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GIM Troia: LA RICCHEZZA DEI DIVERSI MINISTERI

Dicembre 2007

 

Troia, 22-23 dicembre

La ricchezza dei diversi ministeri

Canto.

ESSERE DISCEPOLO “IN COMUNITÀ”…

Comunità luogo di rivelazione dei nostri limiti

  La comunità è luogo di accoglienza e di fraternità, di condivisione e di crescita verso la stessa meta di speranza.
Ma la comunità è anche luogo terribile. È il luogo della rivelazione dei nostri limiti e dei nostri egoismi. Quando comincio a vivere  con altre persone, scopro la mia povertà e le mie debolezze, la mia incapacità di intendermi con alcuni, i miei blocchi. Finchè ero solo potevo credere di amare tutti; adesso, stando con altri, mi rendo conto di quanto sono incapace di amare. E se sono incapace di amare che resta buono di me?
Non c’è nulla di più bello di una comunità in cui si cominci ad amarsi realmente e ad avere fiducia gli uni degli altri.
                   

* Tendere verso gli scopi della comunità

  Una comunità deve avere un qualsiasi progetto. Se delle persone decidono di camminare insieme senza specificare i loro scopi né essere chiari sui perché del loro cammino in comune, ci saranno molto presto dei conflitti e tutto crollerà. Le tensioni vengono spesso dal fatto che le persone si aspettano cose molto diverse. Bruno Bettelheim dice: «Sono convinto che la vita comunitaria  possa fiorire  se esiste per uno scopo al di fuori di essa. Essa è possibile come conseguenza di un impegno profondo verso un’altra realtà, al di là di quella di essere una comunità».
 Più una comunità è autentica e creativa nella sua ricerca dell'essenziale, e più i suoi membri chiamati a superarsi tendono a unirsi. Al contrario, più una comunità diventa tiepida nei confronti del suo scopo iniziale, e più l'unità tra i suoi membri rischia di sbriciolarsi e possono apparire delle tensioni. I membri non parlano più di come rispondere meglio alla chiamata di Dio, ma di se stessi, dei loro problemi, delle loro strutture, della loro ricchezza e povertà, ecc.
Una comunità diviene veramente una e radiosa quando tutti i suoi membri provano un senso di urgenza. C'è nel mondo troppa gente senza speranza, troppi gridi lasciati senza risposta, troppe persone che muoiono nella loro solitudine. I membri di una comunità vivono pienamente la comunità, quando si rendono conto di non essere lì per se stessi né per la loro piccola santificazione, ma per accogliere il dono di Dio e perché Dio venga a dissetare i cuori inariditi. Una comunità dev'essere una luce in un mondo di tenebre, una sorgente nella Chiesa e per gli uomini. Non abbiamo il diritto di essere tiepidi.
                 

* Dalla «comunità per me» a «io per la comunità»

  Una comunità non è tale che quando la maggioranza dei membri sta facendo il passaggio da «la comunità per me» a «io per la comunità», cioè quando il cuore di ognuno si sta aprendo ad ogni membro, senza escludere nessuno. È il passaggio dall'egoismo all'amore, dalla morte alla resurrezione: è la pasqua, il passaggio del Signore, ma anche il passaggio da una terra di schiavitù a una terra promessa, quella della liberazione interiore.
La comunità è quel luogo in cui ciascuno, o piuttosto la maggioranza (bisogna essere realisti!), sta emergendo dalle tenebre dell'egocentrismo alla luce dell'amore vero. «Non concedete nulla allo spirito di partito, nulla alla vanagloria, ma ognuno per umiltà stimi gli altri superiori a sé; nessuno ricerchi i propri interessi, ma piuttosto ognuno pensi a quelli degli altri» ( Fil 2,3-4).
L'amore non è né sentimentale né un'emozione passeggera. È una attenzione all'altro che a poco a poco diviene impegno, riconoscimento di un legame, di un'appartenenza vicendevole. È ascoltare l'altro, mettersi al suo posto, capirlo, interessarsene. È rispondere alla sua chiamata e ai suoi bisogni più profondi. È compatirlo, soffrire con lui, piangere quando piange, rallegrarsi quando si rallegra. Amare vuol dire anche essere felici quando l'altro è lì, tristi quando è assente; è restare vicendevolmente uno nell'altro, prendendo rifugio uno nell'altro. «L'amore è una potenza unificatrice».
Se l'amore è essere teso uno verso l'altro, è anche e soprattutto tendere entrambi verso le stesse realtà, è sperare e volere le stesse cose; è partecipare della stessa visione, dello stesso ideale. E, con questo, è volere che l'altro si realizzi pienamente secondo le vie di Dio e al servizio degli altri; è volere che sia fedele alla sua chiamata, libero di amare in tutte le dimensioni dell'essere suo.
Perché un cuore faccia questo passo dall'egoismo all’amore, dalla "comunità per me" a "io per la comunità", e la comunità per Dio e per quelli che sono nel bisogno, occorrono tempo e molteplici purificazioni, delle morti costanti e nuove resurrezioni. Per amare, bisogna incessantemente morire alle proprie idee, alle proprie suscettibilità, alle proprie comodità. La via dell'amore è tessuta di sacrifici. La comunità comincia a formarsi quando ognuno fa uno sforzo per accogliere e amare ciascuno degli altri così com’egli è. «Accoglietevi a vicenda come Cristo ha accolto voi». (Rm 15,7)

………………………………………………   BREVE PAUSA con sottofondo musicale   ………………………………………

 

* Il diritto di essere se stessi

  La comunità è un luogo in cui ogni persona si sente libera di essere se stessa e di esprimersi, di dire in tutta fiducia quello che vive e pensa. Certo non tutte le comunità arrivano perfettamente a questo punto, ma occorre che esse vi tendano. Finchè alcuni hanno paura di esprimersi, paura di essere giudicati o considerati "idioti", paura di essere respinti, è segno che ci sono progressi da fare. Nel cuore della comunità ci deve essere un ascolto pieno di rispetto e di tenerezza, che richiama quello che c'è nell'altro di più bello e di più vero. Esprimersi non è semplicemente dire quello che va male, le proprie frustrazioni, le proprie rabbie - a volte va bene dirle - ma è dire le proprie motivazioni profonde e quello che si vive. È spesso un modo di esercitare il proprio dono e nutrire gli altri e aiutarli a crescere. La comunità è il luogo della crescita verso la liberazione interiore di ogni persona, dello sviluppo della sua coscienza personale, della sua unione con Dio, della sua coscienza d’amore e della sua capacità di dono e di gratuità. Essa non può mai avere la precedenza sulle persone. Al contrario, la bellezza e l’unità di una comunità vengono dalla radiosità di ogni coscienza personale luminosa, vera, piena d’amore e liberamente unita alle altre.
                   

* Chiamati insieme così come siamo

  Dio sembra compiacersi chiamando insieme in una stessa comunità delle persone umanamente molto diverse. Questo fatto obbliga ognuno a superare le sue simpatie e antipatie per amare l’altro con le sue diversità. Umanamente questa pare una sfida impossibile, ma proprio perché è impossibile che abbiano la certezza interiore che è Dio che le ha scelte per camminare insieme. E allora l’impossibile diventa possibile. In effetti, più è umanamente impossibile, è più questo è un segno che il loro amore viene da Dio e che Gesù vive: «Tutti riconosceranno che siete miei discepoli dall’amore che avrete gli uni per gli altri». (Gv 13,35)
Per vivere con Lui, Gesù ha scelto, nella prima comunità degli apostoli, uomini profondamenti diversi: Pietro, Matteo (il pubblicano), Simone (lo zelota), Giuda… non avrebbero mai camminato insieme se il Maestro non li avesse chiamati.
Non bisogna cercare la comunità ideale. Si tratta di amare quelli che Dio ci ha messo accanto oggi. Essi sono segno della presenza di Dio per noi.
             

* Crescita comunitaria

  Crescere vuol dire emergere a poco a poco da una terra dove la nostra visione è limitata, dove siamo governati da una ricerca del piacere egoista, dalle nostre simpatie e antipatie, per camminare verso orizzonti illimitati, verso un amore universale, in cui ameremo tutti gli uomini e desidereremo la loro felicità. Ogni persona che nella comunità cresce in amore e in saggezza fa crescere tutta la comunità; ogni persona che rifiuta personalmente di crescere, che ha paura di andare avanti, impedisce alla comunità di crescere. Ognuno dei membri della comunità è responsabile della sua propria crescita e della comunità intera.
Talvolta si tende ad agire come se ogni persona dovesse crescere grazie ai propri sforzi. Possiamo uscire dai nostri limiti solo se apriamo il nostro cuore allo Spirito di Dio. Gesù è stato mandato dal Padre non per giudicarci e ancor meno per condannarci, ma per perdonarci  e liberarci  mettendo nel nostro essere il seme dello Spirito. Crescere nell’amore vuol dire lasciar crescere in noi questo Spirito di Gesù. La crescita prende una dimensione diversa, quando lasciamo penetrare Gesù all’interno di noi per darci nuova vita e nuove energie.

INSIEME:

O Gesù, che hai detto: «Dove due o più sono radunati nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro», sii fra noi, che ci sforziamo di essere uniti nel tuo Amore in questa nostra comunità.

Aiutaci ad essere sempre «un cuor solo ed un’anima sola», condividendo gioie e dolori, avendo una cura particolare per gli ammalati, gli anziani, i soli, i bisognosi. Fa' che ognuno di noi si impegni ad essere vangelo vissuto, dove i lontani, gli indifferenti, i piccoli scoprono l’Amore di Dio e la bellezza della vita cristiana.
Donaci il  coraggio e l’umiltà di perdonare sempre e di andare incontro a chi si vorrebbe  allontanare da noi, e di mettere in risalto il molto che ci unisce e non il poco che ci divide.

 

Dacci la vista per scorgere il tuo volto in ogni persona che avviciniamo e in ogni croce che incontriamo.
Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri ad ogni tocco della tua parola e della tua grazia.

Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti, alle debolezze e alle ingratitudini degli uomini.
Fa' che la nostra comunità sia davvero una famiglia, dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare, aiutare, condividere, dove l’unica legge che ci lega e ci fa essere veri  tuoi seguaci, sia l’amore scambievole.

 

…………………………………   risonanza   …………………………………

 

Canto.

** Gesù ha donato tutta la sua vita e chi lo segue ripete quel gesto. Il servizio è la manifestazione del dono totale della vita che Gesù chiede ai suoi, è l’amore nella forma più alta. L’apostolo Paolo l’ha descritto e cantato nell’inno della lettera ai Corinzi. Un inno che deve tradursi giorno per giorno in coerenti scelte di vita.

+ Dalla Prima Lettera di S. Paolo apostolo ai Corinti (13, 1–13)

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.

(SEGNO: In un cestino posto davanti all’altare si ripone un  libro)

E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.

(SEGNO: si ripone una lente di ingrandimento nel cestino)

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

(SEGNO: si ripone uno zaino pieno nel cestino)

 

Breve pausa

 

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

 

** Mentre nell’attuale cultura colui che serve è considerato inferiore, nella storia sacra il servo è colui che è chiamato da Dio a compiere una particolare azione di salvezza, colui che sa d’aver ricevuto tutto quel che ha ed è, e che dunque si sente anche chiamato a porre al servizio degli altri quanto ha ricevuto. Il servizio nella Bibbia è sempre legato a una chiamata specifica che viene da Dio e proprio per questo rappresenta il massimo compimento della dignità della creatura. Quando le relazioni interpersonali sono ispirate al servizio reciproco, si crea un mondo nuovo e in esso si sviluppa un’autentica cultura vocazionale.
Non abbiate paura di sedervi alla mensa del servizio, dell’amore che si dona, esso soltanto vi insegnerà l’arte vera dell’amore, della fede autentica senza troppe chiacchiere, l’arte silenziosa del dono. Vieni e anche tu oggi sperimenta nella verità del servizio concreto come si ama, si vive, si crede.

Solo l’amore può spingere a donarsi totalmente e a farlo rendendosi servi dei fratelli. L’amore è l’anima di ogni dono, è la risposta alla nostra ricerca di Dio e di come Egli vuole essere amato.

 

… dalla voce di Dio

“Ve lo ripeto: la vostra vita è ricca di occasioni per spendere i vostri talenti e per parlare di Me agli altri con la vostra vita, ma dovete saperle cogliere. Dovete tirarvi su le maniche ed andare avanti a costruire quel Regno di giustizia e fraternità che io ho iniziato; è un pezzetto da costruire secondo la vostra misura e a misura dei vostri doni che vi ho dato per realizzarlo. O lo costruite voi, o non lo costruisce nessuno! Questo vale per tutti coloro che troppo spesso state seduti a guardare! A ciascuno ho dato molte ricchezze, ma tante volte le hanno solo custodite, invece di spenderle!”

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“Va' e fa' lo stesso, come il buon Samaritano che non ha esitato un secondo a soccorrere il suo nemico.
Fa' come lui, perché il prossimo non è solamente la persona che conosci e che ti piace, né l'uomo della tua razza e della tua religione. Ogni uomo è tuo prossimo, anche se i tuoi istinti nazionalistici o qualche altro pregiudizio ti muoverebbero a respingerlo. Quello che tu devi amare, è colui che incontri mentre avresti forse preferito evitarlo; perché non hai il diritto di odiare nessuno. Fa' come il Samaritano il quale ha dimenticato ogni dissidio, ogni motivo di rivalità, di popolo, di culto per vedere unicamente un uomo nel dolore e in quest'uomo un fratello. Non fermarti a guardare nell'altro ciò che lo separa da te, bensì ciò che te lo rende simile e solidale. E devi considerare come vicinissimi proprio quegli uomini che ti sembrano più lontani, e quelli che ti sembrano ostili tienili come profondamente uniti a te. Non lasciar passare alcuna occasione per accostarti a chi passa, per sollevare chi soffre, per rispondere a chi ti chiede aiuto. Non fare nulla di meno di quel buon Samaritano e allora saprai chi è il tuo prossimo”.

Padre nostro

Canto.

 

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