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At 8, 26-40: ALL'INCONTRO DELLO STRANIERO

GIM Roma, gennaio 2008

 

ALL’INCONTRO  DELLO  STRANIERO
ATTI  8,26-40

Contesto storico:

    Il capitolo 8 degli Atti, ha come protagonista Filippo, che, prima di Paolo, è missionario presso i pagani. Filippo mettendosi in viaggio, accetta di farsi viandante, vivendo la sua  missione che “nasce dal basso” grazie all’incontro con il diverso, con uno straniero per strada, per il quale si fa annuncio, catechesi,  battesimo.
    Filippo apparteneva all’area degli ellenisti, i Giudei che vivevano fuori della Palestina e avevano assorbito una certa cultura greca. A Gerusalemme conservavano sinagoghe proprie, nelle quali la Bibbia veniva letta nella versione greca. Più critici che non i cristiani di origine giudaica verso il Tempio e la Legge, furono i primi a subire le persecuzioni da parte dei capi giudaici: Stefano fu ucciso, gli altri si dispersero, divenendo così i primi missionari del vangelo, diretti ai pagani.
   Filippo, “evangelista”, fu uno dei “sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza”, scelti dagli apostoli e chiamati poi tradizionalmente “diaconi” posti al servizio. In seguito alla persecuzione scoppiata in Gerusalemme contro i cristiani ellenisti con l’uccisione di Stefano, Filippo scese in Samaria, dove “cominciò a predicare loro il Cristo. E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva. Recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo”, in seguito alla quale “uomini e donne si facevano battezzare”.
    Eunuco è l’uomo che per natura o per operazione è incapace di generare e di avere rapporti con donne. Essi in origine vennero posti come custodi degli harem dei re orientali e qualche volta furono incaricati dell’educazione dei figli del sovrano. In seguito il termine indicò semplicemente un ufficiale, un intimo del re, senza tenere conto delle sue condizioni fisiche; talora aveva anche il comando di eserciti, era un personaggio influente.  


    Luca racconta, attraverso Filippo in Atti 8,26-40,  il cammino dell’evangelizzazione oltre i confini di Gerusalemme. Una crescita senza limiti, fino agli estremi confini della terra: «ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, fino agli estremi confini della terra».

v. 26: «Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: Alzati, e và verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta. Egli si alzò e si mise in cammino». Filippo in movimento, Filippo in corsa, Filippo coinvolto in una vicenda paradossale: in questo caso non gli viene data una meta da raggiungere, gli viene data una strada da percorrere: va' sulla strada. Con una precisazione: quella strada è deserta.
Cosa debba andare a fare Filippo su una strada deserta qui non è esplicitato. Che ci deve fare? Camminare su una strada? Non c'è meta, stai sulla strada: è lo stile di base dell’evangelizzazione, della missione dal basso. Stare sulla strada non si sa bene in attesa di cosa o di chi.  Egli si alzò e si mise in cammino. Questo è Filippo: sta sulla strada, cammina sulla strada, va per la strada. Noi diremmo: perde tempo, fatica inutile. La chiamata per Filippo è “andare fuori le mura” della città, perché sulla strada possa farsi compagno di viaggio di altri viandanti e mettersi in ascolto della sete di Mistero e di adorazione di esso che ogni viandante si porta in cuore.

v. 27b: «Quand'ecco  un Etiope, un eunuco, funzionario di Candàce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia». C’è un altro che passa su quella strada. Quanto tempo è rimasto Filippo su quella strada? Chi lo sa. Sta sulla strada, qualcuno passerà, in questo caso è un etiope, è un eunuco, è un personaggio illustre, abilitato a sovrintendere agli affari della corte. Il titolo di eunuco è più o meno equivalente al titolo di ministro, è  un personaggio influente. In questo caso è un funzionario della regina Candace. Che non sia eunuco nel senso tecnico del termine, è confermato dal fatto che entra nel tempio e questo è impedito agli eunuchi nel senso fisiologico del termine. Si tratta di un africano, un nero, che occupa un posto importante alla corte d’Etiopia, forse si tratta di un nubiano, parte settentrionale del Sudan.
    Questo tale è venuto per il culto a Gerusalemme, è stato in visita al tempio, adesso sta tornando sul suo carro e sta leggendo il profeta Isaia. Ha un suo impegno interiore, si sta dedicando a una sua riflessione, a una sua ricerca. È in ascolto. È evidentemente un uomo con dei problemi, dedito alla devozione religiosa, è anche affannato, incerto.
    Già Ireneo, tra i Padri della Chiesa, considerava questo uomo come il primo missionario del continente africano.

v.29 «Disse allora lo Spirito a Filippo: Và avanti, e raggiungi quel carro». Il carro è arrivato ed è già passato. Filippo è rimasto sul fianco della strada. Lo Spirito gli dice: va' e raggiungi quel carro, corrigli dietro. Filippo deve girare attorno a quel carro e inventare soluzioni per stabilire un contatto. Griderà? Provocherà una sosta artificiale del carro? Cosa farà mai? Qui non si tratta soltanto di affiancarsi fisicamente a quel convoglio in movimento, si tratta di affiancarsi a un uomo che sta percorrendo la strada della sua vita, che sta camminando dentro i suoi problemi, elaborando la sua storia, il suo passato, il suo avvenire. Chi è quell'uomo? Avvicinati a lui, accostati a lui, raggiungilo, gli dice lo Spirito a Filippo.

v. 30 «Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia». Comincia a rendersi conto che lui sta leggendo, non se ne era reso conto prima, e sta leggendo il profeta Isaia. Si rende conto che l'eunuco ha i suoi problemi, i suoi ripensamenti, si muove in seguito a certi interrogativi, che impegnano la sua vita, non c'è dubbio. Filippo finalmente attacca discorso, trova la maniera per inserirsi nel vissuto dell'etiope: «gli disse: Capisci quello che stai leggendo?». Finalmente riesce a richiamare la sua attenzione, ad accostarsi a lui, accompagnandolo, anche se Filippo continua a correre per la strada mentre l'etiope sta sul carro da viaggio.

v. 31 «Quegli rispose: E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». Il contatto è avvenuto. «E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui». Adesso sono insieme sullo stesso carro, Filippo accanto all'eunuco e leggono insieme, conversano insieme. Filippo viene a sapere che il passo della Scrittura che stava leggendo era Isaia 53. Siamo nel quarto canto del servo del Signore:

v 32-33 «Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca…. Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù». Gli annuncia il vangelo di Gesù. Filippo apre la bocca. E apre la bocca per evangelizzare Gesù là dove nel testo profetico che stanno leggendo l'agnello è colui che ha chiuso la sua bocca. Ma parlano per lui i suoi testimoni, come Filippo. 
  È il secondo momento di questo cammino di evangelizzazione rivolto alla persona: il primo momento la strada, il secondo momento la parola. La parola ascoltata e commentata nella comunanza della ricerca nella condivisione degli interrogativi e nella trasmissione dell'evangelo di Gesù.
  È Gesù. Chi è costui? È Gesù, il servo rifiutato. È Gesù colui che noi abbiamo dimenticato e tradito, è colui che ci fa vivere e che ci chiama a vivere come figli e fratelli di uno stesso Padre, dando a tutti il diritto di cittadinanza e di fratellanza.
Terzo momento, il sacramento, dal v. 36: «Proseguendo lungo la strada, giunsero a un luogo dove c'era acqua e l'eunuco disse: Ecco qui c'è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?» Essere battezzato nel nome di Gesù, essere battezzato nella comunione con lui in modo tale da percorrere quella strada che Gesù ha aperto per consentirci per ritornare alla pienezza della vita: cosa mi impedisce? Non c'è impedimento.

v. 38 «Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò. Quando furono usciti dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo». Il battesimo ricevuto è per l’eunuco la nuova nascita alla vita, al vero senso che tanto cercava, per continuare il suo cammino. Filippo sparisce, viene rapito….e mentre nell’episodio di  Elia rapito lascia ad Eliseo il suo mantello, per Filippo il suo lascito profetico è il vangelo.
«L'eunuco non lo vide più e proseguì pieno di gioia il suo cammino». Ha ricevuto un lascito e benché il distacco comporti una situazione di oggettiva povertà, è colmato dall'esperienza di una gioia incontenibile, inesauribile. In Gesù ha trovato  il vero senso della sua vita e le risposte di cui aveva bisogno.

   
ATTUALIZZAZIONE

L’annuncio viene da un mandato. L’iniziativa dell’annuncio viene dall’alto: è l’angelo che parla a Filippo. Il mettersi in cammino è un frutto di risurrezione. La chiesa, generata dalla risurrezione, si mette in movimento verso l’umanità non più solo ebraica, ma del mondo intero. Nell’invio non sono date le ragioni, né i dettagli, anzi c’è qualcosa di irragionevole: andare su una strada deserta e nel pieno della calura del mezzogiorno, se al termine “mezzogiorno” si dà un senso temporale. Filippo, vero figlio d’Abramo, realizza l’ordine senza proferire parola. Lo Spirito non solo manda ma accompagna lo svolgersi della missione e il suo compimento, nella piena accoglienza dell’altro.

L’incarnazione. La persona a cui Filippo è mandato è di un altro popolo, portatore di una cultura e di una storia diverse, anche se adoratore del Dio d’Israele. Egli viaggia nel percorso della vita, verso il suo mondo, accompagnato dai segni della sua cultura: il carro, il seguito… È nel suo contesto culturale che legge la Scrittura. Filippo non deve strappare l’eunuco dal carro, ma “attaccarsi” ad esso. Si tratta anzitutto di farsi viaggiatore con lui e al modo suo. Se in primo luogo l’iniziativa è allo Spirito, in secondo luogo è a Filippo: non è l’eunuco che lo cerca, ma Filippo a cui è chiesto il coraggio del primo approccio, dell’andare incontro all’altro così com’è: il diverso non deve far paura, è una sfida e una ricchezza.

Ascolto e dialogo. Filippo non sale sul carro, se non quando vi sarà invitato; non ha un messaggio già pronto e standardizzato da trasmettere. Si fa semplicemente compagno di strada, ascoltando. Presa così coscienza del percorso di quest’uomo, parte dalla sua ricerca già in atto, provocandolo a un approfondimento: “Capisci ciò che leggi?”. Pone domande, non fa dichiarazioni perentorie. Raggiunto nel cuore della sua ricerca, l’eunuco “scongiura” Filippo di sedere accanto a sé. Ha riconosciuto in lui non un propagandista, ma un compagno di viaggio, un fratello – strumento di incontro con il Dio della vita.

Ha portato il nostro peccato. Nel giudizio ebraico, quando uno accusava un altro, se l’accusa si rivelava falsa, era l’accusatore ad essere condannato. Gesù, dopo avere a lungo parlato sulle strade di Palestina, durante il suo processo tace, per prendere su di sé la condanna che altrimenti sarebbe ricaduta sugli accusatori. Il IV Carme del Servo evoca questo fatto e l’eunuco lo trova sconvolgente, al punto di chiedersi chi sia mai una tale persona. Gesù s’è fatto “eunuco”, senza posterità per noi tutti eunuchi del mondo, senza futuro, anche se mettessimo al mondo migliaia di figli. È Gesù che si lascia privare di futuro perché noi abbiamo una posterità, un futuro.

Eliminato, mentre non apre bocca. Tutto l’Antico Testamento guarda a Cristo, ma non basta leggerlo per comprenderne il senso cristologico. Il brano letto dall’eunuco riguarda un personaggio misterioso, senza nome, ingiustamente soppresso e privato di posterità, mentre lui non si difende. Chissà se l’eunuco vi ha colto una sintonia con la sua vicenda personale, di persona priva di posterità per la sua condizione fisica. C’è nel lungo carme di Isaia anche l’annuncio della sua glorificazione, ma l’eunuco sembra concentrare l’attenzione sulla sua sofferenza senza colpa e senza difesa. Non è il racconto in sé che pone problema, ma l’identità del personaggio o del gruppo di cui parla.

L’annuncio. Sintonizzatosi sulla ricerca dell’eunuco, da lì Filippo parte per un annuncio che parte dal testo per annunciare la bella notizia: Gesù. Non solo morte, ma risurrezione, non solo quel testo, ma altri, non solo testo, ma eventi. Non solo Gesù, ma anche quello che la sua vicenda ci ha resi. Annunciando, Filippo non distoglie l’eunuco dal suo itinerario, ma lo condivide, facendosi suo compagno: sarà la buona notizia accolta e la comunione con Cristo avviata dal battesimo, che farà dell’eunuco un uomo nuovo nell’ordinarietà della sua vita.

Lo Spirito e l’acqua. “Ecco dell’acqua, che cosa impedisce…?” La domanda dell’eunuco lo slancio e l’urgenza della scelta di Gesù, una volta che lo si è incontrato. Il rito dell’acqua battesimale dice, completa, sancisce, visibilizza ciò che l’accoglienza dell’annuncio di Gesù ha già operato: la rinascita di quest’uomo immerso nella passione e morte di Gesù e risuscitato con lui a vita nuova. Per vivere questo, l’eunuco e Filippo si staccano dal carro, quasi ad evocare la morte a tutto, per poi ritrovare in Cristo i germi di bene della propria cultura e anche della propria personalità purificati e potenziati. Entrambi, sottolinea Luca, scendono nell’acqua, l’elemento simbolico comune nel quale sono stati rigenerati dalla forza dello Spirito.

Libertà. Non è necessario che Filippo resti presso l’eunuco: ha seminato un seme di vita che lo stesso Spirito si incaricherà di far crescere. Filippo non si premura di dare all’eunuco il suo recapito, offre e parte, anche se, possiamo pensarlo, lo porterà nella sua preghiera e nel suo cuore. Filippo sa che l’eunuco non gli appartiene: “Egli deve crescere e io invece diminuire”, aveva detto il Battista riferendosi a Gesù. E l’eunuco sa che l’essenziale non è Filippo, ma quel Gesù al quale ha aderito. Per questo “va per la sua via, pieno di gioia”. Continua nella via della sua ordinaria esistenza, ma da creatura nuova. E Filippo preda dello Spirito, si lascia portare da lui a nuovi lidi, per continuare l’annuncio.

Teologia della storia. Nell’ultimo discorso ai suoi, Gesù aveva dichiarato: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera”. Gesù è stato il definitivo messaggio del Padre all’umanità, ma la comprensione del suo mistero è ancora in corso, anche nella chiesa e si realizza nella storia e attraverso la storia. Così, Pietro pensava di doversi ancora guardare da determinati alimenti, ma il Signore gli rivela che tutto è stato reso puro. Egli sapeva che il vangelo era per tutti i popoli, ma pensava che tutti dovessero anzitutto accettare la legge ebraica. Lo Spirito lo muoverà a incontrare Cornelio e gli rivelerà così che la Legge aveva finito il suo tempo e che Cristo basta alla salvezza (cf. At 10,1-11,18). Nell’episodio di Filippo e l’eunuco, è lo Spirito a condurre decisamente i primi evangelizzatori sulle strade del mondo, di tutti i popoli e di tutti i continenti.
Lo Spirito illumina mentre passa attraverso la storia.

Essere eunuco e Filippo insieme. Se ci sentiamo coinvolti nella stessa avventura dell’annuncio che visse Filippo, non potremmo esserlo davvero se dimentichiamo che anzitutto noi siamo l’eunuco, la persona che la misericordia di Gesù ha raggiunto, mediante dei Filippo. Noi, legni secchi, resi dalla morte del Giusto innocente, legni verdi per Dio. E’ lo stupore permanente di questa scoperta che ci darà la visione della vita come riconoscenza, come misericordia da condividere. In permanenza restiamo eunuchi, le domande rimangono nell’inoltrarci del mistero di Gesù, che mai avremo conosciuto appieno. Essere chiesa è vivere questa reciprocità: lasciar salire altri sul nostro carro e disporci a salire su quello dei nostri fratelli e sorelle, spinti dallo stesso Spirito.


Per la riflessione  personale:

1) Perché leggo la Parola di Dio?  Cosa cerco in essa?

2) Quando leggi la Parola cosa senti che provoca in te?

3) Basta la Parola o c’è qualcosa di più? Qual è l’impegno della Parola nella tua vita?

4) Come vai all’incontro dell’altro, al diverso da te?

 


Leggi la catechesi di gennaio 2008 del GIM di Bologna su At 8, 26-40


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