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Il mio Niger

di Karuna dall'Italia

Il mio NIGER

 

 

L'esperienza di un viaggio africano

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 Karuna è una giovane ragazza che ha partecipato al campo missionario di Fragheto, dal 10 al 22 agosto 2003. Subito dopo il campo è partita con la sua famiglia per il Niger. Nonostante la sua giovane età,

ha già nello zaino un buon bagaglio interculturale,

proprio grazie agli anni passati con la sua famiglia in vari paesi africani.

 

Ciao a tutti,

era ora di scrivervi... Ultimamente non ho avuto tanto tempo, Da quando sono tornata dal Niger e da quando ho iniziato la scuola sono stata molto impegnata a recuperare il lavoro scolastico nel quale sono rimasta indietro.

Voglio raccontarvi un po’ del mio viaggio... visto che non ho ancora finito di raccontarvi del Niger.

Non so se vi ricordate del progetto del pozzo che mia mamma ha fatto (con l'aiuto di una piccola ONG, Incontro fra i Popoli) nel nord del paese. Quest'anno il pozzo è stato finalmente completato. E' profondo 100m e contiene circa 5m d'acqua durante la stagione secca. Quest'anno mia mamma ha voluto tornare per raccogliere testimonianze sul pozzo e per iniziare i lavori per la costruzione di una scuola per i bambini Wadabe e Tuareg. Se non fosse per il progetto di mia mamma non penso che saremmo tornati in Niger quest'anno.

Siamo arrivati all'aeroporto di Niamey verso le 24:30. Mentre scendevo dall'aereo sentivo un'aria calda in faccia e con un sorriso pensavo fra me "Niger....finalmente". Già, era bello tornare dopo tanto tempo.

Qui in Niger è iniziata la stagione delle piogge e il caldo si sente ancora di più essendo molto umido. Sicuramente il Niger non sarà mai così umido come il Congo però abbastanza...

La cosa più pericolosa di questa stagione è la malaria. Quest'anno in particolare ha piovuto tanto e così tutti i giorni all'ospedale di Niamey muoiono circa 10 persone a causa della malaria. Per fortuna ho preso il "Lariam", un medicinale molto forte, però è meglio prenderlo che avere la malaria (chissà, forse proprio quando sono in viaggio, centinaia di km dal prossimo ospedale).

A parte questo, il Niger sta passando un buon periodo, i pozzi sono pieni, quest'anno si trovano ovunque pascoli verdi per gli animali e anche il miglio costa meno. L'anno scorso la siccità ha portato carestie e danneggiato l'agricoltura... è un grande problema perché la gente qui vive soltanto di pastorizia e di agricoltura.

Anche la situazione politica è un po’ migliorata con il nuovo presidente (Tanja). Ultimamente gli insegnanti vengono pagati e così le scuole sono di nuovo aperte per gli studenti. Non ci sono più problemi gravi come quando abitavo ancora qui.

Quest'anno sono state anche riparate diverse strade che sono in pessime condizioni. La strada verso Agadez è stata asfaltata e anche alcune piccole strade di Niamey. E' stato aperto un aeroporto ad Agadez; ciò porterà più turismo e aiuto per i Tuareg.

Durante i nostri primi giorni a Niamey ho cercato di scoprire chi dei miei vecchi amici è ancora rimasto in Niger. Sono andata a vedere la mia vecchia scuola, dove ho mantenuto ricordi bellissimi, ma mi sono sentita come se mi trovassi lì per la prima volta. Si vedevano tutte facce nuove, la maggioranza dei ragazzi e dei professori che conoscevo sono partiti. Già, il Niger è un paese di transito per molte persone...la gente viene e va.

Gli unici che conosciamo che sono rimasti è la gente locale come i Wadabe e i Tuareg, loro non si spostano dal Niger.

Il 6 Settembre io e mia mamma siamo andate a nord nella zona di Cintabaradene (600km da Niamey), dove abitano tanti dei nostri amici. E' in questa zona molto secca, di sahel, che abbiamo fatto costruire il pozzo. Abbiamo passato tre giorni dans la "brousse" ed è stata un'esperienza veramente indimenticabile.

I wadabe essendo nomadi, non vivono in case o capanne, raramente hanno delle tende come i Tuareg, loro vivono all'aperto e dormono sotto le stelle. Sono molto in contatto con gli animali e con  la natura; è incredibile vedere come riescono ad orientarsi in questi immensi spazi che a noi sembrano tutti uguali. A volte incontravamo qualcuno, decine di chilometri lontano da tutto, che andava da qualche parte. Sono persone veramente dolci, hanno una vita così semplice, sono così umili...come bambini.

Nell'accampamento wadabe ho conosciuto tante persone nuove e ho passato il mio tempo con loro bevendo latte di cammello e disegnando. Ho portato con me fogli da disegno e matite. Loro si divertivano vedermi fare i loro ritratti, come ridevano... In quei giorni ho imparato un po’ di Fufuldè. Ruda, un mio amico, diceva che dovevo restare lì un mese così avrei imparato perfettamente la lingua. Tra i wadabe avevo sempre molta attenzione, sopratutto dai bambini...volevano sempre giocare con me e tenermi la mano, erano in tanti, così per non farli litigare ho dovuto dare un dito a ciascuno.

Il 9 Settembre siamo partiti per Agadez, la famosa città dei Tuareg, che si trova a circa 500 km da Cintabaradene. All'inizio del viaggio ci siamo un po’ spaventati. I wadabe ci avevano fatti accompagnare da una guida per mostrarci come arrivare alla strada asfaltata. il problema era che la guida non conosceva affatto la strada e ci ripeteva continuamente "Tout droit, tout droit..." Noi viaggiavamo per ore nella brousse senza vedere nemmeno una pista. Fortunatamente infine abbiamo incontrato un wadabe che conosceva questa strada così siamo riusciti ad arrivare ad Agadez. Ismahil, un nostro amico Tuareg ci ha accolti con braccia aperte e ci ha preparato una cena squisita.

Il giorno dopo siamo andati a visitare un po’ la città. Abbiamo incontrato un marabù (prete mussulmano) che scriveva su una tavoletta di legno frasi del corano in Arabo. Era molto gentile ed infine ha scritto una frase del corano per mia mamma che tiene come gri-gri (talismano).

Dopo aver passato un po’ di tempo con la famiglia di Ismahil, abbiamo deciso di visitare Tinghirghit, una zona di deserto con delle dune bellissime fuori d'Agadez. Eravamo un po’ preoccupati del forte vento e delle nuvole che si avvicinavano però fortunatamente non ha piovuto e abbiamo potuto passare la serata tranquillamente vicino al falò e dormire all'aperto sotto le stelle...sotto le itran (stelle in Tamashek). Il Tamashek, la lingua dei Tuareg, mi sembra molto difficile, ha un suono un po’ come l'Arabo, è tutta un'altra cosa dal Fufuldè.

Nel deserto ho passato delle bellissime giornate, ho anche imparato a cavalcare il cammello. Ho ancora un po’ paura quando si mette a correre forte, però me la cavo.

Il 15 siamo tornati a Niamey, dovevamo prendere il nostro volo per l'Italia. Abbiamo preso il pullman, era un viaggio un po’ stancante da Agadez a Niamey (1000 km). L'autista guidava velocissimo e a volte, quando attraversava la strada una mucca, un asino o un cammello, faceva certe frenate allucinanti... ci siamo spaventati diverse volte. Comunque dopo aver viaggiato tutto il giorno verso le 22:30 siamo arrivati finalmente a Niamey.

Non volevo per niente partire... non volevo tornare in Italia a rivedere la mia scuola, i miei compagni di classe... Non ero più abituata a trovarmi tra persone così diverse... dopo essere stata al Campo del GIM, in Niger,....

Già l'impatto con l'Italia mi ha sconvolta un po’... sono stati difficili sopratutto i primi giorni di scuola, ero veramente depressa, poi ho cercato di vedere le cose in modo un po’ diverso pensando a tutte le belle cose che ho imparato al campo dei comboniani... mi avete dato così tanto, ho imparato tanto da voi, in momenti come questi cerco di vedere le cose diversamente, cerco di vedere il bello e il positivo... grazie.

Non ho mai dimenticato l'esperienza che ho fatto con voi, è stata veramente importante per me.

Un abbraccio forte forte a ciascuno di voi....

ciao, Karuna

 

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