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| Testimoni della Carità | 27-07-05 |
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Paolo Borsellino
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Paolo Borsellino: martire della Giustizia |
In questa pagina, dedicata a Paolo Borsellino, giudice antimafia e martire della giustizia, ucciso con la sua scorta il 19 luglio 1992, potete trovare: Intervista a 20 giorni dalla sua uccisione Paolo Borsellino, la lezione ritrovata Paolo Bosellino, di Umberto Lucentini Paolo Borsellino, di Luciano Costantini Links
"La certezza che tutto questo può costarci caro" Intervista a 20 giorni dalla sua uccisione | L’ultima intervista televisiva Paolo Borsellino la concesse a Lamberto Sposini, per il tg5, venti giorni prima di morire nella strage di via D’Amelio (19/7/1992) insieme con i cinque poliziotti della sua scorta. "Terra", settimanale di approfondimento del tg5, la ha riproposta il 24 marzo 2001. Ne ho trascritto le due risposte finali, particolarmente significative. |
· Dopo la morte di Falcone come è cambiata la vita di Borsellino? (lungo sospiro) La mia vita è cambiata innanzitutto perché....dalla morte....di questo mio vecchio amico e compagno di lavoro è chiaro che io sono rimasto particolarmente scosso e sono ancora impegnato, ad un mese di distanza, a recuperare e, vorrei dire, tutte le mie possibilità operative sulle quali il dolore ha inciso in modo enorme. E' cambiata anche perché sia per la morte di Falcone, sia per taluni altri fatti, mi riferisco alle dichiarazioni ormai pubbliche di quel collaboratore che ha parlato e ha detto di essere stato incaricato di uccidermi e la notizia è arrivata alla stampa in concomitanza con la notizia della strage di Capaci. Le mie condizioni...., sono state estremamente appesantite le misure di protezione nei miei confronti e nei confronti dei miei familiari. E' chiaro che in questo momento io ho visto completamente, quasi del tutto, anzi, vorrei dire del tutto, pressoché abolita la mia vita privata. Ho temuto nell'immediatezza della morte di Falcone una drastica perdita di entusiasmo nel lavoro che faccio. Fortunatamente, se non dico di averlo ritrovato, ho almeno ritrovato la rabbia per continuarlo a fare. · Posso chiederle se lei si sente un sopravvissuto? Guardi, io ricordo ciò che mi disse Ninnì Cassarà allorché ci stavamo recando assieme sul luogo dove era stato ucciso il dottor Montana alla fine del luglio del 1985, credo. Mi disse: "Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano". La.... l'espressione di Ninnì Cassarà io potrei anche ripeterla ora, ma vorrei poterla ripetere in un modo più ottimistico. Io accetto la... ho sempre accettato il....più che il rischio, la.... condizione, quali sono le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall'inizio che dovevo correre questi pericoli. Il....la sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in, come viene ritenuto, in....in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare e....dalla sensazione che o financo, vorrei dire, dalla certezza che tutto questo può costarci caro. (http://www.osservatoriomonopoli.it/Borsellino/Speciale%20Paolo%20Borsellino6.htm) torna su
PAOLO BORSELLINO, LA LEZIONE RITROVATARai News 24, il canale digitale della Rai, ha ritrovato nella memoria della rete, il filmato mai trasmesso in televisione di una lezione di Paolo Borsellino all'istituto commerciale “Remondini” di Bassano del Grappa, invitato del Prof. Enzo Guidotto, Presidente dell’Osservatorio veneto sulla Mafia e Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.Paolo Borsellino in quella lontana mattina di Gennaio del 1989 ha spiegato agli studenti della scuola, in modo apparentemente semplice, in realtà molto articolato, la complessità del fenomeno mafioso. Riportiamo di seguito i punti più salienti di questa lezione di Paolo Borsellino che Rainews24 trasmetterà in una sintesi di 20 minuti nella giornata di Mercoledì 15 Dicembre e che mantiene , nonostante siano passati quasi 15 anni , una straordinaria e profetica attualità.“Le leggi non vengono rispettate per il timore di una punizione, ma vengono rispettate dalla maggioranza della popolazione perché sono condivise. ..Al sud questa fiducia nelle leggi, per ragioni storiche complesse, ha incontrato difficoltà, ed altre organizzazioni si sono poste come alternativa alla applicazione delle leggi... Non ci si illuda di risolvere il problema investendo soldi per favorire lo sviluppo... Quei soldi verranno intercettati dalle organizzazioni criminali e la legalità sarà ancora più debole...Sbaglia chi crede che la Mafia sia immediatamente il traffico di stupefacenti, la mafia esisteva prima del traffico di stupefacenti ed esisterà anche dopo... negli anni settanta il traffico di droga è stata l' attività più redditizia che questa organizzazione criminale ha messo in atto. I guadagni altissimi di questa attività sono stati investiti al nord, a Milano e a Torino,...chi pensa che la lotta alla mafia riguardi solo i magistrati i poliziotti e i carabinieri e non i politici sbaglia.“Agli studenti che gli chiedevano se si sentiva protetto, Borsellino, passandosi la mano sul volto, rispondeva: ”non ho mai pensato che la scorta potesse risolvere il problema della mia sicurezza, se penso a tutti i miei amici uccisi mi rendo conto che quando la mafia vuole colpire ci riesce.” Nella lezione smarrita e ritrovata, Paolo Borsellino rispondendo alle domande degli studenti affronta i temi ancora oggi irrisolti del rapporto tra Mafia e Politica, tra legalità e crimine organizzato, intervento pubblico ed azione repressiva, tra Mafia, sistema economico-produttivo e finanziamenti pubblici.
PAOLO BORSELLINO(di Umberto Lucentini, giornalista professionista e amico del giudice assassinato)"A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l'esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato": servitore dello Stato fino in fondo, Paolo Borsellino, magistrato nato e morto a Palermo, ha portato all'estremo la sua scelta professionale e di vita. Ucciso insieme agli uomini della scorta, il 19 luglio del 1992, nella strage di via D'Amelio, Paolo Borsellino è stato inserito dalla speciale commissione della Santa Sede nell'elenco dei martiri della giustizia del XX secolo. E da martire, Borsellino, ha vissuto gli ultimi giorni della sua vita: dopo un'altra strage, quella del collega e amico Giovanni Falcone (era il 23 maggio del '92, con il giudice c'erano la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta).Borsellino era diventato il "nemico numero uno della mafia". Ma, a esser più precisi, nel mirino dello cosche Borsellino è da anni, almeno dall'80, quando inizia ad indagare con il capitano dei carabinieri Emanuele Basile sul clan dei "corleonesi" di Totò Riina e Bernardo Provenzano, allora sconosciuti "picciotti" destinati a diventare i sanguinari capi della mafia siciliana. Da quel momento, la "missione" antimafia di Borsellino diventa una strada senza ritorno.Nato a Palermo il 19 gennaio del 1940, in un quartiere borghese e popolare insieme, quello della Magione, Borsellino respira un'aria di rigore morale senza però chiudere gli occhi davanti al piccolo mondo della delinquenza che lo circonda. Figlio di farmacisti, quindi appartenente ad una delle famiglie più in vista del quartiere, Borsellino resta molto affezionato alla Magione, dove da bambino frequenta l'oratorio di San Francesco e gioca con un altro bimbo della zona, Giovanni Falcone. Cresciuto in una famiglia che aderisce al fascismo, il piccolo Paolo durante i bombardamenti degli americani si trasferisce ad Alcamo con la famiglia. E al momento dello sbarco degli alleati riceve un ordine dalla madre: "Non accettare nulla dagli americani".Queste vicende e i racconti di "Zio Ciccio", reduce della Campagna d'Africa, gli suscitano curiosità sulle vicende del periodo fascista: una delle prime "bravate" di Paolo è una tappa a Belmonte Mezzagno, un paesino che dista mezzora di autobus da Palermo, dove va a prendere informazioni sui suoi nonni.Dopo avere frequentato il Liceo classico "Meli" si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. All'Università, nel 1959 Borsellino aderisce all'organizzazione Fuan Fanalino, un gruppo studentesco legato alla destra. Membro dell'esecutivo provinciale, delegato al congresso provinciale, viene eletto come rappresentante studentesco nella lista del Fuan Fanalino: l'attività politica lo coinvolge, ma riesce a conciliare politica e studio senza grossi problemi.Il 27 giugno 1962, all'età di 22 anni, Borsellino si laurea con 110 e lode. Pochi giorni dopo, subisce la perdita del padre: ora è affidato a lui il compito di provvedere alla famiglia. Tra piccoli lavoretti e le ripetizioni Borsellino studia per superare il concorso in magistratura. Ci riesce nel 1963. Per non perdere la licenza della farmacia impegna il primo stipendio di giudice per riscattarla: la sorella Rita, più piccola di lui, ne diventerà la titolare dopo la laurea.Nel 1965 Borsellino inizia la sua carriera di magistrato: è destinato al tribunale civile di Enna, come uditore giudiziario. Nel 1967 il primo incarico operativo: pretore a Mazara del Vallo, nel periodo del dopo terremoto. Intanto, il 23 dicembre del 1968, Borsellino si sposa con Agnese Piraino Leto, una giovane palermitana che gli darà tre figli. Il giudice continua a lavorare a Mazara facendo la spola ogni giorno da Palermo. Nel 1969 il trasferimento alla pretura di Monreale, praticamente il ritorno a casa. È lì che Borsellino comincerà a conoscere da vicino la mafia, quella "selvaggia e spietata" dei "corleonesi", e lavora fianco a fianco con il capitano dei carabinieri Emanuele Basile. I due costituiscono un tandem investigativo affiatato, che continuerà a lavorare anche dopo il 1975, quando Borsellino viene trasferito al tribunale di Palermo e a luglio entra all'Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Con il capitano Basile lavora alle indagini antimafia, scopre verità fino ad allora solo immaginate, ordina arresti sulla base delle indagini del capitano Basile.È l'80 quando il capitano viene ucciso in un agguato. E per la famiglia Borsellino arriva la prima scorta. Da quel momento il clima in casa Borsellino cambia. Il giudice comincia a vivere sotto protezione, le sue abitudini di vita cambiano, anche se si sforzerà di non farlo pesare ai tre figli che intanto crescono.Il suo modo di fare, la sua decisione, influenzano il "sentire" dei suoi familiari. La moglie ricorderà così quegli anni: "Il suo modo di esercitare la funzione di giudice lo condivido, perché anch'io credo nei valori che lo ispirano... Non penso mai, per egoismo, per desiderio di una vita facile, di ostacolarlo... Non è stato un sacrificio immolare la sua vita al mestiere di giudice: Paolo ama tantissimo cercare la verità, qualunque essa sia".La scorta costringe il giudice e la sua famiglia a convivere con un nuovo sentimento: la paura. Borsellino ne parla e la affronta così: "La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti".Nell'ufficio istruzione nasce il "pool antimafia" di Falcone, Borsellino e Barrile, sotto la guida di Rocco Chinnici. Borsellino comincia a partecipare ai dibattiti nelle scuole, parla ai giovani nelle feste giovanili di piazza, alle tavole rotonde per spiegare e per sconfiggere una volta per sempre la cultura mafiosa. Parallelamente continua il lavoro nel pool. Questa squadra funziona bene, ma si comprende che per sconfiggere la mafia il pool, da solo, non è sufficiente. Si chiede la promozione di pool di giudici inquirenti, coordinati tra loro ed in continuo contatto, il potenziamento della polizia giudiziaria, l'istituzione di nuove regole per la scelta dei giudici popolari e di controlli bancari per rintracciare i capitali mafiosi. I magistrati del pool pretendono l'intervento dello Stato perché si rendono conto che il loro lavoro, da solo, non basta.E infatti la mafia reagisce: il 4 agosto 1983 viene ucciso il giudice Rocco Chinnici con un'autobomba. Borsellino è intimamente distrutto, dopo Basile anche Chinnici viene strappato alla vita. Il "capo" del pool, il punto di riferimento, viene a mancare. Borsellino con molta preoccupazione commenta: "La mafia ha capito tutto: è Chinnici la testa che dirige il Pool".A sostituire Chinnici arriva a Palermo da Firenze il giudice Antonino Caponnetto e il pool, sempre più affiatato, continua nell'incessante lavoro raggiungendo i primi risultati: "Sentiamo la gente fare il tifo per noi".Nel 1984 viene arrestato il potente ex sindaco democristiano Vito Ciancimino, si pente il boss Tommaso Buscetta, e Borsellino sottolinea in ogni momento il ruolo fondamentale dei "pentiti" nelle indagini e nella preparazione dei processi.Comincia la preparazione del maxiprocesso, e i protagonisti delle indagini continuano a cadere sotto il piombo mafioso. Falcone e Borsellino vengono immediatamente trasferiti sull'isola dell'Asinara per concludere l'istruttoria del maxi-processo e predisporre gli atti senza correre ulteriori rischi. Falcone è con la moglie, Borsellino porta con sé la famiglia. Lucia, la figlia più grande, si ammala di anoressia psicogena, Tornato a Palermo, il giudice dovrà affrontare anche questa battaglia. La figlia guarisce, il maxi-processo decolla, e Borsellino chiede il trasferimento alla Procura di Marsala per ricoprire l'incarico di Procuratore Capo.Borsellino scopre i legami tra i clan della provincia e quelli palermitani, raccoglie le confidenze dei primi collaboratori di giustizia. E quando, nel 1987, Caponnetto è costretto a lasciare la guida del pool di Palermo, Borsellino si schiera a favore di Falcone: criticherà il successore di Caponnetto per aver "smembrato" il pool, finisce sotto processo al Consiglio superiore della magistratura. Riabilitato, torna a lavorare e continua ad assestare nuovi colpi alle cosche. Finché, con l'istituzione della Procura nazionale antimafia e delle Direzioni distrettuali antimafia, rientra a Palermo come procuratore aggiunto, dove si occuperà delle indagini sulla mafia di Agrigento e Trapani. Nuovi pentiti, nuove rivelazioni confermano il legame tra la mafia e la politica, riprendono gli attacchi al magistrato e lo sconforto ogni tanto si manifesta. In una dichiarazione si può riassumere lo stato d'animo di Borsellino in quel momento: "Un pentito è credibile solo se si trovano i riscontri alle sue dichiarazioni. Se non ci sono gli elementi di prova, la sua confessione non vale nulla. È la legge che lo dice... e io sono un giudice che questa legge deve applicarla. I rapporti tra mafia e politica? Sono convinto che ci siano. E ne sono convinto non per gli esempi processuali, che sono pochissimi, ma per un assunto logico: è l'essenza stessa della mafia che costringe l'organizzazione a cercare il contatto con il mondo politico. È maturata nello Stato e nei politici la volontà di recidere questi legami con la mafia? A questa volontà del mondo politico non ho mai creduto". Si apre la corsa alla Superprocura, e nel maggio del '92 sembra che Falcone abbia raggiunto i numeri necessari per essere nominato. Ma il 23 maggio, Falcone, che nel frattempo era stato nominato direttore generale degli Affari penali al ministero di Grazia e Giustizia, torna a Palermo e viene ucciso nella strage di Capaci.Per Borsellino è un colpo durissimo. Gli viene offerto di prendere il posto di Falcone nella candidatura alla superprocura, ma Borsellino rifiuta, sebbene sia consapevole che quella sia l'unica maniera che ha per condurre in prima persona le indagini sulla strage di Capaci. Ad un mese dalla morte dell'amico Falcone, tra le fiaccole e con molta emozione parla di lui, cerca di raccontarlo: "Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione... per amore. La sua vita è stata un atto d'amore verso questa città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l'amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene. Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera, dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo".Borsellino vuole collaborare alle indagini sull'attentato di Capaci di competenza della procura di Caltanissetta. Le indagini proseguono, i pentiti aumentano e il giudice cerca di sentirne il più possibile. Arriva la volta di Messina e Mutolo, ormai Cosa Nostra comincia ad avere sembianze conosciute. Spesso i pentiti hanno chiesto di parlare con Falcone o con Borsellino perché sapevano di potersi fidare, perché ne conoscevano le qualità morali e l'intuito investigativo. Continua a lottare per poter avere la delega per ascoltare il pentito Mutolo. Ma il 19 luglio 1992 va in via D'Amelio, a prendere la madre per accompagnarla dal medico. Un'autobomba, posteggiata tra tante altre auto, senza che nessuna autorità si preoccupasse di istituire una zona rimozione, esplode. Il giudice muore con i suoi cinque agenti di scorta.Amava ripetere, lui religiosissimo, scherzandoci su per esorcizzare la morte: "Non sono né un eroe né un kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell'aldilà. Ma l'importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento. Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno".
PAOLO BORSELLINO (di Luciano Costantini Sost. Proc. Rep. Pistoia)da Mì, periodico napoletano n. 5-6 luglio-agosto 2001E' con grande piacere che raccolgo l'invito di Tindari Baglione di scrivere poche righe in occasione del nono anniversario della scomparsa di Paolo Borsellino, con il quale ho avuto la fortuna e l'onore di condividere un'indimenticabile esperienza di lavoro presso la Procura della Repubblica di Marsala, ma è al contempo con altrettanto profondo dolore che, voltandomi indietro a ripercorrere quegli anni e quei terribili eventi, constato come quella rabbia e sdegno che seguì agli efferati eccidi dell'estate 1992 abbia lasciato il posto ad una stanca apatia che scivola (temo) verso l'oblio.Vivo e lavoro ormai lontano dalla Sicilia e le mie opinioni si formano solamente sulla base di una lettura dei fatti di cronaca riportati dai giornali e su un esame critico dei provvedimenti legislativi fioriti in questi anni, oltre che su conversazioni (ahimè, sempre più sporadiche) con i colleghi che ancor lavorano in quei luoghi, ed al termine delle mie riflessioni, non posso che pervenire alla conclusione che forse il giorno in cui la mafia sarà debellata è ancora molto lontano. E, con un sapore amaro, mi ritornano in mente le parole di Paolo che, invece, nel suo inguaribile ottimismo sosteneva con convinzione che “cosa nostra” era destinata ad un'ineluttabile sconfitta.Il suo ragionamento non era, però, destituito di fondamento, ma si basava (come sempre, del resto) su elementi di fatto incontestabili in quei tempi. Osservava Paolo che uno della sua generazione non poteva essere pessimista perché quando lui era ancora un bambino che giocava nel quartiere della Kalsa di Palermo chi nominava la mafia era considerato uno che voleva diffamare la Sicilia ed i siciliani perché, secondo l'opinione comune, "la mafia non esisteva" e non doveva esistere. Con il passare degli anni egli, invece, aveva potuto constatare che nelle vie di Palermo i giovani hanno iniziato a parlare della mafia, ne hanno ammesso l'esistenza e, nel contempo, hanno cominciato a negarle il consenso. Se quindi è vero, come sosteneva Paolo Borsellino, che discutere di mafia, anzi, il solo fatto di nominarla costituisce il primo ineludibile gradino per combatterla e sconfiggerla, l'assordante silenzio sul cancerogeno fenomeno mafioso ascoltato nei programmi elettorali e di governo mi induce a ritenere che si è fatto certamente un passo indietro rispetto alle realistiche previsioni formulate dal compianto collega. Oggi la lotta alla mafia rappresenta una vuota "clausola di stile" da inserire nei discorsi propagandistici ed il contrasto ai poteri criminali non è più inteso come impegno della comunità nel suo intero, ma solo come attività demandata all'esclusivo ed encomiabile impegno di magistrati totalmente isolati dal resto della società e delle istituzioni.Mi è stato sollecitato un ricordo di Paolo Borsellino ed io non posso che rammentare la sua bontà. Molte persone, non appena vengono a sapere dell'esperienza di lavoro che ho vissuto con Paolo, mi chiedono un giudizio personale su di lui. lo rispondo sempre: "Paolo era un uomo buono" e tale affermazione mi pare che deluda i miei interlocutori, i quali mi sembra che la intendano come riduttiva della figura di questo straordinario magistrato. lo, invece, ancora oggi ritengo che nessun'altra definizione meglio si attagli a ciò che Paolo è stato. Con questo non voglio sottacere le straordinarie doti professionali di Paolo, magistrato insigne, dotato di grande carisma, in grado di individuare subito il punto fondamentale di ogni questione che gli si poneva di fronte e capace di risolverla sempre nel modo più equo e conforme a giustizia. Di lui ho saputo apprezzare l'eccezionale capacità di garantire a noi sostituti una completa autonomia, facendoci sempre, nel contempo, sentire la sua vigile presenza protettiva e considero come fondamentale insegnamento di civiltà giuridica le sue continue esortazioni a rispettare la legge e ad applicarla con rigore ed equità. Del resto, i successi professionali di Paolo Borsellino sono noti a tutti: basti pensare alla sentenza-ordinanza del primo maxi- processo alla mafia, scritta, insieme a Giovanni Falcone, durante un'estate trascorsa all'interno dell'istituto penitenziario dell'Asinara, ove lo Stato li aveva costretti ad alloggiare in quanto impossibilitato a garantirgli altrove un'idonea protezione, oppure agli ordini di cattura emessi sempre nell'ambito di quel processo e dei quali, con orgoglio, Paolo amava ripetere che erano passati indenni al seppur severo vaglio della Corte di Cassazione.Nonostante ciò, però, io continuo a ritenere che la dote più rilevante di Paolo Borsellino sia stata la bontà d'animo ed in questo sono stato confortato da quanto riferitomi anche da sua moglie Agnese che mi ha parlato di quel "fanciullino di pascoliana memoria" che albergava nell'animo si suo marito. Paolo era un puro d'animo, un uomo di specchiata onestà e di grande integrità morale, una persona che ha vissuto una vita cristallina. Io ho sempre ammirato la sua abilità di individuare la parte più debole di ogni vicenda umana in cui per ragioni personali o professionali si imbatteva e la sua capacità di schierarsi immediatamente a fianco di chi aveva subito dei torti. Lo rammento come un uomo di grande sensibilità e tra tutti i ricordi che si affastellano nella mia mente mi piace ricordare un episodio che ha visto come protagonista una bimba, perché in esso ritrovo la sintesi più mirabile delle qualità di Paolo e perché ritengo che solo una persona munita di grande sensibilità, come era lui, è in grado di stabilire un rapporto così intenso con chi, come i bambini, costituisce l'espressione più alta della purezza dei sentimenti e della ingenuità.Ero appena arrivato a Marsala e Paolo alla fine di una giornata di lavoro mi invitò a cena insieme agli altri colleghi. Mi disse che voleva portarmi a mangiare in un posto incantevole. In effetti il ristorante si trovava su una lingua di terra proiettata nel mare siciliano e la serata di tarda primavera faceva sì che al tramonto il mare ed il cielo si accendessero di mille luci e quasi si confondessero in un caleidoscopio di colori. Appena entrati nel ristorante vidi farsi incontro a Paolo una bambina di non più di sei anni, con capelli biondi raccolti in due codine, che si gettò tra le sue braccia. Paolo la prese in braccio e la accarezzò teneramente, tant'è che la bimba rimase per quasi tutta la serata sulle sue ginocchia. Tale atteggiamento mi colpì, ma il mio stupore cessò quando alla fine della serata seppi chi era quella bimba. Si trattava dell'unico testimone oculare della caduta di un aereo militare avvenuta nei pressi dell'aeroporto di Trapani. Paolo, che indagava su quel fatto, aveva dovuto sentire quella bambina rimasta comprensibilmente scossa dalla scena alla quale aveva assistito e, consapevole della forma di violenza che inevitabilmente andava ad esercitare sulla bambina, obbligandola a ricordare un fatto per lei doloroso, era riuscito a trovare quelle parole, quei modi e quei gesti che solo chi ha una grande purezza d'animo può utilizzare senza ferire la sensibilità di un essere ingenuo e fragile come una bambina di quell'età. Quest'uomo era Paolo Borsellino e così mi piace ricordarlo.torna su | |
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Commenti
Tutto il mio grande rispetto a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ma questo l’ultimo ho trovato chi la ucciso un segreto che ho risolto grazie al nome in codice “Cavallo” ora non ho più dubbi non sono un giallista ma era molto semplice trovare la prova che era visibile a tutti più esperti del caso ma come si può credere in giustizia italiana fondata sulle menzogne e favori purtroppo Paolo Borsellino ha pagato per la colpa non mafiosa come Italia vuole credere ma ben altro chi vi comanda la mano che ha ucciso il solo Paolo sono solo due persone fisiche che hanno ordinato a uccidere sono contento che ho trovato la mia soddisfazione V. V .V .V .V S . S . S .S. S Che siete Maledetti!!!!!!!!!!!!!!
Paolo italia ha fatto i soldi da capogiro su di te e il tuo collega ora godono i benefici dello stato sulle spalle in qui tu credevi fermamente loro ti hanno ucciso 77-te volte Mi fa male il cuore che ti ho trovato i “Assassini”…. Unica Persona è a conoscenza dei fatti è O.S.L Dovresti Ammazzarti da solo traddito propio dal SUO Computer Inserito da sanakin, il 07/07/2008 alle 21:26
E' nelle persone come il giudice Borsellino che dobbiamo trovare la forza di andare avanti affinchè il sacrificio da loro compiuto non sia stato vano; ai criminali dobbiamo fare capire che l'unica forza degna di tale nome è lo Stato, quello pulito ed ambito da ogni persona onesta! Inserito da Massimo, il 04/07/2008 alle 13:44
Cos'altro aggiungere agli onori già ribaditi più volte per qst 2magistrati....vorrei solo mettere 1mano sulla coscienza del governo...vorrei tanto dirgli ke la morte di Falcone e Borsellino è avvenuta anke per colpa loro.....perchè se nn li avessero lasciati soli a qst ora oltre ad avere ancora due persone, 2giudici nn avremmo più il problema mafia....si signori a mafia a qst'ora nn esisterebbe più sulla faccia della terra......e invece no...so di essere crudele nel dire qst ma se qualcuno merita la morte, e sottolineo se, quelli sono pure i politici...complici di qst orribili perdite....io ,come disso Borsellino, preferisco sentire il fresco profumo di libertà che il puzzo del compromesso morale.....a voi un grazie particolare per aver cercato di conquistare la libertà di tutti noi....Affinchè nessuno dimentichi....LA VITA DEI MORTI SI TROVA NELLA MEMORIA DEI VIVI.(Cicerone) sonia Inserito da sonia, il 01/03/2008 alle 20:47
anke io non ho pèotuto conoscere uomini come falcone e borsellino sono nata nel 90.... quando sono morti avevo 2 anni... non vli ho sentiti nominare ke 2 anni fa.. quando per caso in biblio ho trovato un libro intitolata paolo borsellino il valore di una vita di lucentini.. il titolo non so il perche mi ha subito qttirato.. l ho preso l ho letto in neanke 2 settimane.. mi e rimasto impresso... quando sono arrivata alla fine una grande tristezza piangevo.... e una grande rabbia perche uomini della lora levatura vengono dimenticati... non e giustoi.. io da allora ho cercato tt le informazioni possibili su di loro e ki ha dato la vita per questo stato.... questo mi ha portato a scrivere l'articolo per non dimenticare... immesso in questo sito... articolo ke ha lo scopo di ricordare al l italia queste 2 persone.... voglio ringraziare i familiari di borsellino e faslcone dui non aver mAI OSTACOLATO QUESTI 2 UOMINI... un grazie particolare a borsellino falcone e tutti coloro ke hanno dato la vita per questo stato Inserito da giulia, il 11/17/2007 alle 17:10
Ogni volta che vado a Palermo, non manco di passare per Capaci e Via D'Amelio.Non posso fare a meno di portare il mio saluto ai due giudici che da soli (perchè soli li aveva lasciati lo stato) hanno combattuto la mafia ed i politici e gli stessi magistrati che la proteggevano. Sono due Grandi che rimarranno per sempre nel cuore degli italiani. Inserito da Giuseppe Abate, il 07/20/2007 alle 20:17
Io sono nata nel 93 e ho conosciuto le vicende di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone grazie alla televisione e a internet.I giovani dovrebbero sabere di più sulle persone che hanno cercato di cambiare il loro paese ,in meglio.L'importante e non dimenticare perchè finchè il ricordo di questi martiri non svanirà, il loro sacrificio non sarà invano. Inserito da viola, il 07/20/2007 alle 12:56
Vorrei ringraziare la famiglia Borsellino ed in particolare la Signora Agnese per non aver ostacolato il marito nella lotta contro la mafia ed essergli sempre stata al suo fianco. Penso che il sacrificio del giudice Borsellino,Falcone e di tutte le altre vittime della mafia non sia stato vano e spero che si avveri per tutti loro un pensiero di Raul Follereau: 'non sarò più che polvere ma farò crescere l' erba e sbocciare il fiore'.Grazie per l'esempio che avete dato e speriamo che ci sia un risveglio delle coscienze da parte di tutti, specialmente dei giovani e dei politici. Inserito da alessandra bianchet, il 07/20/2007 alle 09:10
tra qualche mese andro' a Palermo per un congresso di lavoro,posticipero' il rientro per andare a vedere i luoghi delle stragi e rendere omaggio poggiando un fiore sulla tomba ai cari Paolo Borsellino e Givanni Falcone.Le loro idee spero continuino veramente a camminare sulle gambe di coloro e non , che attualmente si occupano di debbellare questa forma di cancro chiamato MAFIA!!Ciao PAOLO ciao GIOVANNI ho letto talmente tanto sulla vostra vita piena di sacrifici e sul vostro operato,che mi sembra avervi conosciuto in persona.CIAO ANCORA!! Inserito da franco, il 07/20/2007 alle 00:24
Ma... non mi esce nulla.Sono passati 15 anni ma sembra sia accaduto tutto ieri....Sto ascoltando Povea Patria di Battiato per sentirmi meno solo e quindi piu' forte,ma..... Inserito da Rodolfo, il 07/19/2007 alle 21:58
Vorrei esprimere alla famiglia del Dott. Borsellino tutta la mia gratitudine per l'esempio e il sacrificio che il Dott. Borsellino ha espresso nel compimento del proprio lavoro. Lavoro inteso non come mestiere ma come martirio, sacrificio umano e cristiano per il bene del prossimo. Perchè tutti un giorno potremo godere della pace e della giustizia. Sono cristiano e per tanto credo fermamente che il sacrificio di quest'uomo non può essere stato vano e chissà quante anime malavitose e giovani che avrebbero intrapreso la via del male sono stati convertiti al bene e all'amore per mezzo e merito di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e di tutti i militari caduti con loro. Non ultimo il sacrificio delle famiglie che scientemente hanno condiviso questo percorso di sacrificio. Grazie ancora e che Dio vi benedica e ve ne renda merito. Con affetto e profonda stima, Giovanni Paganini Inserito da Giovanni Paganini, il 07/19/2007 alle 20:22
Dopo 15 anni e per tutta la mia vita nel mio cuore ci sarà sempre il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e da palermitana e vivendo Palermo ogni giorno mi accorgo che qualcosa è cambiato e tanto no.é vero quando dicono che lo Stato non è stato in grado di proteggere i suoi eroi come anche Don Pino Puglisi.La verità è che per quante parole si possano sprecare, lo Stato qui a Palermo lascia da solo la gente che è veramente onesta e vuole lavorare per cambiare le cose.Ma noi comuni mortali, cosa possiamo fare davanti a tanti bambini e ragazzi lasciati per strada senza andare a scuola dove nessuno gli propone un'alternativa nella vita, dove nessuno gli propone un lavoro onesto e allora è facile trovare manovalanza, davanti la povertà davanti all'ignoranza.E bene, io vi dico, che lo Stato non c'è e per quanto si possa lottare ed è giusto continuare a lottare fin quando lo stato non sarà presente sul serio non cambierà mai nulla.Mi dispiace dirlo e il cuore mi piange perchè mio marito rischia la vita ogni giorno per lo Stato ma chi è seduto nelle alte poltrone dovrebbe vivere a Brancaccio, allo Zen e in altri rioni popolari, è facile guardare da lontano e non volersi sporcare le mani.Altrimenti devo solo pensare che questo sistema fa comodo a chi ha i voti da questa povera gente, perchè alla fine sono solo vittime di loro stessi e di chi li gestisce per occupare poltrone più comode.....dico solo che lo stato non può e non deve tacere...per il nostro futuro ed è il futuro dei siciliani e di tutto il paese...stefy Inserito da stefania, il 07/19/2007 alle 12:13
Dopo 15 anni e per tutta la mia vita nel mio cuore ci sarà sempre il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e da palermitana e vivendo Palermo ogni giorno mi accorgo che qualcosa è cambiato e tanto no.é vero quando dicono che lo Stato non è stato in grado di proteggere i suoi eroi come anche Don Pino Puglisi.La verità è che per quante parole si possano sprecare, lo Stato qui a Palermo lascia da solo la gente che è veramente onesta e vuole lavorare per cambiare le cose.Ma noi comuni mortali, cosa possiamo fare davanti a tanti bambini e ragazzi lasciati per strada senza andare a scuola dove nessuno gli propone un'alternativa nella vita, dove nessuno gli propone un lavoro onesto e allora è facile trovare manovalanza, davanti la povertà davanti all'ignoranza.E bene, io vi dico, che lo Stato non c'è e per quanto si possa lottare ed è giusto continuare a lottare fin quando lo stato non sarà presente sul serio non cambierà mai nulla.Mi dispiace dirlo e il cuore mi piange perchè mio marito rischia la vita ogni giorno per lo Stato ma chi è seduto nelle alte poltrone dovrebbe vivere a Brancaccio, allo Zen e in altri rioni popolari, è facile guardare da lontano e non volersi sporcare le mani.Altrimenti devo solo pensare che questo sistema fa comodo a chi ha i voti da questa povera gente, perchè alla fine sono solo vittime di loro stessi e di chi li gestisce per occupare poltrone più comode.....dico solo che lo stato non può e non deve tacere...per il nostro futuro ed è il futuro dei siciliani e di tutto il paese...stefy Inserito da stefania, il 07/19/2007 alle 12:13
ciao non riesco a dire quello che sento so che sentire queste cose mi fanno stare molto molto male. Io sono nata nel 1992 quando è morto borsellino e non ho potuto vedere c'ho che faceva;però mi sono informata........lui e falconi si che sono uomini anzi si possono chiamara uomini e non sono da dimenticare!!!!!!! Inserito da bea, il 07/15/2007 alle 23:43
-PER NON DIMENTICARE- Non ci devono essere anni senza memoria! Sono passati 15 anni da quella domenica 19 luglio, quando alle 16.57, esplose in Via d’Amelio (Palermo) un’autobomba che provocò la morte del giudice magistrato Paolo Emanuele Borsellino (procuratore aggiunto al Palazzo di Giustizia di Palermo) e dei suoi 5 agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vicenzo Li Muli, Claudio Traiana e Eddie Walter Cosina. 15 anni in cui la lotta alla mafia è molto cambiata, se non quasi dimenticata, non esiste più il lavoro in pool di Paolo Emanuele Borsellino e del suo collega Giovanni Falcone (morto il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci, con la moglie e gli agenti di scorta); come non esiste più il loro metodo di indagine e il loro ricordo. Oggi, dopo 15 anni, sembra che il lavoro di questi 2 magistrati non sia mai esistito, come il loro ricordo: entrambi sepolti sotto metri di terra e cancellati dalla memoria della maggior parte degli italiani… Mi chiedo, quindi, il loro sacrificio è stato inutile? Sembra di si… ora secondo voi; è giusto dimenticarsi di 2 ottimi magistrati, ma prima di tutto 2 uomini, che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia, per liberare la loro bellissima e disgraziata terra di Sicilia, dal fenomeno mafioso? Due uomini abbandonati e “traditi” dallo Stato che hanno sempre difeso e, mandati a morire da quest’ultimo, per mano della stessa mafia che stavano combattendo. E’ giusto dimenticarsi di questo?? No, non lo è. Non ci possiamo dimenticare di Falcone e di Borsellino, del loro sacrificio e soprattutto l’impegno nella lotta alla mafia! Fingendo, forse per paura o perché non si vuole ricordare, che tutto questo non sia successo… E’ successo, invece e, dobbiamo ricordarlo, continuando la lotta contro la mafia da dove i 2 giudici l’hanno lasciata; civilizzando le persone riguardo al fenomeno mafioso e da parte dello stato sostituire la mafia nelle cose che non riesce a fare. Abbiamo il dovere di non “esiliare” la memoria di Paolo e Giovanni, com’ è successo loro in vita: si sono trovati da SOLI in un gioco troppo grande e crudele. Bisogna continuare la loro opera con la consapevolezza che la mafia esiste e può essere sconfitta! Dobbiamo farlo in onore di 2 grandi magistrati: Giovanni Falcone e Paolo Emanuele Borsellino. Questo articolo serve per ricordare all’Italia che 15 anni fa il 19 luglio 1992 Paolo Emanuele Borsellino è morto per mano mafiosa, nella strage di Via d’Amelio; seguendo lo stesso tragico destino toccato a Giovanni Falcone, 57 giorni prima, il 23 maggio1992, nella strage di Capaci. Entrambi i magistrati hanno lottato contro la mafia anche quando lo stato li ha isolati bollandoli come: ANOMALIA PALERMITANA. Giulia Inserito da giulia, il 07/06/2007 alle 12:23
Cos'altro aggiungere a tutto quello che è già stato da anni detto o scritto sul conto del giudice Borsellino? Nulla, se non ribadire il concetto di grande spessore morale che lo ha sempre contraddistinto nel suo lavoro e nella sua vita familiare. Inserito da Franchino, il 04/15/2007 alle 09:13 |
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