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Condivisione totale

Veglia del GIM Venegono - novembre 2007

Condivisione totale

Nessuno tra loro era bisognoso”


“La condivisione totale: continuare ad essere persone!”

Veglia di preghiera I GIM



Canto iniziale


Missione è fare causa comune!

Facciamo le cose, costruiamole insieme.

Sennò vincono sempre gli arroganti, i violenti,

i furbi che ricevono gli uni e scartano gli altri.

FIDARSI vuol dire RISCHIARE,

vuol dire CONDIVIDERE

(don Luigi Ciotti )



La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. E’ noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra,
ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.”

(2Cor 3,2-4)




Preghiamo insieme


Facci maturare una sensibilità nuova (Tonino Bello)


Signore Gesù Cristo, aiutaci perché possiamo maturare una sensibilità nuova.
Perché possiamo essere capaci di contestare questo sistema disumano di oppressione.
C’è tanta gente che, mentre noi parliamo, sta morendo di fame.

Signore, aiutaci a capire che, anche come Chiesa, come comunità cristiana,
dobbiamo cominciare a protestare: l’uomo non va ucciso.
Non va ucciso nel grembo della madre, anche quello è un delitto atroce,
ma non va ucciso neanche dopo che è stato partorito.
Non va ucciso per fame. Non va ucciso per esclusione. Non va ucciso per emarginazione.

Tu sei venuto a portare la libertà: non la libertà dei più forti, non la libertà selettiva
per cui possono vincere e arrivare a mangiare al banchetto della vita soltanto quelli
che hanno denti buoni.

Signore, fa che possiamo essere specialisti nell’annunciare un mondo altro,
diverso da quello che stiamo vivendo. Annunciare sì la dimensione escatologica
che non deve mancare nella nostra profezia,
però dobbiamo essere annunciatori di un mondo altro.

Allora, questa nostra terra, piano piano, cesserà di essere
l’atomo opaco del male e diventerà il giardino
in cui possono fiorire le speranze più belle.

Canone: Bonum est confidere…



La condivisione

Rispettare il volto dell’umanità che Dio ha creato


Continuare ad essere umani: la sfida del nuovo millennio

Della gloria di Dio parla molto anche san Paolo. Di fatto, é uno dei temi principali della spiritualità paolina: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettiamo come in uno specchio la gloria del Signore, e veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria” (2Co 3,18). Quando parla della ‘gloria del Signore’, san Paolo si riferisce allagloria divina che rifulge sul volto di Cristo (2 Co 4,6). Siamo dunque chiamati a trasformarci “di gloria in gloria”, cioè ad essere sempre più simili a questa figura umana che rifulge sul volto di Cristo, ad essere sempre più umani. Il cristiano é attivamente impegnato in questo processo di glorificazione, che é un processo di umanizzazione, di avvicinamento sempre più intimo all’umanità di Gesú.

Un altro passaggio interessante sul tema della gloria lo troviamo nella lettera ai Colossesi: “Quando si manifesterá Cristo… anche voi sarete trasformati con lui nella gloria” (Col 3,4)”. Nei versetti successivi Paolo ci spiega in che consiste questa gloria: é l’umanitá che si spoglia “delle passioni disordinate, dei desideri cattivi e dell’insaziabile spirito di accumulazione(Col 3,5), che si riveste di tenera compassione, bontá, umiltá, mansuetudine e pazienza” (Col 3,12) e che é capace di “perdonarsi scambievolmente” (Col 3,13). ‘Tutto qui?’, potrebbe dire qualcuno. ‘La gloria di Dio si riduce a tenerezza, misericordia, umiltá, spirito di condivisione che rinuncia all’accumulazione?’ Sí, proprio in questo consiste la gloria di Dio: nello sviluppo di qualitá umane.

Come si afferma in maniera inequivocabile nella prima lettera ai Corinzi, “l’uomo... é immagine e gloria di Dio” (1Co 11,7). La gloria di Dio é che l’uomo non cessi mai di essere umano, la gloria di Dio é l’ umanitá umanizzata. Questa, dunque, come diceva Gabriel Marcel, dev’essere la nostra principale preoccupazione: “essere uomini, continuare a restare uomini”. 

 

(fr. Degan)


Canto




La Condivisione Prendersi cura dell’umanità!


Essere presenza

Dilettarsi negli altri significa saper entrare con gratitudine nella gioia o nel dolore dell’amico, e commuoversi al vedere che il fratello ti lascia entrare nello spazio sacro della sua vita, e sentire che la tua partecipazione alla sua gioia e al suo dolore lo tocca, commuove anche lui, e gli dona la pace. L’uomo é felice quando si sente fratello. La nostra umanitá si realizza pienamente quando ci trasformiamo in fratelli, quando sentiamo che le nostre speranze e la nostra sofferenza toccano e interessano da vicino il nostro amico.

Ricordo, tanti anni fa, quando tornai da un campo di lavoro a Belfast, nell’Irlanda del Nord, in cui – tra le altre cose – avevamo cercato, come gruppo internazionale e interreligioso, di tessere ponti di pace tra cattolici e protestanti. Tornato da un’esperienza cosí forte, avevo tante cose da raccontare, cose ‘importanti’. Andai a trovare un amico, desideroso di condividere con lui la mia esperienza irlandese. Peró poi non gli raccontai niente. Perché? Perché quando fui a visitarlo, il mio amico era un po’ depresso per alcune cose che stavano succedendo nella casa di riposo dove stava facendo il servizio civile. A guardarle dal di fuori e con mente fredda, non c’era nulla di particolarmente grave in queste cose: erano difficoltá che spesso si presentano in qualsiasi ambiente di lavoro. Peró il mio amico stava soffrendo molto per queste difficoltá: io ascoltai, quasi in silenzio. Quando uscí da casa sua, mi resi conto – meravigliato – che non avevo detto niente di tutto quello che volevo raccontare. Eppure mi sentivo felice: perché? Perché il mio amico mi aveva mostrato che per lui era importante condividere con me queste cose, e io mi sentivo profondamente interessato in tutto quello che mi diceva, in ogni piccolo dettaglio. Perché sentivo una presenza che mi interpellava, un fratello che aveva bisogno di qualcuno che lo ascoltasse. Sentivo che c’era qualcosa che lo faceva star male, e anch’io stavo male per lui: partecipare del suo disagio era un’esigenza anche mia. Essere presenza: questo dovrebbe essere il segno caratteristico dell’umanitá. Purtroppo, oggi passiamo molto tempo con varie persone in ufficio, in altri ambienti di lavoro, nella nostra stessa casa, ma senza essere presenza l’uno per l’altro.

Commenta a questo proposito Gabriel Marcel: “A ognuno di noi puó accadere di essere accanto a persone che tuttavia non ci sono presenti. Taluni, che noi consideravano amici, non hanno saputo trovare che formule stereotipe, che sembravano uscire da un distributore automatico: costoro non ci erano presenti, né noi eravamo presenti a loro. Qualcun altro, invece, con uno sguardo, con un tono di voce, perfino con un modo particolare di tenere il silenzio, ci ha dato un’indiscutibile attestazione di presenza. Noi eravamo insieme, e questa compresenza ha lasciato dietro di sé quasi una scia che la prolunga, un noi di comunione”.

Vivere senza sentirsi presenza, senza riuscire a creare questa compresenza, non é una vita degna dell’essere umano.

(fr. Degan)


Canone: The Kingdom of God is justice and peace, enjoy to the Holy Spirit, come God and open in us, the gates of your kingdom…


La Parola di Dio


La prima comunità cristiana

 Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.  Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune;  chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore,  lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.  Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. (At 2, 42-44)



Riflettendo

Giovani di oggi: artefici di un mondo più giusto?

Ecco una verità strabiliante: i giovani di oggi saranno i costruttori di un mondo più giusto e più umano! L’essenza, come prova della gioventù, è avere una ragione per vivere, una causa alla quale consacrare la propria vita. Anche a 18 anni, senza rughe sul volto, senza testa calva o senza capelli bianchi, se manca una ragione per vivere, se la vita sembra senza senso, assurda, vuota, allora, benché ci siano i segni della gioventù, la realtà è quella della vecchiaia.

Fortunato chi vive la vita con mille ragioni per vivere! Ma è evidente che il meraviglioso sarebbe unire la gioventù dello spirito e del corpo, essere giovane-giovane, soprattutto nell’epoca nella quale il mondo presenta la sfida più appassionata a chi è nato per dedicarsi a cause grandi come l’orizzonte e infinite come il mare… Forse qualcuno potrebbe credere che si tratti di un eccesso di entusiasmo giovanile, ma non è veramente un ideale di dimensione immense trovarci di fronte a più di due terzi dell’umanità soggiogati da strutture ingiuste e di impegnarsi al servizio della creazione di un mondo senza oppressi né oppressori, di un mondo più giusto e umano? Di fronte a difficoltà tanto serie, è facile comprendere perché alcuni giovani si sentano perduti, si abbandonino o si lascino portare verso soluzioni non-conformiste o pseudo-soluzioni. Cosa fare? A chi rivolgerci? Io vedo chiaramente il cammino da seguire, il lavoro già iniziato dallo Spirito di Dio, il ruolo che ci tocca e intravedo perfino alcune tracce che, forse, potrebbero essere la soluzione. Ma il passo decisivo verrà dai giovani...  Giovani di tutto il mondo: unitevi! Non accontentatevi di ripetere “Pace e amore”. Proclamate piuttosto “Giustizia e amore”. Aprirete così la strada per una pace vera e permanente!”.

(don Helder Camara, Bruxelles, 24 ottobre 1975) 

Gesto di condivisione e risonanze

Canto: Padre nostro C

Segno di pace

di: Luca Manganelli

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