 'lungo le coste del continente piuttosto che penetrando con tutti i rischi che comportava…, ma soprattutto il fondamento ecclesiologico e l'approccio missiologico/pastorale per cui:

  • Missione. Doveva essere un affare non di singoli Istituti preposti ma della Chiesa in quanto tale. Opera Cattolica, non italiana, francese o austriaca…Anche se poi di fatto lui stesso fu costretto a fondare un proprio Istituto. Ma il Vat. II riprese questo definendo la Chiesa "per sua natura missionaria". Missione ed evangelizzazione centrali per la Chiesa Universale (Lumen Gentium cap.3, n.23).
  • Rigenerazione intesa non solo religiosamente come 'conversione individuale' ma come processo di trasformazione dell'intera società. Aiutare l'Africa a decollare non in termini solo spirituali o religiosi ma anche sociali: creando le infrastrutture necessarie a ciò e preparando il personale che le gestisse (emancipazione femminile).
  • Fiducia nella capacità degli africani di diventare protagonisti della propria opera di evangelizzazione, di rigenerarsi mettendo a frutto le proprie capacità (Salvare l'Africa con l'Africa).Con ciò Comboni si contrapponeva alla mentalità corrente dove c'era chi dubitava perfino se l'africano avesse un'anima e comunque lo riteneva una sorta di sottoprodotto dell'umanità. L'Africa, per Comboni, poteva avere proprie chiese locali con tanto di ministeri ordinati e laicali.
  • Attenzione e apprezzamento per la sensibilità dell'africano, la sua cultura e tradizione: processo duplice di acculturazione (per i missionari…) e di inculturazione, per costruire la Chiesa Universale intesa come comunione di Chiese locali.

2. Fondatore. Più che per vocazione lo divenne per scelta forzata, l'alternativa sarebbe stata abbandonare l'Africa.

  • Il 25 giugno 1865 Mazza chiede e ottiene da Roma il territorio dell'Africa Centrale (doppio dell'Europa) ma la sua morte segna la fine dell'impegno mazziano per l'Africa. Pertanto nel giugno 1867 Comboni fonda il proprio Istituto, i Comboniani, in dicembre al Cairo gli Istituti maschile e Femminile per africani.
  • Nelle Regole stese nel '71 e poi riviste nel '72 non è inclusa alcuna professione dei tre voti religiosi, solo il votum missionis, cioè di dedizione a vita al lavoro apostolico in Africa. Un'Associazione di ecclesiastici (provenienti da clero secolare come anche da Istituti diversi, i primi furono preti secolari di Verona e camilliani…) a cui si aggiunsero 'fratelli coadiutori'e laici (nel 1885 mons.Sogaro, suo successore, trasformerà con l'aiuto dei Gesuiti l'Istituto in Congregazione Religiosa di voti semplici e perpetui…).
  • Nel 1872 fonda le Suore della Nigrizia. Nel '70 presenta il Postulatum al Vat. I° e nel 1872 Pio 9° lo fa Pro-vicario e quindi (1877) 1°vescovo residente in Africa.
  • Da allora fino alla fine lotta contro schiavitù e sfruttamento coloniale… che provocherà la rivolta del Mahdi (dal 1882 al 1898), di natura anti-coloniale e filo-schiavista con copertura religiosa.
  • Con la caduta di Khartum e la morte di Gordon e del console austriaco Hansel i resti di Comboni ivi sepolto vengono profanati.

Come Fondatore a Comboni premevano due cose:
  • che chi si associava all'Istituto fosse persona matura, preparata allo scopo e decisa a dare tutta la propria vita per la causa dell'Africa. Dava per scontata la capacità di vivere da consacrati, pur non contemplando l'assunzione pubblica dei voti religiosi.
  • Insistenza (sia con don Sembianti che con Madre Bollezzoli, incaricati degli Istituti di Verona) nel curare la preparazione spirituale ma anche umana dei candidati… date le enormi sfide dell'Africa. Non gente dal collo storto ma capaci di affrontare ogni avversità.

3. Organizzatore/raccoglitore di fondi. La carenza di mezzi economici fu una costante di Comboni, che tuttavia non perse mai la fiducia nella provvidenza e si pose nelle mani di S. Giuseppe, fidato amministratore ed economo!

  • Consolidare le fondazioni fu una delle sue costanti preoccupazioni… una sfida enorme perché richiedeva personale capace, mezzi economici ingenti, senso degli affari e attitudine manageriale.
  • Furono spesso i collaboratori a rendergli la vita difficile, accusandolo di essere accentratore, di sperperare soldi, di essere confusionario ecc. Nel 1778 si trovò con grossi debiti, creatisi mentre lui si trovava in Europa, e in mezzo a una gravissima carestia, ma riuscì a coprirli spiegando la situazione ai benefattori che sapeva coltivare in modo ineguagliabile.
  • Esperto 'public relation man' nel lanciare 'campagne di immagine' e operazioni di marketing della missione africana! (nelle relazioni regolari che inviava alle Società missionarie di sostegno!).
  • Nei momenti decisivi e in situazioni spesso in apparenza senza via di uscita interveniva qualche imprevisto benefattore a risolvergli i problemi. Quanto a responsabili per i suoi Istituti in genere sapeva scegliere persone di fiducia e con le doti necessarie a ricoprire il ruolo loro dato.

4. Animatore missionario.
Due livelli:

  • spola costante tra Europa e Africa e animazione via media (lettere, articoli su giornali, Annali del Buon Pastore, relazioni e dossier…). Un campo privilegiato (raccolta di oltre mille lettere ma altre migliaia perdute!) in cui divenne insuperabile.
  • Soprattutto legame con realtà e istituzioni che riusciva a coinvolgere secondo il campo loro proprio: interessi politici (contatti con autorità europee ed egiziane), culturali (contribuiva con articoli a varie riviste e associazioni culturali), economici (benefattori e enti che finanziavano l'opera), ecclesiastici e religiosi (Associazioni missionarie di Austria, Francia, Germania; vescovi, Propaganda fide, papa ecc.).

Uno stile di animazione che aveva caratteristiche precise:

  • Efficace perché intrisa di entusiasmo, speranza e passione per l'Africa.
  • Credibile perché fondata su dati concreti e precisi (leggeva tutto sull'Africa, conosceva i trattati di esploratori e conobbe di persona molti di loro), incontro diretto e personale di conoscenza e coerenza con la realtà di cui parlava.
  • Convincente in circoli religiosi e ambiti ecclesiali perché innovativa e fondata sul far sentire direttamente coinvolti nell'attività di evangelizzazione anche se fisicamente lontani dal continente.
  • Attenta ad integrare e mantenere continuità tra l'attività missionaria' sul campo' e l'attività di Animazione missionaria. Era la stessa missione portata avanti con modalità e in contesti diversi! Una cosa difficile da capire oggi per molti.

Conclusione.
Fondamento Trinitario e spiritualità della Croce e del Cuore trafitto del Buon Pastore. Questo è il segreto del 'successo postumo' della profezia di Comboni: "Io muoio ma la mia opera non morirà" (benché si trovasse di fronte al più assoluto fallimento con la salute che lo aveva lasciato, i compagni di missione già perduti, la carestia che imperversava, calunnie d'ogni tipo alla sua persona, invidie e intrighi tra i missionari, indifferenza alle sue opinioni….e all'orizzonte le avvisaglie dell'uragano mahdista che si avvicinava…). Comboni aveva l'assoluta certezza di fede che quanto si stava realizzando in Africa non fosse altro che la volontà di Dio in quel frangente storico per il continente (l'ora dell'Africa!). Fu questo a non farlo desistere, nonostante avesse di fronte il fallimento di tanti che con molto maggiore disponibilità di mezzi e di personale avevano deciso di abbandonare l'Africa.

Proprio come ha affermato card. Gabriel Zubeir, suo successore come arcivescovo di Khartum, in occasione del Sinodo africano del 1994: "Senza Comboni oggi non ci sarebbero vescovi, sacerdoti, diaconi, fratelli, suore e catechisti sudanesi. Noi siamo il suo sogno divenuto realtà e siamo impegnati a renderlo più reale lavorando sodo a servizio dei più abbandonati tra i nostri fratelli e sorelle".

Essere comboniani oggi (la Vocazione).

Breve testimonianza personale (farsi comboniano negli anni 60/70 !).

1. Situazione. Da un lato difficoltà a seguire la vocazione alla missione (nel Nord ricco…), dall'altro alta percentuale che lascia l'Istituto durante la formazione. Si deduce che l'attrazione alla missione è diminuita di molto o a assunto altre caratteristiche.

  • la visione tradizionale di Chiesa come 'barca di Pietro', identificata a lungo col Regno di Dio (extra ecclesia nulla salus…) è mutata (Chiesa come sacramento, strumento e segno del Regno nella Storia);
  • l'incontro con le culture e il rispetto per la tradizione religiosa è valore riconosciuto nell'opera di Evangelizzazione ( acculturazione-inculturazione);
  • il passaggio dall'idea delle 'missioni' in senso unidirezionale e geografico a quello della 'missione' ovunque e senza confini geografici,
  • l'accento posto sulle Chiese locali piuttosto che sull'idea di Chiesa universale monolitica in termini dottrinali, liturgici, disciplinari ecc…

questi e altri elementi hanno messo in crisi le intuizioni e il carisma degli Istituti 'specificamente' missionari sfidandoli a trovare traduzioni o interpretazioni nuove a pur validi principi come ad gentes, ad vitam, ad extra, ad pauperes.

Riassumendo: da una definizione teologica e una metodologia pratica della missione molto ben definite si è messa in discussione la natura stessa dell'evangelizzazione! Entrando tra i Comboniani, in passato uno sapeva ciò che trovava, oggi è aumentata di molto la complessità dei quadri di riferimento.

2. Comboniano/a oggi. Oggi scegliere di farsi comboniano rappresenta una 'scommessa' e una sfida. Richiede davvero un 'salto nella fede' come strada per affrontare tale scelta con le conseguenze che comporta. Occorre più coraggio e maggiore disponibilità ad accettare l'incognita e il rischio di fallire. Molti non se la sentono pur percependo che Dio li chiama a una vita spesa per gli altri (il volontariato è divenuto una forma più 'attraente', perché basata su un'offerta molto ampia e personale e gestita secondo durata ed esigenze specifiche). Vari elementi si aggiungono a rendere difficile la scelta 'a vita' e radicale per la missione:

  • All'opposto che in passato non si vede più la missione come la strada per una completa auto-realizzazione e per attuare in pienezza la propria libertà.
  • Scelte 'a vita' come matrimonio, sacerdozio, vita religiosa appaiono legami che limitano la libertà o legano per sempre ad un possibile fallimento (idea di fedeltà coniugale a vita o osservanza di castità, povertà, obbedienza…).
  • Preferenza a essere preti nella chiesa locale che in contesti socio-culturali e geografici lontani dal proprio. Maggiore senso di sicurezza e legami…
  • Tendenza di molti missionari a chiudersi in se stessi, sentendosi poco accolti al rientro o incapaci di re-inserirsi nei ritmi del mondo occidentale. Sintomi di questo: comunità chiuse, timore di essere 'scomodati' o messi in discussione, poca voglia di serio reinserimento nella chiesa locale… .
  • Internamente: difficoltà di reciproca comprensione dovute a diversa età, formazione, provenienza geografica e culturale, esigenze e aspettative ecc.

3. Come rispondere a queste sfide?

  • Coltivare forte rapporto di unione con Dio in preghiera regolare.
  • Chiarire, interiorizzare e tener vivo il legame col fondatore (approfondendone la conoscenza) il carisma e l'identità comboniana (coltivando la spiritualità specifica del Cuore di Cristo trafitto, del Buon Pastore che dà la vita e della Croce come strada per l'attuarsi della missione…)
  • Crescere nell'integrazione e nel rispetto delle diverse sensibilità di ciascuno vivendo la comunità e 'evangelizzando come comunità', la cornice che permette di trovare l'appoggio psicologico, morale e spirituale necessari.
  • Assumere i principi dell'internazionalità e dell'interculturalità come fondanti per l'oggi della missione e del progetto e della metodologia di evangelizzazione
  • Rivitalizzare e rinnovare servizio all'evangelizzazione nella disponibilità a coinvolgersi in nuovi ambiti e modalità della missione (di frontiera, partendo dai poveri, promuovendo Giust. e Pace, rinforzando presenza in metropoli…).
  • Ponendo la persona così com'è (come faceva Gesù) al centro del processo formativo (non impostata a partire dal 'candidato ideale' ma superando definitivamente formazione anonima, massificata e applicabile a interi gruppi favorendo giusta dialettica di integrazione tra il singolo e la comunità).

La ricerca vocazionale (come religiosi/e o come laici comboniani/e, in questa cornice va condotta dal singolo, col sostegno dell'animatore missionario, a tre livelli:

  • Con se stessi. Allo scopo di una auto-conoscenza che permetta di scegliere con la maggior chiarezza possibile la propria strada.
  • Con Dio. Perché deve assumere un 'volto', deve diventare 'personale' in vista di un dialogo 'faccia a faccia'. L'esperienza di Dio è l'unica motivazione 'assoluta' che alla lunga sostiene l'individuo nel vivere da Comboniano/a.
  • Con l'Istituto. Per favorire - conoscendone pregi e difetti - una vera 'interiorizzazione' del carisma e come viene vissuto nella quotidianità (in progetti di missione, nella vita comunitaria, nell'animazione missionaria ecc.).

Spunti per riflessione personale e condivisione.

  • In base alla tua esperienza, identifica gli aspetti (individuali, famigliari, sociali, ecclesiali…) che rendono difficile a un giovane oggi il processo di ricerca vocazionale e di auto-identificazione.
  • Racconta in quale modo hai cercato fino ad oggi di portare avanti la tua ricerca vocazionale e cosa consiglieresti a chi lavora nell'animazione vocazionale…
  • In base alla conoscenza da te finora avuta, condividi ciò che ti attrae dei Comboniani/e e ciò che secondo te rende difficile una scelta di seguire la proposta di vita comboniana (come vedi i Comboniani/e?).
  • Condividi in quale modo Dio si è fatto sentire finora nella tua vita e che posto occupa la sua Parola nella tua ricerca vocazionale.
  • Essere comboniani oggi in Europa: realtà e sfide

    Il rapporto tra Missione ed Europa dal Vaticano II ad oggi è profondamente mutato.

    Due domande : Cosa significa oggi 'missione'? e "Cosa significa essere missionari in Europa? (Per i 'professionisti' della missione e per ogni cristiano).

    Premessa. Concetto di 'Missione' radicalmente cambiato (a livello teologico, ecclesiale, storico-geografico e metodologico):

    • un tempo unidirezionale, da Europa Xana ai non-cristiani e missionari truppe d'avanguardia per esportare il vangelo e la civiltà occidentale (euro-etno-centrismo con l'Europa luogo di ritorno per rifornimenti umani e pecuniari e missionari a braccetto di esploratori, colonizzatori, governi…)
    • a un' Europa che sta perdendo il riferimento al 'RELIGIOSO' (intrinseco invece alle società in Africa!), che mostra indifferenza se non opposizione a pretese 'missionarie' ritenute fuori tempo e soppiantati da neo-colonialismo e liberismo economico secolarizzati e laici, non più bisognosi di supporto religioso.
    • Più che di ateismo militante (come un tempo…) si nota la scomparsa progressiva di Dio dall'orizzonte della coscienza sociale (rifiuto inserimento radici cristiane nella Costituzione…) come pure nei singoli che esperimentano (spesso anche chi crede) una frattura sempre più totale tra la vita e la fede!
    • Da questo è nata la Redemptoris Missio con le strategie di prima-evangelizzazione, nuova evangelizzazione e ri-evangelizzazione.

    Missionari di ritorno. In tale contesto chi ritorna dalla missione si trova spiazzato.

    • Partito da comunità cristiane vive e abituato a ritrovarle tali vede realtà di indifferenza e scarso interesse per quanto vorrebbe raccontare
    • Spesso in parrocchia viene ritenuto elemento di disturbo più che un vero membro della comunità che vive la sua fede altrove inviato proprio dalla sua comunità di origine.
    • Gli viene fatto capire che ormai sono le parrocchie come tali a progettarsi e portare avanti eventuali progetti missionari… gli si risponde "tu sei stato via troppo… non riesci a capire la nostra realtà…"!
    • Prende paura di un contesto sociale generale così complesso e a-religioso che non trova più il linguaggio adatto a comunicare ciò che ha vissuto.
    • Di conseguenza si rifugia da parenti e amici o tra le mura sicure di qualche casa del proprio Istituto da dove spera di poter ripartire per la missione…

    Questo manifesta una svolta epocale:

    • I missionari scoprono un'Europa 'idolatra' più che senza Dio. L'idolo da adorare è il libero mercato e gli dei da adorare denaro e potere. Serve di queste divinità sono la pubblicità e il mondo dei media in genere. A questi dei vengono sottoposti popoli e culture (globalizzazione del mercato). "Non potete servire Dio e mammona".
    • I missionari assistono in diretta (e conoscono i motivi…) ai flussi migratori che tanto disappunto creano in Occidente… in tempi non sospetti predicevano il fenomeno… quando ancora si era in tempo per promuovere iniziative legislative e creare retroterra utile a non lasciarsi travolgere dal problema… ma le istituzioni e i politici sono interessati ad accaparrarsi voti e sedie!
    • I missionari 'di ritorno', per la fede cresciuta nel sud del mondo e per i flussi migratori che la riportano da noi, si rendono conto che è già cominciata la 'missione alla rovescia' … sono chiamati perciò a farsi ponte tra la Chiesa italiana e i gruppi di immigrati. La società europea va sfidata a fare spazio in modo dialogico e non conflittuale alla trasformazione del tessuto sociale in atto.

    Come essere missionari in Europa oggi?
    L'evolversi sempre più accentuato verso una società globale multi-etnica-culturale-religiosa laddove prevalgono atteggiamenti individualisti, spinte a un liberismo selvaggio e deregolamentato e un relativismo assoluto (come denunciato dal papa che vede in ciò una leva per fomentare integralismi vari…) i comboniani, collaborando con la Chiesa locale, devono:

    • rendere l'Animazione missionaria vera 'attività di evangelizzazione e di formazione'. Non più solo raccolta di soldi a seguito di giornate missionarie e racconti strappalacrime. Stimolo alle nostre parrocchie a farsi davvero missionarie (Il Convegno di Palermo 10 anni fa che parlava di 'passaggio da una 'Pastorale di conservazione e di gestione dell'esistente a una di 'missione' che richiede dinamiche e metodi pastorali nuovi e diversi).
    • Riportare qui il 1° annuncio! Che non nel mercato ma in Cristo e nei valori da lui proposti si vive una vita pienamente realizzata! Rimpiazzare con la speranza l'ateismo pratico che fonda l'auto realizzazione sul consumismo sfrenato e sugli egoismi che ne seguono (volere tutto e subito, qui e ora ecc…). Mentalità che travolge anche il mondo degli immigrati.
    • Introdurre cammini formativi per laici, scuole di preghiera, corsi biblici ecc… che insegnino coniugare fede, vita cristiana e impegno sociale promuovendo carismi e ministeri laicali (in Asia 70 diversi ministeri ecclesiali).
    • Puntare sulla formazione di Piccole comunità cristiane in cui i singoli si sentano accolti, ascoltati e abbiano un ruolo da giocare (diakonie e pastorale liturgica, missionaria, matrimoniale, anziani, famiglie,giovani, riconciliatori ecc…).
    • Dar vita a un cammino catecumenale per chi proviene da altre nazioni dove questo si pratica come metodo ordinario per che desidera accostarsi alla fede.
    • Proporre e lasciarsi guidare da quella libertà da legami istituzionali o politici, economici ecc. che dà lo spirito profetico per l'annuncio-denuncia di situazioni di corruzione, sfruttamento, ingiustizie nei confronti dei più deboli.
    • Favorire il dialogo ecumenico e ogni iniziativa che aiuti l'inserimento di chi viene a cercare di vivere senza secondi fini. Per far questo si rende sempre più urgente per educare noi stessi alla conoscenza, all'incontro con altre tradizioni religiose chiarificando meglio la ns. identità.

    In termini ecclesiali dobbiamo sfidare le parrocchie a far proprie le istanze menzionate; come singoli, come famiglie e come gruppi d'impegno dobbiamo combattere il 'peccato strutturale' denunciato di nuovo da Benedetto XVI. Come? Sforzandoci di assumere uno 'stile di vita alternativo', facendo scelte concrete ('facendo rete' come oggi si dice per esercitare le pressioni necessarie sulle istituzioni! Adottando consumo critico, commercio equo e solidale, l'uso di banca etica…,). Ci sono ormai pubblicazioni a non finire che con chiarezza e semplicità ci aiutano ad assumere tali stili di vita, e al tempo stesso a formarci a capire i meccanismi che regolano le transazioni finanziarie delle banche, i giochi di borsa, il funzionamento dei mercati ecc. Anche tutto questo è preparazione alla missione.
    Nei gruppi missionari (almeno in quelli ma anche tutti gli altri ...) si deve aggiungere alle tradizionali iniziative estemporanee, un'attività intensa di formazione e qui sintetizzo almeno tre elementi su cui far leva per rendere più efficace il nostro impegno: "Convertitevi e credete al vangelo" Mc. 1, 15 in Avvento:

    1. Cercare un nuovo linguaggio di annuncio di Dio facendoci aiutare dalla memoria delle vittime, oggi presenti in mezzo a noi, che hanno storie di incredibile sofferenza e umanità da raccontarci! Come Chiesa offriremmo così all'Europa post-moderna un nuovo linguaggio su Dio e la sua presenza.
    2. Al fattore economico (giochi di borsa, prezzi, traslazioni di denaro tra banche, operazioni di trans-nazionali ecc…) come unico principio interpretativo dei rapporti tra singoli e tra stati dobbiamo porre l'uomo e tutti gli uomini e la loro uguale dignità come valore assoluto perché immagini di Dio !
      L'idolatria del mercato e la cultura dell'economicismo vanno sfidate dalla critica profetica che nasce dal vangelo ancor più che da ideologie varie mostratesi fallimentari.
    3. Lavorare per la costruzione di una 'società aperta', definita teologicamente 'Ecumene delle differenze'. Il sogno cioè di un'Italia ma anche di un'Europa come 'Casa aperta a tutti' in alternativa alla psicosi da assedio e all'Europa fortezza dove regnano discriminazione e intolleranza come molti propugnano! Don Tonino Bello parlava di 'Convivialità delle differenze' viste come ricchezza da gestire e a cui educarsi, invece che come minaccia al nostro benessere e alla nostra opulenza.
      In una dinamica di questo genere anche un ministero di Riconciliazione diventerà necessario, una richiesta di perdono per tutto ciò che storicamente l'Europa ha fatto nel processo d'impoverimento cui ha sottoposto i popoli del Sud del mondo (Il papa precedente lo fece a nome della Chiesa…) e un appello a trasformare in gesto di perdono e di amore quanto vissuto da parte di tutti i popoli crocifissi dalla storia, esattamente sull'esempio di Cristo. In modo che ciò che appare la sofferenza inutile dei perdenti (come quella di Cristo in croce) si possa tradurre in esperienza di librazione per tutti e in risurrezione verso un mondo dove cessino finalmente ingiustizia e oppressione.

    Spunti di riflessione per condivisione su 1° intervento

    1. Comboni fu fedele ai propri principi fino alla morte e affrontò le sfide del suo tempo senza mai tirarsi indietro. Cosa insegna tutto ciò a chi considera oggi la scelta comboniana?
    2. Condizioni geografico-ambientali micidiali, rischio di dipendenza dalle potenze coloniali del tempo, scarsità di mezzi e personale caratterizzarono l'opera missionaria di Comboni… quali ritieni siano invece oggi le maggiori sfide (ambientali, sociali, economiche, politiche, culturali ed ecclesiali) che deve affrontare l'attività di evangelizzazione 'ad gentese' e chi sceglie di impegnarsi in essa come comboniano/a?
    3. Comboni ebbe l'assoluta convinzione che la sua opera rientrasse pienamente nel Piano di Dio e fosse guidata dalla 'Provvidenza'. Cosa insegna questa fede a chi considera oggi la possibilità di farsi comboniano/a?

    Spunti di riflessione e condivisione sul 2° intervento

    1. Secondo te per quali ragioni la sensibilità e l'impegno missionario delle parrocchie e della chiesa italiana in genere è diminuito rispetto al passato?
    2. Cosa possono fare concretamente (che iniziative devono assumere) Istituti Missionari come i Comboniani/e a evitare il rischio di diventare irrilevanti e a rilanciare la sensibilità per la missione e le vocazioni missionarie?
    3. Il recente Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona ha mostrato una chiesa italiana alquanto involuta, centrata sui propri problemi e preoccupata per la propria auto-conservazione. Quali sono i motivi e cosa si può fare come Istituti missionari per aiutarla a superare questa tendenza a chiudersi in se stessa?

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