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L’anno nuovo
s’avvicina e iniziano a circolare i calendari che ci
accompagneranno per 365 giorni. Ce ne sono di tutti i tipi e
per tutti i gusti: da quelli più conosciuti (Frate Indovino)
a quelli ‘scandalosi’; da quelli paesaggistici a quelli
religiosi; …
Ma un
calendario particolare sta girando in alcune zone: qui accanto
trovate l’immagine della copertina:
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Un calendario ecclesiastico? Certo, c’è un vescovo!
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Un calendario militare? Certo, c’è la foto di una
messa da campo!
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Un calendario missionario? Certo, c’è la firma delle
Pontificie Opere Missionarie!
CHIESA
– ESERCITO – MISSIONE
C’è
qualcosa che non quadra…
Come
missionari e giovani appassionati per la Vita e convinti della
Nonviolenza rifiutiamo in maniera secca questi abbinamenti.
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· Come
cittadini rifiutiamo
la guerra come strumento di risoluzione delle contese
internazionali. Ci sentiamo costretti a fare appello di nuovo
all’articolo 11 della nostra Costituzione ricordando che
oggi anche il nostro paese è in guerra, in Iraq. Ci imbarazza
la nostra presenza soprattutto in questi giorni in cui la
violenza degli attacchi a varie città irachene si fa disumana
e viola
le stesse convenzioni internazionali.
Ci sgomenta l’aumento
delle spese militari anche nel nostro paese in un tempo in
cui dominano i tagli alla scuola, alla sanità, alla
cooperazione e al sostegno delle categorie più povere.
· Come
cristiani invochiamo in questo avvento il
Dio della Pace e della Nonviolenza, così come ci ha
interpellati con la prima lettura della prima domenica di
questo cammino di attesa: “Forgeranno le loro spade in
vomeri, le loro lance in falci. Un popolo non alzerà più la
mano contro un altro popolo, non si eserciteranno più
nell’arte della guerra” (Is 2). Ripetiamo dentro di noi la
posizione chiara delle prime comunità
cristiane: “O
il battesimo o l’esercito”. Ci sentiamo di fare
di nuovo appello alle parole del card. Martino e del card.
Tauran, che hanno definito la guerra in Iraq “ingiusta e
immorale”. Ci sentiamo confusi per via di un magistero
contraddittorio e riconosciamo che le posizioni favorevoli
alla guerra e alla difesa dei nostri interessi sono contrarie
al Vangelo. Continuiamo ad insistere
con i nostri vescovi perchè ritirino i cappellani
militari dall’Iraq.
· Come
missionari rifiutiamo l’uso dell’espressione “Missione
di Pace” riferita all’azione dell’esercito. Conosciamo
l’ambiguità della presenza militare in tanti paesi del
mondo e -insieme alla rivista Nigrizia-
denunciamo la militarizzazione stessa dell’aiuto e della
cooperazione. Nella storia dei paesi in cui viviamo troppo
spesso la chiesa è stata al fianco dello stato e la
croce è stata affiancata alla spada. Troppo spesso
l’espressione “Dio vi benedica” ha coperto violenze e
intolleranza. Non crediamo in un Dio che benedice l’uso
delle armi; la Parola di Dio e la vita di Gesù lo rinnegano.
· Come
giovani rilanciamo un modello
di costruzione della pace che investa nella Difesa
Popolare Nonviolenta, nella promozione della Giustizia,
nella Cooperazione, nella Formazione
alla nonviolenza e alla pace nelle nostre università,
scuole, associazioni e comunità cristiane. Su questo ci
stiamo impegnando da tempo e siamo disposti a investire
tutte le nostre energie.
Lo staff del sito
- per informazioni p. Dario,
gimpadova@giovaniemissione.it |
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Per un approfondimento e
per completezze di informazione vi proponiamo
una intervista all’ex ordinario militare per l’Italia monsignor
Giuseppe Mani, tratta dalla rivista 30Giorni
L'intervista
fa riferimento anche alla figura di don Milani: leggi cosa ne
pensava lui.
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Nel retro del calendario ci sono queste indicazioni:
Ordinariato militare in Italia: salita del Grillo, 37
E poi :
edizione a cura della pontificia Unione Missionaria

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(altre immagini
dello stesso calendario)
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Riportiamo di seguito la lettera che padre Angelo
Besenzoni ha inviato -a nome della Conferenza
degli Istituti Missionari in Italia- al Direttore
Nazionale delle PPOOMM (Pontificie Opere Missionarie), Mons. GIUSEPPE
ANDREOZZI.
Caro Mons. Andreozzi,
a nome della Conferenza degli Istituti Missionari in Italia (C.I.M.I.)
vengo ad esprimere lo sconcerto dei Superiori degli
Istituti Missionari in
Italia nel prendere visione del calendario 2005 dell'Ordinariato Militare
in Italia, pubblicato in collaborazione con le PP.OO.MM.
Troviamo l'abbinamento Forze Armate - Mondo Missionario quanto mai ambiguo
e inopportuno. Non contestiamo il diritto-dovere di
formare ai valori del vangelo e della missione
della Chiesa, paladina di giustizia e di pace, anche i
membri delle nostre forze armate. Così pure non neghiamo
a
fratelli in uniforme il diritto-dovere di fare del bene. Ciò che ci
lascia esterrefatti è la confusione missione "ad
gentes" e "missioni" "di
pace" dell'esercito Italiano che il calendario in questione sembra
generare ed alimentare.
Come missionari sentiamo alcune foto del calendario chiaramente
provocatorie; ci appare poi quasi blasfema quella di tre
bombardieri che
sfrecciano su tre croci erette su un monte nella pagina di marzo. La
didascalia ricorda la "Giornata di preghiera e di
digiuno per i missionari
martiri" celebrata il 24 marzo, proprio nel giorno dell'assassino di
Mons. Romero, ordinato ed eseguito da ambienti militari.
Mentre saremmo felici di ascoltare da parte dei nostri Pastori
pronunciamenti più chiari e più forti contro ogni
violenza e violazione
dei diritti umani e delle leggi internazionali, ci sconcerta che proprio
dalle Pontificie Opere sia riproposta la santa alleanza
tra armi e vangelo
che per noi è contraddizione del Vangelo stesso.
Gradiremmo che le PPOOMM spiegassero a noi e al mondo missionario italiano
i motivi di tale scelta e portassero chiarezza negli
animi confusi di chi come noi si è sentito tradito
da quel calendario.
Fraterni saluti
Per la Conferenza degli Istituti Missionari in Italia
p. Angelo Besenzoni - S.M.A -
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Comunicato
di Pax Christi dopo la denuncia di Giovaniemissione:
Sandali
e anfibi
Nota
di Pax Christi Italia a proposito del calendario
edito dall’Ordinariato Militare in Italia in
collaborazione con le Pontificie Opere Missionarie
Le
raccomandazioni di Gesù ai primi apostoli che
venivano inviati come “missionari” nei
villaggi della Palestina risuonarono chiare ed
esplicite: “Andate: ecco io vi mando come agnelli
in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia,
né sandali e non salutate nessuno lungo
la strada. In
qualunque casa
entriate, prima dite: Pace a questa casa”.
(Luca 10, 3-5). Lo stile e il contenuto
dell’annuncio sono inequivocabilmente improntati
alla povertà e alla pace. Ci sono uomini e donne
che nel corso dei secoli non hanno mai smesso di
prendere sul serio quelle parole e hanno
continuato a fidarsi del Nazareno andando di
villaggio in villaggio per annunciare la pace di
Cristo alle case degli uomini e delle donne del
loro tempo. Per questa ragione ci lascia
sconcertati l’iniziativa intrapresa
dall’Ordinariato Militare in Italia di produrre
e diffondere un calendario in collaborazione con
le Pontificie Opere Missionarie. Le immagini che
vengono proposte di mese in mese mostrano uomini
in tuta mimetica che offrono doni ai bambini,
aerei da combattimento che sorvolano croci e messe
da campo cui partecipano battaglioni in armi.
Esattamente il contrario di quello che Cristo, il
Principe della pace, ha vissuto e insegnato. Più
volte abbiamo espresso la nostra convinzione che,
l’assistenza spirituale e pastorale che va
garantita agli uomini e alle donne arruolati nelle
forze armate, può avvenire ad opera di sacerdoti
che svolgono il loro servizio ministeriale al di
fuori dell’esercito, senza indossare divise,
senza assumerne i gradi e soprattutto senza godere
dei medesimi privilegi riservati alle autorità
militari. Ma a lasciarci particolarmente
costernati è l’abbinamento e l’allusione
fuorviante e diseducativa, antievangelica,
strumentale e violenta che emerge dall’accostare
la figura del missionario a quella del cappellano
militare e del militare stesso. Non c’è un solo
passo del Vangelo in cui il Cristo sembra dare una
pur lontana giustificazione all’uso della forza.
Al contrario sono frequenti i brani che esortano
alla nonviolenza e la indicano chiaramente come un
distintivo cristiano. “A chi ti percuote sulla
guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il
mantello, non rifiutare la tunica” (Luca 6, 29).
Ai responsabili dell’Ordinariato Militare in
Italia e delle Pontificie Opere Missionarie
chiediamo di aiutarci a cogliere il senso di
questa operazione e di indicarci se davvero
ritengono che l’Ad
gentes possa realizzarsi affiancandosi
alle armi e al loro potenziale di morte, ovvero se
ritengono possibile rispondere indossando gli
anfibi della guerra all’invito del maestro di
annunciarlo a piedi scalzi. Crediamo che proprio
il Monte Calvario, riproposto nel calendario
mentre viene sorvolato da aerei portatori di
morte, continui ad essere nei secoli la più
antica e nobile università della nonviolenza. Nei
giorni scorsi sono stati molti tra missionari e
missionarie a segnalarci il calendario e a
sollecitare una nostra presa di posizione.
Anch’essi/e si uniscono alla nostra voce. A loro
va tutta la nostra stima e il nostro
riconoscimento per l’opera instancabile
dell’annuncio del Vangelo della pace in tante
parti del mondo.
20/12/04
11,10
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Pax
Christi Italia
0552020375
segreteria@paxchristi.it
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