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So-Stare nel cammino – riflettendo sui pilastri GIM

Limone sul Garda, 31 dicembre 2007

 

Limone sul Garda, 31 dicembre 2007


So – Stare nel cammino  


– riflettendo sui pilastri  GIM –

Canto: Ballata per la Pace A4

Dal messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2008
“Famiglia umana, comunità di pace”

[…] Sessant'anni or sono l'Organizzazione delle Nazioni Unite rendeva pubblica in modo solenne la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948–2008). Con quel documento la famiglia umana reagiva agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, riconoscendo la propria unità basata sulla pari dignità di tutti gli uomini e ponendo al centro della convivenza umana il rispetto dei diritti fondamentali dei singoli e dei popoli: fu quello un passo decisivo nel difficile e impegnativo cammino verso la concordia e la pace. Uno speciale pensiero merita anche la ricorrenza del 25o anniversario dell'adozione da parte della Santa Sede della Carta dei diritti della famiglia (1983–2008), come pure il 40o anniversario della celebrazione della prima Giornata Mondiale della Pace (1968–2008). Frutto di una provvidenziale intuizione di Papa Paolo VI, ripresa con grande convinzione dal mio amato e venerato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, la celebrazione di questa Giornata ha offerto nel corso degli anni la possibilità di sviluppare, attraverso i Messaggi pubblicati per la circostanza, un'illuminante dottrina da parte della Chiesa a favore di questo fondamentale bene umano. È proprio alla luce di queste significative ricorrenze che invito ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all'unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre di più questa convinzione da cui dipende l'instaurazione di una pace vera e duratura. Invito poi i credenti ad implorare da Dio senza stancarsi il grande dono della pace. I cristiani, per parte loro, sanno di potersi affidare all'intercessione di Colei che, essendo Madre del Figlio di Dio fattosi carne per la salvezza dell'intera umanità, è Madre comune. A tutti l'augurio di un lieto Anno nuovo!
Dal Vaticano, 8 Dicembre 2007

Gesto: facendo memoria degli eventi dell’anno che sta per concludersi, rendiamo grazie per i segni di vita e le testimonianze ricevute

 

PAROLA DI DIOCOMUNITA’                 
IMPEGNO CONCRETO VERSO I POVERIPASSIONE MISSIONARIA                    



PAROLA DI DIO

 

Dal discorso del Papa alla veglia dell’Agorà dei Giovani,
Loreto, 1 settembre 2007

Qualunque sia il motivo che vi ha condotto qui, posso dirvi che a riunirci anche se è coraggioso dirlo è lo Spirito Santo. Sì, è proprio così: qui vi ha guidati lo Spirito; qui siete venuti con i vostri dubbi e le vostre certezze, con le vostre gioie e le vostre preoccupazioni. Ora tocca a noi tutti, a voi tutti aprire il cuore ed offrire tutto a Gesù.
Ditegli: ecco, sono qui, certamente non sono ancora come tu mi vorresti, non riesco nemmeno a capire fino in fondo me stesso, ma con il tuo aiuto sono pronto a seguirti. Signore Gesù, questa sera vorrei parlarti, facendo mio l’atteggiamento interiore e l’abbandono fiducioso di quella giovane donna, che oltre duemila anni fa disse il suo "sì" al Padre che la sceglieva per essere la tua Madre. Il Padre la scelse perché docile e obbediente alla sua volontà. Come lei, come la piccola Maria, ognuno di voi, cari giovani amici, dica con fede a Dio: Eccomi, «avvenga di me quello che hai detto»!
Purtroppo oggi, non di rado, un’esistenza piena e felice viene vista da molti giovani come un sogno difficile - abbiamo sentito tante testimonianze - e qualche volta quasi irrealizzabile. Tanti vostri coetanei guardano al futuro con apprensione e si pongono non pochi interrogativi. Si chiedono preoccupati: come inserirsi in una società segnata da numerose e gravi ingiustizie e sofferenze? Come reagire all’egoismo e alla violenza che talora sembrano prevalere? Come dare un senso pieno alla vita? Con amore e convinzione ripeto a voi, giovani qui presenti, e attraverso di voi, ai vostri coetanei del mondo intero: Non abbiate timore, Cristo può colmare le aspirazioni più intime del vostro cuore! Ci sono forse sogni irrealizzabili quando a suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo Spirito di Dio? C’è qualcosa che può bloccare il nostro entusiasmo quando siamo uniti a Cristo? Nulla e nessuno, direbbe l’apostolo Paolo, potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore (Cf Rm 8, 35-39).
Lasciate che questa sera io vi ripeta: ciascuno di voi se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose. Ecco perché, cari amici, non dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Dio. Guardate alla giovane Maria! L’Angelo le prospettò qualcosa di veramente inconcepibile: partecipare nel modo più coinvolgente possibile al più grandioso dei piani di Dio, la salvezza dell’umanità. Dinanzi a tale proposta Maria, come abbiamo sentito nel Vangelo, rimase turbata, avvertendo tutta la piccolezza del suo essere di fronte all’onnipotenza di Dio; e si domandò: com’è possibile, perché proprio io? Disposta però a compiere la volontà divina, pronunciò prontamente il suo "sì", che cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera. E’ grazie al suo "sì" che anche noi ci ritroviamo qui stasera.

Dagli scritti di S. Daniele Comboni

Gesù Cristo soltanto, o Signori, può formare la vera grandezza dei popoli, perché Gesù Cristo soltanto colla azione vivificante che egli dispiega, mercé la sua dottrina compendiata nel Vangelo che lasciò in deposito alla Chiesa Cattolica, può far fiorire in mezzo ai popoli tutte le virtù sociali e domestiche, che della vera grandezza sono il principio e il fondamento. Conoscere adunque Gesù Cristo il Figliuolo di Dio, e conoscendolo amarlo, e amandolo praticarne gli insegnamenti, tutto ciò costituisce per un popolo la sua più grande ventura.

Preghiamo insieme (dal Salmo 118):

La Parola di Dio è il faro
che guida il cammino della Chiesa,
è la luce che illumina la strada,
di ogni persona in cerca del bene.

Da anni ho fermamente deciso
di farmi guidare dalla Parola
e non dalle mille parole
che vengono dal chiasso degli uomini.

E’ un’ossessione ormai quotidiana
questo rimbombare di vuote parole
dai mass media e anche dai pulpiti,
per suscitare emozioni e consensi.

Sono parole mielose e suadenti,
o intrise di violenza e minacce,
per blandire – e insieme spaventare –
un popolo senza guide e profeti.

La tua Parola è mia guida, Signore,
nel frastuono dell’umano vociare;
mi indica con sicurezza la via,
mi ridona la gioia e la speranza.


IMPEGNO CONCRETO VERSO I POVERI
« Non bisogna attendere di essere perfetti per cominciare qualcosa di buono »  (Abbé Pierre)

Ricordiamo la figura di Don Oreste Benzi, scomparso il 2 novembre 2007

Era strano vedere un sacerdote in tonaca nera fra la folla vociante e sguaiata delle notti di Rimini. E arrancandogli accanto – a 80 anni, alle due di notte don Oreste non era stanco – domandavi se non si sentiva a disagio, in quel caos. «A disagio? Qui sto benissimo. Faccio contemplazione. Cerco Cristo nella faccia di tutti quelli che incontro».
È stata la profezia di don Benzi: per trovare Dio non occorre chiamarsi fuori dal mondo, o frequentare buone compagnie. In mezzo agli uomini invece, nelle loro notti avide o smarrite, a riconoscere cosa c’è davvero dietro quell’ansia di vivere – che cosa attendono e non trovano, nell’ebbrezza del buio e dell’estate, in fondo a nessun gioco o bicchiere. In mezzo agli uomini, tra di loro e anzi tra quelli che crediamo peggiori. A testa alta, sicuro – eppure sempre con quella mano aperta e tesa.
Ci resterà, di don Benzi, il ricordo di un colloquio nel suo studio con una giovane prostituta africana appena sfuggita ai suoi protettori. Guardavamo in basso, e così abbiamo notato i piedi. Quelli della ragazza, neri, agili come di una gazzella inseguita, e irrequieti di paura. Quelli di don Oreste, le scarpe grosse con le suole consunte da prete di marciapiede. Immobili, piazzati a terra come colonne. Come di chi ha radici di una fede profonda, e non oscilla, e non ha paura di nessuno.
(da “Avvenire”, 3 novembre 2007)

Dall’Omelia di Khartoum di S. Daniele Comboni

“Assicuratevi che l'anima mia vi corrisponde un amore illimitato per tutti i tempi e per tutte le persone. Io ritorno fra voi per non mai più cessare d'essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consacrato per sempre. Il giorno e la notte, il sole e la pioggia, mi troveranno egualmente e sempre pronto ai vostri spirituali bisogni: il ricco e il povero, il sano e l'infermo, il giovane e il vecchio, il padrone e il servo avranno sempre eguale accesso al mio cuore. Il vostro bene sarà il mio, e le vostre pene saranno pure le mie.
 Io prendo a far causa comune con ognuno di voi, e il più felice de' miei giorni sarà quello, in cui potrò dare la vita per voi.”

Canto: Il canto degli umili E11

Gesto: facendo memoria degli eventi dell’anno che sta per concludersi, chiediamo perdono per avvenimenti che hanno negato la vita e per la nostra indifferenza


COMUNITA’

E rom diventa sinonimo di paura

Dopo mesi di borbottii, salta il coperchio della pentola. Lo fa saltare l’uccisione di Giovanna Reggiani da parte di un rom a Tor di Quinto. Rabbie, pregiudizi e timori reali esplodono nell’insofferenza per i nomadi in crescita da gennaio, con l’ingresso della Romania nella Ue e l’aumento di rom romeni in Italia, non più frenati da visti. La sicurezza diventa il primo tema nazionale, un calderone nel quale si getta di tutto, mentre i fenomeni epocali richiederebbero diagnosi e prognosi "fredde". C’è chi dice: «È insicurezza percepita», e cita la diminuzione di crimini o delitti efferati e italianissimi. C’è chi risponde: «È insicurezza vera», e ricorda la barbara uccisione dei due coniugi del Trevigiano in estate, per la quale sono stati arrestati due albanesi e un romeno. O il rom ubriaco che ha falciato quattro ragazzini in Umbria. È fondato lo spettro della caccia al nomade, capro espiatorio di altre rabbie sociali. Lo evocano l’incendio di un campo nomadi vicino a Milano, le aggressioni a rom da parte di fanatici dopo l’assassinio di Giovanna Reggiani, le ronde leghiste qui e là. Va ricordato che gli "zingari" pagano in proprio la loro miseria: in estate quattro bambini rom sono bruciati nell’incendio della loro casupola a Livorno. Due erano disabili.
Chi abita vicino a campi nomadi irregolari e incontrollati lamenta furti, mancanza d’igiene, paure. Succede spesso nelle periferie, dove problema si somma a problema. Ma quando i rom non sono troppo numerosi e associazioni e operatori illuminati li seguono con costanza, aumentano i loro figli istruiti e inseriti nella vita moderna. Sono bambini come gli altri e hanno diritto all’infanzia e a un futuro. (Rosanna Biffi, da “Famiglia Cristiana” 30 dicembre 2007)

Preghiamo con i monaci buddisti birmani

Questo dovrebbe fare chi pratica il bene
e conosce il sentiero della pace:
essere abile e retto, chiaro nel parlare,
gentile e non vanitoso,
contento e facilmente appagato;
non oppresso da impegni e di modi frugali,
calmo e discreto, non altero o esigente
incapace di fare ciò che il saggio poi disapprova.
Che tutti gli esseri vivano felici e sicuri:
tutti, chiunque essi siano, deboli e forti,
grandi o possenti, alti, medi o bassi,
visibili e non visibili, vicini e lontano,
nati o non nati.
Che tutti gli esseri vivano felici!
Che nessuno inganni l'altro
né lo disprezzi né con odio o ira
desideri il suo male.
Come una madre protegge la sua vita
il suo unico figlio
così, con cuore aperto,
si abbia cura di ogni essere,
irradiando amore sull'universo intero;
in alto verso il cielo in basso verso gli abissi,
in ogni luogo, senza limitazioni,
liberi da odio e rancore.

Preghiamo insieme (dal salmo 132):

E’ veramente una cosa bella,
che dà gioia,
vivere in comunità.
E’ un’esperienza che arricchisce la persona.
Stimola l’intelligenza ponendo interrogativi
che impegnano ad approfondire le cose.

Costringe ad essere veri quando si parla,
ad essere coerenti nelle scelte importanti
e nella semplice vita di ogni giorno.
E’ uno stile di vita che cambia e valorizza
anche i rapporti con gli altri;
trasmette una qualità nuova di incontro.

Vivere in comunità è vivere
un’esperienza di Dio,
dare un segno di Lui che è comunione.
Vivere in comunità è un dono
che ha la sua radice in Lui,
Trinità d’amore per l’uomo.


PASSIONE MISSIONARIA

Mi credevo un gigante

Voglio comunque comunicare la semplicità della mia vita come la semplicità di Dio. Quel Dio che si è voluto far povero tra i poveri, per dare loro speranza e forza.
Questo è anche quanto ho vissuto durante il tempo della mia prigionia nella foresta. Tempo di grazia, tempo di preghiera.
E a circa tre mesi di distanza dalla mia liberazione consentitemi di dire che i quaranta giorni di prigionia sono stati momenti forti per il mio rapporto con il Signore e con me stesso. Mi sono trovato a sperimentare nella debolezza la grandezza di Dio.
Prima del rapimento, date le mie dimensioni, la gente mi considerava un gigante. E di fatto mi consideravo tale. Non mi faceva paura lavorare anche 14 ore al giorno e portare tali carichi sulle spalle che spaventavano i miei amici filippini.
Ho sempre pensato che, data la mia mole, nessuno avrebbe osato toccarmi. Invece è accaduto! E quanto è accaduto mi ha portato alla realtà del limite che è in me. Lasciatemi allora dire che il Signore ci richiama alla realtà della propria vita nei modi più strani.
Questi però ti aiutano ad entrare in una più profonda relazione con lui. Una intensa intimità che ti fa capire quanto lui ti vuol bene e ti è fedele nonostante la mia esperienza e storia di limite e peccato.
Questo mi spinge allora a riprendere la mia vita come missionario nelle Filippine. Sento l’impegno a ritornare tra la mia gente. Quella gente che ha bisogno di sentirsi amata. Che ha bisogno di scoprire e vivere il dono del perdono e della riconciliazione. Quella gente che ha bisogno di speranza.
Ritornerò per portare a compimento il mio sogno. Quel sogno che mi fa volare in alto, sempre più alto per poter sentire la vicinanza del Padre e la gioia e la pace delle persone che mi stanno accanto.
Non so ancora dove sarò assegnato. L’importante è partire. Fidarsi e gridare con gioia il dono che si scopre attorno a noi. Non partirò da solo. Voi tutti sarete come me, insieme vivremo la missione. Missione non è nient’altro che un cuore capace di amare oltre i confine dei nostri limiti e delle nostre finitezze. Missione vuol dire gridare la gioia di Dio al mondo e portare a Dio la sofferenza del mondo. Missione è lasciarsi costruire per costruire insieme ed essere parte del Regno.
(dalla testimonianza di P. Giancarlo Bossi, Veglia missionaria diocesana, Milano 20 ottobre 2007)

Dagli scritti di S. Daniele Comboni

Dovremo affaticare, sudare, morire; ma il pensiero che si suda, e si muore per amore di Gesù Cristo, e per la salute delle anime le più abbandonate del mondo, è troppo dolce per isgomentarci alla grande impresa.

Siamo tutti disposti, o Eminenza, di morire anche martiri della Fede; ma vogliamo morire con giudizio, e con sommo giudizio, cioè coll'operare saviamente per la salvezza dell'anime le più derelitte della terra, ed esporci per esse ai più grandi pericoli della vita con quella prudenza, discrezione, e magnanimità, che si addice ai veri apostoli e martiri di Gesù Cristo.

Canto: Il sogno di un uomo A25

Silenzio e condivisioni (intervallate da C30 M La ténèbre)

Gesto conclusivo

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