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LA RICCHEZZA DEI MINISTERI

GIM Venegono - dicembre 2007

At 6, 1-15

La comunità dei credenti di Luca, posta di fronte ad una serie di conflitti interni ed esterni, risponde con la formula dell’AZIONE NONVIOLENTA, attraverso la differenziazione dei ministeri (servizio alla comunità), del sacrificio di sé per un bene più grande.

I conflitti interni
La crescita della comunità. “Nella prospettiva lucana, la comunione e la missione appaiono strettamente collegate: la comunità cristiana diventa segno e testimone con il suo stesso stile di vita e comunione, ed esercita una funzione centripeta di attrazione attraverso la sua testimonianza di vita comunitaria”.
La stessa VITA COMUNE è segno della presenza del risorto che spinge alla missione.

La realtà del conflitto dentro la comunità e la modalità per superarlo.

La comunità si pone di fronte al conflitto che vive e cerca soluzioni. Che diventano anche per noi proposte di cammino per “starci dentro”…

  •  In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Innanzitutto RICONOSCERE e non celare la realtà conflittuale che sorge dentro la stessa comunità (impossibilità di arrivare a tutti i poveri della comunità nella distribuzione dei beni necessari). Si tratta di un atteggiamento di responsabilità di fronte a quanto sta avvenendo senza sottovalutarla.
     
  •  Si evidenzia che l'IDENTITA' DELLA COMUNITA', che in qualche modo vede dei privilegi a scapito dei più deboli, è in crisi e la situazione è grave. Su questo la comunità degli apostoli non nasconde nulla.
     
  •  Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto che noi trascuriamo la Parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola”. Le difficoltà si assumono e si risolvono insieme.
     
  •  La comunità provocata dalla situazione di crisi non guarda solo alla soluzione del problema in sé ma si chiede, riflette, discerne, in che modo mantenersi fedele al progetto di Dio dentro una realtà di conflitto. Perché in questo modo la comunità continua a cercare la sua vocazione di testimone del Cristo risorto, anche dentro l’esperienza della difficoltà. In questo senso, è necessario un discernimento lento, approfondito, che si allontani da pregiudizi e facili conclusioni sulla base di stimoli emotivi. In questo senso la comunità degli apostoli mostra una grande maturità nella fede!
     
  •  Per questo, obiettivo principale dell’incontro sarà lo RISTABILIMENTO DELLA COMUNIONE E DELLA FRATERNITA', più che trovare responsabili e creare situazione di grande disagio.

La ricerca dell’unità è una delle missioni della vita comune cristiana, perché mandato di Gesù: “Ti prego Padre, perché essi siano una cosa sola, come io e te lo siamo!”.

Nella comunità cristiana di oggi, presa da tante attività e servizi, c’è la piena convinzione che obiettivo di qualunque azione è la comunione e la crescita della relazione con il Risorto? E che di fronte al conflitto, la pratica della misericordia nell’ascolto e nel dialogo, può essere la via più efficace per affrontare e superare il conflitto?

A volte, le tante attività, l’organizzazione quasi “aziendale” delle nostre comunità, celano in malo modo divisioni e mormorazioni che spaccano le nostre realtà.

Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede. Scopriamo, allora, che la risposta della comunità alla situazione di conflitto è frutto di un cammino condiviso, dove tutti sono chiamati a dare il proprio contributo nel leggere la realtà alla luce dello Spirito e del progetto del regno di Dio. Concretamente, la comunità elabora un nuovo ministero che assuma le difficoltà e le riconduca al progetto comune della comunità. Tutti sono coinvolti in questo processo. Perché l’obiettivo principale è che tutti possano vivere la pienezza della propria vocazione alla vita, alla giustizia, alla condivisione.

Come non pensare allora, in questo momento, alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, il “vangelo laico” dei diritti, che mette al centro la persona umana nei suoi bisogni fondamentali, e che abbiamo appena ricordato lo scorso 10 dicembre?
Allo stesso tempo, in moltissimi aspetti, di fatto, non è ancora assunta e applicata in tanti Paesi, dove la vita umana è degradata e violata in tutti i suoi ambiti dalle guerre e dalle divisioni, dalle carestie e dall’ingiusta distribuzione delle ricchezze del pianeta.

Sulla testimonianza della comunità lucana, come potrebbe, ad esempio, la comunità internazionale affrontare le tante situazioni di conflitto senza tener in contro di tutte le istanze e le parti in causa, perché tutti vedano rispettati i propri diritti, e allo stesso tempo trovino responsabilizzati i propri doveri? È ancora possibile, per la complessità del sistema mondo, una soluzione unilaterale?

Conflitti esterni
Non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. Perciò sobillarono alcuni che dissero: “Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio.   
Se l’inizio del c. 6 degli Atti ci mostra come le prime comunità gestiscono i primi conflitti, Luca non nasconde anche il fatto che la comunità affronta persecuzioni dall’esterno per le quali vive una grande sofferenza.

Al v.5 si dice che tra i sette diaconi è presente Stefano, uomo di fede e pieno di spirito. Un uomo di Dio, eppure non mancano reazioni violente di fronte alla sua saggezza. Il v. 7 ci richiama al fatto che la vita comune centrata nella condivisione della PAROLA e nella testimonianza diventa “attraente” e stimola l’adesione di un elevato numero di persone. Il seguito poi sottolinea come la stessa comunità viva la persecuzione nei suoi membri più rappresentativi. L’annuncio del regno, quindi, prevede anche l’accettazione delle fragilità e debolezze umane.

Evidenziamo come la scelta dei 7 è tra il gruppo degli “ellenisti”, giudei convertiti che provengono dalla periferia dell’impero romano. Non appartenenti alla tradizione giudaica della Torah. Le donne vedove che non ricevono aiuti appartengono a questo gruppo. Si tratta evidentemente di grosse difficoltà legate alle differenze culturali che sono presenti nella prima comunità. Mettere in pratica l’insegnamento di Gesù tramandato dagli apostoli non risulta quindi tanto scontato.
Riconosciamo anche che la reazione della sinagoga di Gerusalemme è proprio contro un cristiano ellenista, e non contro tutto il gruppo dei giudei cristiani.

La prima comunità è di fronte ad una realtà complessa per tradizione, cultura, modo di esprimere l’appartenenza. All’interno dialogo e confronto sembrano essere le vie privilegiate per affrontare le divisioni. Ma all’esterno comincia a soffrire la violenza degli oppositori, che utilizzano la differenza culturale come capro espiatorio per combattere il gruppo dei credenti.

Luca sottolinea che i “liberti” (giudei stranieri liberati dalla schiavitù di Roma), non riescono a sostenere l’autorità di Stefano. Il quale opera segni e miracoli, mostrando di avere una potenza che viene da Dio. L’occasione del confronto con Stefano, offre agli ebrei della sinagoga l’occasione per combattere la comunità nascente.

Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè”. E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
È interessante notare il parallelo tra il processo di Stefano e quello di Gesù. Usando legge e tradizione si cerca di sopraffare anche il bene da loro testimoniato. Quando si è animati da un cuore malvagio e chiuso, anche di fronte all’evidenza dei fatti si nega ciò che è sotto gli occhi di tutti.

Altro elemento è il segno della piena comunione tra il discepolo (Stefano) e il maestro (Gesù). Il volto splendente descritto nel v. 15 che sembra richiamare la Trasfigurazione di Gesù, sottolinea questa forte relazione. Il volto trasfigurato di Stefano è il volto dei profeti (da Mosè in poi) che hanno offerto la loro vita per testimoniare l’amore e l’unione con il proprio Dio, Dio della pace e della giustizia.
Lo scontro verso la comunità nasce proprio dal rifiuto della proposta di seguire il maestro. Sembrerebbe che il conflitto sia quasi inevitabile e che lo stesso stile di vita della comunità susciti forti tensioni che sfociano nella risposta violenta della sinagoga.
La comunità dentro e fuori risponde con un atteggiamento nonviolento, adottando comportamenti di dialogo e confronto, ma assumendo fino in fondo anche la via del martirio quando la situazione lo esige. La risposta è sempre però nella linea che Gesù ha proposto e vissuto: nessuna persecuzione può essere fonte di una reazione violenta. L’amore vissuto con coerenza porta con sé conseguenze che spesso ci costringono alla resistenza di fronte alla violenza del male. È l’accento forte sullo stile delle Beatitudini, cantato e vissuto da Maria nel magnificat.

La ricchezza dei ministeri nella comunità cristiana non è semplicemente la manifestazione di come le persone affrontano e risolvono i conflitti, ma ancor di più diventa uno stile di vita che si presenta come testimonianza della presenza del Risorto. La comunità è chiamata ad essere riferimento perché essa stessa cerca di vivere il vangelo di Gesù. E questo è già una missione in atto. Al centro di ogni attività, liturgia, servizio, deve trasparire la presenza del risorto, che ci richiama ad una testimonianza di vita che diventi attraente e proposta per altri, nella consapevolezza che spesso “dovremo scuotere la polvere dai sandali e andarcene in pace!”.

Le sfide per noi oggi…

  • Come gestisco i conflitti nella mia quotidianità? Mi concentro nello sforzo di trovare il bene comune più grande?
  •  Accetto la proposta della via nonviolenta della comunità degli apostoli come strumento di risoluzione di conflitti?
  •  Quali conflitti personali vivo oggi che hanno bisogno di essere purificati dalla pace del risorto?

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