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Missione e ecologia

cosa ne pensano i comboniani?

Ringraziamo p. Dàrio per questo documento scritto dai comboniani in missione in Brasile.

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Diverse volte, senza nemmeno volerlo, la chiesa si trova 'costretta' a fare teologia in virtù del suo incontro missionario con il mondo (Bosch).

La stessa cosa accade con le nostre comunità missionarie disperse alle frontiere del mondo (ma pronte a riflettere e unirsi alla ricerca di obiettivi comuni): le sfide e le contraddizioni sono così grandi che smontano i vecchi modelli di missione e ci obbligano a cercare nuovi paradigmi, se se ci interessa davvero trovare  risposte per la fame di vita dei nostri giorni.

Lo stesso Bosch riconosce che nuovi modelli di missione sono ancora in gestazione dentro la chiesa, in un tempo di crisi feconda. Ivan Illich pensa la missione come il volto di una chiesa in trasformazione, come sorpresa e mistero. Una chiesa intesa come Parola pronunciata in situazioni ai margini.

Ed è proprio lo stare ai margini la caratteristica più preziosa per noi missionari: il nostro rischio e la nostra opportunitá. E' il limite al di là del quale possiamo perderci... ma è anche la frontiera di incontro con le verità degli altri. Nel nostro povero latino di missionari, cerchiamo di reinterpretare l'espressione “ab intra ad extra”: l'urgenza oggi è uscire da se stessi per riuscire ad incontrare l'altro. La scelta di fondo per noi missionari dovrebbe essere 'abitare il limite', piantare le nostre tende sul confine, ai margini. Da quel punto di osservazione e di azione la nostra vita diventa per forza di cose ecumenica, dice Bosch. E anche ecologica, potremmo aggiungere noi.

Di fatto l'ecologia si presenta anche come un nuovo paradigma per interpretare il mondo: non semplicemente studio della nostra casa comune, ma anche “scienza delle relazioni”. Leonardo Boff riscatta la novità ermeneutica della fisica quantistica, per cui tutto viene strutturato in campi di energia costantemente interattivi. Tutto rimane, in ogni momento, sempre unito e in comunicazione. L'ecologia cerca di interpretare le connessioni che esistono tra tutte le cose.

Come uomini e donne di frontiera, sta in primo luogo a noi, missionari, riscattare il valore sacro di questa rete di relazioni: la Conferenza di Aparecida, dopotutto, ci ha insegnato a tradurre in modo più inclusivo l'intenso versetto di Giovanni 10,10: “Sono venuto perchè tutto abbia vita”!

Ma, concretamente, come possiamo tradurre questo nuovo paradigma ecologico nella pratica delle nostre piccole comunità missionarie? La domanda resta aperta e ha bisogno del contributo di tutti. In questo piccolo testo vogliamo tracciare tre direzioni per continuare il cammino...


Spiritualità ecologica

All'origine di molte nostre vocazioni forse c'è quel versetto-chiave del libro dell'Esodo (3,7): “Ho udito il grido del mio popolo. Per questo sono sceso, per liberarlo”. Le nostre scelte missionarie sono state e sono orientate da questo grido, un desiderio di inserzione e liberazione.
Ma oggi, forte tanto quanto il grido del popolo, ci angustia il silenzio assordante della vita che non c'è più. Contesti ambientali completamente distrutti, equilibri di vita saltati, deserti di monoculture al posto di ecosistemi ben integrati con il lavoro dei piccoli produttori, progetti minerari che succhiano le viscere della terra e dei popoli che vi abitano...

L'anello più debole della catena è il primo ad essere schiacciato; quando la vittima non ha voce, tutto sembra meno grave e violento. L'ambiente soffre questa discriminazione senza poter alzare la voce (oppure tutta in una volta, nei disastri naturali).
Per questo, occorre completare il passaggio dell'Esodo: “Ho udito un silenzio preoccupante, innaturale. Per questo sono sceso, per restituire voce e vita a questa terra ferita”.

Ivoni Richter Reimer recupera il suggestivo passaggio di Rm 8 nel grande sogno biblico di una Nuova Creazione. Il processo di ri-creazione che ci compete è in realtà una nuova gestazione, che prevede le sofferenze del parto. É infatti necessario un lavoro permanente di liberazione del creato, attualmente intrappolato dalle catene dello sviluppo senza regole, del guadagno senza rispetto e del consumo senza misura.

La natura geme e soffre in attesa di questo nuovo parto. Chi ha uno spirito missionario soffre con lei. E lo stesso Spirito di Dio, che continua a soffiare sulla grande confusione e violenza di oggi, soffre con noi nel desiderio intenso di nuovi cieli e nuova terra.

Boff, interpretando il pensiero di Teilhard de Chardin, ci invita alla spiritualità della trasparenza, dia-fania di Dio in tutte le cose. “In ogni minima manifestazione dell'essere, in ogni movimento, in ogni espressione di vita, di intelligenza e di amore, ci troviamo faccia a faccia con il Mistero dell'universo-in-processo”. Chi prega, vive e soffre in cerca di una nuova terra finisce per identificarsi con lei, sentendosi profondamente parte di essa. “Per secoli abbiamo pensato riguardo alla Terra. Oggi importa pensare come Terra, sentire come Terra, amare come Terra”.


Metodologia di azione

Cosi come in tutti gli altri campi di lavoro, anche la nostra azione missionario-ecologica ha bisogno di una seria metodologia di azione, per non cadere nell’improvvisazione, nella dispersione o nei buoni sentimenti. Questa metodologia é contestualizzata nelle nostre diverse aree di lavoro e si puó arricchire grazie alla condivisione delle nostre comunità sparse nel mondo.

Il paradigma ecologico che accettiamo di assumere ci mostra la complessità delle relazioni e l’interconnessione degli elementi. In generale, sono necessarie almeno tre osservazioni:

  • Non possiamo più affrontare una sfida ecologica isolandola dal contesto sociale, culturale e anche religioso in cui si inserisce. É in questione una visione diversa del mondo, che richiede conversione, nuovi atteggiamenti e nuovi obiettivi negli occhi e nella pratica di ogni persona, chiesa e società.
  • Allo stesso modo, non possiamo lavorare sui problemi ecologici tralasciando il forte vincolo che questi hanno con l'attuale struttura economico-finanziaria, risultato di precise scelte politiche. Tutti i progetti di difesa dell'ambiente hanno bisogno del supporto di una rete di gruppi e movimenti strutturata e riconosciuta, capace di fare pressione sulle strutture economiche e politiche locali e multinazionali, orientando cosi parte delle loro scelte e priorità. E' il lavoro nascosto e ostinato di lobby e advocacy.
  • Nella nostra pratica missionaria dobbiamo declinare costantemente le questioni ambientali con la difesa della vita degli esclusi: non ha senso separare due conseguenze dello stesso modello di sviluppo corrotto. Inoltre è nostro dovere promuovere azioni di riscatto dell'ambiente che nascano proprio dalle fasce più isolate e dimenticate della società, poiché continuiamo a credere che il processo di liberazione si sviluppa dal basso verso l'alto.


Comunità paradigmatiche

La nostra forza missionaria è limitata; non abbiamo da soli il peso politico sufficiente a fare pressione e determinare trasformazioni dirette della realtà. D’altro canto, non ha senso che noi missionari costruiamo e manteniamo opere consistenti attraverso le quali dimostrare che ‘un mondo diverso è possibile’.

Qual è, allora, il nostro ruolo? Una presenza profetica, capace di penetrare profondamente la realtà e indicare, assieme alla gente, i cammini da seguire. Una comunità missionaria cosciente e ben inserita nella realtà può diventare catalizzatrice di trasformazioni il cui autore sia lo stesso popolo locale.

La sfida ecologica richiede la presenza di comunità paradigmatiche, localizzate in contesti 'gridanti', che si facciano voce della terra e delle persone: centri di studio, denuncia, ricerca di alternative e articolazione di diritti. Queste comunità evitano lavori isolati e auto-referenziali, non hanno l'illusione di risolvere tutti i problemi, ma possiedono l'ostinazione di insistere sul metodo, aggregare forze ed educare la gente all'azione complessa e multidimensionale.

Denunciano e annunciano, spargendo la voce ovunque e approfittando con saggezza dei mezzi tecnologici e dei media. Queste comunità rendono visibile a molti un piccolo angolo della realtà, offrono l'esperienza locale come possibile modello di azione anche per altri contesti e si dispongono a collaborare con tutti gli alleati che vogliano affrontare le stesse sfide. 

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perchè il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più.
Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno il suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”.
E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate.
E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.

(Ap 21,3-5)

di: domenico

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