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Un cuor solo, un'anima sola

Lettera di Sr. Maria Luisa Miccoli dal Sudan

"Un cuor solo, un'anima sola"

Sono a Nzara da poco tempo (dal gennaio 2007) ma vorrei condividere con voi la nostra esperienza di comunitá comboniana nel mezzo della foresta equatoriale. Siamo cinque sorelle, di tre nazionalitá diverse impegnate nella pastorale, nell’insegnamento e nella cura degli ammalati. Arricchite dalle nostre diversitá, cerchiamo di vivere in semplicitá e nella certezza che Dio, desiderando questo cenacolo di apostole, ha voluto consegnarci le une alle altre, rendendoci custodi e responsabili delle reciproche vite e vocazioni. Ed é da Lui che impariamo ad amarci, ad amare e a lasciarci amare da questo popolo: perché é l’amore che fa del confine con l’altro il luogo divino dell’accoglienza. Nelle varie vicissitudini di ogni giorno sperimentiamo come sia proprio l’accoglienza dell’altro ad essere il canale privilegiato dell’evangelizzazione qui, tra un popolo che ha vissuto 25 anni di Guerra in cui ha imparato che il diverso va respinto, se non ucciso. Ecco che per noi diventa fondamentale prima di tutto accoglierci tra noi, spendere tempo a condividere quello che viviamo, gioie e fatiche, speranze e sfide del lavoro apostolico per poter essere “un cuor solo e un’anima sola”, certe come siamo che é la comunitá non il singolo, la cellula dell’evangelizzazione. Un’accoglienza con cui cerchiamo di contagiare anche la comunitá cristiana perché possa sperimentare, attraverso di noi, che Dio é grembo materno che accoglie ogni uomo. Ed é una storia di accoglienza all’interno della nostra comunitá cristiana che voglio raccontarvi. La storia di Elena e del piccolo Joseph. Circa un anno fa, una giovane donna scopre di essere affetta dall’AIDS e I parenti la cacciano via da casa… si ritrova sola, malata e con un bambino di sei mesi. Cosa fare? Si rivolge a noi per essere aiutata e come si fa in una squadra che si rispetti, passiamo la palla alla comunitá. Una donnetta anziana, malaticcia anche lei e molto povera si fa avanti e offre la sua umile capanna alla giovane donna e al suo bambino. Da allora le due donne sono vissute insieme, mettendo in comune quel poco che aveva Elena la quale si é anche amorevolmente presa cura di lei nel momento piú duro della sua malattia. Due mesi fa la giovane donna é morta, tra le braccia di Elena che la assisteva. Dopo la sua morte, come sempre avviene qui, tutti i parenti della giovane donna si sono fatti vivi. Generalmente tutti appaiono per dividere l’ereditá. Ma la nostra amica non aveva nulla, se non Joseph ed é lui che volevano “in ereditá”. Il bambino é piccolo, ma crescerá e poi é sano come un pesce, si prospetta una buona forza lavoro. Elena é cosciente di questo e sa che Joseph non sarebbe mai stato trattato da figlio da questi zii, cosí si oppone alla richiesta dei parenti. Lei, una piccola donna di villaggio con un cuore grande come questa foresta che ci circonda. Chiede che la comunitá cristiana si riunisca e osa chiedere in affidamento il bambino. Con nostra grande sorpresa, le viene concesso! É la gioia di Elena ma soprattutto di Joseph che ora non ha piú una mamma, é vero, ma ha trovato una “nonna” amorevole che lo ha accolto nel suo cuore prima che nella sua casa superando ogni ostacolo e difficoltá che ogni giorno incontra. Sono certa che la mamma di Joseph dal cielo sorride contenta…e io ho imparato tanto da Elena, a spalancare il mio cuore e accogliere nell’altro, quel Cristo abbandonato, rifiutato, orfano. Il suo mettere in comune quel poco che aveva, pur nella sua povertá, é di stimolo per la nostra comunitá a mettere in comune non solo quello che abbiamo ma soprattutto quello che siamo ed essere canali privilegiati dell’amore di Dio per questo popolo.

 

Buon cammino di comunione

Sr. Maria Luisa Miccoli

di: Andrea

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