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Sveglia giovane! Tocca a te

Lettera ai giovani sulle orme di Daniele Comboni

Sveglia giovane!

Tocca a te!
di p. Alex Zanotelli

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In vista della canonizzazione di Daniele Comboni, le equipe G.I.M. hanno chiesto a p. Alex una provocazione forte ai giovani a partire dalla celebre Omelia di Karthoum, discorso di donazione totale all'Africa con cui il Comboni si è giocato per sempre nelle braccia del popolo sudanese. 

 

Giovane, jambo!

Che la stessa colomba che Noè spedì dall’Arca in quel diluvio…ti porti questa mia lettera. Stiamo aspettando un nuovo diluvio, è un momento grave della storia umana. Abbiamo fatto la guerra contro l’Iraq. Ne usciamo tutti con le ossa rotte: l’Onu, l’Unione europea, il diritto internazionale…

L’attacco all’Iraq è stato visto dall’Islam come un aggressione al cuore del Dar el Islam, perpetrato dall’occidente Cristiano. Ci attendono nuove crociate, guerre di religione e un incremento di terrorismo e di fondamentalismo.

Questo mondo (di morte!) retto da un sistema economico-finanziario che permette a pochi, il 20%, di papparsi le risorse mondiali; per gli altri rimangono le briciole. Per il 20%  più povero (i miserabili, oltre un miliardo di esseri umani) c’è solo l’1,4% delle risorse mondiali. Costretti a vivere con meno di un dollaro al giorno.

Questo in barba al fatto che ogni vacca europea ha a testa due dollari e mezzo al giorno, e ogni vacca americana cinque dollari. Il nostro è un sistema assurdo che permette a pochi di avere tutto a spese di molti morti di fame. Quaranta milioni di persone muoiono ogni anno per mancanza di cibo, in un mondo dove gli alimenti sovrabbondano e sono buttati via. A Korogocho ho potuto vedere questo degrado in piccolo, con i miei occhi.

E tutto è reso possibile dallo strapotere delle armi: il 20% del mondo può permettersi di consumare in maniera sfrenata perché ha le armi, soprattutto quelle atomiche. Nel 2002 gli Usa hanno speso 500 miliardi di dollari in armi; in più la guerra all’Iraq è costata agli Usa almeno 80 miliardi di dollari. Questo sistema consuma in maniera pazzesca le risorse che abbiamo, sta minando irrimediabilmente l’ecosistema. Molti scienziati pensano che ci restino 50 anni per cambiare, dopo sarà troppo tardi: le future generazioni non potranno sopravvivere.

Se tutto il pianeta terra vivesse come vivono i ricchi avremmo bisogno di quattro terre. E’ un mondo di morte, di peccato.

 

E tu?

Giovane, ti sei accorto che vivi in un sistema di morte? Ti sei mai domandato che cosa puoi fare?

A questa precisa domanda Daniele Comboni, che viveva nel 19° secolo, ha risposto impegnando tutta la sua vita. Tu sai che il 5 ottobre Daniele Comboni verrà proclamato santo. A dire il vero Comboni mi è sempre piaciuto così: un uomo che ha dato la sua vita per l’Africa perché anche allora era il continente crocifisso. Mi piace così Comboni: un uomo in carne ed ossa così simile a noi povera gente che deve sbattersela senza capirci molto, che è stato accusato di tutto ed è morto con il fegato a pezzi a Khartoum (Sudan) nel 1881.

L’avrei preferito senza tante aureole che ce lo possono allontanare. Ma allora perché proclamarlo santo? Cosa significa proclamare santo Comboni nel momento in cui vediamo questo nostro mondo marciare dritto verso la morte? Penso che quest’uomo ora dichiarato santo può essere uno stimolo per te a capire che la vita è bella, quando la doni per qualcosa che vale. Comboni ci riporta alla sequela di Gesù, all’impegno concreto all’azione, che nasce dal Buon Pastore che dà la vita. Ritroviamo tutto questo in quella splendida omelia che Comboni tenne a Khartoum, la capitale del Sudan, nel giorno del suo insediamento (1873).

 

Il primo amore…

E’ stato uno dei discorsi più belli della sua vita. “Il primo amore della mia giovinezza fu per l’infelice Nigrizia” (era la parola latina per indicare l’Africa).

“Il primo amore”… c’è un amore ancora più passionale che quello tra un uomo ed una donna. E’ quell’amore che ti porta a buttare la vita per qualcosa che vale. 

Gesù diceva: Fratello, se la tua vita la tieni a denti stretti, sei già fregato, sei già morto. Ma se tu sei capace di perdere la tua vita, di buttarla… sei vivo! L’amore è questa capacità di perdere la propria vita come ha fatto Gesù, in quella Galilea di disperati, e di buttarla per la sua gente.

Comboni l’ha buttata per l’infelice Nigrizia. Era l’Africa alla vigilia del Congresso di Berlino: un continente pronto per le potenze colonizzatrici, un’Africa dissanguata per tre secoli dalla tratta degli schiavi (Comboni ha lottato tanto contro quella tratta!). Come missionario, sente profondamente che la tua vita ha un significato se è data per chi soffre in nome dell’Abbà (papà) alla sequela di Gesù.

“Il primo amore” della mia giovinezza…. E tu, giovane, cosa te ne fai della vita?

Te la tieni stretta per te? Carissimo, solo il giorno in cui la tua vita la butterai scoprirai la gioia del vivere. Una vita buttata per costruire un mondo che sia altro da quello che abbiamo fra le mani: un mondo dove ogni volto abbia la propria dignità.

 

Una fedeltà per sempre, fino all’ultimo respiro

Il Comboni dopo cocenti sconfitte è rimasto fedele a quel suo primo amore… e tu? Dopo i primi fallimenti hai già mollato tutto? Non ascolti l’immenso grido dei poveri, non t’accorgi dell’immenso clamore degli oppressi, non senti dentro questa passione per i volti?

Comboni dopo le sconfitte è ritornato lì dove aveva lasciato il suo cuore, in Sudan: “Ritorno fra voi per mai più cessare di essere vostro. Il giorno e la notte sempre pronto ai vostri spirituali bisogni; il vostro bene sarà il mio bene, le vostre pene pure le mie”.

E’ questo bisogno di ritorno tra voi che mi ha obbligato a ridiscendere agli inferi a Korogocho e a camminare per 12 anni, per 12 duri anni, con gli esuberi della terra.

E’ stato questo che ha portato p. Daniele Moschetti a fare la staffetta a Korogocho, per ‘esserci’ nei bassifondi della storia.

E’ la scelta di Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace, che dal carcere sta sfidando l’apparato militare della Birmania.

E’ la scelta di Rachel Corrie, pacifista americana: si è lasciata schiacciare da una ruspa israeliana per la difesa dei diritti del popolo palestinese.

E’ la scelta di Matthew Lukwyia, che ha deciso di rimanere nell’ospedale di Lacor (Uganda) per la lotta contro l’ebola, pagando questa decisione coscientemente con la vita.

E’ la scelta di due nostri magistrati, Falcone e Borsellino, di mettere la propria vita a disposizione nella lotta contro la mafia, fino a pagare con il sangue a Palermo.

E’ la scelta della giornalista Ilaria Alpi, che ha pagato con la vita a Mogadiscio la sua volontà di scoprire la verità sul commercio delle armi e il traffico di rifiuti in Somalia.

Carissimo giovane, non ti mancano gli esempi. La vuoi buttare questa tua vita per qualcosa che vale?

 

Come Gesù di Nazaret e le piccole comunità

“Io ritorno fra voi per non mai più cessare di essere vostro”, diceva sempre Comboni. “Il giorno e la notte, il sole e la pioggia mi troveranno egualmente pronto ai vostri spirituali bisogni. Il vostro bene sarà il mio e le vostre pene saranno pure le mie”. 

Comboni era inebriato di Dio e solo quando uno è inebriato di  Dio in carne ed ossa può buttare la propria vita. Un Dio che sogna il suo popolo Israele come società alternativa all’impero e alle città stato, costruite su profonde disuguaglianze e ingiustizie. Questo sogno ha preso corpo e volto in Gesù, il carpentiere di Nazaret che ha solidarizzato con i poveri a immagine di quel Dio che lui chiamava Abbà: il Dio dei poveri, degli ultimi, degli schiavi e degli emarginati.

Ha solidarizzato a tal punto che l’impero lo ha visto come una minaccia e lo ha condannato ad essere crocifisso, una morte riservata agli schiavi e ai sobillatori contro Roma. A quello schiavo crocifisso l’Abbà è rimasto fedele: Gesù è risorto e nel suo nome si rilancia il sogno sulle strade dell’impero. Il Dio che ci ha rivelato Gesù è il Dio della vita, che vuole che tutti i suoi figli vivano.

Giovane, sei disposto a convertirti a questo Dio, il Dio di Gesù? La prima conversione è quella personale. Seguendo questo Gesù, sei disposto a giocarti la vita con i tanti tuoi fratelli condannati a morte?

“Nella vita delle chiese fino ad oggi si è prestata molta attenzione alla dimensione personale - diceva qualche anno fa l’arcivescovo Denis Hurley di Durban (Sudafrica), uno dei giganti nella resistenza contro il sistema dell’apartheid -; è giunto il momento ora di dedicarsi nella stessa misura e possibilmente anche di più alla trasformazione sociale”.

Caro giovane, non è più sufficiente una conversione personale: questa deve oggi diventare conversione sociale, economica, politica, culturale, antropologica. E’ un salto di qualità umana che ti viene richiesto: oggi deve nascere un uomo nuovo, direbbe Paolo, un uomo planetario, direbbe Balducci.

Giovane, devi cambiare un mondo. Per farlo devi cambiare il tuo stile di vita, renditi conto: devi pensare globalmente, ma agire localmente. Ricordati però che non puoi resistere da solo, lo puoi fare solo in comunità alternative all’impero. Appartieni già ad una comunità alternativa? Svegliati! Guardati intorno, sono tante le esperienze di r…esistenza già nate o che stanno nascendo.

 

Perché la vita vinca

“Io prendo a far causa comune con ognuno di voi - concludeva Comboni in quella sua prima omelia a Khartoum - e il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la mia vita per voi”.

Lui, Comboni, la vita l’ha data per l’Africa. E tu? Hai davanti un'Africa dissanguata oggi da 17 conflitti: la guerra in Congo da sola ha fatto quattro milioni di morti. La conseguenza è che l’Africa è un continente in fuga, con milioni di persone che cercano l’accesso al “paradiso” del nord.

Giovane, mi auguro che la santificazione del Comboni ti spinga ad assumere i problemi dell’Africa come tuoi. Hai mille possibilità per aiutarla, dal dono personale della tua vita, all’impegno di far conoscere i drammi di quel continente. I mass media nelle mani dell’impero non ne parlano.

Giovane, che il Comboni sugli altari ti porti ad impegnarti per dare dignità ai milioni di africani che approdano nel nostro paese. Non li possiamo ricevere con una legge razzista come la Fini-Bossi, datti da fare per cambiarla e soprattutto datti da fare perché questi nostri fratelli immigrati si sentano accolti.

So che quello che ti chiedo non è facile. So che comporta una conversione personale molto impegnativa che dovrà poi essere stimolo per una trasformazione sociale nel tuo ambiente di vita ma anche a livello planetario. Solo così renderemo degna la memoria di quest’uomo che oggi veneriamo come santo.

Giovane: che questa lettera ti arrivi portata dalla colombella di Noè o dalla cornacchia del profeta Elia… o spedita dal cielo da quel bravo Daniele… il messaggio è sempre quello: Ragazzo, sveglia! Si tratta di vita o di morte, datti da fare. Fa’ che la vita vinca! Sijambo.

 Alex Zanotelli

Missionario Comboniano

P. Alex Zanotelli 

è un missionario Comboniano che ha vissuto per 12 anni nella baraccopoli di Korogocho in Kenya, dove sono i più poveri fra i poveri, i più esclusi fra gli esclusi. Attualmente è rientrato in Italia, ha scelto di vivere inserito in un quartiere popolare di Napoli e si impegna nell'animazione di gruppi, comunità e associazioni 

in tutta Italia.

Precedentemente era stato missionario in Sudan e per molti anni direttore della rivista Nigrizia. Ancora adesso collabora per questa rivista e lo scorso anno ha curato le riflessioni di  Ormegiovani

 

Leggi le provocazioni di Alex

  Leggi altre pagine degli

scritti di Daniele Comboni

Nel luglio 2003 p.Alex insieme alla Commissione Giustizia e Pace degli Istituti Missionari Comboniani ha redatto una provocazione forte sulla questione degli immigrati:

"Non molesterai il Forestiero"

Per comprendere meglio la situazione del Kenya, paese che ha battezzato p. Alex tra i poveri,

leggi il nostro Speciale Kenya.

p. Alex ha partecipato al

Giubileo degli Oppressi 2002

e parteciperà alla

Carovana della Pace 2003.

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