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Natale 2006: padre Fernando dal Perù

" . . . e il verbo si fece carne . . . "

E il Verbo si fece carne...
Non accontentatevi di «belle celebrazioni» e pranzi famigliari; non comprate biglietti augurali UNICEF per sentirvi la coscienza tranquilla o panettoni del commercio equo-solidale, credendovi “migliori degli altri”. Il mondo non si cambia cosí !!!

Leggi la lettera di p. Fernando, che ha camminato con il GIM a Venegono
e ora continua ad amare il popolo peruviano...



«E il Verbo si fece carne e venne abitare in mezzo a noi;... » (Gv 1,14)

 

Carissimi amici/amiche, eccomi di nuovo per raccontarvi un pezzo della mia vita. Incredibile, ma é giá passato un anno... un anno intenso di vita e di esperienze. Un anno di decisioni e scelte, anche se non sempre facili e capite. Ma alla fine sento gratitudine e tanta serenitá.
Sará il mio ultimo Natale a Lima, con i 22 studenti di teologia e con le comunitá cristiane, che accompagno in periferia. Con loro ho vissuto momenti belli ed intensi che mi hanno dato tanto. A Gennaio inizieró un’esperienza di missione sulle Ande, a CAYNA. É un paesino a 500 Km. da Lima, a 3.200 mt. di altezza, dove avró la possibilitá di condividere la mia vita con i campesinos. É una passione che porto nel cuore da tempo. Desidero “abitare in mezzo a loro” e ricominciare a vivere il Vangelo con radicalitá.

Quest’anno non posso augurarvi BUON NATALE, senza pensare ad Antony, un ragazzo di 17 anni, che da alcuni mesi é in carcere per aver ucciso un amico. A 4 anni gli é morta la mamma e a 11 anni la nonna. É rimasto solo con il papá drogato, incominciando a rubare per strada. Lui ha tanta voglia di vivere, di essere ascoltato, di sentirsi stimato..... Ha una tremenda voglia di ricominciare !

Come non ricordare i volti di Pancho e Jesús, due fratellini che, con la mamma, escono in strada ogni sera, per vendere caramelle e pop corn, per poter aiutare il papá calzolaio, che da sei mesi é rimasto cieco. É incredibile la dignitá con che lo fanno.

Non posso non stupirmi di Lucia, la moglie di Cirillo che si trova in carcere da 5 mesi. É rimasta sola con 4 bambini, in una casa di stuoia affittata in mezzo alla sabbia. Si mantiene vendendo tamales(una specie di polenta avvolta in foglie di banana), che prepara di notte e vende per strada fin dal mattino presto. Se gli va bene guadagna 20 nuevos soles al giorno(circa 5 euro) e con questo riesce a tirare avanti. É bello incontrarla sorridente e a volte cantando, per attirare la clientela.

Como non sentirsi provocato dalla testimonianza di Juana, rimasta vedova 2 anni fa con 3 bambini. Di giorno lavora in una casa, facendo pulizie e la sera é impegnata in comunitá. É catechista con i giovani della cresima e dirige il piccolo coro che canta nella Messa ogni fine settimana. La sua serenitá contagia e il suo impegno pastorale é una grande benedizione per tutta la comunitá.

Di storie di vita e di nomi ce ne sono tanti: Walter, Zoila, Lidia, Samuel, Regina, Manuela, Paula, Ricardo, Segundo, Pablo, ... ognuno di loro avrebbe qualcosa di vero da raccontarvi.
Sono loro, con la loro dignitá e la loro voglia di vivere, che mantengono viva la speranza e ci ricordano che con la incarnazione di Gesú, l’uomo e Dio si abbracciano, il divino e l’umano si fondono.
Sono loro che ci ricordano che Dio é nell’uomo e perció anche lí lo possiamo incontrare. Sono loro a ricordarci che il Regno di Dio non é tanto lontano, ma é lí in mezzo a loro. É con loro e per loro che anche oggi rinasce il Mistero della Vita, il mistero di Dio fatto uomo. É li dove il Verbo continua a farsi carne e la Vita ad abitare in mezzo a noi.

É con loro e per loro che voglio augurarvi di vero cuore un BUON NATALE di PACE
e un NUOVO ANNO pieno di BENEDIZIONI.
Non accontentatevi di «belle celebrazioni» e pranzi famigliari; non comprate biglietti augurali UNICEF per sentirvi la coscienza tranquilla o panettoni del commercio equo-solidale, credendovi “migliori degli altri”. Il mondo non si cambia cosí !!!

Sará un Natale vero, se nelle nostre case ci sará un posto in piú; se nei nostri cuori c’é voglia di perdonare; se nelle nostre «cattedrali» i poveri si sentiranno accolti e non lasciati alle porte a mendicare; se veramente ci sta a cuore la PACE in Palestina e in Libano, in Somalia e in Etiopia, in Ciad e in Congo, in Uganda e in Sudan, in Irak e Afganistan, nello Sri Lanka e in Colombia. Che sia davvero un NATALE di PACE per tutti, per voi, per le vostre famiglie e per le persone a voi care.

Vi abbraccio forte, p. Fernando.

di: Michele Zelandi

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