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Caminando

di p. Mosè Mora dal Perù

Caminando

una riflessione sul ritorno in Perù

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Con grande gioia accompagnamo il cammino di p. Mosè, appena arrivato in Perù.

p. Mosè ha camminato con il GIM in Italia per sette anni:

 

In Missione... anche in Italia

 

ora prova a raccontarci la missione con gli occhi delle periferie peruviane.

 

Leggi altre lettere dal Perù:

Diacono del pueblo di Daniele Zarantonello

Saludos limeños di Daniele Zarantonello

El pueblo de la utopia di p. Daniele

Il Regno che cresce di suor Ida

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E’ da un mese che sono ritornato in Perù e ringrazio il Dio della Vita per questo tempo che mi sta dando per rinascere di nuovo. Oggi più che mai c’è bisogno di saper ascoltare con maggior attenzione le sfide quotidianamente che ci circondano. In questo primo mese di vita, ho avuto modo di ritrovarmi con le tante persone che lasciai qualche anno fa ed è bello vedere come i segni di speranza hanno alimentato il cammino di molte famiglie e comunità. La mia destinazione definitiva avverrà in marzo e per il momento ho l’occasione di conoscere più da vicino il lavoro di alcune delle nostre comunità. Voglio condividere con voi, in sintesi, i volti, le storie e i contenuti che mi hanno accompagnato in questo reinserimento progressivo nella storia peruviana.

 

“Alzati e mettiti al centro” (Mc 3,1-6)

Prima settimana

 

E’ l’invito che Gesù fa all’uomo dalla mano paralizzata e con questo brano del vangelo preso dalla liturgia del giorno, inizia la mia prima settimana caratterizzata dalla riflessione dell’assemblea provinciale intitolata: “La missione ci rinnova”. Il laboratorio sulla missione svolto come tema di formazione permanente ha ripreso il concetto fondamentale del cammino di Gesù. Tutta la vita di Gesù è un cammino: da Betlemme a Gerusalemme. Dal Suo cammino percepiamo otto caratteristiche essenziali per una missione efficace: essere uomini di Dio, lettura e meditazione della Parola di Dio, apostoli ispirati al Buon Pastore, comunità come dono di Dio, evangelizzatori che formano comunità evangelizzatrici, evangelizzatori che formano evangelizzatori, animati per azioni di giustizia e pace in difesa dell’integrità del creato, opzione radicale per i giovani. Con questa prospettiva e con il metodo vedere, giudica e agire si è rivisto il lavoro delle comunità e la prospettiva del prossimo sessennio. La presenza dei 55 confratelli mi ha aiutato a comprendere la potenza della fedeltà della nostra missione… niente male come inizio.

 

“Perché un popolo disorganizzato è una massa con la quale si può giocare, però un popolo che si organizza e difende i suoi valori, la sua giustizia, è un popolo che si fa rispettare”

(Mons. Romero – omelia del 2 marzo 1980)

 

            La seconda settimana è stata caratterizzata da 5 serate organizzate da ADEP (associazione che lavora per la dissuasione di una cultura di pace) sulla Commissione della Verità e della Riconciliazione proponendo cammini per un impegno cristiano. A questo proposito vorrei indicare il libro pubblicato dall’EMI (Gianni Di Bella – Perù: verità e riconciliazione. Dal tempo della vergogna al patto tra società e stato). Con la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti smisero di sostenere i regimi autoritari in Sudamerica. A livello continentale gli effetti devastanti prodotti dalla grave crisi economica degli anni ’80 e l’incapacità dei militari di elaborare una adeguata politica economica anticrisi, convinsero i vertici delle forze armate ad abbandonare il ruolo politico e a rientrare nelle caserme.

 

            Un caso unico e sotto molti aspetti 'anomalo' è rappresentato dal Perù. Qui il ritorno alla democrazia significò di fatto l'inizio di quella devastante e terribile stagione politica che il presidente della “Comision de la Verdad y Reconciliacion”, Salomon Lerner Febres, ha definito "il tempo della vergogna". Nel complesso e non sempre agevole passaggio dai regimi autoritari alla democrazia, le nuove classi dirigenti, democraticamente elette, hanno dovuto spesso fare i conti con pesanti e a volte ingombranti eredità storiche. Nella non facile transizione verso stabili sistemi democratici la società civile e la classe politica hanno sentito l'esigenza di un forte e immediato recupero della memoria storica, onde evitare che il naturale processo di normalizzazione relegasse nell'oblio il passato cancellandone la memoria e in un certo senso autorizzando una rimozione dalla coscienza collettiva di quanto accaduto.

 

            Anche nel caso peruviano, la costruzione di una memoria, è stata assunta come elemento costitutivo dell'identità del nuovo stato democratico. Il bisogno di ricordare non ha soltanto significato riconoscere la dignità e i diritti delle vittime, ma ha rappresentato la conditio sine qua non per superare la pura logica della "punizione" e per intraprendere l'arduo cammino della "riconciliazione".             Quest'opera di recupero della memoria storica è stata in più contesti possibile grazie all'istituzione di cosiddetti "Tribunali morali" o di "Commissioni per il recupero della memoria storica" che ricostruissero, attraverso indagini, documenti e testimonianze, quanto accaduto nelle vicende dei loro rispettivi Paesi. E’ iniziata così una nuova era per il Perù: la richiesta e l’impegno di un nuovo patto fondante per non dimenticare le 70.000 vittime della violenza. L’invito è esplicito: iniziare a far si che la nostra presenza sia missionaria che pastorale sia capace e pronta a coinvolgersi in azioni di risoluzione di conflitti e processi di riconciliazione capaci di ridare umanità alle migliaia di situazioni  che chiedono e urlano una risposta di accoglienza e di speranza. “Oggi è il tempo che costruisce il domani” (Victor Jara).

 

Con gli occhi di Raul

Terza settimana

 

Raul è uno dei tanti taxista che riempiono le strade di Lima per guadagnarsi la giornata. Mi ha raccontato i suoi sogni, le sue speranze e la felicità di avere dei figli e una famiglia unita. Le strade di Lima brulicano di gente “che cammina”. Sembrano tante formiche indaffarate ad arrivare a sera. Raul mi ha accompagnato in un quartiere marginale di Lima conosciuto e temuto. Non mi ha portato a destinazione perché non se la sentiva… e l’ho capito. La persona che visitai, che da più di 40 anni lavora in Perù, mi disse: “Benvenuto nella mia terra promessa, questo è un mondo babelico che esige di essere considerato”. Secondo il programma di sviluppo delle Nazioni Unite, se il Perù dovesse mantenere la tendenza di questi ultimi 40 anni, nel 2015 vi saranno lo stesso numero di poveri che vi sono oggi: 200 mila bambini denutriti; 680 mila bambine senza accesso alla scuola elementare e 42 mila donne potrebbero morire per non avere accesso ai servizi sanitari adeguati al momento del parto… cifre, numeri che mi rimbalzano in testa mentre cammino per il “mondo babelico” e che si confrontano con il testo del vangelo del giorno della presentazione del Signore… “e il bambino sarà un segno di contraddizione”. Niente da aggiungere: il buon Dio conferma il suo essere segno di contraddizione e di missione: da Babele alla Pentecoste…

 

Esperanza y Libertad

Quarta settimana

 

La provvidenza è grande e non poteva che farmi uno dei più bei regali in così poco tempo. Oltre a rincontrare i volti di famiglia, ho potuto condividere 4 giornate di spiritualità con p.Gustavo G. e gli amici del centro di formazione del “Bartolomé De Las Casas”. Che cosa significa fondare e ricostruire il Perù? Come camminare in un paese devastato dalla violenza? Confrontandoci con la Parola di Dio scopriamo che anche questo conflitto è parte della Buona Notizia: dar speranza oggi è esporsi, è mettere in pratica la Buona Notizia. Questo è il prezzo che c’è da pagare quando non si scappa dalla storia. Con due versetti di San Paolo, ripresi dalla lettera ai Romani, p. Gustavo ha riletto la storia del profeta Geremia sintetizzato in 5 parole il cammino spirituale di ogni cristiano: PROVA, RESISTENZA, CARATTERE, SPERANZA e AGAPE: “…La sofferenza produce la costanza; la costanza il carattere (la fermezza – discernimento) e il carattere la Speranza e la Speranza non inganna perché l’amore di Dio si è riversato nei vostri cuori” (Rm 5,3b-5). Da speranza rileggere la vita con gli occhi della Parola e sappiamo che la Parola è una spada a doppio taglio: non può essere proclamata senza provocare un cambio esistenziale, non può creare senza generare nuovi semi nella nostra vita e nei contesti che viviamo. Per questo, dopo la rilettura dell’Apocalisse come ricostruzione della speranza, attraverso un bellissimo lavoro di scrittura e memoria collettiva, abbiamo ripercorso la storia della chiesa in america latina dopo il Concilio Vaticano II° per riconfermare, come venne detto in Medellin, che: “Si presenti sempre più chiaramente in Latinoamerica il volto di una Chiesa autenticamente povera, missionaria e pasquale, slegata da ogni potere temporale e audacemente impegnata nella liberazione di ogni uomo e di tutti gli uomini…” (Promozione Umana, 5, Giovani, 15a).

 

Visita alla comunità di Santiago de Chile

Quinta settimana

 

Tra le varie possibili destinazioni c’è anche il Chile. Insieme a p.Oscar, comboniano messicano arrivato da alcuni mesi, siamo andati a visitare la parrocchia di Renca (zona alla periferia di Santiago che la diocesi vorrebbe affidare ai comboniani). Si tratta di una parrocchia di 40.000 persone distribuite in uno spazio di 2km per 1km. Un ammasso umano impressionante. Sociologicamente l’ambiente è molto diverso dal mondo babelico del caro amico che vive in una zona marginale di Lima, ma sostanzialmente i problemi sono comuni. La presenza della parrocchia, aperta 9 anni fa, ha permesso di creare una rete di base con diverse realtà positive. In questi ultimi anni la diffusione della droga è aumentata; le strutture educative si fermano alle scuole elementari; i movimenti e sette protestanti hanno invaso gli spazi e le piccole comunità cristiane sono presenti principalmente negli spazi sacramentali (alle 4 messe domenicali partecipano un migliaio di persone e i sacramenti si possono contare sulle dita di 4 mani) e lo spazio è aperto. Come sempre il lavoro non manca e uno dei vangeli di quei giorni, ci ricordava che “chi vuole salvare la propria vita la perderà e chi vuole perdere la propria vita per Me – dice il Signore – la salverà”. Attendiamo il tempo del discernimento del consiglio provinciale.

 

Pianificazione pastorale e nuova evangelizzazione

Sesta settimana

 

            Qui siamo in estate. Questi mesi coincidono con le vacanze e si organizzano settimane di teologia e di approfondimento teologico e biblico… penso sarebbe difficile organizzare qualcosa di simile in Italia: vi immaginate chiedere ai nostri catechisti di mettersi a tavolino per un mese e seguire alcuni corsi di teologia appropriata per catechisti? Credo che i partecipanti sarebbero veramente pochi. Ma siamo in un altro contesto e… ne son felice.

In questa settimana sto concludendo un ulteriore percorso propostomi che riguarda un aspetto fondamentale della pastorale: la pianificazione nella logica della nuova evangelizzazione. Esiste una nuova evangelizzazione nella misura in cui desideriamo aprirci al nuovo e cambiare la nostra vita. Una nuova evangelizzazione richiede una riflessione teologica nuova (= l’immagine di Dio che abbiamo e la conseguente esperienza, risponde all’esperienza di Gesù di Nazaret? E se lo è, perché la nostra Chiesa e i cristiani sono considerati, da molti, come gente che annoia e che è poco misericordiosa? La nostra esperienza di parrocchia riflette lo spirito di popolo di Dio in cammino? Siamo disposti a cambiare logica? Qual è il costo che siamo disponibile a pagare per questo rinnovamento?) che porta con se nuove modalità d’azione e nuovi stili di vita comunitari e di formazione.            

L’invito di questi giorni è quello di avere il coraggio di porci una domanda: che ha fatto e che cosa aveva il cristianesimo delle origini che in pochi decenni riuscì a estendersi nel modo con cui si estese? Cosa manca a noi? Sono uscite varie proposte e in particolare anche il coraggio di utilizzare una metodologia che aiuti a far revisione di vita e di cammino: dove vogliamo arrivare? (missione e visione); conoscere le persone che serviamo partendo dalle vere necessità del posto (e non inventarle in base ai nostri criteri o capacità); conoscere la propria organizzazione (non bastano la buona volontà o i pii desideri o sogni); saper analizzare i co-attori (quali altri gruppi agiscono sul territorio); integrare gli elementi e proporre un cammino d’insieme. A queste proposte strutturali, è urgente agire con lo spirito evangelico del servizio e della correzione fraterna comune per duplicare i doni che abbiamo e dimezzare i difetti, far esplodere le opportunità della Buona Notizia e prevenire i rischi.

Le ricchezze e la gioia dei volti, le storie ricondivise e i sogni annunciati, sono stati tanti in queste prime settimane. Ho cercato di condividere il nocciolo del “caminando” personale e comunitario, per aiutarci a celebrare la vita dal di dentro, dal piano terra di coloro che da anni stanno costruendo un presente nuovo per un futuro migliore. Che questa quaresima ci aiuti a rispolverare la potenza della resurrezione per aprirci al nuovo parto di Dio. Uniti perché possa saper ascoltare la Sua presenza e con molta disponibilità, semplicità e generosità possa mettermi al servizio dei più poveri e abbandonati.

 

Un forte abbraccione -  p.mosè

 


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