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Esodo: Mosè, il leader dei migranti

Campo di Palermo, agosto 2008


 

 
Mosè: il  leader dei migranti


Contesto storico:
Un gruppo di persone (non ancora popolo) è schiavo in Egitto. Era arrivato in questo paese come immigrato, costretto dalla carestia e dalla fame, circa 400 anni prima (Gen 46). Un gruppo che inizia a fare paura (Es 1,9-10). Vengono prese misure di sicurezza (aumentarono il lavoro, resero loro amara la vita…) che presto diventano misure drastiche, contro la vita (viene dato ordine di uccidere i figli maschi).

In che misura, l'esperienza di Israele, ci riporta a quello che si sta chiamando: "emergenza immigrati" in questi giorni  nel nostro paese?


Vita di Mosè:

- Viene risparmiato per un misterioso disegno di Dio
- Cresce nella corte egiziana e ne diventa principe
- Si sente però parte del suo popolo e difende un ebreo uccidendo un egiziano
- Fugge dalla giustizia egizia e dal rifiuto dei suoi fratelli
- Diventa un rifugiato
- Si stabilisce nel deserto e da principe diventa pastore, da regnante, si sottomette a suo suocero Ietro
- Dio lo chiama per dare risposta al grido di Israele e lo trasforma in leader
- Ritorna in Egitto e guida il gruppo di persone schiave, verso la liberazione.

Due esperienze "spiazzanti" nella sua vita; l'esilio e il ruolo di leader

Esilio:  rifugiato ed immigrante

• Come Abramo prima di lui, Mosè entrò nell'esperienza di immigrazione quando era già grande, forse intorno ai 40 anni, quando un uomo spera affermarsi nella sua comunità. Fu obbligato ad uscire contro i propri desideri (Es 2,15).

Perché Mosè dovette uscire dall'Egitto? Come incide il modo con cui è uscito dal suo paese nell'atteggiamento che ha come immigrante?
Hai conosciuto qualcuno che è dovuto uscire dal suo paese e gli hai chiesto perché l'ha fatto?


• Esce  verso Madian, dove ancora conserva la sua abitudine di intervenire in favore di altre persone (le figlie di Ietro, una di queste diventerà sua moglie). A prescindere dalla buona accoglienza che Mosè ricevette nella casa del suocero non arrivò al punto di identificarsi completamente con i madianiti. E nonostante fosse sposato e avesse tenuto un figlio, cosa che per molti è di grande consolazione e produce un senso di potere (mettere radici), Mosè continuò a sentirsi sradicato.

• In Madian, Mosè si fa carico del gregge di suo suocero, un lavoro di poco prestigio agli occhi degli egiziani fra i quali è cresciuto. Soffriva l'umiliazione che sperimentano molti immigrati adesso, nel fare dei lavori meno dignitosi di quelli che farebbero nel loro proprio paese, molti hanno dei titoli di studio, ma…

Hai mai pensato agli effetti emozionali e psicologici che comporta l'esperienza dell'immigrato?


• Forse le parole e la vita di Ietro aiutarono anche Mosè per la relazione così speciale che doveva iniziare ad avere con il re dell'universo e il Salvatore vero del suo popolo. Inoltre il suocero aveva già fatto l'esperienza dell'immigrante, e questo sicuramente ha aiutato Mosè a vivere la sua.

Che tipo di aiuto diamo noi, popolo di immigranti a coloro che arrivano nel nostro paese?


Leader: Va' e libera il mio popolo

• Dio però rimane fedele a Mosè e  al suo popolo: sente la sua sofferenza. "Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido salì a Dio (Es 2,23).  Aveva un piano per cambiare le vite del popolo ebreo per sempre, e sceglie Mosè per realizzarlo.

• La chiamata di Mosè è descritta in termini e simboli propri del mondo biblico: "monte", "fiamma di fuoco", "roveto ardente" sono luogo e segni della presenza di Dio. Lo chiama per nome: "Mosè". Questi non può dire altro che: "Signore, eccomi!"(Es 3,4).

• Mosè sente il suo peccato ("non avvicinarti", "togliti i sandali", "velati il viso" sono tutte parole che gli sbattono in faccia la sua indegnità nell'incontro con l'Altro). Ma Dio che già ha salvato Mosè dalle acque, lo stana dalla sua alienazione, dal suo accomodamento, per mandarlo a salvare i suoi fratelli, in Egitto.

• Invece di essere contento Mosè è perplesso. Principe d'Egitto, si ritiene incapace. Quale ha potuto essere l'effetto trasformante di tanti anni fuori del suo paese, allontanato dai suoi fratelli e dal suo popolo, in un'altra cultura, passare da essere un principe ad essere un pastore, senza nessuna importanza… Non è facile il prezzo psicologico di inserzione in un luogo estraneo e molti immigrati  hanno la sensazione di essere nessuno, senza lavoro, discriminati, derisi a volte.

Quali aspetti della vita di Mosè sono più presenti nell'esperienza dell'immigrante oggi? Quanti immigrati sperimentano l'impotenza del essere "nessuno" nella nostra terra?


• "Sono sceso per liberare il mio popolo" (v. 8): è iniziativa di Dio. "Ora va'!" (v. 10): è il compito dell'uomo.

• "Io ti mando dal faraone in Egitto" (v. 10), dal più potente sovrano di quel tempo, dalla più grande potenza politica del momento. Il nulla contro il tutto. Ma il nulla è nelle mani dell'Onnipotente.

• Mosè è sgomento!: "Chi io? Mi stai prendendo in giro? Non lo sai chi sono? Non so nemmeno parlare: tartaglio addirittura". Unica risposta: "Io sono con te! Io, il Signore. Sono io che ti mando." (v. 11)

• Mosè si sfoga: "Signore! Quando andrò dal mio popolo per liberarlo, che diavolo dirò loro? Mi domanderanno: "Chi ti manda?". Cosa gli risponderò? A nome di chi mi presenterò?" (v. 13).

• "Se qualcuno vorrà sapere chi ti manda" risponde il Signore "dirai che è Jahwè". Dio rivela il suo nome. "Io sono colui che agisce, che fa, che libera, il Dio Salvatore".

• Avviene una creazione nuova: Dio trasforma questo alienato, questo fuggitivo, in un leader. l'incontro con Dio può cambiare profondamente un uomo. Mosè  va al "monte" come pastore e torna indietro con la missione di leader del suo popolo.

Hai fatto  nella tua vita l'esperienza trasformante dell'incontro con Dio?


Tutti noi siamo chiamati ad essere uomini e donne che incontrano Jahvè il liberatore, il Dio che "sente" la sofferenza dei suoi figli e ne vuole la liberazione. Ieri ha mandato Mosè a liberare gli israeliti dall'Egitto; oggi continua a chiamare… Cesar Chavez per i messicani negli Usa, Pedro Casaldaliga per gli indios in Brasile, Rutilio Grande e Oscar Romero per gli oppressi del Salvador, Lamont per i neri dello Zimbabwe, Puglisi, Falcone, Dalla Chiesa, Borsellino per gli oppressi dalla mafia siciliana, Desmond Tutu e Nelson Mandela contro l'apartheid in Sudafrica e tantissimi altri...

Dalle lettere di Ezechiele
A Paola Trevisan (amica di Lele)

Padova, gennaio 1972


(...) Se mi vorrai seguire su questa strada, i tuoi occhi incontreranno molti sorrisi e lo sai perché? Perché portare Cristo è portare la gioia. Io seguo la strada del missionario, ma questo non perché io abbia scelto Dio, ma perché Dio mi cerca e continuamente mi chiede se lo voglio seguire. Me lo chiede quando aiuto la gente che ha dei problemi, quando mi caccio nei guai per loro, quando difendo l'uomo, quando mi sforzo di non considerare mai nessuno come irrecuperabile, quando credo ad una persona anche quando so che mi inganna...
Ora, in coscienza, se Cristo vuole servirsi anche di me, non posso rifiutarmi: mi riconosco poco nei suoi confronti… Io Lele, credo a Cristo, non mi può ingannare! Credo alla sua giustizia anche se alle volte non la capisco, mi abbandono tra le sue braccia. Credo inoltre che le proprie convinzioni oggi si paghino con il dovuto; francamente mi sto accorgendo che la testimonianza cristiana si paga di persona. La fede in Cristo è difficile mantenerla di fronte a certe situazioni, ma se la conservi, ti dà una tale carica che ti aiuta ad essere sempre un vero uomo, capace di una dimensione umana…
La gente ha sempre bisogno di chi vuol fare del bene. Oggi ci sono molti esclusi, emarginati, molti dimenticati. Dimenticati negli ospedali, nelle carceri, emarginati negli ospizi...  Come si può restare indifferenti a questo dolore dell'uomo?? Non sono un idealista, utopia non è Amare anche questa gente, utopia è non amare!! In un tempo come il nostro che ci ha soffocato il Cristo tra i grattacieli, l'asfalto, le strade, i treni, le macchine occorre trovare il volto del Cristo tra i fratelli, anche se vestono male, anche se non li conosciamo…
L'impegno che mi sono assunto mi impone di trovare la gente che ha bisogno di me…
Per interessarsi della gente, dei suoi problemi, ci vuole un amore grande che ti possa dare la forza di non stancarti mai. Ed è difficile. Fino ad ora tutto è andato liscio, ma quando ci sarà della gente che ti imbroglierà, che ti userà violenza, allora sarai al banco di prova: non si può amare solo la gente che ci fa comodo… La forza di perseverare, se non hai approfondito i temi e i valori di questo fare, scomparirà… Mah, Io credo comunque alla gente anche quando so che mi imbroglia. È difficile vedere Cristo in questa gente, eppure c'è!!
Sono contento quando vedo il sorriso di una persona, quando la posso aiutare, quando ricevo Cristo, quando alle volte mi dimentico per gli altri, quando ho speso bene la mia giornata. Sono contento quando vivo veramente (...)

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