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Ap (5, 1-12): La vittoria dei deboli. La novità della nonviolenza

Gim Padova (aprile 2003)

La vittoria dei deboli...

la non violenza è la nostra forza!

catechesi I° Gim Padova, aprile 2003

 

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La catechesi comincia con una dinamica semplice: in mezzo una sedia, con una persona seduta. Attorno altre tre o quattro. La prima volta il conduttore chiede di fare bene attenzione alle parole e spiega che “vince chi riesce a sedersi”. Generalmente si scatena una lotta senza riserve per conquistare il posto a scapito di altri. Senza commentare nulla, si scelgono altre persone tra il pubblico. In questa seconda volta il conduttore spiega che “L’obiettivo è sedersi”. Se le persone hanno prestato attenzione alle parole e alla prima scena, potrebbero trovare soluzioni di cooperazione che portino eventualmente anche a sedersi tutti contemporaneamente su quella sedia, con creatività.

 

-          La prima scena mette in evidenza quanto la voglia di vincere è insita in noi. Vincere è sopraffare gli altri. Per sopraffarli sono leciti tutti i modi, anche violenti.

-          La seconda scena mostra che le regole possono fondarsi su un concetto nuovo di vittoria, intesa come obiettivo comune. La memoria dei fallimenti precedenti può aiutare nel cercare le alternative. Obiettivo del gioco (e della vita) è la gioia di tutti, non il vincere dei pochi.

 

Lettura di Apocalisse 5

(si rileggono di nuovo, poi, i versetti più significativi)

...“ed io piangevo molto, perché non s’era trovato nessuno degno di aprire il libro né di guardarlo”. Il libro della storia, come dicevamo nella catechesi di gennaio, non si riesce più ad aprirlo. Ed è quasi inguardabile. Pare che la pace sia ormai sconfitta (per sempre?), il Papa stesso è arrivato a dire che forse Dio è disgustato. Sono parole pesanti, segno di un’epoca di disumanità; non possiamo trascurare la gravità di questo momento. Si parla addirittura di tragedia dell’umanità… ed io forse per la prima volta mi trovo a pregare in un modo diverso, mai sperimentato. Non cerco tanto di guardare a me stesso, non cerco nemmeno di capire quale sia il volto di Dio oggi… semplicemente cerco di chiedergli “Come stai, Dio?”. Credo che forse un po’ anche Dio si senta fallito.

  • E tu? Quali sono i tuoi sentimenti oggi? Quanto forti sono?

  • Fermati, ascoltali: indifferenza? Scoraggiamento? Rabbia? Inquietudine?

  • E quanto durano? Si sono già spenti?

Qualcuno risponde al pianto di Apocalisse, ma la risposta è ancora un po’ ambigua: parla di un Leone, di Giuda e Davide (stirpe regale!), dice che il Leone ha vinto e ha rotto i sigilli. Insomma, sono espressioni che ci rimandano al tipo di consolazione più comune; la storia ha una soluzione: la vittoria dei potenti. Al tempo di Apocalisse Vittoria era una dea, compagna e protettrice degli imperatori. La logica romana si ripropone esattamente anche oggi: la fine della storia e il fine della storia sono la vittoria. Ci sono studiosi e una saggistica intera che ne parlano, siamo arrivati all’apice dello sviluppo, abbiamo vinto (e, guardacaso, vittoria in greco si dice Nike: un logo, una filosofia della storia). Ma Apocalisse ha un “canto nuovo” da farci ascoltare, ci assicura che anche in questa storia, possesso dei potenti, si può vivere da risorti. Pasqua, insomma, per noi sarà l’esercizio di guardare alla storia a partire dalla speranza delle vittime. Anche Apocalisse, è vero, ci parla della fine della storia, ma di questa storia, che i deboli non sopportano. E al centro della nuova storia toglie il Leone, per lasciarci l’Agnello. Don Primo Mazzolari, per continuare con le metafore animali, ci spiega così:

“La guerra non la si può fare se non da lupo a lupo, tra lupi e lupi, usando i metodi del lupo. Mentre la resistenza è tutt’altra cosa e la si può fare rimanendo agnello nell’anima e nel metodo. Deve essere una sorpresa piacevolissima per il lupo quando scopre che l’agnello lo copia”.

 Guardiamolo, questo Agnello: è ritto in piedi, segno di resurrezione, di resistenza. Però è sgozzato, è stato immolato, e questo verbo a Roma si usava sia per le vittime animali che per le stragi imperiali. Insomma, la vera vittoria secondo Apocalisse sta in questo Agnello sgozzato, nella disponibilità di Gesù a farsi uccidere, piuttosto che uccidere. Scegliere di soffrire anziché far soffrire. EÂ’ questa la chiave nuova che apre i sigilli della storia, è questo lÂ’amore vero che dà un nuovo senso alla storia. “LÂ’amore non brucia gli altri, brucia se stesso” (Gandhi). Essere disposti al sacrificioÂ…Con il martirio, ma anche con una logica di sacrificio quotidiana. E tanti diranno “ecco, le solite menate da buoni cristiani bigotti, disposti a soffrire: loro sono quelli che per credere devono fare i tristi, non possono godersi la vita…” Eppure il sacrificio è una dimensione quotidiana che accettiamo quasi naturalmente; a volte umano e dignitoso, a volte illogico e squallido: il sacrificio del tifoso per seguire la sua squadra, i sacrifici per mostrare unÂ’auto nuova, il sacrificio di certe mie libertà per il bene di un gruppo (anche solo con le regole condominiali, sapete?), i sacrifici per conquistare una donnaÂ… o per conservare il suo amore, i sacrifici dei genitori per i figliÂ…Non è così strano cercare il senso della storia in un sacrificio, in un nostro sacrificio. Gesù, poi, ci fa fare un altro passo avanti, ancor più profondo, e intona davvero note di un canto nuovo: coniuga la logica del sacrificio con la nonviolenza, e la storia si rivoluziona! (Leggi una bella catechesi sulla nonviolenza, con tanti link a testi utili) La nonviolenza applica la disponibilità a sacrificarsi proprio nel conflitto, dove si scatena la nostra aggressività e dove siamo più predisposti a fare del male agli altri. Questo significa imparare a lottare cercando di ridurre al minimo la violenza, senza pretendere che lÂ’avversario segua la nostra stessa condotta. Insomma, cari giovani che scendiamo in piazza oggi per la pace, mettiamoci bene in testa che:

la pace ha un costo e un percorso.

Non è solo utopia nel senso che non si esaurisce in un grido e una manifestazione.

Ormegiovani dice che la pace è il nuovo martirio a cui la chiesa viene chiamata! Tu piangi per la guerra, ma quale prezzo sei disposto a pagare per la pace? Quali segni porti sulla tua pelle per la pace? “Scambiamoci un segno di pace” dovrebbe voler dire condividiamo le cicatrici che l’azione nonviolenta per la pace ha marchiato sui nostri corpi. Condividiamole, e resistiamo insieme! Mai come in questi tempi violenti i cristiani sono chiamati ad essere piccole comunità di resistenza. “Il cristiano è sempre un resistente, un resistente per vocazione, di fronte a qualsiasi male” (Mazzolari). Questo è il costo della pace. Ed il percorso nonviolento è complesso. Ne evidenziamo solo alcuni aspetti, con una frase che riassume molto:

La nonviolenza è fiducia nell’uomo e fede in Dio, è la forza dell’amore e della verità.

Non è semplicemente una dimostrazione dÂ’amore, non è una carezza sulla testa. Forse più di tutto è una dimostrazione di forza: non si limita allÂ’amore puro ma lo rende effettivo, è continua ricerca di tecniche di lotta compatibili con lÂ’amore e con il rispetto della verità. “Insistere sulla verità” (satyagraha), essere ostinati, affermare la verità non con la sofferenza del nemico, ma con la propria. La nonviolenza è fiducia nellÂ’uomo, è credere che la vita ha un senso. La violenza è segno che il destino umano è assurdo, ma la violenza non è fatale, non è la strada inevitabile: se conserviamo fiducia nellÂ’uomo si riapre la speranza. La nonviolenza non disumanizza lÂ’oppositore, parte sempre dai suoi lati migliori e fa appello allÂ’umanità e alla ragione dellÂ’avversario, perchè è convinta che ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci divide. EÂ’ unÂ’impresa difficile, frutto di un rapporto cuore a cuore con Dio. Gandhi diceva che “la lotta del satyagraha è per i forti di spirito. (Â…) La radice del satyagraha è la preghiera. La preghiera non è il passatempo ozioso di una vecchia. Compresa nel suo valore e giustamente impiegata è il mezzo più potente”. Per questo, e ora si capisce bene, allÂ’Agnello sul trono Apocalisse riconosce lode, onore, gloria e potenza.  La nonviolenza è la vittoria dei deboli.

 

 

 

 

 

"Se vuoi la Pace, costruisci Pace", veglia di preghiera sulle orme di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino don Primo Mazzolari e don Tonino Bello, testimoni che in tempi e luoghi diversi hanno camminato per la Pace

Ripercorri insieme a molti giovani i passi della Via Crucis Pordenone-Aviano e troverai i segni di speranza e capirai che la resurrezione è già presente in germe in ogni passione dell'umanità
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