...ed
ora cerchiamoa di comprendere insieme....
Alla
morte di Gesù assistono, tra la folla, solo le donne del suo seguito, di tre di
loro si fa il nome, ma il Vangelo dice “ molte altre…”
Chi
erano queste donne?
Il
testo ci dice con chiarezza che queste donne “ seguivano e servivano Gesù
quando era ancora in Galilea”. Ciò significa che lo hanno accompagnato nel
suo cammino e sono salite con lui a Gerusalemme. Esse erano con lui
dall’inizio, la Galilea infatti è il luogo dell’inizio del ministero di Gesù.
Lo
avevano seguito, passo dopo passo, condividendo con lui le fatiche del
viaggio, le sue scelte, le sue gioie e le sue sofferenze! Erano state con lui
quando compiva prodigi… ma anche quando aveva incontrato il rifiuto! Stavano
con lui!
Lo servivano… il
servizio era ciò a cui la donna era chiamata a quel tempo… ma qui indica
anche che esse avevano capito che seguire Gesù significa diventare come lui che
era venuto per servire e dare la vita per tutti! Il servire esprime amore
concreto, non con parole, ma con i fatti e nella verità. Lo
avevano seguito e servito e allora perché non chiamarle con il nome che
si addice a chiunque agisce in questo modo? Sì,
erano discepole!
E
proprio perché discepole erano “
salite con lui”… dove? Sul monte, quel monte stesso dove Gesù era
salito e dal quale chiama: il Calvario.
In
quanto discepole erano chiamate ad “ essere con lui” anche quando il cammino
in salita si stava facendo
faticoso… anche quando non capivano ciò che stava succedendo. Ci sono andate,
non sono fuggite lasciandolo solo!
Le
donne stavano lì… anche se lontane!
Chi
è la donna? La donna
rappresenta la verità
profonda dell’uomo
proprio per le sue
qualità “ deboli”. ( Il sesso debole) Ma sono queste sue qualità “
deboli” che la rendono simile a Dio: amore umile, accogliente, servizievole,
premuroso, intuitivo, compassionevole, paziente, fecondo, materno…
Le
cosiddette qualità “ forti” portano al fallimento dell’uomo! Infatti
l’egoismo, l’orgoglio, il potere, il dominio, la durezza chiudono nella
sterilità della solitudine!
Cosa
stavano facendo le donne?
Erano
lì, lontane dalla croce, non so se perché non era permesso loro di
avvicinarsi, e credo sia ben possibile ciò, o se perché avevano paura di
farlo… Erano lì ed osservavano. Osservavano, guardavano. Quindi non facevano
niente di particolare secondo la nostra mentalità di oggi! Non producevano
niente, guardavano… osservavano tutto ciò che stava succedendo. Ma non
osservavano con gli occhi fisici, se fosse stato così, davanti a tanto orrore
se ne sarebbero andate inorridite! Osservavano
con gli occhi del cuore, quegli occhi che ti muovono a compassione, che ti portano a compatire, a “ patire
con” colui che soffre.
La compassione è la qualità del debole di
cui spesso e sovente noi ci difendiamo con cura perché se essa è vera ti
coinvolge nella situazione dell’altro! Non
ci lascia mai indifferenti la compassione… ci fa sporcare le mani!
La
compassione è quindi la forza più grande che esista perché supera qualsiasi
soglia invalicabile, anche quella della solitudine: non abbandona l’amato
neanche quando questo sembra immerso nell’impotenza della morte. Neanche
quando sembra che tutto sia finito.
Lo sguardo porta le donne al Crocifisso, e lo stesso sguardo porta il
Crocifisso nel loro cuore, lo imprime in loro. Lo sguardo fa entrare l’amato nell’amante! ( “ Guarderanno
a colui che hanno trafitto”, “ Quando sarò innalzato da terra attirerò
tutti a me”)
Guardando
Gesù sulla croce esse sono entrate in empatia con lui in un modo completo e
nuovo!
Osservano
da lontano… Il cammino di queste donne è iniziato da lontano, ma il loro
sguardo le ha portate sempre più vicino, fino a toccare il suo corpo… fino ad
entrare poi nel suo stesso sepolcro.
Queste
donne che avevano condiviso tanto con Gesù, contemplano
Gesù crocifisso e si avvicinano a lui in una maniera nuova, più vera!
Infatti
non se ne vanno! La sera è arrivata ed esse attendono… Che cosa?
Nel
frattempo Giuseppe d’Arimatea trova il coraggio di andare da Pilato per
chiedere il corpo di Gesù. Ce n’è voluto di coraggio perché ciò
significava esporsi pubblicamente!
Giuseppe
d’Arimatea va a chiedere il corpo di Gesù! Si espone! Fino ad allora aveva
incontrato Gesù di nascosto, la notte, perché lui era un membro autorevole del
sinedrio e gli sarebbe costato caro se qualcuno fosse venuto a conoscenza che
s’incontrava con Gesù. Inoltre Giuseppe faceva parte dello stesso sinedrio
che aveva condannato Gesù! Forse lui avrebbe voluto salvarlo, ma non l’aveva
fatto, perché? Paura di esporsi? Paura di fare la stessa fine di Gesù? Paura
di essere tagliato fuori per sempre dalla sua vita al sinedrio? Perché? Forse
anche lui si era sentito impotente davanti a ciò che stava succedendo quindi
aveva rinunciato ad agire, a reagire!
Ma
ora va e chiede il corpo! Viene spontaneo dire… bella cosa, interviene solo
ora che è bello e morto! Ma non è mai troppo tardi, anche questo suo gesto fa
parte del misterioso piano di Dio Padre!
Gli
viene concesso, lo cala dalla croce, lo avvolge nel lenzuolo… lo toglie dagli
occhi, dalla vista, lo nasconde! Si, nasconde quell’uomo che ha fatto una
morte orribile… quel Volto sfigurato dal patire! Gesto di pietà? Gesto di
rispetto? O tentativo di dimenticare ciò che è successo? Di nascondere la
paura della morte che l’uomo porta dentro il suo cuore?
Lo
depone in un sepolcro scavato nella roccia e fa rotolare davanti all’apertura
un masso! Il masso è una gran pietra, molto grande, che sotto di sé racchiude il
tutto!
Ecco, tutto è finito!!!
Con quel masso davanti al sepolcro ora non c’è più nulla da guardare, da
vedere. Quell’uomo che era passato tra la gente facendo del bene, che aveva
consolato, accolto, amato… ora non c’è più! Tutto è finito! Ora
che è deposto e chiuso nel sepolcro la vita può riprendere il suo corso
normale.
Forse
Giuseppe si sentiva apposto ora, almeno gli aveva dato una sepoltura dignitosa!
E
i suoi discepoli dov’erano? Sono spariti… dal rinnegamento di Pietro non
c’è più una parola riguardo a loro. Beh, non ci sono i discepoli, ma ci sono
le discepole!
E’
interessante, ora che tutto è finito Maria di Magdala e l’altra Maria sono
ancora lì, e stanno ad osservare dove veniva deposto! Non
si sono mosse, hanno continuato a guardare. Erano così riempite di quel
Crocifisso che non potevano staccare il loro sguardo da lui. Erano prese
fino in fondo!
Non
c’è Salome, la terza donna di cui il Vangelo indica il nome! Non c’è perché
è andata a comprare gli oli aromatici prima che iniziasse il sabato! Nel
loro cuore avevano già deciso che passato il sabato sarebbero subito ritornate
da lui!
E
così fanno! Prima
avevano osservato, ora entrano in azione! Loro scopo è di compiere il
rituale dei defunti… non era stato possibile farlo subito perché era
l’inizio del sabato… ma era importante farlo! Non potevano lasciare il loro
Signore così! Lo amano, è a loro caro e quindi al levar del sole partono con
gli oli aromatici per onorare il suo corpo! E’ morto, vanno a cercare un
morto. Tutto è finito, non resta loro che compiere quest’ultimo
gesto di compassione verso Gesù che le aveva amate, stimate e aveva ridato loro
dignità! E’ il loro modo di ringraziarlo, di dirgli il loro affetto.
Ci
vanno decise, senza nemmeno pensare di chiamare qualcuno che potesse aiutarle a
spostare il gran masso davanti all’entrata del sepolcro! E’ per via che si
rendono conto che loro non hanno la forza di spostarlo! Ma invece di tornare
indietro a chiamare qualcuno per aiutarle, continuano il loro cammino! Strano…
ma è il modo di agire del cuore
che ama veramente e sinceramente!
“
Chi ci rotolerà via il masso?” si chiedono, ma continuano
il loro cammino! Con loro gran sorpresa il masso è già stato rotolato
via… non esitano ad entrare nel sepolcro, vogliono vedere il loro Signore,
piangerlo ed onorarne il suo corpo! Ma
non trovano nessun morto! Vi è invece un giovane, seduto sulla destra,
vestito di una veste bianca… cercano un morto e trovano un vivo! Chi è questo giovane?
Provano
paura… perché? Credo che iniziano
ad intuire, c’è una novità, e le novità fanno sempre un po’ paura
all’inizio! Proprio per questo il giovane dice loro: “ Non abbiate paura”.
La paura è la prima reazione della
persona davanti a Dio, davanti alla novità di Dio perché ci si sente piccoli,
poveri, indegni… e perché non si sa
dove Dio ci porterà!!! Quante volte nella Bibbia viene ripetuto “ Non
temere” all’uomo che s’incontra con la novità di Dio!
“
Voi cercate Gesù il Nazareno, il crocifisso. E’
risorto, non è qui.” E’ come se dicesse: “ Il
Crocifisso è ora la nuova identità di
Gesù il Nazareno che voi avete seguito fin qui! Ma non è rimasto alla
Croce è andato oltre, non è qui, è risorto! Guardate, era deposto qui… il
suo corpo non c’è più!”
Immaginiamoci
queste donne che cercavano un morto, che piene di gioia davanti al masso
rotolato via si sono precipitate nel sepolcro per compiere il rituale dei
defunti… che non solo non trovano il corpo di Gesù, ma trovano un “ vivo”
che annuncia loro che il Crocifisso Gesù è risorto!
E
ricevono quest’annuncio nel sepolcro, dentro, immerse nel mistero!
Iniziano ad intuire che la morte è stata sconfitta. L’assenza del corpo di
Gesù è un’assenza inspiegabile… che mai avrebbe preso il corpo di un
crocifisso, di uno morto in modo così ignobile? Le donne lo sanno bene che ciò
non poteva succedere!!!
E
questo giovane vestito di bianco va più lontano: “ Ora andate, dite ai suoi
discepoli e a Pietro che egli
vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto.” Cosa dice
loro questo giovane vivente?
“
Non state qui cercare il Crocifisso morto, è risorto, andate a dirlo ai suoi, a
Pietro, a coloro che lo hanno abbandonato e sono fuggiti per paura! Il Vivente vi precede in Galilea.”
Come Gesù poteva precederli in Galilea da morto? E’ risorto, è il Vivente! E
le donne questo lo afferrano per bene “ chi
precede… cammina perciò è vivo!” Inoltre ha detto loro il nome di
Pietro… chi parla sa bene cosa sta dicendo!
Ecco
perché le donne uscite dal sepolcro fuggono via, sono piene di timore e
spavento, si rendono conto di essere coinvolte in qualcosa, in una missione più
grande di loro! Si rendono conto che sono delle inviate, delle testimoni
di Dio! La donna non poteva essere testimone nella cultura ebraica. E
qui, Il Crocifisso Risorto, il Vivente, le ha elette
sue
testimoni! Si rendono conto che la Croce che hanno contemplato sul
calvario porta alla Risurrezione, ma loro sono donne e non possono dirlo a voce
alta senza rischiare di essere fraintese. Sarebbero prese per povere pazze e
visionarie!
Scelgono
di tacere, di non dire niente a nessuno, ciò che è stato loro annunciato è
troppo grande per loro… si, grande come il masso che dovevano spostare per
entrare nel sepolcro e che ora nella confusione – stupore si è richiuso su di
loro. Questo è il
masso dell’incredulità che ti blocca davanti alla novità di Dio! Il masso
della paura che ti impedisce di lasciarti coinvolgere pienamente.
Ma
passata la confusione iniziale Maria di
Magdala va e annuncia ai suoi ciò che è successo… ma essi erano in lutto
e in pianto. Piangevano un morto e
avevano un masso ben grande sull’entrata del loro cuore... il
masso dell’incredulità che impedisce di cogliere la novità di Dio anche
nella Croce! Che impedisce di cogliere la VITA che sgorga dalla CROCE:
fallimento di Dio!
Non
credono a Maria di Magdala, non credono ai due discepoli che lo avevano
incontrato sul loro cammino.
La
Croce per loro era stata il fallimento completo di Gesù! Tutto era finito! Non
dimentichiamo che erano fuggiti… e vi era anche questa vergogna da superare!
Avevano abbandonato il loro maestro, lo avevano lasciato solo dopo avergli
promesso fedeltà! No,
era morto e non volevano saperne più, avevano sprecato tempo stando con
lui… perché
riaprire le ferite del passato?
Ma
Gesù, il Crocifisso Risorto non si ferma davanti al masso della
loro incredulità, va oltre… VIENE
A LORO!
Viene
e rida loro di nuovo fiducia, li rimette in piedi, da loro ogni potere… li
libera dalla vergogna della loro infedeltà inviandoli a predicare il Vangelo ad
ogni creatura!
Il fallimento dei discepoli non ha
fatto venir meno l’amore e la fiducia che Gesù nutriva per loro!
Proprio qui si rivela ancora con più forza l’amore totale e gratuito di Gesù…
grazie a questo nuovo “ invio” dove Gesù pone tutta la sua missione nelle
loro mani, i discepoli scoprono e capiscono che la
croce è la sorgente di vita, di
una vita che non verrà mai meno! Grazie
a questo continuo donarsi a loro del Risorto essi colgono tutta la novità della
CROCE, che da strumento di supplizio e castigo è diventata espressione più
vera dell’amore infinito di Dio per l’umanità! Di questo Dio che si è
fatto uno di noi e ha scelto di camminare sulle nostre strade facendosi
mendicante del nostro amore e aiuto!
Qui,
ora capiscono che la Croce non va sfuggita, ma va CONTEMPLATA
( ABBRACCIATA) davanti, dietro, ai lati… cioè nella sua completezza
perché non è albero di morte ma di VITA
PIENA…
Qui
capiscono che sono chiamati a:
Seguire
– servire – salire – stare – guardare – contemplare:
CROCE – SEPOLCRO VUOTO
perché il gran masso della loro incredulità lasci posto alla sorgente della
VITA che è il CROCIFISSO RISORTO…
Qui
capiscono che sono chiamati a ricalcare le stesse orme di Cristo venuto a
servirci per amore e in modo totalmente gratuito!