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GIM Verona: Missione, sprigionare la vita

giugno 2005


veglia GIM Verona, 4-5 giugno 2005

MISSIONE

 
SPRIGIONARE LA VITA!
 
La vita è missione nella comunità 
 
Vieni Spirito di Sapienza
facci gustare la dolcezza della parola di Dio,
la tenerezza del suo amore,
l’infinita pace che ci viene dal rispondere alla sua vocazione,
alla chiamata che lui ha scritto nei nostri cuori.
 
Vieni Spirito dell’Intelletto
donaci di saper guardare la nostra vita
per scoprire in essa la Tua presenza,
che è amore che chiama ad amare.
 
Vieni Spirito di Scienza
rendici capaci di conoscere e seguire Cristo
nel cammino della vita che ci viene svelato e proposto da Te
giorno dopo giorno.
 
Vieni Spirito di Fortezza
irrobustisci la nostra fede,
rendi docile e mite il nostro cuore
nell’ascolto della volontà del Padre.
 
Vieni Spirito di Consiglio
suggerisci ciò che conviene domandare al Signore
e fa che ci comportiamo in maniera degna
 della vocazione che abbiamo ricevuto.

Vieni Spirito di Pietà

crea in noi una coscienza di figli amati infinitamente dal Padre,
fatti ad immagine del Figlio Gesu’,
ricolmi della gioia dello Spirito.
 
Vieni Spirito di Timore,
donaci la vera fiducia nel Padre
e rendici attenti ai segni che lui pone nel nostro cammino.
 
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Dal vangelo di Giovanni 21, 1 - 14

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. 
    Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.
    Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

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TESTIMONIANZE
 
Mons. Antonio Riboldi
Ero tranquillo quel giorno nella mia baracca, dopo 20 anni di parroco a S. Ninfa nel Belice. Era una giornata come le altre, quando venni chiamato con urgenza dal mio Vescovo. Quella chiamata mi turbò subito perché non riuscivo a capire cosa volesse ora Dio da me. Quando fui dal Vescovo, mi porse una lettera robusta che giungeva, ben sigillata dalla Santa Sede. Mi invitò a
pregare lo Spirito Santo e quei minuti di preghiera furono pieni di timore, non sapendo a cosa andavo incontro. Aprendo la lettera lessi: "Sua Santità Paolo Sesto designa il Rev.do Antonio Riboldi, dell'Istituto della carità, alla Chiesa Cattedrale di Acerra. Tanto per sua norma e conoscenza". Firmato Paolo VI. Non nascosi la mia confusione. Mi sentivo Pietro che scendeva dalla barca a reti vuote ed invitato a gettarle oltre. Si affacciava la mia debolezza, la mia povertà che erano una tentazione a dire "no". Ricordo che in risposta alla mia confusione, mi venne in mente proprio questo brano del Vangelo: "Antonio mi ami tu?" E io non potevo che risponderGli: "Tu sai che ti amo". E Gesù: "Pasci le mie pecorelle". Ma come era duro dire: "tu sai che ti amo...ma più difficile accettare: "Pasci le mie pecorelle". Rimasi per un mese chiuso nel segreto, affidando tutto a quelle parole: "Tu sai che io ti voglio bene, solo questo ti so dire...il resto sia come vuoi tu".
E trovai la mia serenità, nel rispondere "sì" a Paolo VI, anche se sapevo della durezza della missione affidatami. Come Pietro ho provato la gioia di essere Cristo tra la gente, ieri, oggi. Perché allora anche voi non vi lasciate prendere dalla stessa gioia? E cosa c'è di più bello al mondo che dire a Dio stesso che ci chiede: "Mi ami tu?" "Tu Signore sai tutto, tu sai che ti voglio bene". Che Gesù Risorto ci aiuti in questa generosità di cuore...nonostante la nostra debolezza.

Son gia' le dieci…io voglio andare a casa…a casa del Padre: una piccola casa come voi la ritroverete quando uscite dalla chiesa, una piccola casa dove abbiamo incominciato a sentire la dolcezza dei vincoli, la bontà del volersi bene, il dono di celebrare così, umilmente e qualche volta dolorosamente, il primo rito della carità. 
E su questo pensiero che mi è dolorosamente caro, guardandovi un'altra volta mi pare di potervi in un altro momento dirvi l’AMEN a colui che ritorna, e nel medesimo tempo dirvi: fratelli non abbiamo mai pregato insieme quando ci lasciavamo. 
…io non oso rivolgermi al Padre da solo: è un momento universale. Direi che è proprio a questo punto che si prepara la comunione: e voi sapete che cosa vuol dire comunione: vuol dire un Cristo che si dona, perché i suoi fratelli insieme ritrovino le strade che portano al Padre.

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RIFLESSIONI

 
Comunità luogo di rivelazione dei nostri limiti
 
La comunità è  luogo di accoglienza e di fraternità, di condivisione e di crescita verso la stessa meta di speranza. Ma la comunità è anche luogo terribile. E’il luogo della rivelazione dei nostri limiti e dei nostri egoismi. Quando comincio a vivere con altre persone scopro la mia povertà e le mie debolezze, la mia incapacità di intendermi con alcuni, i miei blocchi. Finchè ero solo potevo credere di amare tutti; adesso, stando con altri, mi rendo conto di quanto sono incapace di amare. E se sono incapace di amare che resta buono di me?
Non c’è nulla di più bello di una comunità in cui si cominci ad amarsi realmente e ad avere fiducia gli uni degli altri. 
 
Spunti per riflettere: quando il Signore ti ha chiesto di gettare oltre le reti?
 
 
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 SILENZIO
 

CONDIVISIONE e SEGNO

 
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Se sapessimo ascoltare Dio ...
 
Se sapessimo ascoltare Dio, sentiremmo che Egli ci parla. Infatti Dio parla. Ha parlato per mezzo del Vangelo. Parla pure per mezzo della vita, questo nuovo vangelo di cui ogni giorno scriviamo una pagina. Ma la nostra fede è troppo debole, la nostra vita troppo umana, di rado riceviamo il messaggio di Dio.
Se sapessimo guardare la vita con gli occhi di Dio, vedremmo che nulla è profano nel mondo, ma che al contrario tutto ha parte nella costruzione del Regno di Dio. Così, avere la fede non è soltanto alzare gli occhi verso Dio per contemplarlo, è pure guardare la terra, ma con gli occhi del Cristo.

Se avessimo permesso a Cristo di penetrare tutto il nostro essere, se avessimo sufficientemente purificato il nostro sguardo, il mondo non sarebbe più per noi un ostacolo, sarebbe un invito costante a lavorare per il Padre, perché nel Cristo, venga il suo regno come in terra così in cielo. Bisogna chiedere a Dio la Fede per guardare la vita.

Se sapessimo guardare la vita con gli occhi di Dio, tutta la vita diventerebbe segno, innumerabili atti del Creatore in cerca dell’amore della Sua creatura. Il Padre ci ha posti nel mondo, non per camminarvi con gli occhi bassi ma per seguire la sua traccia attraverso le cose, gli avvenimenti, le persone. Non occorrono lunghe preghiere per sorridere al Cristo nei più piccoli particolari della vita quotidiana. 

Se sapessimo ascoltare Dio, se sapessimo guardare la vita, tutta la vita diventerebbe preghiera. Perché tutta la vita si svolge sotto lo sguardo di Dio e nulla deve essere vissuto senza essergli liberamente offerto. La preghiera silenziosa che si sprigiona dalle parole non deve mai rinunciare alla vita, perché la vita di ogni giorno è la materia prima della nostra preghiera.

Se sapessimo ascoltare Dio….        
 
 
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Padre Nostro 


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" Ridete in faccia a tutti coloro ..."

“ Ridete in faccia a tutti coloro che vi parleranno di prudenza, di opportunità, che vi consiglieranno di mantenere l’equilibrio, di coloro che mettono in scatola la loro vita e che pensavano alla pensione già quando succhiavano il biberon. Approvate o denunciate, ma fatelo ad alata voce, a viso scoperto. non permettete che si bari intorno a voi. Siate voi stessi e sarete vittoriosi. E poi soprattutto credete nella bontà del mondo. Vi sono nel cuore di ogni uomo dei tesori di amore: tocca a voi farli venire alla superficie. Dite a voi stessi che la piu’grande disgrazia che vi possa accadere sia di non essere utili a nessuno e che questa vita non serva a nulla. Fino a quando sulla terra ci sarà un innocente che avrà fame, che avrà freddo, che sarà perseguitato, fintanto che vi sarà sulla terra una carestia che si può evitare o una prigione dispotica, ne io ne voi avremmo il diritto di riposare”
 
Lettera ai giovani, Raoul Follereau
 


BUON CAMMINO!

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