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São Paulo, 13/05/2002
Carissimo,
ti invio questo messaggio prima che sappiate il suo
contenuto da altre fonti. E lo invio soltanto a te perché non
vorrei che fosse aperto dai ragazzi. Poi tu lo estenderai ai nostri
fratelli e sorelle come crederai meglio. Insieme deciderete se,
come e in che misura far partecipi i nostri genitori. Vedrai che
probabilmente, se fatto nel modo giusto, potrete condividere tutto
con loro.
Niente di male e di cui preoccuparsi. Solo una storia che
fa parte del mio lavoro missionario.
Venerdì sera sono stato arrestato e trattenuto durante la
notte ad una stazione di polizia. Stavo partecipando ad
una azione
di occupazione (il sistema la chiama "invasione") di un
edificio pubblico abbandonato, insieme al Movimento per l'Abitazione
Popolare ed altri Movimenti Sociali affini (Senza-Tetto, ecc.) della
città che lottano per
il diritto alla casa. Eravamo più di mille persone, nel cuore della notte, 13
pullman e molte macchine, in pochi minuti più di 700 stavamo dentro
l'edificio di quattro piani con la polizia che arrivava e
assisteva senza poter fermare l'occupazione. Gli altri, fermati per
un po' là fuori, entrarono poi per una porta laterale! Nello stesso
momento avvenivano altre otto occupazioni in varie parti della città.
Un'enorme organizzazione durata mesi e mesi. L'obiettivo principale
era fare pressione sul governo statale e federale per la questione
delle case popolari. Da tempo non c'é più investimento pubblico in
questo settore. Solo promesse vuote. La Chiesa dà il suo appoggio
logistico (riunioni, materiale, ecc.) e, al momento
dell'occupazione, la presenza dei preti incoraggia molto la gente e
serve da scudo in caso di conflitto con la polizia. Prima
di partire abbiamo pregato tutti insieme per chiedere forza e
protezione a Dio. Eravamo cinque preti presenti, ma solo io ero
entrato nell'edificio, oltre a vari nostri seminaristi. Sai, quella
fiumana di gente che si estendeva per la strada e entrava
nell'edificio mi fece pensare all'attraversata del Mar Rosso in
un'altra notte di liberazione di molto tempo fa... Bene, io con
altri organizzatori restammo all'entrata per assicurarci che non
succedesse niente. In quel momento mi é venuto in mente di battere una
foto, da dentro l'entrata, della polizia schierata nella
via davanti all'edificio. Solo in parte ingenuamente... Mi capisci.
Un sergente mi si lancia contro e mi prende per la maglietta per
tirarmi nella strada e prendermi la macchina. Grida tutto esaltato
se sono credenziato a fare foto, ecc. ecc. Io resisto e cerco
di salvare la mia macchina. Vengono altri tre poliziotti per
trascinarmi fuori ma riesco e resistere un po' finché posso gettare
la macchina nelle mani di uno dei nostri ragazzi. Mi arrendo e mi
mettono le manette con i miei occhiali rotti in mano.
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Gridano, mi
insultano e dicono che io ho aggredito la polizia! Mi fanno entrare
nel retro di una macchina della polizia e via verso la stazione. Mi
sento un po' acciaccato ma sono tutto intero. Solo qualche
escoriazione, il braccio che mi fa male e le manette che mi
stringono e tagliano i polsi. Non avevo mai provato questa
sensazione! Un po' di paura che nel cammino magari possano prendere
un'altra strada e picchiarmi o mettere nella mia borsa, che mi
avevano strappato, un'arma o della droga (queste cose succedono
sistematicamente con la polizia che ci ritroviamo). Ma avevano già
un dubbio che potevo essere un prete... Qualcuno l'aveva gridato al momento dell'arresto.
Arriviamo alla stazione e mi lasciano altri dieci minuti là dietro
mentre confabulano con la poliziotta capo della stazione (non so
come si dice; mia fortuna che era una donna). Cerco di non perdere
le lenti degli occhiali che sono uscite dalla loro sede. Mi fanno
uscire e mi tirano le manette chiedendomi se sono davvero un prete.
Dico che voglio chiamare il mio avvocato. Grazie a Dio abbiamo
accesso a avvocati dei Diritti Umani. Chiamo la Valdênia, avvocata del nostro Centro
di Diritti Umani e amica personale. É circa l'una di notte. La
capo-stazione dice che non sa cosa fare, che é nuova e non ha mai
visto un caso così! Va a telefonare a superiori per ricevere
ordini. Un poliziotto mi fa cenno di uscire per parlare con me.
Dico che resto lì, se vogliono possono parlare. Volevano già
cercare un accordo, magari chiedermi di andarmene tranquillamente.
Cominciano a capire che hanno fatto una cazzata a prendere un prete.
La polizia ha già la fama di essere violenta e arbitraria. Lo stato
non riesce a ridurre i tassi di criminalità in generale e di
corruzione della polizia. E siamo in anno elettorale!... Lo stato
non vuole questa pubblicità. Il poliziotto che mi ha aggredito ha
paura di soffrire misure disciplinari. Poi vogliono che vada
all'ospedale per il referto medico (prove fisiche...). Dico che con
i poliziotti io non vado, mi hanno già picchiato una volta! La capo
offre un segretario per accompagnarmi... ma preferisco aspettare
l'avvocata. Questa arriva verso le due con un altro avvocato già
conosciuto e il leader maggiore dell'occupazione che é amico e di
una nostra comunità. Mi sento al sicuro. Questa gente ha
un'esperienza fantastica di lotte popolari. Ne ha viste di
situazioni! Subito i poliziotti chiedono di parlare e fare un
accordo. Per farla breve... dopo due ore di trattative in varie
direzioni, decidiamo firmare un verbale che esenta sia me che la
polizia di qualsiasi ulteriore azione penale. "Io stavo sul
marciapiede davanti all'edificio e, sembrando uno dei dirigenti
dell'occupazione, sono stato invitato e seguire i poliziotti alla
stazione per delucidazioni." Più o meno così. Era arrivata
una troupe televisiva per intervistarmi ma non ho accettato come
parte dell'accordo. Il poliziotto si preoccupò molto che potessero
mostrare i segni sul mio corpo, anche se non molto significativi.
Per noi l'obiettivo principale era già raggiunto: dar
maggior risalto al movimento popolare attraverso l'arresto di un
sacerdote (sulla scena c'era un fotografo del maggior giornale del
paese che batteva foto! Poi é arrivato anche lui alla stazione
perché gli hanno rotto la macchina e il poliziotto, lo stesso, si
é ferito un dito nel conflitto!). E la polizia ne usciva senza
maggiori conseguenze. Arrivarono a implorare la nostra comprensione.
Verso le 4 del mattino stavamo conversando tranquillamente e
anche ridendo insieme. Il poliziotto di nome Giusti, di origine
italiana, si dice cattolico e che ora ha un problema di
coscienza per aver aggredito un prete! Lo perdonerei? Dico che ci
penso su. Lui non deve rispettarmi perché sono un prete ma perché
sono un cittadino, un essere umano. Lui deve rispettare
le persone indipendentemente dalla funzione o dalla classe
sociale. Abbiamo discusso abbastanza. La capo-stazione dice che
sarebbe contenta di aiutare i nostri bambini poveri nella periferia!
Con una stretta di mano generale e le proteste di perdono sincero al
poliziotto, lasciamo la stazione. Sento ancora abbastanza
dolore nel braccio e in varie parti ma sto bene. Torniamo al luogo
dell'occupazione e sono ricevuto come un eroe. Tutti vengono a
complimentarmi e chiedermi se sto bene. Vogliono sapere com'é
andata. La polizia se n'era andata. Veniamo a sapere che tutta la
polizia si era ritirata non molto tempo dopo il mio arresto.
Dall'alto c'era stato qualche ordine di evitare a tutti i costi
altra violenza. Rimango ancora fino alle sei bevendo caffè e
parlando. Poi vado a casa perché ho un giorno di lavoro davanti.
Ieri, domenica, sono tornato là a celebrare con loro per la
giornata della mamma. Dico alla gente che per me é stato un onore
essere arrestato in nome della loro lotta. Che non merito
l'attenzione perché sono loro che portano avanti il movimento
giorno dopo giorno. Dico che nella mia borsa c'erano due cose (ma
nessuna arma!): la Bibbia e il cappellino del MST (Movimento dei
Senza Terra). La mia maglietta diceva, citando una canzone molto
conosciuta: "Todo artista tem que ir aonde o povo está" -
ogni artista deve andare dove si trova il popolo - Così pure
il prete deve stare dove il popolo sta, dove la gente povera lotta,
soffre, si organizza, sogna un mondo più giusto e umano. Applausi.
Chiedo che diano un applauso molto più forte a se stessi e al
Movimento. Preghiamo insieme per le mamme che stanno lì (alcune
incinte, altre coi bambini, varie vecchie...) e tutte le mamme che
lottano per la vita non solo dei loro figli ma anche dei figli
degl'altri. Da quella notte la polizia era tornata appena per sapere
se c'era bisogno di qualcosa, se andava tutto bene... I giornali e
la TV riportano i fatti. Parlano del prete arrestato. C'é una foto
su un giornale mentre sono ammanettato. Ricevo telefonate per
dare interviste, e soprattutto di congratulazioni di varie persone,
cominciando col mio provinciale e altri confratelli. Fa piacere.
Nessuno mi ha detto ancora se sono matto o cosa!.. Tutti vogliono
visitare l'occupazione, incluso il nostro vescovo. Durerà fino a
mercoledì. É partita una commissione per negoziare in Brasilia col
governo federale.
Ora vado al consiglio provinciale fino a giovedì. Usate
pure questo materiale come volete ma solo dopo aver in qualche modo
messo a parte mamma e papà. Ricordatevi
che sono molto prudente e non corro rischi inutili.
Ciao, Renato
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p.
Renato Lanfranchi
è missionario comboniano, con
esperienza di animazione missionaria
negli Stati Uniti e di
evangelizzazione nel Nordest del
Brasile, a Fortaleza e São Luís.
Da due anni è formatore dello
scolasticato internazionale di São
Paulo e da un anno membro del
consiglio provinciale del Brasil
Sul. Si occupa
dell’accompagnamento pastorale
delle comunità di base della
periferia di São Paulo e accompagna
vari movimenti popolari, tra cui il
MST e il movimento dei senza tetto.
Raccogliamo
qui di lato una sua testimonianza,
un intervento che ci ha rilasciato
“a caldo” appena dopo uno dei
momenti più delicati passati a
fianco della gente più esclusa. |
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scrivi
03983-140
Pq. Sta. Madalena
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L'AMERICA
LATINA su Internet: una serie di
collegamenti a siti internet che parlano dell'America
Latina nei suoi molteplici aspetti. |
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avere notizie in tempo reale
sul Brasile o su quanto accade nel mondo, clicca qui
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Nella pagina dei Testimoni
della Carovana
della Pace che girerà l'Italia in settembre,
nella parte riguardante Valdênia
Aparecida Paulino, puoi trovare alcuni
documenti di lettura della realtà di San Paolo e
del Brasile:
Rapporto
ONU su diritti civili e politici
(inglese)
Documento
sulla condizione carceraria minorile nella FEBEM a
San Paolo
(file .pdf in inglese)
Análise
de Conjuntura (Abril 2002): studio
dei vescovi brasiliani della CNBB sulle mutazioni
nel panorama sociale, economico e politico del
Brasile di oggi (file .rtf in portoghese da
scaricare) |
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Contesto
generale del quartiere Sapopemba
Popolazione:
Sapopemba è il secondo distretto più grande
nella città di São Paulo e il secondo in densità
demografica: 280.000 abitanti in 13,5 Km². La
popolazione è in buona parte giovane. Le famiglie
sono di bassa rendita: 68% ricevono meno di 350
Euro al mese (il costo della vita a São Paulo è
simile al nostro). 10% delle famiglie non hanno
rendita.
L’indice di disoccupazione è del 21%;
20% delle case ha la sola donna come capofamiglia.
Le famiglie sono addensate in 6.000
baracche distribuite in 32 favelas, di 46.000
abitanti, oppure in grandi gruppi di case
popolari.
Strutture:
Educazione:
dei bambini da 0 a 7 anni, poco più di un quarto
hanno delle strutture a disposizione. Dai 7 ai 14,
il 20% ancora non va a scuola per mancanza di
strutture.
Salute: ci sono nella regione 17 centri di
salute, 1 ospedale e un ambulatorio.
Sport e tempo libero: ci sono 13 centri
sportivi municipali, alcuni dei quali molto
trasandati. Non ci sono parchi né piazze.
Cultura: esiste solo una biblioteca.
Insicurezza:
L’effetto dell’abbandono da parte delle
istituzioni pubbliche è l’insicurezza.
L’assenza dello Stato ha propiziato il controllo
dell’area da parte del crimine organizzato. I
dati delle delegazie di polizia per il 2000 fanno
paura: 189 omicidi, 3445 furti d’auto, 3220
altri furti.
Da sottolineare: la pratica di azioni
illegali da parte della stessa polizia, con
complicità con gli stessi delinquenti, illegalità
e diverse forme di tortura (fisica o psicologica);
la mancanza di vigilanza preventiva, sostituita
con grandi azioni spettacolari con molti mezzi e
persone; la paura e la mancanza di fiducia della
popolazione nei confronti della polizia.
Che iniziative positive
già esistono nella regione?
Sapopemba è sempre
stato un distretto con grande capacità di
organizzazione e partecipazione della società
civile in associazioni e movimenti popolari, per
fare pressione sul potere pubblico e proporre
politiche pubbliche di trasformazione.
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sono stati aperti spazi di attività con bambini
e adolescenti da 7 a 14 anni, offrendo
alternative, formazione professionale e attività
culturali, per togliere i ragazzi dalla strada
-
vari enti filantropici curano aspetti
particolari del mondo dell’esclusione (salute
mentale, handicap, AIDS…)
-
i movimenti popolari, soprattutto
nell’ambito della salute e della casa, hanno
contribuito molto al dibattito per politiche
pubbliche più vicine alla sofferenza della
gente
-
riguardo al tema della sicurezza,
i Centri di Difesa e le Comunità Cristiane di
Base hanno sempre garantito e difeso i diritti dei
cittadini, coscientizzando e denunciando. Le
stesse comunità cattoliche di Sapopemba hanno
deciso che la loro priorità per l’anno 2002 sarà
la lotta contro la violenza.
-
il lavoro di questi anni ha portato a successi
significativi: il Consiglio Statale della
Persona Umana, le Commissioni Parlamentari di
Diritti Umani, i controlli all’interno della
polizia, ecc. Però si tratta di istituzioni molto
lontane dalla gente comune, che nella maggior
parte dei casi non
ne conosce nemmeno l’esistenza. Per
questo nasce il Centro di Difesa dei Diritti Umani
di Sapopemba. |
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