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Camorra e Immigrazione

p. Giorgio Poletti, Comboniano di Castel Volturno- www.neroebianco.org

Camorra e Immigrazione

20/03/2009

I recenti fatti di cronaca: la strage di Castel Volturno, l’uccisione di un italiano e di sei immigrati africani, seguita da altre morti nei paesi dei dintorni di Castel Volturno fa capire come le varie cittadine della Campania siano soggette alla camorra. Tutto il territorio è parcellizzato e soggetto a varie famiglie malavitose. Anche se dipendenti dai Casalesi.
Castel Volturno paradossalmente non esiste. Se non ci fossero i cartelli stradali a indicarne la località, un passante, un’autista non si accorgerebbe che questa cittadina esiste tale è la frammentarietà del territorio e la divisione e lontananza tra i diversi aggregati urbani. Castel Volturno manca di identità geografica.  E’ formato da tanti aggregati urbani, da due centri principali lontani tra di loro: il Centro Storico e Pineta Mare. C’è poi l’entroterra agricolo e i vari  aggregati sulla Domitiana, che si affacciano sul mare come luoghi di vacanza estiva.
Castel Volturno non ha fondamentalmente cittadini ma solo abitanti fruitori di un territorio da sfruttare il più possibile. Lo è stato in passato quando i Coppola lo hanno devastato costruendo lo sgorbio edilizio che è Pineta Mare. Sembra proprio che ci sia stata un’epoca di sviluppo in Italia contrassegnata da costruzione edilizia selvaggia, senza controllo e alle volte con il beneplacito dei politici del tempo.
Castel Volturno ha raccolto in un piano della Regione gli sfollati del terremoto dell’Irpinia dell’80 e gli sfollati del bradisismo di Pozzuoli, diventando luogo di raccolta delle periferie “difficili” delle città attorno: Napoli, Giugliano, Aversa, Caserta…
Castel Volturno manca di identità culturale. I Castellani d.o.c del centro storico si sono chiusi nel loro isolamento. Negli anni dello sviluppo edilizio, dominato dalle famiglie Coppola, hanno svenduto i terreni sulla via Domitiana spesso per cifre irrisorie ritrovandosi beffati, ma la visione e mentalità turistica delle vacanze al mare era lontana dal loro modo di pensare.
La malavita  che controlla le varie cittadine ha determinato i modi dell’insediamento degli immigrati e in particolare degli africani sul territorio. Il criterio è sempre stato quello dell’utilità economica, o sfruttamento della mano d’opera a buon mercato. E’ conosciuto il tempo del’”oro rosso”, la coltivazione del pomodoro. Gli africani hanno contribuito alla bonifica delle terre non coltivabili, la piantagione delle piantine e il raccolto finale dei pomodori. Oro  rosso, non tanto per il valore del pomodoro in sé ma per i guadagni illeciti dovuti al giro di affari sulle quote europee.
Poi quando a Villa Literno la presenza dei numerosi africani era diventata fastidiosa perché erano cresciuti di numero nei due ghetti situati a circa tre chilometri dalla cittadina, sotto la tangenziale che va verso Mondragone-Roma, una notte gli italiani bruciarono tutto.
Ora a Villa Literno non si vedono africani in centro, solo al quadrivio al mattino presto per essere assunti a giornata per il lavoro nei campi, oppure alla stazione dove arrivano e partono. Non ci sono prostituite africane sulle vie di accesso a Villa Literno. La camorra ha deciso così….
E’ la solita  strategia criminale, che ho visto anche negli Stati Uniti, a Chicago e Gary. Le attività criminali si mantengono lontane dalla propria casa,  si organizzano in casa degli altri.
Castel Volturno è terra di nessuno, oppure di tutti. E’ terra da sfruttare, quindi ecco la droga, la prostituzione, lo spaccio di armi… Siamo in balia di Casal Di Principe, di  Villa Literno, di S.Cipriano…
La camorra ha fondamentalmente determinato il tipo di presenza dell’immigrazione sul territorio.
A Mondragone non ci sono africani, ma solo gente dell’Est: Polacchi, Ucraini, un po’ di Bulgari…
L’ondata di richiedenti asilo  come rifugiati politici si è concentrata su Castel Volturno.

A Castel Volturno manca un’identità culturale. Alla frammentazione geografica corrisponde anche la frammentazione culturale e non solo tra italiani e immigrati. Questi sono mondi sommersi che spesso camminano paralleli ma senza intese. Gli africani accedono ai servizi sanitari che il volontariato offre, oppure al pronto soccorso che la clinica Pineta Grande dà. Ma poi se ne tornano nel loro mondo. C’è il mondo ucraino che è isolato da tutto il contesto: la lingua e la liturgia greco-bizantina dei cattolici li isola dal contesto umano. Li conosciamo spesso solo  per il loro lavoro come badanti (che brutta maniera di definire le persone) e collaboratrici domestiche.
Non credo proprio che si possa parlare di integrazione in Italia. Siamo lontani anni luce.
Nel ’67, prima di andare in Africa come missionario, sono  stato un anno in Portogallo per imparare la lingua e conoscere la cultura Portoghese. Ero destinato al Mozambico a quei tempi ancora colonia portoghese. Ricordo la mia sorpresa vedendo a Lisbona tanti africani che venivano dalle numerose colonie portoghesi: Mozambico, Angola.....
Noi italiani siamo lontanissimi da un’esperienza, per altri di secoli, di colonizzazione. Non ci rendiamo conto che le frontiere di fatto non esistono più. In passato non sono mai esistite per i mercanti europei che hanno creato l’Africa attuale disegnandone la geografia a tavolino con l’intenzione precisa di dividere tribù e popoli. Nei tempi moderni continuiamo a farlo, corrompendo i governanti africani che hanno le loro responsabilità. Siamo ipocriti.  Quindici anni fa leggevo di un piano per lo sfruttamento dell’Africa da parte dei capitalisti occidentali interessati alle materie prime. Una volta, ai tempi della guerra fredda, era anche la posizione geografica strategica che coinvolgeva le grandi potenze nel mantenimento degli equilibri mondiali, ora sono  le risorse.
Gli africani non interessano a nessuno se non come “carne da macello”, un sottoprodotto del mondo occidentale. L’Africa è anche diventata un immenso mercato per alcune grandi nazioni.
Il nostro modello consumista si sta imponendo distruggendo la cultura africana, i suoi valori  imponendo come unico valore quello capitalista, senza controllo, senza le forme di assistenza sociale che le nazioni europee hanno assunto nel cammino di crescita del dopoguerra.
Ora gli africani non li vogliamo qui. Sono di fatto discriminati, per il colore soprattutto. Sono convinto che dentro di noi che portiamo i geni ereditari della cultura europea ci sia l’idea della nostra superiorità.
Penso che gli africani ancora non “possiedano” la tecnica, la nostra tecnica. Come noi italiani non siamo ancora entrati nell’era dell’elettronica. Non la possediamo, come una cultura condivisa, la usiamo solo. Gli anni di studio negli Stati Uniti mi hanno fatto capire questo. Ma rimane anche il dubbio se questo modello che si è affermato nel mondo occidentale debba essere l’unico, o ci possano essere altri modelli di sviluppo più  umani. Anche questo è l’interrogativo che pone l’Islam al mondo occidentale.
Il colonialismo nei secoli ha  distrutto la cultura africana, ha distrutto i grandi regni africani come la “Grande Zimbabwe” nell’attuale Zimbabwe (ex Rodesia) o il regno del Monomotapa (Mozambico, Malawi…)   o il Regno di Ciaka Zulu in Sudafrica.
Gli africani sono qui perchè noi siamo ancora là producendo spesso corruzione e malessere. Abbiamo clonato gli africani, anche i preti e le suore, sradicandoli dalla loro identità. Pensiamo al colonialismo vocazionale. Congregazioni religiose che cercano di mantenersi in vita con il “sangue fresco” dell’Africa.
Ora sono qua, li abbiamo generati noi, siamo nel bene e nel male i loro padri. Abbiamo creato in loro tutta una serie di nuovi bisogni. Certo non vengono qua solo per questo. Sono tante le motivazioni, che ora non voglio affrontare.
Ho visto in un villaggio sperduto della Nigeria una “fiction americana”. In questo villaggio alla sera con l’alta marea non ci si poteva arrivare, solo con la barca. Ma gli “eroi” del consumismo americano ci arrivavano bene! In fondo noi siamo un popolo di mangioni se accendiamo la televisione al mattino e vediamo le sfide tra i vari cuochi.
In questi ultimi anni in Italia abbiamo avuto la deriva umana-culturale con partiti politici che sono l’espressione più concreta dell’egoismo e della chiusura gretta e meschina.
Il programma di questi partiti che cosa a che fare con il Vangelo, con Cristo! E purtroppo entra anche come mentalità negli uomini di Chiesa.
Ci scandalizziamo quando ascoltiamo che anche alcuni immigrati entrano nel giro spacciando droga o sfruttando la prostituzione. Chiaro che siamo contrari a tutto questo. C’è la grande tentazione di prendere la facile scorciatoia, soprattutto quando non si intravvedono altre possibilità di sopravvivenza. In fondo a Castel Volturno siamo un po’ tutti pedine di un gioco più grande che non conosciamo.
Sono sempre gli stessi potentati economici che determinano il futuro sviluppo del territorio e non sono cambiati: i geni sono ereditari.
Le Forze dell’Ordine stanno dando un colpo forte ai Casalesi, è un inizio.
In questa terra si fanno molte chiacchiere, pensando che basti fare convegni e manifestazioni per cambiare. Saviano ha incominciato un’autentica rivoluzione culturale e solo questa nel tempo può  portare risultati: creando una cultura che deve prendere il posto di quella camorrista che è dominante perché è l’humus dove tutti noi cresciamo e siamo immersi come il pesce nell’acqua.
La camorra ha una forte capacità di ricrearsi, di produrre sempre nuovi capi, di sapersi riorganizzare.
I massmedia purtroppo producono anche un processo di “iconizzazione” dei personaggi significativi, perché spesso finisce per isolarli dal messaggio.
Mi auguro che questo non succeda a Saviano. Quando il male viene proiettato finisce in fondo per diventare semplice spettacolo e può diventare fiction.
Quante decine di anni ha bisogno questo territorio per cambiare: 60, 80 ? Anni naturalmente di buon governo, di interventi sociali significativi. Basta pensare al fenomeno della disoccupazione così alto in questo territorio. Esercito, Carabinieri… sono l’impresa lavorativa che occupa molti giovani. La mentalità corrente dello Stato come nemico deve essere superata, ma lo sarà solo se lo Stato sarà presente in maniera diversa dal passato. Chiaro che qui c’è il pericolo di identificare lo Stato solo nelle sue forme repressive. Ci sono situazioni  a Castel Volturno di sofferenza sociale che richiedono maggiori investimenti sostenendo questo Comune.
Io credo che a Castel Volturno sia possibile un progetto sul futuro che contempli la presenza e l’inserimento degli africani. Qui in fondo siamo disgraziati noi residenti italiani come gli immigrati Africani. Certo che sono cresciute la malavita interna al mondo dell’immigrazione. In una situazione precaria e di rifiuto come quella che vivono è necessaria una progettualità, che non sia solo quella di alcune associazioni ma soprattutto delle autorità civili: Regione, Comune…
Riusciremo un giorno a non dire più noi e loro ma sentirci tutti un’unica cosa, immigrati e italiani? Oggi siamo come quei galli che in gabbia andavano al macello e che si beccavano  tra di loro.
Manca in Italia un’autentica politica di inclusione degli africani ….maestri, professionisti…. Si sente sempre dire che "ci rubano il posto".

Padre Giorgio Poletti
Comboniano Castel Volturno

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