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Comboniani 2009, “Missione: vivere e lavorare con i più poveri ai margini”

Un processo vitale per rinnovarci….

“Missione: vivere e lavorare
con i più poveri ai margini”

Come essere missionari comboniani OGGI, fedeli alla Parola di Dio, aderenti alla realtà dei più "poveri e abbandonati", con la spiritualità missionaria di san Daniele Comboni?
Non c'è una risposta unica, valida per sempre, nemmemo ci sono risposte prefabbricate, nè un guru che le possa dettare. Ci sono le persone concrete, c'è la realtà concreta, c'è il grido concretissimo dei poveri del pianeta, e c'è la Parola che in QUESTA realtà si fa Vita.
Ci si mette in discussione,  si dialoga, si convidono esperienze. La metodologia è quella dei passi  "piccoli e inesorabili". Questo documento ne è un frutto, che vogliamo condividere.


1. Presentazione del documento

2. Testo del documento finale

3. Scarica il documento (con i nomi di quanti vi hanno aderito):


 


 

Un processo vitale per rinnovarci….

Qualche mese fa, con una decina di missionari comboniani che vivono in varie parti del mondo, abbiamo iniziato a scambiarci qualche idea sulla realtà delle baraccopoli e, più in particolare, delle comunità missionarie inserite in realtà emarginate. Da questo semplice confronto è nata tra noi la consapevolezza di avere tra le mani un patrimonio e una tradizione importanti. Abbiamo sentito forte il bisogno di condividerlo con tutti gli altri confratelli senza creare “muri di divisione e di categoria”. Abbiamo capito che non si doveva più parlare solo di esperienze di inserzione ma di un vero e proprio stile di missione; dovevamo riproporre ciò che era già stato assunto in vari capitoli e in alcune province, ma che forse non è stato ancora attuato con il dovuto coraggio e continuità.

É nata così l’idea di scrivere qualche proposta per il nostro XVII° Capitolo Generale Comboniano di Settembre 2009. Abbiamo voluto dare il nostro specifico contributo alle province e ai delegati capitolari. Abbiamo scritto la nostra visione e le nostre proposte e le abbiamo fatte girare tra i confratelli delle varie province, aprendo il più possibile a tutti, proprio per non dare l'idea di fare un “documento di un'élite”. Il nostro desiderio era che questo documento fosse il più possibile rappresentativo della base e fosse scritto davvero in modo collettivo. E soprattutto che non fosse escludente cioè che non desse l'impressione di voler mettere in cattiva luce altri tipi di missione o di presenza.

Abbiamo aperto una comunicazione attiva tra noi in quattro continenti diversi. Da a Tumaco (Colombia)Korogocho (Kenya), da Açailandia (Brasile) a Castelvolturno e Quartiere Sanità (Italia), da Pretoria (Sudafrica) a Gerusalemme (Israele), da Padova (Italia) a Ellwangen (Germania) a Chicago (USA): fusi orari diversi, comunicazioni non sempre facili, contesti di missione tra loro molto differenti. Tutto questo non ha ostacolato la determinazione di voler raggiungere la meta.

Il processo che ne è nato (a partire dal Novembre 2008) è stato davvero qualcosa di straordinario ed entusiasmante perché ha coinvolto centinaia di Comboniani in diversi continenti. Alcune province hanno pubblicato la bozza del documento nelle loro newsletters, tantissimi confratelli lo hanno fatto girare attraverso la posta elettronica. Abbiamo creato una pagina web speciale dove ogni confratello ha potuto leggere la bozza del documento (tradotto in 5 lingue), lasciando il suo commento di approvazione o critica, ed eventualmente firmandolo come segno di sostegno esplicito. Abbiamo iniziato a ricevere adesioni, commenti a sostegno, critiche costruttive, richieste di chiarimenti. Qualcuno ha criticato duramente sia l'iniziativa che il contenuto del documento, ma questo fa parte della dialettica missionaria, ognuno ha diritto alla sua opinione.

A fine Gennaio 2009 la bozza è stata presentata al Comboni Social Forum di Belem 09 (Brasile), all'interno del World Social Forum. I nostri confratelli presenti al forum hanno apprezzato e firmato la proposta e aggiunto molte loro considerazioni. É stato incluso, con una mozione di sostegno, anche nel documento finale del Comboni Social Forum di Belem 09. Dopo quasi due mesi di interazione globale siamo giunti alla definizione del documento finale per i delegati al Capitolo 2009.

Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno risposto al nostro appello e sono entrati, in un modo o nell'altro, nella discussione. Il processo di scrittura del documento finale ha senz'altro raggiunto un primo obiettivo: ha rianimato la discussione attorno a questo tema. E questo può essere un segnale importante per il Capitolo.

Alla fine di questo processo i dati parlano da soli, e dovranno essere tenuti presenti per una riflessione più approfondita attorno al futuro della nostra missione:

  • il documento è stato appoggiato e firmato da 187 confratelli.
  • 1/3 dei firmatari proviene dal Sud del mondo (ed è la realtà del nostro Istituto) ed anche il numero di sottoscrittori padri, fratelli e scolastici rispetta la stessa percentuale che esiste nella congregazione. Le sottoscrizioni arrivano da tutti i continenti e province, eccetto la Spagna, il Centrafrica e l’Eritrea. Anche l’età media rappresenta lo stato attuale delle varie province con anziani e giovani.
  • C'è un buon numero di giovani fratelli, sacerdoti e scolastici che sono disponibili a vivere personalmente questo tipo di missione inserita e condivide pienamente i valori proposti nel documento.
  • Tra i firmatari vogliamo far notare, senza trionfalismi, la presenza di due padri generali (l’attuale e un ex), 3 consiglieri generali, 5 membri della Curia generalizia, 12 tra provinciali e delegati. Di buon auspicio sono anche i 26 delegati capitolari (1/3 del totale) che hanno firmato il documento e si sono impegnati a riprenderlo durante i lavori capitolari.
  • Altro dato interessante: 18 formatori di varie tappe formative hanno voluto aderire dando un messaggio di disponibilità a formare i giovani alla missione attraverso la missione. Importantissimo il sostegno di 13 confratelli che lavorano nell’ambito dei mass media.
  • Un'ultima osservazione ci sembra importante. Questo documento, e il processo che l'ha creato, non ha voluto in nessun momento sostituirsi al lavoro capillare fatto per la Ratio Missionis. Crediamo invece che possa essere visto come un contributo integrativo di un aspetto della nostra missione (la missio ad pauperes) che non compare con sufficiente forza nelle conclusioni della Ratio Missionis.

Ci rallegriamo per questo processo di vita missionaria che abbiamo vissuto insieme come confratelli preparandoci ad un momento delicato e importante per il nostro futuro come missionari, qual è il Capitolo Generale. Preghiamo che il Capitolo venga vissuto nella piena disponibilità allo Spirito Santo, l’unico che può aiutarci ad avere audacia e coraggio come il nostro San Daniele Comboni augurava ai suoi confratelli in punto di morte: “Coraggio per il presente!! Ma soprattutto…. per il futuro!”.


p. Daniele Moschetti e p. Stefano Giudici

Gerusalemme – Pretoria, 15 Marzo 2009

 

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MISSIONE:

VIVERE E LAVORARE CON I PIÙ POVERI AI MARGINI

Urgenza per un impegno rinnovato

1 ICONA BIBLICA


1.1 Dio non permise al re Davide di costruire il Tempio perché Egli scelse di camminare con il Suo popolo. Per 200 anni il simbolo della presenza di Dio tra il Suo popolo fu la Tenda: Yahweh è rimasto nomade con il Suo popolo (2 Sam 7,1-6). È lo stesso simbolo che la tradizione giovannea scelse per Gesù: “E il Verbo si fece carne e pose la sua tenda tra di noi” (Gv 1,14).

1.2 Un Dio nomade, Gesù nomade dalla Sua nascita fino alla Sua morte fuori dalle mura della città (Eb 13,12), è per noi il fondamento biblico per una rinnovata missione comboniana: la scelta di vivere e camminare con gli impoveriti e i marginalizzati. Missione è sedersi dove il popolo si siede e lasciare che Dio accada. Dio è già presente in questi contesti, tra la Sua gente: gli abitanti degli slums nelle grandi e piccole aree urbane; i nomadi e i poveri nelle zone rurali; i bambini di strada, gli alcolizzati, i dipendenti dalle droghe, le prostitute, i carcerati; la gioventù marginalizzata dei ghetto nelle città; i gruppi di nativi; i rifugiati, gli sfollati e gli immigrati, che sono sempre più il risultato del disastro ecologico ed economico; gli impoveriti, che non hanno diritto a lavorare la loro terra per via della violenza ambientale e del saccheggio da parte delle multinazionali; le vittime dell’AIDS, che sono diventati una delle sfide principali, soprattutto in Africa. 

1.3 La nostra missione è essere lì, e agire dall’interno di queste realtà per trasformarle insieme alle gente, diventando come la gente in un continuo processo personale e comunitario di conversione a Dio.

 

2 Il nostro concetto di “inserzione”

2.1 Questo documento è stato ispirato dai Missionari Comboniani che sono già presenti in questi nuovi contesti, o vogliono esserlo al più presto. L’esperienza di inserzione è stata per loro una grazia da Dio, che ha avuto una grande influenza sulle loro vite. Devono tutto questo a Dio e ai poveri che sono diventati i loro maestri. Hanno potuto comprendere meglio la loro vocazione missionaria e il carisma comboniano, ascoltando la Parola di Dio in modo nuovo.

2.2 Hanno voluto condividere ciò che hanno vissuto insieme ai poveri, nella speranza che questa esperienza possa arricchire l’intera Famiglia Comboniana e nella convinzione che la scelta per i più poveri, missio ad pauperes, non è qualcosa solo per poche persone e vissuto solo nelle comunità inserite. È pienamente connaturale alla nostra vocazione e per questa ragione questa riflessione e proposta ha riunito molti più Comboniani, che sono i firmatari del presente documento.


2.3 Continuiamo a considerare vere e ispirate le parole del Capitolo del 1997: “Ripartire dalla missione è guardare con gli occhi dei poveri. Come per Gesù, fare la scelta preferenziale per i poveri significa anche rinnovare il nostro modo di vedere il mondo, la Chiesa e l’istituto. Ci facciamo presenti in mezzo a loro, con semplicità, impegnandoci nella difesa della vita e nella rimozione delle cause della povertà” (n. 26).

2.4 Queste parole del Capitolo riflettono molto bene come noi comprediamo la parola “inserzione”, che chiamiamo globale: camminare con gli impoveriti; guardare con i loro occhi; trovare con loro vie di liberazione, riflettendo su una nuova metodologia missionaria capace di trasformare strutturalmente la realtà; crescere con loro in umanità e in spiritualità; discernere sui mezzi e le strutture necessarie per raggiungere questo obiettivo; sostenere la lotta dei più poveri e il loro diritto alla vita in dignità, in qualunque posto ci troviamo, anche attraverso i mass-media, uno strumento potente di advocacy. C'è anche l' inserzione fisica, cioè vivere insieme ai margini con i più poveri, che non è l'unico modo di fare missione, ma è indubbiamente una realtà nella nostra Famiglia Comboniana. Una forma di inserzione non esclude l’altra, ma entrambe si arricchiscono a vicenda.

2.5 Con questo documento vogliamo rivolgerci a tutti i Missionari Comboniani nelle loro comunità, per incoraggiarli, apprezzarli e sostenerli nel loro servizio al Regno di Dio. L’invito per tutti noi è di prendere con grande serietà ciò che gli ultimi quattro Capitoli ci hanno indicato come priorità.

2.6 In modo particolare con questo documento vogliamo fare appello a voi, Delegati al Capitolo, affinché sappiate riconoscere meglio il kairos che questi contesti e questa chiamata rappresentano per noi oggi.

 

3 PERCHÉ scegliamo di essere con i più poveri

3.1 Il nostro essere con i più poveri è il nostro modo di incarnarci nella realtà in cui vive molta gente, e la nostra risposta a questa realtà. La grande maggioranza degli abitanti del mondo vive in questi contesti di marginalizzazione come conseguenza di un dislivello immenso creato dal dominio economico di pochi. UN Habitat prevede che in 20 anni almeno 3 miliardi di persone nel mondo vivrà in slums in città di prima o seconda grandezza, con gravi conseguenze anche per le zone rurali. Le dimensioni crescenti di questi fenomeni sociali e la gravità delle sfide che essi rappresentano per la missione della Chiesa sono un chiaro segno dei nostri tempi.

3.2 Questa scelta di vivere con gli impoveriti e i marginalizzati è una dimensione costitutiva del carisma Comboniano. Perciò la nostra presenza tra loro (sia come inserzione fisica che globale), ovunque si trovino, è pienamente in linea con la nostra vocazione, carisma, Regola di Vita e i Documenti Capitolari, che ci spingono a uscire e “portare ai poveri la Buona Novella”. Per noi oggi questo significa “piantare la nostra tenda in mezzo a loro”, camminare con loro, consolarli e con loro trasformare e rigenerare la società a tutti i livelli: sociale, politico, economico e spirituale.

3.3 La missione è una relazione di fraternità – con Dio, con i fratelli e le sorelle, e con la natura – che ha il potere di diventare “un’attività con il fine di cambiare la realtà” (J. Sobrino). La nostra fraternità e comunità sono il cuore dell'inserzione, sia globale che fisica; può dare potere alla gente verso la liberazione integrale e trasformazione, promuovere un ministero di amore che diventa riconciliazione, giustizia, pace and integrità del creato.

3.3.1 Essere in questi contesti con i poveri significa adempiere l’opzione per i poveri fatta dalla Chiesa, sceglierli come i privilegiati a cui annunciamo la Buona Novella di Gesù, seguendolo nella sua prassi e nel suo stile di vita.

3.3.2 Esserci ci aiuta a semplificare radicalmente il nostro stile di vita e i mezzi che usiamo per il nostro lavoro missionario: questo ci rende apostolicamente efficaci più che materialmente efficienti.

3.3.3 Esserci ci invita a sottolineare la dimensione dell’ “essere e trasformare con” i poveri e “come”“fare per” i poveri. poveri più che del"fare per" i poveri.

3.3.4 Esserci apre ad una nuova visione per la nostra metodologia missionaria, capace di unire l’inserzione diretta tra gli impoveriti con dinamiche per una trasformazione strutturale della realtà: coscientizzazione politica, partecipazione organizzata della gente, cittadinanza attiva del Regno vivendo nelle Piccole Comunità Cristiane.

 

4 ESSERCI come missionari comboniani

4.1 L'adempimento della nostra missione come inserzione globale e inserzione fisica in alcun modo rifiuta o giudica il modo 'tradizionale' di fare missione tra i Missionari Comboniani. Siamo pienamente consapevoli ed estremamente grati alle centinaia di confratelli che, ovunque nel mondo, dedicano totalmente le loro vite alla proclamazione del Vangelo e alla liberazione integrale della gente.

4.2 Oggi siamo presenti anche in contesti umani dove davvero incontriamo i più poveri e abbandonati del nostro tempo, e vi siamo presenti come comunità comboniana. Ci pare che la nostra piccola presenza non solo è importante, ma essenziale per la nostra missione comboniana, un chiaro segno dei tempi e luoghi e un forte richiamo alla nostra Famiglia Comboniana di quanto fu deciso in tanti Capitoli a partire dal 1985.

4.3 Risposte adeguate alle sfide enormi che provengono da questi contesti richiedono una profonda esperienza di Dio e preghiera; riflessione biblica e teologica che porti ad una più chiara metodologia missionaria; una preparazione di coloro che vogliono lavorare in questi contesti.

4.4 Questo sarà possibile solo se:

4.4.1 Sarà assicurata, rinforzata e incoraggiata la continuità degli impegni esistenti. Questo richiederà una preparazione opportuna e qualificata di confratelli chiamati a vivere questo ministero in questi contesti e la presenza di una comunità comboniana in ciascuno di queste realtà. Questa comunità dovrà essere in collegamento con altre comunità comboniane e movimenti sociali, affinché il grido degli impoveriti possa diventare una reale forza di trasformazione sociale.

4.4.2 I fondamenti biblici e teologici e le implicazioni dell’inserzione globale e fisica saranno studiati e approfonditi, soprattutto nei Centri Teologici e Istituti dove siamo presenti. Le comunità comboniane di inserzione dovrebbero agire in collegamento per aiutare nell'approfondimento della riflessione biblica e teologica.


4.4.3. La Famiglia Comboniana, sia a livello provinciale che generale, accoglie l’invito a riflettere seriamente sulla metodologia missionaria. Questa metodologia ovviamente può variare da contesto a contesto, per questo sarà molto importante creare networks all’interno della Famiglia Comboniana
attraverso i quali queste esperienze nei diversi campi missionari possano essere condivise, imparando gli uni dagli altri ed elaborando creativamente nuove strategie.

4.4.4 L’idea portante della nostra formazione, cioè “preparare alla missione attraverso la missione” (cfr. il documento “In cammino verso il Capitolo” della Commissione Tematica sulla Formazione, punto 4), deve essere assunta molto seriamente. Fin dai suoi inizi il processo formativo dovrebbe essere inserito in questi contesti. Questa è il solo realistico modo di: permettere ai candidati Comboniani di entrare in contatto con le sofferenze e le speranze della gente, tra le fonti più importanti per una crescita verso la maturità umana, cristiana e vocazionale; eliminare la seprazione artificiale della formazione dalla realtà, evitando uno stile di vita borghese e materialistico. Crediamo che una nuova formazione nascerà dalla sintesi di un profondo accompagnamento nella conoscenza di sé, di una crescita nella relazione personale con Gesù Cristo e di un impegno serio nei contesti di marginalità e povertà umana, lotta e speranze.

5 Cosa chiediamo al capitolo

5.1 In conclusione chiediamo:

5.1.1 Una chiara ed esplicita riaffermazione da parte del Capitolo che il concetto di inserzione globale è una delle priorità di tutta la Famiglia Comboniana (a livello generale, provinciale e comunitario). Venga assunto nella pienezza del suo significato, come stile di vita e comune visione della missione. Al tempo stesso confratelli e comunità vengano preparate e sostenute per l’inserzione fisica in contesti di povertà e marginalizzazione, come segno di presenza (testimonianza di vita) e via concreta e specifica di metodologia missionaria. In alcune province e situazioni missionarie questa realizzazione può richiedere un passo iniziale nel quale i confratelli che lavorano in questi contesti di povertà e marginalizzazione dovranno vivere nella comunità comboniana più vicina. Tutti i confratelli, specialmente i più giovani, siano aiutati e incoraggiati a scegliere e vivere pienamente l’inserzione globale in tutte le aree di ministero, in atteggiamento di profonda coerenza vocazionale, compassione e solidarietà con i più poveri e abbandonati.

 

5.1.2 Il futuro Consiglio Generale implementi questa priorità in collaborazione con le province e con una speciale attenzione a rinforzare le comunità di inserzione fisica. L’obiettivo è quello di rendere operativo ciò che è già stato deciso in passato ma mai realizzato pienamente: ogni Provincia assuma uno stile d’inserzione globale e apra una presenza di almeno una comunità di inserzione fisica in contesti emarginati, come metodo pastorale.

5.1.3 Ogni Missionario Comboniano che si senta chiamato a vivere un'esperienza di inserzione fisica dovrebbe essere incoraggiato a farlo.

5.1.4 Chiediamo una buona e qualificata preparazione dei confratelli che vogliono lavorare in questi contesti, così come una cooperazione, collegamento e condivisione tra loro per rispondere meglio alle sfide provenienti da questi contesti (come si è fatto per rispondere alla complessa realtà dell’Islam e dei mass media). Siamo consapevoli di quanto questo tipo di missione sia molto esigente da un punto di vista sia umano che spirituale. Perciò una sana formazione all'inizio e un collegamento stabile con altri confratelli in contesti simili può evitare alcuni degli attuali problemi psicologici, spirituali e vocazionali.

 
5.1.5 Chiediamo anche la preparazione di confratelli nel campo dei diritti umani, dell'analisi socio-economica della realtà e dell'azione socio-politica. Questi confratelli dovrebbero vivere con le vittime del sistema socio-economico attuale per poter comprendere meglio le dinamiche di questi contesti e la vita dei più poveri.

5.1.6 Infine chiediamo la creazione di piccole comunità formative inserite in questi contesti o in collegamento con comunità comboniane già impegnate in queste realtà.

5.2 Crediamo fermamente che se queste scelte saranno fatte, tutta la Famiglia Comboniana ne uscirà rafforzata nel suo spirito missionario, visione e gioia che viene dal servizio ai poveri e marginalizzati.

 
 

 

Siamo coraggiosi come lo fu il Comboni!
Dio ci benedica

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