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GIM Venegono: Signore, abbi misericordia di me!

febbraio 2005

 

SIGNORE, ABBI MISERICORDIA DI ME!!

Veglia  III GIM di Venegono febbraio 2005

 

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Catechesi

Teologia della Missione

Sfide per crescere

  • Canto iniziale
  • “Missione è ... essere spezzati.
    Condividere la vita!”

    Questa sera, o Dio, voglio mettermi davanti a te, come figlio che vuole sentire lo sguardo misericordioso del suo papà su di se. Voglio dirti che ti amo, ma a volte faccio fatica a vivere il desiderio del mio cuore. Vedo attorno a me la miseria del tuo popolo che soffre, sento la sua voce che si alza indignata, ma non sempre ho la risposta giusta a tanta sofferenza.

    Il male, il peccato, mi attanagliano il cuore. Non sempre ne sono consapevole. Questa sera aiutami ad aprire il cuore, la mente, i gesti al tuo perdono. Rimetti i miei peccati e rendimi capace di perdonare e riconciliarmi con il mio fratello, con la mia sorella.

    Fa che, riconciliati dal tuo amore misericordioso, sappiamo condividere la vita con i fratelli e sorelle, spezzando il pane con loro.

  • Salmo d’intercessione
  •  
    13 (12) Invocazione fiduciosa
    Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
    Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
    Fino a quando nell’anima mia proverò affanni,
    tristezza nel cuore ogni momento?
    Fino a quando su di me trionferà il nemico?
    Guarda, rispondimi, Signore mio Dio,
    conserva la luce ai miei occhi,
    perché non mi sorprenda il sonno della morte,
    perché il mio nemico non dica: “L’ho vinto! ”
    e non esultino i miei avversari quando vacillo.
    Nella tua misericordia ho confidato.
    Gioisca il mio cuore nella tua salvezza
    e canti al Signore, che mi ha beneficato.


  • Canone di Taizè: Esposizione del Santissimo.
  • In ascolto della Parola
  • Vangelo Mt 4,1-11

    Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto:
    Non di solo pane vivrà l’uomo,
    ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
    Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
    Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
    ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
    perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”.
    Gesù gli rispose: “Sta scritto anche:
    Non tentare il Signore Dio tuo”.
    Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò
    tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse:
    “Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana! Sta scritto:
    Adora il Signore Dio tuo
    e a lui solo rendi culto”.
    Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.


    Per riflettere

    “Non farci entrare nella tentazione: nella tentazione di dimenticarti. ... Ma liberaci dal male: il mondo giace nel male. E il male non è soltanto caos, assenza di essere: testimonia un’intelligenza perversa che, a forza di orrori sistematicamente assurdi, vuole farci dubitare di Dio e della sua bontà. ... Dio non ha creato il male e non lo ha nemmeno permesso. Il male Dio lo riceve in pieno volto come Gesù ricevette degli schiaffi quando aveva gli occhi bendati. Il grido di Giobbe non cessa di risuonare e Rachele piange i suoi figli. Ma la risposta a Giobbe è stata e rimane data: è la Croce. E’ Dio crocifisso su tutto il male del mondo, ma capace di far scoppiare nelle tenebre un’immensa forza di risurrezione. Liberaci dal male significa “Vieni Signore Gesù”, vieni tu che sei già venuto per vincere l’inferno e la morte. Questa vittoria è presente nella profondità della chiesa. Ne riceviamo la forza e la gioia ogni volta che ci comunichiamo. ... Liberaci dal male è una preghiera attiva, una preghiera che ci impegna.”

    (Tratto da “Pregare il Padre Nostro”, O. Clement - B. Standaert)

  • Silenzio ...
  •  
    Richieste di perdono
    Ti chiediamo perdono Signore per tutte le volte che abbiamo innalzato muri, creato barriere, scavato fossati, elevato monumenti alla violenza e all’ingiustizia. RIT. (Bless the Lord my soul ...)
    Ti chiediamo perdono Signore per tutte le volte che non siamo stati capaci di essere testimoni del tuo amore, soprattutto nei confronti dei più piccoli e sofferenti. RIT.
    Ti chiediamo perdono Signore per tutte le volte che pensiamo di essere noi gli autori della salvezza, e non abbiamo il coraggio di indicarti come il Salvatore. RIT.
    Ti chiediamo perdono Signore per tutte le volte che non ci siamo accorti che Tu ogni giorno sei accanto a noi nelle deboli sembianze dei piccoli, dei sofferenti, di chi non conta nulla agli occhi del mondo. RIT.
    Ti chiediamo perdono Signore per tutte le volte che non siamo stati capaci di custodire la vita, ogni vita. RIT.


  • Canone di Taizè: adorazione alla croce.
  • In ascolto della Parola ...
  • Vangelo Lc 15,1-7
    Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Allora egli disse loro questa parabola:
    “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

    Per riflettere

    ... Gesù non intende per nulla togliere a ciascuno la sua concreta responsabilità. Ognuno è responsabile delle proprie azioni e ne porta le conseguenze. Per questo Gesù disse a Pietro che tentava di difenderlo con la forza, quando vennero per arrestarlo: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che metteranno mano alla spada periranno di spada" (Mt 26,52). Egli sa che ciascuno deve prendere le sue decisioni morali di fronte alle singole situazioni. Gli importa però assai di più segnalare che gli sforzi umani di distruggere il male con la forza delle armi non avranno mai un effetto duraturo se non si prenderà seriamente coscienza di come le cause profonde del male stanno dentro, nel cuore e nella vita di ogni persona, etnia, gruppo, nazione, istituzione che è connivente con l'ingiustizia. Se non si mette mano a questi ambiti più profondi mutando la nostra scala di valori, tra breve ci ritroveremo di fronte a quei mali che abbiamo cercato con ogni sforzo esteriore di eliminare.
    Sono tanti i mali da deplorare e da sconfiggere: oltre il terrorismo e la violenza va condannata ogni ingiustizia e va eliminato ogni affronto alla dignità umana. Ci chiediamo: sarà possibile una tale inversione di tendenza? Osiamo affermare di sì, anzitutto perché un simile raddrizzamento della scala dei valori è necessario per il superamento di quella conflittualità crescente che mira alla distruzione reciproca dei contendenti. In secondo luogo, perché contiamo sulla grazia di Dio e sulla ragionevolezza di fondo dell'uomo. In terzo luogo perché come cristiani (e anche in questo ci distinguiamo da un mondo Occidentale fino a poco fa sicuro di sé ma ora molto più incerto e sempre più povero di speranza trascendente) abbiamo la certezza che se il male abbonda è perché sovrabbondi la grazia della conversione e del perdono. Pur se lasciamo al Signore della storia il calcolo dei tempi, sappiamo che è ben possibile che maturi di nuovo in Occidente, forse proprio sotto la spinta di eventi così drammatici, la percezione che è necessario un cambio di vita, l'adozione di una nuova scala di valori.

    (Tratto dal Discorso di S.Ambrogio 2001, C. M. Martini)

  • Silenzio ...
  • SONO UN UOMO DI SPERANZA

    Sono un uomo di speranza
    perché credo che Dio
    è nuovo ogni mattina.
    Sono un uomo di speranza
    perché credo che lo Spirito Santo è all'opera nella Chiesa e nel mondo.

    Sono un uomo di speranza
    perché credo che lo Spirito creatore dà a chi lo accoglie
    una libertà nuova e una provvista di gioia e di fiducia.
    Sono un uomo di speranza
    perché so che la storia della Chiesa è piena di meraviglie.

    Sperare è un dovere e non un lusso. Sperare non è sognare,
    ma è la capacità di trasformare un sogno in realtà.
    Felici coloro che osano sognare
    e che sono disposti a pagare il prezzo più alto perché il loro sogno prenda corpo nella vita degli uomini.

  • In ascolto della Parola
  • Vangelo: Gv 6,1-15
    Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare? ”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente? ”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo! ”. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

    Per riflettere

    Ci hanno ben spiegato che tutto quanto dobbiamo fare sulla terra è amare Dio. E perché noi non esitassimo, nella preoccupazione di sapercisi impegnare, Gesù ci ha detto che il solo modo, il solo mezzo, il solo cammino, era di amarci l’un l’altro.
    Questa carità che è anch’essa teologale perché ci salda inseparabilmente a Lui, è l’unica soglia, l’unica porta, l’unico ingresso all’amore di Dio. A questa porta giungono tutte le strade che sono le virtù. Tutte sono, in fondo, fatte soltanto per condurvici, più rapidamente, più gioiosamente, più sicuramente. Una virtù che non termini là è una virtù diventata stolta.
    Intorno al monte di Dio, intorno alla vetta dell’amore di Dio, essa girerà invano, senza poterne scalare le pareti lisce e alte.
    Il solo punto vulnerabile, la sola breccia, il solo varco, è l’amore di questi poveri esseri simili a noi, così poco amabili perché troppo simili alla nostra personale mediocrità.
    E forse sarà un piacere arrivare a un’umiltà sensazionale o a una povertà imbattibile o a un’obbedienza imperturbabile o a una castità ineccepibile. Ciò potrà forse soddisfarci, ma se questa umiltà, questa povertà, questa castità, questa obbedienza non ci avranno fatto incontrare la bontà; se quelli della nostra casa, della nostra strada, della nostra città avranno ancora sempre fame, avranno ancora sempre freddo, se saranno sempre così tristi, così ottenebrati, se saranno sempre così soli, noi saremo forse degli eroi ma non saremo di quelli che amano Dio.
    Perché capita per le virtù come per le vergini sagge che, con la lampada in mano, restano sedute a quest’ultima porta, la porta dell’amore, della sollecitudine fraterna, la sola porta che s’apre alle nozze di Dio con i suoi.

    (Tratto da “La gioia di credere”, M. Delbrel)

  • Canone di Taizè
  • Risonanze, condivisione ...
  • Tempo per la Riconciliazione

    Atto di fede
    Il mio Dio è fragile (di Juan Arias)

    Il mio Dio non è duro e impenetrabile, stoico e impassibile.
    Il mio Dio è fragile. È della mia stessa razza. E io della sua.
    Lui è uomo e io sono quasi Dio. Perché io potessi gustare la divinità, egli amò il mio fango.
    L’amore ha reso fragile il mio Dio.
    Egli ha conosciuto l’allegria umana, l’amicizia, la gioia della terra e delle sue cose.
    Ha avuto fame e sonno e si stancava come me.
    Fu sensibile e appassionato, capace di irritarsi.
    Fu dolce come un bimbo e tremò davanti alla morte.

    Si nutrì al petto di una madre, sperimentando e bevendo tutta la tenerezza femminile.
    Non amò mai il dolore e mai fu amico della malattia. Per questo sanò gli infermi.
    Il mio Dio soffrì l’esilio, fu perseguitato e acclamato.
    Amò tutto ciò che è umano: gli uomini e le cose, il pane e la donna, i buoni e i peccatori.
    Egli fu un uomo del suo tempo: vestiva come tutti e parlava il dialetto della sua terra.
    Lavorò con le sue mani e gridò come i profeti.
    Il mio Dio era debole con i deboli e severo con i superbi.
    Morì giovane perché era sincero. L’uccisero perché dai suoi occhi traspariva la verità.
    Ma il mio Dio morì senza odiare: morì scusando, che è anche di più che perdonare.

    Il mio Dio è fragile.
    Egli superò la vecchia morale del “dente per dente” e della vendetta meschina
    e inaugurò la frontiera di un amore e di una violenza totalmente nuovi.
    Il mio Dio ha continuato ad amare, anche quando fu buttato nel solco
    e schiacciato contro la terra, tradito, abbandonato e incompreso.
    Per questo vinse la morte e tra le sue mani fiorì un frutto nuovo che è la risurrezione.
    Per questo tutti stiamo risuscitando, uomini e cose.
    Il mio Dio fragile è difficile per molti, perché piange e non si difende.

    È difficile questo mio Dio abbandonato da Dio suo Padre e che deve morire per trionfare ...
    Questo Dio che fa di un ladrone e criminale il primo santo canonizzato della sua Chiesa ...
    Questo Dio giovane che muore accusato di essere un agitatore politico ...
    Questo Dio sacerdote e profeta, la cui morte è la prima vergogna
    di tutte le inquisizioni religiose della storia.
    È difficile il mio Dio fragile, amico della vita, che soffrì il pungolo di tutte le tentazioni
    e sudò sangue prima di accettare la volontà di suo Padre.
    È difficile questo mio Dio così fragile per coloro che credono che si trionfa solo vincendo,
    o che ci si difende solo uccidendo, o per i quali la salvezza vuol dire sforzo e non regalo,
    o per i quali è peccato ciò che è umano, è santo solo lo stoico e Cristo è solo un angelo.
    È proprio difficile questo mio Dio fragile per coloro che vogliono un Dio che non assomigli agli uomini.

  • Canto finale

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