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Di povertà ce n'è sempre di più!

l'esperienza di Valeria in Francia

Valeria è una giovane che, dopo alcuni anni di GIM, si  è sposata e vive in Francia.
Non vuole perdere il contatto con la passione e l'impegno di Giovaniemissione e dei tanti giovani in cammino.
    Con il suo lavoro e con uno spirito di servizio, ha maturato alcune riflessioni che     condivide con i lettori del nostro sito:
    come ripartire ogni volta dalla dignità della persona?

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Da tempo volevo scrivere qualche riflessione che scaturisce da questi mesi di lavoro alla Caritas . Non so bene come organizzare le idee per esprimere cio’ che vorrei. Dire, ma ci proverò.

La sensazione, confermata dai dati, é che di povertà ce n’é sempre di piu’. Persone che lavorano e che non riescono ad arrivare alla fine del mese, famiglie che da un giorno all’altro perdono tutto, persone con debiti fino al collo provocati spesso da un voler «non essere da meno » rispetto al vicino che lavora in svizzera e guadagna il doppio e al guadagno che ha non corrisponde l’adeguata intelligenza per utilizzarlo… coppie che si separano, la mamma che resta con i figli piccoli e non puo’ lavorare, coppie che si separano e di colpo oltre alla sofferenza ti trovi addosso il peso degli affitti le bollette, il lavoro che non si trova… e meno si trova piu’ ci si scoraggia e meno ancora lo si trova… Queste le situazioni piu’ comuni. Senza contare i richiedenti asilo di cui solo un 10% avrà lo status di rifugiato…pero’ hanno il diritto di fuggire il loro paese, ma che futuro li aspetta? una vita é qualcosa di grande, immenso, immensi i sogni che ognuno di noi porta dentro, le speranze, gli affetti. Ma quando una vita si interrompe e diventa sopravvivere e allontana sempre di piu’ dai sogni, dagli affetti, dalle speranze.. che vita resta ? come ridare un futuro a queste persone che non avranno qui nessun diritto riconosciuto se non quello di essere rispedite nel proprio paese ?

E l’Europa che si apre, sta già facendo arrivare rumeni e bulgari in cerca di lavoro che credevano si potesse ottenere rapidamente. Hanno il diritto di viaggiare attraverso l’Europa, di lavorare in certi ambiti, ma il lavoro non sempre si trova, anzi raramente. E vengono qui con i loro risparmi ma dopo 2, 3 mesi li hanno finiti, loro che pensavano che in un mese sarebbero stati a posto. A chi spetta permettere a loro di continuare a vivere ? alla Caritas ? alle istituzioni ? all’Europa che dovrebbe organizzare le cose diversamente? e chi é alla fine “l’Europa”? Domande che non vogliono essere semplificatrici, perché la situazione é tutt’altro che semplice. Io mi son sempre detta che l’Europa é bella, quando si apre a chi ha di meno, perché deve essere solidale e condividere. Ma che condivisione é, far venire qui le persone e poi lasciarle per strada perché non si é ancora pronti a questo « fenomeno » e non lo si é ancora ben organizzato ? e se le frontiere non si aprissero, noi protesteremmo che é un’Europa delle merci e non delle persone. Ma che cavolo di Europa delle persone é , se poi di qua o di là di lavoro non ne trovano comunque? e spetta davvero a tutto ciò che é Caritas o simili supplire alle carenze del sistema ? ma come dire di no a chi non ha più niente ? a chi ha il diritto di venire ma non trova ciò che gli permetterebbe di restare per costruire un futuro diverso ?

E poi, i volontari . senza di loro non si potrebbe fare niente. Pero’ a volte, che egoisti che siamo quando ci vogliamo aprire agli altri. Dare dare dare, dare cose concrete, cibo, soldi. Ho visto volontari che quasi obbligavano le persone a ricevere tutta questa generosità e gli stessi volontari dopo poco si lamentavano del fatto che le persone venissero solo per chiedere. Ma é chiaro! se noi li obblighiamo a ricevere, loro poi trovano strano che non si dia loro niente in seguito. Ma che accompagnamento é questo ? che uscita dall’assistenza, che tanto cerchiamo di promuovere ? che dignità per la persona ?

E poi questa parola POVERI, mi dà fastidio. Non fa altro che sottolineare una mancanza. E a chi manca, bisogna dare. E perché non consideriamo mai i poveri come dei RICCHI, come delle persone che ci possono portare un sacco di conoscenze, di sensibilità, di amicizia, di competenze. Parlare di poveri ci mette già in posizione di superiorità.

Ma in qualche modo dobbiamo pure trovare una categoria in cui infilare tutte le persone che vengono a chiedere aiuto. E come chiamarle ? Persone accolte. Persone in difficoltà. Persone che vivono delle situazioni difficili. Una definizione é un po’ meglio dell’altra, ma non é mai ideale. Perché si deve sempre mettere questa differenza tra loro e noi. Stiamo lavorando tantissimo sull’idea di S’ASSOCIER AVEC , associarsi CON, fare CON, non piu “PER”. Ma il cammino é lungo . qualche passo pero’ già si intravede.

E poi la difficoltà della gente di aprirsi verso quello che é INTERNAZIONALE… la gente , se i soldi sono usati qui, nel suo villaggio…oppure , perché c’é stato lo tsunami. E la gente che giorno dopo giorno vive e cambia il proprio destino, dove la mettiamo ? perché non siamo generosi verso di loro , e poi ci lamentiamo degli immigrati che vengono qui ?

E io stessa, con il mio passato felice a volte mi sento fuori luogo… non potro’ mai capire fino in fondo la sofferenza degli altri. Allora devo accettare di poter essere vicina, ecco tutto quello che posso fare.

Il mio compito é soprattutto quello di essere di appoggio ai volontari, di seguire le loro équipes, di promuovere la solidarietà presso i giovani, nelle scuole, di trovare i volontari che lo facciano. E’ molto bello. Al mattino mi alzo con la voglia di andare a lavorare. Ma le persone che soffrono di più le vedo poco e mi mancano. E quando ho l’occasione per stare con loro, a volte sfuggo…

A volte mi pare pesante quello che faccio, altre leggerissimo come una piuma.

Ma che fatica lottare contro il «abbiamo sempre fatto cosi’ » e i «tanto quella persona non ce la farà mai a cambiare ». ma se già noi perdiamo la speranza, come possono averla ancora le persone che vivono situazioni così difficili?

Cambiare le abitudini, aprirsi verso ciò a cui siamo stati chiusi, ecco le principali difficoltà. Anche per me. a volte ho fretta che le cose avvengano, ma poi mi ricordo che i tempi umani non sono quelli di Dio….

Vale

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