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Vent' anni di Memoria e di Vita Nuova

       la vita e le lettere 
La vita è bella e sono contento di donarla..

  In queste pagine potrete trovare: 

- una biografia di Ezechiele (Lele) Ramin 

- un'ampia serie di lettere scritte nel corso della sua vita ad amici e familiari

- una riflessione sulla sua personalità e i suoi riferimenti

- bibliografia

- una poesia di un giovane, dedicata a p. Lele

- un articolo su Lele e il Brasile di oggi, realizzato da una classe di 1superiore

 

Nel sito ci sono varie veglie di preghiera ispirate alla figura di p. Lele:

Va' e libera il mio popolo

Chiamata e risposta

Provocazioni dai testimoni e dal Vangelo di Matteo

 

Links su Ezechiele:

- una testimonianza dal Brasile

- una biografia dell'associazione Terzoincomodo

Visita il Movimento Sem Terra in Brasile!

Il 24 Luglio 1985 a Cacoal veniva ucciso p. Ezechiele (Lele) Ramin, missionario comboniano. Aveva 32 anni. Martire della carità lo ha definito Papa Giovanni Paolo II, qualche giorno dopo la sua morte. La sua uccisione è da attribuirsi alla sua azione in difesa degli Indios Suruì e dei lavoratori della terra nello Stato di Rondonia (Brasile). 

Ezechiele (Lele) Ramin nasce a Padova nel 1953. Studia al collegio Barbarigo dove prende coscienza della miseria in cui viveva una gran parte dell’umanità. Per questo organizza, sempre a Padova, il gruppo locale di “Mani Tese” e porta a termine diversi campi di lavoro per sostenere dei microprogetti. In questo ruolo lo troviamo a Monselice e a Montagnana nel ’71 e ’72. 

Alla fine di quell’anno, decide di entrare tra i missionari comboniani. 

Si forma a Firenze-Venegono (Va)-Chicago e fa delle esperienze pastorali tra gli indios del Sud Dakota e un lungo periodo nella Bassa California Messicana. 

Dopo l’ordinazione, deve fermarsi in Italia alcuni anni prima di raggiungere il Brasile il 20 gennaio 1984, assegnato a Cacoal in Rondonia. Qui si trova immerso nella problematica indigena della ripartizione delle terre, che prese totalmente a cuore fino al giorno del martirio il 24 luglio 1985, per difendere il diritto dei più deboli ad un fazzoletto di terra.

 

Una cosa vorrei dirvi.

E’ una cosa speciale per coloro

che sono sensibili alle cose belle.

Abbiate un sogno.

Abbiate un bel sogno.

Seguite soltanto un sogno.

Il sogno di tutta la vita.

La vita che è un sogno è lieta.

Una vita che segue un sogno

si rinnova di giorno in giorno.

Sia il vostro un sogno che miri a rendere liete

non soltanto tutte le persone,

ma anche i loro discendenti.

E’ bello sognare di rendere felice tutta l’umanità.

Non è impossibile…

 

un disegno di p. Lele

Approfondisci il sogno di Lele: Terra per tutti!

- Leggi nei nostri testi di approfondimento il documento di Giustizia e Pace Vaticano sulla Redistribuzione della Terra

- Leggi una forte catechesi sulla Terra e la Bibbia.

 

Ma c'è qualcosa di più. Dalla mia esperienza personale e da quanto vivo nella città di Padova, sua città natale e luogo dove si è formato, è stato consacrato sacerdote e dove riposa il suo corpo, posso testimoniare che è punto di riferimento nella riflessione vocazionale di tanti giovani e che la sua memoria è viva in tante persone e in tante associazioni. In alcuni periodi , quotidianamente, per i motivi più svariati, il suo nome ritorna nelle nostre conversazioni. I familiari sono invitati spesso in varie parti d'Italia a parlare del loro fratello Lele sia durante celebrazioni religiose che in assemblee e gruppi di giovani. La sua tomba è visitata da vari giovani.


La personalità e i riferimenti di p. Lele:

 

Nel suo modo di agire  trapela un aspetto importante della personalità di Ezechiele:

un giovane che sentiva l'urgenza e la necessità dell'azione, ma anche era affascinato dallo studio e dava priorità alla conoscenza e all'analisi per programmare e dare efficacia all'azione.

A Cacoal Ezechiele si è trovato a  navigare tra questi scogli: una situazione sociale incandescente che richiedeva scelte coraggiose, una comunità di confratelli che seguiva con apprensione i suoi impeti di generosità e dedizione, una determinazione assoluta in lui di dare tutto se stesso agli altri.

Tra le sue letture giovanili un autore lo aveva attratto: Dietrich Bonhoeffer, il teologo protestante che aveva militato nella resistenza antihitleriana e le cui lettere dalla prigione (Resistenza e resa, Bompiani 1969) aveva tenuto a lungo sul tavolino quando era studente di teologia a Firenze. La categoria bonhoefferiana dell'esistere-per-gli-altri aveva orientato fin da allora tutte le sue scelte: la prospettiva della morte violenta era inscritta tra le possibilità del suo percorso esistenziale. 

In almeno tre lettere dell'ultimo anno di vita affiorano presentimenti della sua morte: "Chissà se vi rivedrò ancora", scrive a suor Giovanna e suor Liliana e ripete ai fra­telli Paolo e Antonio. 

Aveva espresso più volte il desiderio di dare la vita per i poveri, per i fratelli a cui il Signore lo mandava: sia perché, evangelicamente, perdere la vita per gli altri significa ritrovarla, sia perché era convinto che tutto quello che la semente patisce, lo patisce anche chi semina. Oltre che scriverlo lo aveva proclamato nella sua prima omelia a Cacoal: bramava avventurarsi in una missione senza rete di protezione o calcolo di prudenza: è estremamente difficile stabilire dove finisce la prudenza e iniziano l'arrendevolezza e la viltà.

 

Ezechiele era fiero di servire una Chiesa che aveva fatto la scelta preferenziale per i poveri, che promuoveva le comunità di base e si riconosceva nella teologia della liberazione. Il mondo latinoamericano lo affascinava da sempre: "Mi sento in sintonia con le sue angustie e le sue grandi speranze". 

Quando finalmente vi si inserì, si schierò a fianco di quelle realtà che caratterizzavano la Chiesa brasiliana come "tutta un' altra cosa" a confronto con la Chiesa italiana: le comunità di base che promuovevano la crescita integrale della persona, i senza terra che lottavano per il riconoscimento dei propri diritti, gli indios che resistevano all'invasione del loro habitat indispensabile a sopravvivere

 

Aveva fatto sue le parole di Bonhoffer: "Solo chi grida per gli ebrei può cantare il gregoriano". Solo chi alza la sua voce contro l'ingiustizia, può annun­ciare il Vangelo. Denunciando l'ingiustizia era però consapevole di ri­schiare la vita: sapeva bene che "non si può difendere i poveri e salvar­si", ma sapeva anche che non poteva non difenderli senza tradire la propria vocazione, il patto che aveva stipulato con loro.

 

Ezechiele era consumato dall'ansia per la giustizia, dalla propria impotenza di fronte all'ingiustizia: "Fa male al cuore vedere tanta ingiustizia e sapere di poter fare così poco". La giustizia era per lui una ragione sufficiente e necessaria per vivere e per morire. Perdere la vita per la  giustizia era la più alta testimonianza della propria fede, della "sequela" di Cristo morto su un patibolo per salvare gli altri, e del proprio amore per gli oppressi. Nell'ultimo secolo la maggior parte dei martiri è morta non per testimoniare la fede, ma per difendere e testimoniare i valori della libertà e della giustizia con loro.

 


Bibliografia:

 

 1. Ezechiele Ramin, "Testimone della speranza", lettere dal 1971 al 1985, ed. Rete Radiè Resch

2. "Lele, Creare Primavera", di Ezio Sorio, ed. EMI

3. "Lele martire per la nonviolenza", di Vinicio Russo,ed.CTM

 

Esiste inoltre un film RAI,  'La casa bruciata', bella biografia del tempo brasiliano di p. Lele.

 

"Testimone della speranza" è il titolo del libro curato da Ercole Ongaro e Fabio Ramin, pubblicato dalla Rete Radié Resch di Quarrata (PT). L'autore è p. Ezechiele Ramin stesso. Il libro infatti, introdotto da un profilo biografico di Ercole Ongaro, raccoglie sue Lettere e Scritti dal 1971 al 1985. Sono 98 testi indirizzati ai Genitori, familiari, Superiori, confratelli, amici e associazioni. Sono presentati divisi in tre sezioni: 7-80  In cammino verso il sacerdozio; 80-83  Missione in Italia; 84-85 Missione in Brasile.

E' l'uomo Ezechiele, che si presenta in tutta la sua normalità e che avanzando nella realizzazione della chiamata missionaria, entra dentro il mistero dell'umanità povera, sfruttata e si sente inviato proprio a questa umanità per farle dono della propria vita. Un 'normale' testimone della speranza; forse proprio per questo amato, ricercato come modello imitabile.

Il libro (176 pagine, 5 euro) è reperibile presso i Missionari Comboniani di Padova - tel. 049 - 875 15 06 E-mail: gimpadova@giovaniemissione.it - e presso Fabiano Ramin - tel. 049 - 62 31 31 -

 

"La vita è bella e sono contento di donarla".  

manifesto commemorativo per il primo anniversario del martirio

La memoria viva di un modello imitabile.

Sono trascorsi ben più di quindici anni dalla sua uccisione in Brasile, e il ricordo di p. Ezechiele (Lele) Ramin è stupendamente vivo. E' stato ricordato a Padova con una commovente celebrazione Eucaristica, nella sua Chiesa di S. Giuseppe e con la presentazione del libro:

  Ezechiele Ramin. Testimone della speranza  Lettere e scritti dal 1971 al 1985. Curato ad Ercole Ongaro e da Fabiano Ramin, questo nuovo lavoro attorno alla figura di p. Lele ci permette di cogliere nella sua normalità di giovane, la lucidità per leggere dentro la propria vita e dentro la situazione dell'umanità e per decidere di essere dalla parte dei poveri, degli oppressi, ad ogni costo. Il costo è stato la vita. La citazioni di alcune sue frasi ci permette di sentirne la forte tempra, la coraggiosa decisione e la grande fede.

"Qui molta gente aveva terra, è stata venduta. Aveva casa è stata distrutta. Aveva figli, sono stati uccisi. Aveva aperto strade, sono state chiuse. A queste persone io ho già dato la mia risposta: un abbraccio".

"Ho la passione di chi segue un sogno Questa parola ha un tale accoramento che se la raccolgo nel mio animo, sento che c'è una liberazione che mi sanguina dentro.. Non mi vergogno di assumere questa fratellanza. Uomini buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono fedeli. Noi siamo nel linguaggio del Signore".

"Amo molto tutti voi e amo la giustizia. Non approviamo la violenza, malgrado riceviamo violenza. Il padre che vi sta parlando ha ricevuto minacce di morte. Caro fratello, se la mia vita ti appartiene, ti apparterrà pure la mia morte".

"Dopo che Cristo è morto vittima di ingiustizia, ogni ingiustizia sfida il cristiano".

"Sto camminando con una fede che crea, come l'inverno, la primavera. Attorno a me la gente muore, i latifondisti aumentano, i poveri sono umiliati, la polizia uccide i contadini, tutte le riserve degli Indios sono invase. Con l'inverno vado creando primavera. I miei occhi con fatica leggono la storia di Dio quaggiù". La croce è la solidarietà di Dio che assume il cammino e il dolore umano, non per renderlo eterno, ma per sopprimerlo. La maniera con cui vuole sopprimerlo non è attraverso la forza né col dominio, ma per la via dell'amore. Cristo predicò e visse questa nuova dimensione. La paura della morte non lo fece desistere dal suo progetto di amore. L'amore è più forte della morte".  

"La vita è bella e sono contento di donarla.".  

    una poesia di una giovane del GIM, Rosanna:

 

A PADRE LELE

 

Mi sono innamorata del tuo sorriso

dolce e sognatore

e vorrei poter accarezzare quella collana

colorata dal sole brasiliano

quasi un rosario sempre con te.

 

Padre Lele,

eri vita pregna di forte speranza

vita scartata, persa, ammazzata,

eppoi risorta, divenuta testata d’angolo

nel cuore di un popolo

che ancora lotta per una terra

in cui poter gettare semi di giustizia

per vederli presto fiorire

senza più spine sui volti…

 

Padre Lele

giovinezza e vivacità evangelica

mani spalancate per fare causa comune

oppresso tra gli oppressi…

Ho visto i tuoi pantaloni di quel giorno

con le macchie di sangue

ancora appiccicate

a rendere la memoria più sudata e più vera.

 

Aiutaci Lele

ad indossare i tuoi pantaloni e la tua collana

anche se piccoli tra piccole paure

per poter andare oltre i confini

ed abbracciare la croce degli ultimi

mettendo la nostra in tasca.

Il grido di dolore di voi martiri sorridenti

è l’urlo della Partoriente

e all’orizzonte si scorge la Madre allattare

tenera ed eterna…

la Pace!

 

(5-6 novembre 2003)

Rosanna

 

 

BRASILE: LA TERRA DEI SENZA TERRA

Vent’anni fa moriva in Brasile padre Ezechiele Ramin, (Lele), un giovane missionario padovano, che aveva preso le difese degli Indios e dei contadini minacciati e cacciati dalle loro terre. Era il 24 luglio 1985 e mentre tornava da una ricca fazenda, dove si era recato per dissuadere i contadini dall’impugnare le armi, veniva assassinato dai pistoleiros, mandati dai latifondisti.

Sono passati 20 anni d’allora ma il ricordo di Padre Lele è ancora vivo, e ne parliamo con un altro missionario comboniano, Dario Bossi, che come Padre Ramin è vissuto in Brasile, anche se, come ci tiene a precisare, ha operato in una realtà completamente diversa, non tra i contadini senza terra, bensì tra i meninos de rua e in un carcere minorile a San Paolo.

 

- E’ cambiata la situazione in Brasile da quando ha operato Padre Ezechiele Ramin?

No, e dal punto di vista ambientale è addirittura peggiorata. I latifondisti che sono l’1% della popolazione detengono il 44% delle terre coltivabili, e il 62% di questi grandi ranches sono improduttivi. Nello stesso tempo 4,8 milioni di contadini non hanno accesso alle terre. I latifondisti spesso non hanno convenienza a coltivarle e le lasciano improduttive oppure le utilizzano solo come pascolo. Il Mato Grosso, termine che significa “grande foresta” è ora pascolo. Per due giorni e mezzo di viaggio, da San Paolo a Porto Velho, capitale della Rondonia, lo stato dove è vissuto padre Lele, non vediamo altro che pascoli, pascoli e pascoli, tutti delimitati da filo spinato per evitare che i contadini vi accedano. Per questo c’è un continuo conflitto tra latifondisti e contadini, ma anche tra Indios e contadini, perché i contadini, non avendo terre dove stanziarsi, sono costretti a spostarsi verso la foresta disboscandola, e danno così origine a una vera e propria guerra fra poveri.

 

- Ma quindi come si può risolvere questo problema? Non c’è nessuna via di uscita?

Certo nelle leggi della Costituzione c’è scritto che le terre non utilizzate possono essere espropriate. Ma questa legge non è mai stata messa in atto, perché lì è il latifondista, cioè il ricco, ad avere il potere. (questa risposta sarebbe da approfondire un po’…)

 

- E di quali strumenti si avvalgono i contadini per far valere il loro diritto alla terra?

Hanno fondato verso i primi anni ’80 l’MST, il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra, di cui fanno parte 150mila famiglie, che cercano di far conoscere attraverso un loro canale radio (è più giusto: attraverso molti strumenti popolari, come emittenti radio locali gestite dalle comunità rurali),  le loro rivendicazioni e manifestano contro i latifondisti perché vengano rispettati i loro diritti. I Sem Terra si battono per l’applicazione della riforma agraria attraverso l’esproprio delle terre. Ma in molti casi i latifondisti e la polizia militare usano la violenza per espellere le famiglie dalle terre occupate. Negli ultimi 10 anni sono state uccise in questo modo più di 1000 persone, e gli assassini sono rimasti nella maggior parte dei casi impuniti. L’anno scorso sono state uccise 32 persone.

 

- Quello della terra è il problema più grave di cui soffre il Brasile a suo parere?

Non so se sia il più grave, ma la mancata riforma agraria è all’origine di un altro grosso problema: i contadini senza terra negli ultimi decenni si sono riversati a milioni nelle periferie delle megalopoli come San Paolo, con 18milioni di abitanti, dove sopravvivono in condizioni di degrado e di disperazione che non è possibile immaginare.

 

- Padre, lei ha conosciuto Ezechiele Ramin?

No, ma in Brasile tutti sanno chi è, perché la sua storia è raccontata attraverso canzoni popolari, ricordata dalle comunità cristiane di base (intitolate a lui), divulgata da tutti i testimoni che l’hanno incontrato di persona: in questo modo tutti sanno quello che ha fatto per la causa dei più poveri e la sua morte ingiusta.

 

- Ritornando al discorso di prima, ora che c’è Lula al governo è cambiato qualcosa?

Sembra ovvio dire di sì: in effetti quando Lula, un presidente operaio, è stato eletto in tutto il paese c’è stata una gran festa. Ma, paradossalmente, per quanto riguarda la riforma agraria, finora ha fatto quasi di più il governo precedente quello del presidente Cardoso. Il fatto è che Lula si muove tra mille difficoltà (meglio: è vincolato da interessi di gruppi molto potenti) e deve cercare di non scontentare troppo i ricchi latifondisti, le multinazionali e gli investitori stranieri. Così la riforma agraria procede molto, troppo lentamente.

 

- Padre Dario, lei è pessimista riguardo al futuro?

No, nonostante la grande povertà e la disperazione delle favelas, in Brasile si sente anche una forte carica utopica. I Sem Terra sono un movimento forte, pieno di speranza e di entusiasmo, che per riuscire a realizzare i suoi giusti obiettivi, ha bisogno anche di tutto il nostro sostegno.

 

 

Elaborato della classe IC, I..I.S. “E.U.Ruzza”

Insegnante Adriana Ferrarini

 

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Lele in una comunità mentre si prepare un pasto