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Alex Langer

Alex Langer: un uomo politico-impolitico che ha avuto il coraggio di ...
  Alex Langer

C’è stato in Italia un uomo politico-impolitico che ha avuto il coraggio di guardare alla presenza umana sulla terra e alla convivenza fra persone e genti diverse con una intelligenza profonda e una generosità di sentimenti che i tempi stretti e la selezione al ribasso della politica di norma escludono.

È stato Alexander Langer, che ha fatto tesoro di una formazione famigliare e regionale incline all’uso di più lingue, al confronto di più popolazioni e tradizioni, all’ingombro e all’invito dei confini. Quando ha deciso di uccidersi - a Firenze, in un giorno d’estate del 1995 - Langer era parlamentare europeo, e in quel ruolo si era prodigato nei luoghi in cui la vecchia storia del mondo tornava a mettere in scena l’odio, l’insofferenza, la brutalità delle superbie nazionaliste, delle guerre di sopraffazione e delle pulizie etniche; come nei luoghi in cui la storia umana arriva sull’orlo della distruzione del mondo stesso, delle sue risorse naturali e della sua bellezza.

La Bosnia e il Kossovo, l’Amazzonia o il Messico: l’intero mondo minacciato è stato la patria di questo campione delle piccole patrie, a partire da quel suo Sudtirolo in cui riconosceva la ricchezza della convivenza e la meschinità della misconoscenza reciproca.

dalla copertina del libro:
“Il viaggiatore leggero” - Sellerio editore

Alcuni testi significativi di Alex Langer:

Articoli, spunti, approfondimenti, testi di e su Alexander Langer possono essere letti sul sito della Fondazione Alexander Langer
e sul sito del Server Alex Langer di PeaceLink

Stile di vita: L'intuizione dell'austerità 

Dialogare la pace: Contro la guerra cambia la vita

Ai giovani ad Assisi: Futuro semplice: Più lenti,più profondi,più dolci

Ripartire dagli «scarti». Raccogliere e onorare i rifiuti


Una bibliografia di Alex 

Dalla Rivista I TEMI Consultabile attraverso il sito web: MFE Cagliari

Alexander Langer: speranze e proposte per un’Europa federale

di Giorgio Grimaldi

Introduzione
La formazione, i viaggi, gli incontri e l’inizio dell’avventura “verde”
A tutto campo: dall’impegno politico locale a quello europeo e mondiale
L’Europa possibile di Langer: un progetto pan-europeo

 



1. Introduzione

Alexander Langer è stato sicuramente un uomo politico singolare per l’impegno profuso in mille direzioni al servizio del dialogo e della convivenza tra i popoli, di una riconversione degli stili di vita e dell’ecologia per costruire un futuro di pace (1). La sua attività politica e intellettuale si è spesa continuamente in viaggio per tessere, riannodare e sostenere relazioni tra uomini, ambienti, culture e, dal 1989, ha avuto anche un luogo d’elezione specifico nel quale proseguire numerose iniziative: il Parlamento europeo.

Se già in molti, dopo la prematura e tragica scomparsa di Langer, avvenuta il 3 luglio 1995, ne hanno analizzato, testimoniato e riscoperto le doti umane e politiche e la straordinaria statura morale evidenziando il ruolo di protagonista nella nascita del movimento verde in Italia e in relazione alla realizzazione di numerose campagne ecologiste, umanitarie e nonviolente, per il riequilibrio dei rapporti tra il Nord e il Sud del mondo e il superamento delle barriere “etniche”, meno ricordata e approfondita è un’autentica vocazione europeista e federalista, maturata a partire da una critica all’Europa burocratica ed economicista di Bruxelles per “realizzare la speranza europea” (2). Langer infatti sostenne appassionatamente, soprattutto negli ultimi anni di vita, un progetto originale e ambizioso, purtroppo ancora inattuato e oggi quantomai urgente e necessario: un’unione federale europea democratica e decentrata con il rafforzamento del potere delle Regioni e dei Comuni allo scopo di costruire in una “casa comune” dialogo, cooperazione politica, sociale, economica tra popoli e culture e di risolvere i problemi di sottosviluppo e sicurezza. Le situazioni contingenti spinsero Langer a indicare quella strada dopo la caduta del muro di Berlino e del comunismo nell’Est Europa con la finalità di contrastare pericolosi rigurgiti nazionalisti e xenofobi e discriminazioni di ogni tipo in vaste aree del continente, di promuovere i diritti umani e civili e la convivenza e di impedire il proseguimento delle guerre interne e fratricide nell’ex Jugoslavia. L’Europa per cui Langer si adoperava era “un’Europa pacifica, impegnata per la pace e per il diritto internazionale con una comune politica estera”, capace di parlare “con una voce comune nelle Istituzioni internazionali”, di promuovere “il disarmo e la soluzione non-violenta dei conflitti” e di sostenere attivamente anche “l’opera di organismi non governativi a questo scopo” (3). Infine “un’Europa fraterna sorella del mondo intero, pronta a dividere e perequare, ad accogliere l’Est e alleata del Sud del mondo”(4).

Langer cercò di affrontare costruttivamente problemi, incognite e percorsi della convivenza tra i popoli, con rara tenacia e salda convinzione, ritenendo fondamentale l’incontro con “l’altro”, il “diverso” come persona e fratello (5). Le radici sudtirolesi, in Regione di confine e l’educazione al bilinguismo e alla multiculturalità in un contesto in cui venivano esaltate le divisioni tra italiani e tedeschi, lo misero a confronto, sin da ragazzo, con la questione etnica e con un laboratorio (6) che offriva l’opportunità e il banco di prova per misurarsi con realtà e fenomeni più ampi e di portata globale (7).

2. La formazione, i viaggi, gli incontri e l’inizio dell’avventura “verde”

Nato nel 1946 a Sterzing (Vipiteno) in Provincia di Bolzano e a pochi chilometri dal confine con l’Austria, da un medico viennese di origine ebraica perseguitato dal fascismo e dal nazismo e da una farmacista sudtirolese cattolica, Langer frequentò prima l’asilo italiano e la scuola elementare tedesca per poi proseguire gli studi di scuola media e ginnasio presso l’istituto privato dei padri Francescani di Bolzano. A quindici anni fondò con alcuni compagni di scuola un periodico della Congregazione Mariana “Offenes Wort” (“Parola aperta”) per testimoniare e condividere un impegno sociale cristiano gioioso. I primi suoi scritti manifestano il fervore di una fede genuina e autentica (8) e un’apertura al mondo che accompagnarono sempre Langer nella sua vita (9). Conseguita la maturità classica nel 1964 si recò a Firenze dove risiedette per tre anni, frequentando la Facoltà di Giurisprudenza e laureandosi nel 1968 (10). Firenze fu il luogo di incontri decisivi con personaggi di rilievo che influenzarono il cammino del giovane Alex: partecipò infatti ai fermenti giovanili con i cattolici del dissenso nella comunità dell’Isolotto di Don Mazzi, ebbe come professore di diritto romano Giorgio La Pira , il celebre sindaco della città, conobbe sia la scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani (del quale tradusse in tedesco nel 1970 la famosa “Lettera ad una professoressa” (11)) che padre Ernesto Balducci (trasferito dal vescovo alla Badia Fiesolana per l’appoggio dato ad obiettori di coscienza), ed entrò pure in contatto con ambienti di sinistra marxisti in dialogo con i cattolici (12). Dopo esser giunto a proporre una democratizzazione della Chiesa cattolica sulla scia del Concilio Vaticano II, abbandonò la FUCI , sposando posizioni critiche verso le Istituzioni ecclesiastiche (13). Nel Sudtirolo, in un momento in cui si acuivano, con sbocchi violenti, la crisi e i contrasti etnici, Langer e alcuni altri giovani lanciarono, nel 1967, il mensile “die brücke/il ponte” (14) per fornire uno strumento di dialogo e confronto interculturale anche attraverso la pubblicazione di articoli in lingua italiana e un punto di riferimento a favore del pluralismo e della democrazia. Opponendosi alla strumentalizzazione o al richiamo della storia in funzione degli interessi del potere costituito Langer scrisse un articolo contro le celebrazioni del 4 novembre 1968 (cinquantenario della fine della prima guerra mondiale), che gli procurò un processo per vilipendio delle Istituzioni costituzionali e delle forze armate e che si concluse, soltanto anni dopo, con la sua assoluzione (15). Mentre continuava l’attività di studio e proseguiva la formazione come uditore presso l’Università di Bonn e con un incarico di ricerca di diritto costituzionale comparato, esperienze che gli consentirono la frequentazione e la conoscenza del dissenso extraparlamentare della Repubblica Federale Tedesca e di lavorare tra gli immigrati, Langer intraprese l’insegnamento come supplente nei licei classici di lingua tedesca a Bolzano e a Merano tra il febbraio 1968 il giugno 1972 e nel luglio 1972 conseguì una seconda laurea in Sociologia all’Università di Trento (16). Alla fine del 1970 aveva aderito a Lotta Continua, movimento politico che in quegli anni raccoglieva molte istanze critiche emerse nella società dopo le contestazioni studentesche e attraverso gruppi di lavoro intendeva sviluppare un’alternativa al sistema. Nonostante avesse cercato di evitarlo, Langer svolse il servizio militare come artigliere di montagna a Saluzzo, tra il giugno 1972 e il settembre 1973, e contribuì alla costituzione all’interno delle caserme del movimento “Proletari in divisa” che contestava i metodi militari e organizzava proteste non violente. Tra il 1973 e il 1975, in qualità di membro della commissione immigrazione di Lotta Continua, Langer seguì nella Repubblica Federale Tedesca l’evoluzione politica e sociale dei Paesi del Nord Europa venendo in contatto con numerosi esponenti delle organizzazioni di sinistra, sindacalisti e studiosi d’Oltralpe, mentre per conto di quella degli esteri si fece promotore di alcuni dei primi incontri tra la sinistra israeliana e il Fronte di Liberazione della Palestina. Trasferitosi a Roma per lavorare nella redazione di “Lotta Continua”, il periodico dell’organizzazione trasformatosi in quotidiano, divenne giornalista professionista collaborandovi assiduamente e ricoprendo anche per un breve periodo l’incarico di direttore per contribuire a quell’alternanza frequente alla direzione tipica della testata, a causa delle numerose denunce ricevute (17). Con la progressiva crisi di Lotta Continua, divisa tra un’area moderata e una radicale, Langer cercò di fare da cerniera tra le due anime e, dopo lo scioglimento del movimento nel 1976, di intravedere un proseguimento delle battaglie condotte senza cadere nella spirale della violenza che, purtroppo, risucchiò alcuni ex militanti. Aderì ai referendum promossi dai radicali nel 1977, condividendone gli obiettivi e ricevette un appoggio importante dal partito di Marco Pannella, quando, nel novembre 1978, dopo aver dato vita in Alto Adige alla lista alternativa multietnica Neue Linke/Nuova Sinistra e al periodico bilingue “Omnibus”, venne eletto consigliere regionale (18). Nel dicembre 1981 Langer si dimise per effettuare la preventivata rotazione, a chiusura della mobilitazione contro il censimento linguistico introdotto dal Governo Spadolini in Alto Adige, che prevedeva l’iscrizione nominativa obbligatoria in uno dei tre gruppi etnici riconosciuti (tedesco, italiano, ladino) e che vide Langer duro oppositore dell’opzione etnica, da lui ritenuta una “schedatura” creatrice di “gabbie etniche” (19). Dichiaratosi obiettore di coscienza non partecipò al censimento e fu escluso dall’insegnamento (20). Nel frattempo collaborò con le Università di Trento, Urbino e Klagenfurt e proseguì la sua attività di traduttore e conferenziere in incontri internazionali in qualità di esperto del Sudtirolo, di “uomo di frontiera senza frontiere“(21), “ponte” tra cultura italiana e tedesca (22). Nel novembre 1983 venne rieletto come consigliere regionale nella “Lista alternativa per l’altro Sudtirolo/ Das andere Südtirol” (23). Divulgatore e osservatore attento delle liste alternative e verdi in Germania (24), nei primi anni ottanta Langer promosse un dibattito per esportare la novità dei Grünen (Verdi tedeschi) e creare un movimento politico ecologista in Italia, verificando con attenzione l’evoluzione in ambito europeo (25). L’8 dicembre 1984 a Firenze tenne a battesimo con la sua efficace relazione introduttiva la prima assemblea nazionale delle liste verdi italiane, illustrando mirabilmente la “cultura del limite” e la caratteristica di “terzo polo” della novità “verde“ (“né di destra, né di sinistra”) (26). Langer svolse un ruolo fondamentale mediando, in verità non sempre con molto successo, per far confluire nel nascente movimento verde esperienze differenti (radicali, ambientalisti, sinistra alternativa e altri), e mettendosi con generosità a disposizione del nuovo soggetto politico senza ricercare un posto al sole: rinunciò infatti, per sua scelta, alla candidatura al Parlamento italiano (27), e addirittura, dopo il successo dei Verdi alle elezioni del 1987, consapevole di una possibile deriva partitica, propose lo scioglimento delle liste verdi in nome di una “biodegradabilità” che avrebbe potuto far rinascere e consolidare iniziative con nuova linfa e in modi diversi e sempre tesi ad aggregare proposte e progetti scaturiti dalla società civile (28). La ricerca di un continuo contatto con la società spingeva Langer a teorizzare una modalità politica ispirata al motto “solve et coagula”, capace di rigenerarsi e impedire il sopravvento di strutture burocratiche e di gerarchie, facendo perdere al movimento ecologista un’interlocuzione aperta, attenta soprattutto ai contenuti e non agli schieramenti (29) o alle convenienze politiche (30). Langer, da pensatore critico continuò a lanciare importanti e salutari provocazioni per mettere in crisi e abbattere divisioni (in particolare sul tema dell’aborto per una maggiore attenzione al valore della vita e in riferimento all’apertura verso i valori conservatori (31)) e predilesse in modo particolare l’attività promozionale di campagne per la conversione ecologica del modello di sviluppo economico e la cooperazione con associazioni per i diritti umani, ambientaliste, nonviolente, curandosi di intrecciare relazioni con movimenti ecologisti e pacifisti internazionali (32).

3. A tutto campo: dall’impegno politico locale a quello europeo e mondiale

Nel 1988 Langer fu rieletto consigliere regionale nella Grüne Alternative Liste/Lista Verde Alternativa e l’anno seguente, confortato da un vasto consenso e una larga stima, si candidò alle elezioni per il Parlamento europeo. In un anno cruciale per la storia europea e mondiale a causa della caduta del Muro di Berlino e dei regimi comunisti dell’Europa dell’Est, Langer divenne parlamentare europeo (33) e primo co-presidente, fino all’ottobre 1990, del gruppo indipendente che i Verdi riuscirono per la prima volta a costituire a Strasburgo. In questo nuovo incarico Langer si dedicò a organizzare in un’amalgama sufficientemente coeso le varie componenti verdi dei singoli Stati (34). Coniugando l’attività parlamentare con lo stile di “politico impolitico” nell’azione diretta al di fuori delle Istituzioni destinò buona parte delle nuove risorse economiche e rappresentative acquisite con il nuovo incarico a servizio di movimenti, gruppi e progetti, rendendo pubblici periodicamente i propri bilanci finanziari inviandoli ai giornali, fatto insolito passato inosservato ma indice di grande onestà e trasparenza (35). L’apertura alla società civile lo portò ad ampliare ulteriormente la rete di legami, impegni e sostegni, senza confini, secondo un approccio “globale” e solidale e un progetto ecologista che si arricchiva di contributi. Dopo la morte del sindacalista ecologista Chico Mendes si recò in Amazzonia (36) per esprime solidarietà agli indios in difesa della foresta pluviale e poi in Argentina e, nel 1992 alla Conferenza mondiale dell’ONU sull’ambiente a Rio de Janeiro in Brasile, alla quale partecipò attivamente. Proseguì l’aiuto, anche economico, ad associazioni e campagne (37), tra le quali quella internazionale lanciata nel 1992 in occasione del cinquecentenario della scoperta dell’America (“Campagna Nord-Sud, biosfera, sopravvivenza dei popoli, debito” (38)) cercando di mantenere in relazione Istituzioni politiche, movimenti, cittadini, di sostenere il commercio equo e solidale (39), il risparmio etico e il consumo critico (40) e la riforma della Banca Mondiale (41). Gli scritti di Langer, lucidi ed essenziali, apparvero spesso sulle riviste e giornali più disparati e soprattutto a carattere locale e si trovano quindi sparsi in tanti periodici, a testimoniare i molteplici interessi e l’attività intensa di Langer, che non riuscì, a dispetto della sua brillante capacità espressiva, a scrivere libri od opere più articolate sui temi affrontati (42). Langer, nonostante l’inevitabile forte proiezione internazionale della sua attività, continuò a promuovere la convivenza e l’incontro interetnico nel Sudtirolo (43) come esempio per la costruzione di un rapporto solidale con le comunità straniere e le minoranze in Europa (44). Negli anni ’90 si prodigò nel dialogo Est-Ovest, per i diritti umani in Tibet e in Israele (45), per contrastare con metodi nonviolenti la crisi del Golfo (46) e la riforma democratica dell’ONU (47); nel gennaio 1991 guidò come Presidente la delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con l’Albania, la Bulgaria e la Romania , e partecipò a missioni ufficiali in questi Paesi. Per l’Albania, dove si era trovato durante la crisi del ’91, promosse un Coordinamento di solidarietà a sostegno della democrazia e della libertà (48), mentre prese parte a numerosi altri incontri internazionali (in Israele, alle conferenze “Helsinki II” e “Per la stabilità in Europa”, ecc). Il tentativo di arginare i conflitti e di ricreare le condizioni di pace e convivenza tra le etnie, a seguito delle guerre scoppiate nell’ex Jugoslavia, ebbe un ruolo centrale nell’attività di Langer che non risparmiò le sue energie agendo in prima persona: più volte in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo, Langer finì per assistere impotente alla debolezza dell’Unione Europa di fronte ai massacri e alle epurazioni di intere popolazioni, incapace di sostenere senza indugi i profughi, i disertori e gli obiettori di coscienza e divisa sull’atteggiamento da tenere nei confronti della Serbia e dei nuovi Stati indipendenti creatisi (49). Nel gennaio 1992 Langer contribuì alla nascita di una rete associativa, il Verona Forum, che ebbe sede presso il suo ufficio di eurodeputato a Bruxelles, coinvolgendo persone e gruppi allo scopo di mantenere il dialogo e il confronto e dar vita ad alternative nonviolente nel territorio ex jugoslavo e in particolare nel Kosovo (50). Dopo alcune perplessità e il precedente rifiuto ad una candidatura al parlamento italiano non condividendo il sistema elettorale maggioritario (51), Langer si ricandidò alle europee nel giugno 1994 e venne rieletto con un forte consenso (52). Il protrarsi dell’impegno per l’Europa era dettato da un determinato, serio ed esplicito progetto per una rinascita politica europea, ecologica e italiana (53).

Dopo aver effettuato diversi sforzi per la pace e la corretta informazione sulla guerra serbo-bosniaca (54), Langer si convinse dell’assoluta necessità di un intervento armato per impedire le pulizie etniche (55).

Contemporaneamente condusse una difficile lotta contro la brevettabilità delle manipolazioni genetiche di materia vivente (umana, animale e vegetale): su questo terreno, il 1° marzo 1995, dopo una capillare azione di persuasione, il Parlamento europeo si pronunciò con una risoluzione votata a larga maggioranza che vietò la brevettabilità e pose dei limiti all’invadenza della bioingegneria (56). Tuttavia le amarezze politiche internazionali e locali (57), unite alla fatica e al dolore di fronte alle sofferenze dei Balcani e alla ricomparsa di nuovi muri di incomprensione e odio, ebbero il sopravvento e Langer decise di porre termine alla propria vita a Pian dei Giullari vicino a Firenze, silenziosamente, lanciando un messaggio disperato e passando il testimone ad altri “per continuare in ciò che era giusto” (58). Il gesto sconcertante di un politico che non aveva ricercato la popolarità, ma che aveva vissuto intensamente e con intransigenza il proprio ruolo, si alzò come un grido di disperazione. Rivalutato e apprezzato dopo la morte, Langer, come è stato giustamente sottolineato, affrontò in una visione politica organica svariati settori, non secondo una logica di single issue, ma all’interno di un’ecologismo considerato “come paradigma che prende in considerazione ogni aspetto della vita individuale ed associata e si risolve nella centralità dell’individuo nel suo rapporto con la natura e con il prossimo […], non come semplice politica ambientale” ma “come una vera famiglia politica” e quindi non assimilabile alla destra o alla sinistra (59).

Langer cercò di tenere insieme teoria e prassi, filosofia, morale e politica, pensiero e azione: una missione difficile, da hoffnungträger (portatori di speranze collettive) vissuta con spirito profondamente religioso e ideale, una sfida che colse in tutta la drammaticità e nel fatale coinvolgimento umano a cui non ci si sottrae ma per il quale le forze non bastano, soprattutto se si rimane in solitudine (60).

La sua riflessione sul pericolo del risorgere dei nazionalismi a cui contrapporre un’Europa federale è estremamente lucida e profonda, poiché inserita in una visione ecologica e globale, in sintonia con un processo storico che è chiamato ad affrontare, con strumenti e spirito nuovi, cambiamenti profondi per uscire dalle guerre e per attuare una conversione o inversione di rotta per non distruggere le risorse del pianeta. “Meno e meglio” (meno impatto ambientale, rifiuti, inquinamento, traffico, cemento, armamenti ecc.) per rinunciare ad uno sviluppo dissennato, alla sacralizzazione del consumo e delle merci e un invito alla sobrietà (“lentius, profundius, suavius”) (61) costituiscono importanti comportamenti individuali e collettivi da praticare per migliorare la qualità della vita e sottrarsi ad una competizione distruttiva, riscoprendo il valore delle piccole cose e degli “scarti” e ristabilendo un rapporto di armonia con il creato (62).

4. L’Europa possibile di Langer: un progetto pan-europeo

“Agire localmente e pensare globalmente”, parola d’ordine della cultura ecologica, ha trovato in Langer un attento interprete per superare gli Stati-nazione riconducendo al recupero del contatto con il territorio, all’”Europa delle Regioni” (63) e all’integrazione in una comunità europea e mondiale (64). Ed è proprio il legame con il territorio e una visione ecologista e nonviolenta che spinge ad un assetto istituzionale e ad una concezione federalista, più appropriata per garantire la diversità e la cooperazione tra i popoli rispetto allo Stato nazione (65). Le attese dell’Europa centrale e dell’Est indicavano una strada da seguire al di là delle strutture internazionali esistenti (66). Di fronte alle novità del 1989, Langer criticava “la vecchia ricetta dell’unificazione europea attraverso la crescita e l’integrazione europea”, che aveva procurato “mercificazione e degrado dell’ambiente, disoccupazione massiccia, competizione selvaggia” mentre era indispensabile “re-inventare l’Europa” non al fine di “gareggiare con l’America o il Giappone, ma per diventare ospitale verso tutti i suoi abitanti ed amica a tutto il resto del pianeta” (67).

Come si è constatato le riflessioni di Langer sull’Europa si sono sempre intrecciate con l’attualità politica locale, regionale, internazionale e costantemente rimeditate hanno dato vita ad analisi puntuali e proposte concrete. La proposta federale langeriana mirava ad applicare il principio di sussidiarietà verso l’alto con l’Unione federale e verso il basso creando nuovi scambi tra realtà locali per “riabilitare i «campanili»” (68) e, contemporaneamente, a sottrarre potere agli Stati nazionali e a contrastare il principio di autodeterminazione, pericoloso moltiplicatore di quest’ultimi, spesso sulla base di rivendicazioni etniche (69) e della parallela crescita della xenofobia (70). Le minoranze potevano invece svolgere un ruolo positivo, europeista poiché “chi soffre l’oppressione o perlomeno l’incomprensione degli Stati nazionali e la loro pesante pretesa di omogeneità, tende a preferire piuttosto una aggregazione sovra- e pluri-nazionale che toglie potere ai singoli Stati membri” (71). La diversità etnica può quindi avere riflessi positivi se non si trasforma in Stato nazionale, ma in ricerca di cooperazione e legami a livello europeo (72).

Le caratteristiche che l’Europa avrebbe dovuto assumere secondo Langer erano le seguenti: primato dell’Unione politica rispetto a quella economica, apertura all’allargamento ad Est e cooperazione interregionale con l’area mediterranea (73), costituzione di una “comunità pan-europea” con “mercati locali differenziati, garanzie sociali solide, con una legislazione sociale rigorosa, protagonista di decentramento, democrazia, disarmo, pluralismo linguistico e culturale”, “partner utile al Sud del mondo” e intenzionata ad aprire la strada a quell’autolimitazione anche consumistica e produttiva, che oggi è la condizione perché il pianeta possa avere un futuro” (74). Decentramento locale e aggregazione sovranazionale costituivano in realtà “due lati della stessa medaglia” e il federalismo europeo avrebbe dovuto contenerle entrambe per essere convincente (75). Ma era altrettanto necessario creare “Regioni europee” come “comunità territoriali ben definite dalla rilevanza dei loro interessi vitali comuni e da una solida democrazia dell’autogoverno”, cooperazioni transfrontaliere per fermare gli etnocentrismi forieri di conflitti e disgregazioni (76). Langer abbozzava il quadro di un’Europa “unita più convinta, più reale e più larga, ma anche più articolata e più democratica” con un generale riequilibrio dei poteri (77) e la nascita di una cittadinanza comune europea che non significasse un’umiliazione di quelle nazionali o regionali e garantisse agli abitanti del continente di essere “pienamente ‘europei’ e pienamente ‘indigeni’ nelle loro realtà locali” (78). In questo processo Langer vedeva emergere il ruolo nobile, slegato da interessi partitici e di potere, del Parlamento europeo che, divenendo una vera assemblea legislativa bicamerale con un ramo espressione delle realtà nazionali e regionali, avrebbe aiutato a colmare il deficit democratico dell’UE. Da questo punto di vista il Trattato di Maastricht mostrava tutti i limiti e la ritrosia dei governi nel costruire un’Europa dei cittadini (79), poiché continuava nella politica dei piccoli passi. Langer propose una trasformazione dell’UE in senso federale e democratico senza perdere di vista le specificità culturali e locali, conferendo al suo disegno politico concretezza e gradualità. In una relazione sul processo di allargamento Langer si spinse a guardare oltre sottolineando che, “per il cammino verso l’unità del mondo” e una “comunità plurinazionale unita in unico ordinamento comune” (simile alla federazione planetaria auspicata da Kant) e “per il superamento delle numerose e serie fonti di tensione di conflitto”, derivata dalla moltitudine di Stati sovrani intenti a difendere i propri interessi e il diritto alla non ingerenza, a fronte della crisi dei sistemi sovranazionali di tipo intergovernativo come l’ONU e l’OSCE, una risposta pragmatica e utile poteva venire dalla “crescita di processi di integrazione che partano dalle diverse Regioni del mondo che si sentono più affini a causa di qualche omogeneità” (80). Sul tema della pace Langer propose l’istituzione di Corpo Civile di Pace Europeo (CCPE), fornendo un’impostazione nuova per una politica di sicurezza europea che interagisse e mettesse a frutto le esperienze maturate dal volontariato internazionale e dalle ONG nel campo della prevenzione dei conflitti; il CCPE avrebbe dovuto costituire una struttura istituzionale, riconosciuta e autorevole, capace grazie alle competenze professionali dei componenti di interventi, iniziative, monitoraggi a servizio e in collaborazione con le popolazioni civili interessate (81).

Langer, di fronte all’ostilità dei verdi scandinavi, austriaci, irlandesi, svizzeri e di una parte di quelli tedeschi all’integrazione europea che la giudicavano come una sconfitta, un’organizzazione asservita al mercato, lavorò per far prevalere l’UE come “strumento di riequilibrio e moderazione”, nel quale popoli e culture potessero trovare un “denominatore comune” e come progetto su cui investire dopo la caduta della divisione epocale postbellica nel continente, sforzandosi, da un lato, di contrastare “l’europeismo di chi vuole semplicemente il nuovo super-stato, la nuova superpotenza” (82), ma senza trascurare, dall’altro, che il processo comunitario in tanti anni aveva avuto anche dei pregi, sanando ostilità storiche, garantendo il pluralismo e portando all’integrazione di importanti settori economici.

Langer, in un Paese come l’Italia dove, nonostante il referendum largamente favorevole all’integrazione europea svoltosi nel 1989, viene data poca attenzione alla costruzione dell’Unione, è stato, negli anni ’90, il principale promotore di un federalismo europeo rinnovato e riletto in chiave ecologica e attento alle complesse realtà sociali e culturali. Con Adelaide Aglietta, anch’essa eurodeputata verde per due legislature e impegnata più direttamente sul fronte delle riforme istituzionali dell’Unione europea, secondo l’ispirazione federalista di Spinelli, Langer lascia in eredità una ricca esperienza politica e una testimonianza da raccogliere, valorizzare e proseguire (83). La speranza federale è sempre viva, ma nel sottolineare il “bisogno d’Europa”, deve trovare persone che, come Langer e Aglietta, se ne facciano interpreti convinti e sinceri. I portatori di questa speranza sono, infatti, fondamentali poiché, come ammoniva Spinelli, “l’Europa non cade del cielo” (84).

Note

(1) Dopo la morte di Langer sono state pubblicate, oltre a piccole raccolte di scritti o monografie, alcune principali antologie: A. LANGER, La scelta della convivenza, Edizioni e/o, Roma 1995, (2° ed., 2001); ID., Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, Edi Rabini (a cura di), Palermo, Sellerio, 1996; ID., Aufsätze zu Südtirol 1978-1995/Scritti sul Tirolo, S. Baur e R. Dello Sbarba (hsg. von/ a cura di), (volume bilingue), Alpha & Beta edizioni/verlag, Merano (Bolzano), 1996; ID., Alexander Langer: Die Mehreit der Minderheiten. Warum wird unsere Welt vom ethnischen Sauberkeitswahn und vom grundlosen Vertrauen in Mehrheiten beherrscht?, Peter Kammerer (hsg. von), Berlin, Ed. Klaus Wagenbach, 1996. Per un’analisi del pensiero filosofico, culturale e politico di Langer, studiato sotto diversi aspetti anche in varie recenti tesi di laurea, Cfr. R. DALL’OLIO, Entro il limite. La resistenza mite di Alex Langer, Molfetta (Bari) La Meridiana , 2000. E’ attualmente in corso la raccolta di tutti i numerosissimi scritti e interventi, dispersi in varie riviste e pubblicazioni. Per il momento la fonte più ampia di notizie e testi è costituita dal Cdrom Alexander Langer – Vita, Opere, Pensieri, Verona, Editore Movimento Nonviolento, 1° edizione, luglio 1999.

(2) A. LANGER, Con i Verdi per realizzare la speranza europea, manifesto programmatico della campagna elettorale per le elezioni del Parlamento europeo, giugno 1994, p. 1. Il manifesto, pieghevole, riproduce cartine geopolitiche variopinte dell’Europa e dell’Unione europea.

(3) A. LANGER, Con i Verdi per realizzare la speranza europea, op. cit., p. 6.

(4) Con concetti e frasi semplici ma efficaci Langer sintetizzava il senso del “dividere e perequare”: “se tutti nel mondo vivessero come noi (auto, consumi energetici, produzioni nocive, armamenti…), il sistema Terra scoppierebbe d’in-farto”; inoltre sui rapporti Nord-Sud la richiesta di un mutamento è reciproca: “per una onesta cooperazione Nord-Sud, in cui il Nord debba cambiare non meno che il Sud”. A. LANGER, Con i Verdi per realizzare la speranza europea, op. cit.

(5) Langer individuò dieci punti da lui ritenuti importanti per facilitare la convivenza interetnica e meticolosamente commentati, premettendo che per ‘etnico’ intendeva quell’insieme di “caratteristiche nazionali, linguistiche, religiose, culturali che definiscono un’identità collettiva e possono esasperarla fino all’etnocentrismo:
1) La compresenza pluri-etnica sarà la norma più che l’eccezione; l’alternativa è tra esclusivismo etnico e convivenza;
2) Identità e convivenza: mai l’una senza l’altra; né inclusione né esclusione forzata;
3) Conoscersi, parlarsi, informarsi, inter-agire: ‘più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo;’
4) Etnico magari sì, ma non a una sola dimensione: territorio, genere, posizione sociale, tempo libero e tanti altri denominatori comuni;
5) Definire e delimitare nel modo meno rigido possibile l’appartenenza, non escludere appartenenze e interferenze plurime;
6) Riconoscere e rendere visibile la dimensione pluri-etnica: i diritti, i segni pubblici, i gesti quotidiani, il diritto a sentirsi a casa;
7) Diritti e garanzie sono essenziali ma non bastano: norme etnocentriche favoriscono comportamenti etnocentrici;
8) Dell’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera. Occorrono ‘traditori della compattezza etnica’ ma non «transfughi»;
9) Una condizione vitale: bandire ogni violenza;
10) Le piante pioniere della cultura della convivenza: gruppi misti inter-etnici;
A. LANGER, Tentativo di decalogo per la convivenza interetnica, novembre 1994, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 295-303 e sol titolo Dieci punti per la convivenza inter-etnica, in ID., La scelta della convivenza, op. cit., 1995, p. 33-41; per una versione bilingue Cfr. Tentativo di decalogo per la convivenza/Zehn Punkte fürs Zusammenleben, in ID., Più lenti, più dolci, più profondi/langsamer, tiefer, sanfter, suppl. a "Notizie Verdi", anno VIII, n. 14, 30 settembre 1998, pp. 5-31.

(6) Cfr. A. LANGER, Sudtirolo: laboratorio di un'Europa plurilingue, “Alto Adige”, 6 maggio 1984.

(7) “Leggo nella situazione sudtirolese una qualità di insegnamenti ed esperienze generalizzabili ben oltre un piccolo ‘caso’ provinciale. Essere minoranza, senza per questo chiudersi in lamentele e nostalgie; coltivare le proprie peculiarità senza per questo scegliere il “ghetto” e finire nel razzismo; sperimentare le potenzialità di una convivenza pluri-culturale e pluri-etnica; partecipare a movimenti etno-nazionali senza assolutizzare il dato etnico; lavorare per la comunicazione inter-comunitaria… a volte penso che tanti aspetti del futuro europeo potrebbero essere sperimentati in corpore vili, con grande profitto”, A. LANGER, Minima personalia, in “Belfagor-Rassegna di varia umanità”, anno XLI, marzo 1986, riprodotto in ID., La scelta della convivenza, op. cit., pp. 23-24.

(8) Langer si firmava con lo pseudonimo “miles”; Cfr. per esempio A. LANGER, Per la vittoria del regno di Dio, in “Offenes Wort”, n. 1, (autunno) novembre 1961, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 17-18; (la versione in tedesco è intitolata Wir); ID., Il cristianesimo rivoluzionario, “Offenes Wort”, novembre 1962, in Ibid., pp. 19-21; ID, Anche da noi si parla molto di Europa, “Offenes Wort”, n. 11, novembre 1964, “miles” in Ibid., op. cit., pp. 22- 24. In quest’ultimo contributo, Langer, diciottenne, lamentava la scarsa attenzione della gioventù cattolica altoatesina nei confronti dell’unificazione europea e riteneva che, per pigrizia intellettuale, il termine Europa fosse recepito essenzialmente come sinonimo dell’Occidente con la sua tradizione storica e non evocasse l’attualità del processo comunitario; dopo un accenno a progetti europei del primo Novecento (il libro “Paneuropa” del conte Coudenhove Kalergi e i progetti di Briand e Stresemann) Langer lanciava un invito a vedere nella federazione europea il nuovo orizzonte che solo i giovani potevano costruire: “La stragrande maggioranza della gioventù europea condivide l’impostazione federalista, vale a dire: vuole un’unione. E mostra un vivo interesse per tutte le problematiche connesse a tale processo. Da noi invece, almeno così mi pare, l’atteggiamento è spesso opposto (…) Ed è davvero un peccato! Perché proprio in quanto sudtirolesi, dovremmo essere particolarmente interessati alla questione europea, visto che solo in un’Europa unita i problemi della nostra terra (Heimat) potranno essere veramente risolti (…) Fino a che la gioventù non penserà in modo europeo, l’Europa rimarrà un’illusione”, Ibid., p. 23.

(9) Il richiamo di Langer ai valori religiosi, e in particolare cristiani, è una costante riscontrabile nel suo linguaggio e in metafore ed esempi da lui utilizzati per spiegare la vocazione e lo spirito di alcune scelte o per descrivere certe situazioni. Langer, in possesso di una vasta cultura biblica, si ispirò alla figura di San Cristoforo, il santo robusto che “porta Cristo” sulle spalle da una parte all’altra di un fiume, dipinto sulla facciate di molte antiche chiese dell’Alto Adige, piegato sotto un peso apparentemente leggero ma in realtà estremamente gravoso. In un testo interessante, sotto forma di lettera, Langer così si rivolgeva a San Cristoforo: “Ecco perché mi sei venuto in mente tu, San Cristoforo: sei uno che ha saputo rinunciare all’esercizio della sua forza fisica e ha accettato un servizio di poca gloria. Hai messo il tuo enorme patrimonio di convinzione, di forza e di auto-disciplina a servizio di una Grande Causa apparentemente assai umile e modesta (…) Ed il fiume da attraversare è quello che separa la sponda della perfezione tecnica sempre più sofisticata da quella dell’autonomia dalle protesi tecnologiche: dovremo imparare a passare dai tanti ai pochi chilowattori, da una super-alimentazione artificiale ad una nutrizione più equa e più compatibile con l’equilibrio ecologico e sociale, dalla velocità supersonica a tempi e ritmi più umani e meno energivori, dalla produzione di troppo calore e troppe scorie inquinanti ad un ciclo più armonioso con la natura. Passare, insomma, dalla ricerca del superamento dei limiti ad un nuovo rispetto di essi e da una civiltà dell’artificializzazione sempre più spinta a una riscoperta di semplicità e di frugalità. (…) La tua rinuncia alla forza e la decisione di metterti al servizio del bambino ci offre una bella parabola della ‘conversione ecologica’ oggi necessaria”, A. LANGER, Caro San Cristoforo, in “Lettera 2000” , Eulema editrice, febbraio-marzo 1990 e in A. LANGER., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 331-332.

(10) La tesi, ebbe come relatore il costituzionalista Paolo Barile; Cfr. A. LANGER, L'autonomia della Provincia di Bolzano nel quadro dell'autonomia regionale. Sue prospettive di riforma, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Firenze, 18 luglio 1968. Nel frattempo Langer scrisse anche sul periodico della gioventù studentesca italiana, “Bi-Zeta” che cominciò ad ospitare contributi di collaboratori di lingua tedesca; Cfr. A. LANGER, Conoscerci, “Bi-Zeta 58” , dicembre 1964, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 25-28 e ID., Cari studenti tedeschi: qualcuno ci chiamerà perfino traditori, “Bi-Zeta 58” , dicembre 1964, in ID., Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, op. cit., pp. 29-31 (pubblicato in tedesco a fianco del precedente articolo in italiano). Tra gli altri scritti di questo periodo su “Offenes Wort” e “Skolast”, rivista studentesca bolzanina: A. LANGER, Josef Mayr-Nusser: martire sudtirolese. Dovrete essermi testimoni fino alla fine del mondo!, “Offenes Wort”, n. 1, gennaio 1965, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 32-35 (ritratto del primo obiettore di coscienza cattolico italiano che rifiutò l’arruolamento nelle SS).

(11) La traduzione fu condotta insieme a Marianne Andre, ebrea austro-boema. Sull’incontro avuto con Don Milani e le riflessioni suscitate in Langer, che fu spinto con altri studenti a iniziare un doposcuola gratuito nei quartieri popolari, A. LANGER, Don Lorenzo Milani ci disse: dovete abbandonare l'Università, “Azione nonviolenta”, giugno 1987, in ID., Il viaggiatore leggero, pp. 70-73.

(12) Il suo coinvolgimento nella brulicante vita politico-culturale fiorentina gli diede modo di scrivere del Sudtirolo e a proposito delle riforme religiose post-conciliari per alcune riviste (“Il ponte”, “Testimonianze”, “Politica”).

(13) A. LANGER, I possibili malintesi di un discorso di pace, (intervento ad un convegno dell'Azione cattolica, forse del giugno 1967, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 36-37; ID., Contro la falsa democratizzazione della chiesa, (relazione tenuta nel maggio 1969 all’incontro internazionale promosso dalla Paulus-Gesellschaft a Tubinga), in “Testimonianze”, n. 119, novembre 1969 e parzialmente riprodotto in A. LANGER, Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, op. cit., pp. 45-50.

(14) “L’espressione «bilingue» significa che gli articoli sono redatti indifferentemente nelle due lingue, evitando la traduzione che viene sostituita da una amplificazione del titolo”; il nome del periodico, poi, scritto in minuscolo era una scelta non ortodossa rispetto all’ortografia tedesca ma “rappresenta un valido aiuto per la maggioranza delle persone” e “prelude, inoltre, all’omologazione fra scritto e orale”, A. MARINELLI, Il messaggio di Alexander Langer in prospettiva pedagogica, tesi di laurea in Lettere moderne, Università degli Studi di Trento, Anno Accademico 1996/1997, (cap. 1, par. 1 Modalità della comunicazione) in Alexander Langer – Vita, Opere, Pensieri, (Cdrom), op. cit. La rivista, che chiuse le pubblicazioni nel 1969, si arricchì di contributi e presenze di rilievo coinvolgendo poeti e scrittori sudtirolesi (Norbert C. Kaser, J. Zoderer, R. Kristanell) e l’assessore provinciale alla sanità Lidia Menapace con la quale Langer intraprese un viaggio in Austria per favorire l’incontro culturale tra italiani e tedeschi per porre fine all’odio e alle rivalità storiche tra vincitori e vinti, ed evitare la divisione in blocchi etnici della popolazione altoatesina. Tra gli scritti di Langer sul periodico Cfr. Segni dei tempi, in “die brücke”, n. 1, novembre 1967, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 38-44 (in tedesco Zeichen der Zeit) e in ID., Aufsätze…, op. cit., pp. 51-60.

(15) Langer era contrario ad ogni esaltazione del militarismo e degli apparati di potere: “Chissà quale fioritura di idiozie e megalomania nazionale ci riserva ancora il 4 novembre da parte dei massimi rappresentanti dello Stato. (…) E’ necessario che l’opinione pubblica dell’Alto Adige sia educata fin da ora (…) a ripudiare ogni celebrazione di vittoria poiché questi tipi di vittorie sono state ottenute attraverso la brutale forza delle armi e non hanno significato morale. (…) Un importante passo da intraprendere sarebbe quindi la diffusione della verità, per giungere all’opposizione del militarismo che regna ancora anche nell’apparato democratico dello Stato. Il fine ultimo resta l’eliminazione dell’esercito italiano (già per sé inutile)” Cfr. Denunciati tre redattori di “die brücke”, “Alto Adige”, cronaca di Bolzano, 7 novembre 1968, op. cit. in “Azione Nonviolenta”, n. 8-9, agosto-settembre 1995, pp. 32-33 (citazione del testo incriminato scritto da Langer, Josef Schmid e Siegfried Stuffer) e in P. MACINA, Alexander Langer, in AAVV., Le periferie della memoria. Profili di testimoni di pace, A.N.P.P.I.A. (Federazione di Torino) e Movimento Nonviolento (Verona), 1999, pp. 65-66.

(16) La tesi discussa, edita da “Lotta Continua” nel giugno 1972, testimoniò il vivo interesse di Langer per la realtà della sua Regione: A. LANGER, Analisi delle classi e delle contraddizioni sociali nel Sudtirolo, tesi di laurea, Facoltà di Sociologia, Università di Bolzano, 5 luglio 1972.

(17) Parallelamente, dal 1975 al 1978 insegnò storia e filosofia in un liceo scientifico della capitale. Sull’esperienza dell’insegnamento A. LANGER, Esame di maturità: in commissione c'e un fiancheggiatore, “Lotta Continua”, 23 luglio 1978, scritto con lo pseudonimo di “Agilulfo”, in A. LANGER, Il viaggiatore leggero, pp. 53-57.

(18) Langer mantenne comunque sempre una netta autonomia dal Partito radicale, partito al quale peraltro si iscrisse per un breve periodo.

(19) A. LANGER Minima personalia, op. cit., pp. 11-31; in lingua tedesca in ID., Die Mehreit der Minderheiten, op. cit., pp. 29-49; ID., Ottobre 1981: in una gabbia, per sempre, “Lotta continua”, 18 aprile 1980 e col titolo In gabbia per sempre in ID. Aufsätze..., op. cit., pp. 165-166.

(20) Nel 1981 Langer diede vita al settimanale bilingue di cultura e politica “Tandem” che uscì fino al 1985. Tra gli articoli più significativi di Langer apparsi sulla rivista, Cfr. A. LANGER, Leonardo Sciascia: provinciali è bello, “Tandem”, 11 febbraio 1981, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 58-61.

(21) P. MACINA, Alexander Langer, in AAVV., Le periferie della memoria. Profili di testimoni di pace, op. cit., p. 64.

(22) Langer fu chiamato ad effettuare la traduzione simultanea dello spettacolo “Mistero Buffo” di Dario Fo, inscenato a Berlino. Più tardi, a partire dal 1987 fino alla morte tenne una rubrica mensile di osservatorio sull’Italia per il mensile francofortese “Kommune”.

(23) Suo sostenitore fu da allora l’amico e conterraneo Reinhold Messner, celebre alpinista e primo scalatore delle quattordici vette del mondo al di sopra degli ottomila metri; dal 1999 Messner è divenuto europarlamentare verde. Su di lui Langer ebbe modo di scrivere in varie occasioni: A. LANGER, Lo scalatore matto di Villnoes: Reinhold Messner, “Lotta continua”, 3 settembre 1980 e col titolo Lo scalatore matto in ID., Aufsätze…, op. cit., pp. 253-254; ID., Reinhold Messner: Heimat e tradimento, in “Tandem”, 24 febbraio 1982, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 62-65; ID., La mia bandiera è il fazzoletto, la mia terra il Sudtirolo. Intervista a Reinhold Messner, “Lotta Continua”, 6 maggio 1982.

(24) Tra i numerosi articoli e saggi di Langer sui primi passi dei Grünen Cfr. A. LANGER, Destra e sinistra tra i Verdi tedeschi, in S. MENICHINI, I verdi, chi sono, cosa vogliono, Roma, Savelli, 1983, pp. 11-17.

(25) Cfr. A. LANGER, Perchè in Italia il verde non nasce, “Il Manifesto”, 20 ottobre 1982; ID., Warum es in Italien keine Grüne, wohl aber eine Radikale Partei gibt, in “Freibeuter”, 15, 1983, pp. 82-92; ID., Il potenziale verde nella politica italiana, in “Quaderni piacentini”, n. 14, settembre 1984, pp. 19- 29. In merito alle prospettive offerte dalle elezioni europee del 1984 e al significato del messaggio “verde” Cfr. A. LANGER, G. SQUITIERI, In ordine sparso all'assalto di Strasburgo, in " La Nuova Ecologia ", gennaio 1984; A. LANGER, G. SQUITIERI, Elettore verde Europa, “Il Manifesto”, 20 gennaio 1984; A. LANGER, La novità politica della vecchia Europa, in “Azione Nonviolenta”, n. 4, aprile 1984, p. 13; ID., L'Europa è morta? Viva la neonata Europa dei verdi, in “ La Nuova Ecologia ”, luglio 1984; ID., Un catalogo di virtù verdi, (estratto dall’intervento tenuto a Brentonico (Trento) durante il convegno “Il politico e le virtù”, 27-30 agosto 1987) in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 132-138; ID., Qualche modesto consiglio ad un giovane che si voglia dare al commercio verde, in “ La Nuova Ecologia ”, 14 settembre 1984.

(26) “Sicuramente al fondo della presa di coscienza «verde» sta per molti versi un «allarme», un forte bisogno di tirare il freno di emergenza (…), decelerando e possibilmente fermando un treno in corsa verso abissi non più tanto lontani. In questo senso la «cultura del limite» (che enfatizza la scarsità e la finitezza delle risorse da un lato, e gli eccessi arrivati al limite, dall’altro) è un elemento essenziale di spicco di una nuova consapevolezza morale e politica. A questo si coniuga un sedimento cospicuo, ma disincantato, degli ideali e delle lotte degli anni ’60-’70 (…) Un’altra novità «verde» (…) consiste nel reale valore attribuito all’autonomia ed al decentramento delle esperienze, iniziative, idee, progetti, elaborazioni”; A. LANGER, Relazione alla 1° Assemblea Nazionale delle Liste Verdi in Italia (Firenze 8 dicembre 1984), in R. DEL CARRIA, Il potere diffuso: i Verdi in Italia, Verona, Edizioni del Movimento Nonviolento, 1986, pp. 67 e 70. Langer riteneva che vi fosse un’importante discontinuità tra “verdi” e “rossi” (sinistra tradizionale), paragonabile a quella tra Nuovo e Vecchio Testamento nella Bibbia; Cfr. Ibid., p. 69. Per ulteriori precisazioni e considerazioni Cfr. A. LANGER, Perchè tanto scandalo a sinistra ? E' vero, il verde non passa per la cruna dell'ago rosso, “Il Manifesto”, 26 gennaio 1985, p. 8 e in DEL CARRIA, op. cit., pp.79-83; A. LANGER, Le radici europee, in “Socialismo oggi”, anno II, n. 1, marzo 1985; ID., La nuova alleanza, in “Micromega”, n. 3, 1986, pp. 46-51.

(27) Cfr. A. LANGER, Le ragioni di una scelta, in “Omnibus”, n. 19, 16 maggio 1987, pp. 4-5.

(28) Cfr. A. LANGER, Sciogliere le liste verdi?, “Il Manifesto”, 24 giugno 1987, pp. 1 e 12; A. LANGER, G. LERNER, L. MANCONI, M. PAISSAN, E adesso che farsene dei verdi?, "Il Manifesto", 4 ottobre 1987, pp. 8-9.

(29) Cfr. A. LANGER, Scegliere i valori non gli schieramenti, (intervista), in “Messaggero cappuccino”, settembre-ottobre 1988.

(30) Cfr. A. LANGER, Le liste verdi prima del calcio di rigore, (dialogo con Adriano Sofri), in “Fine Secolo”, 4 maggio 1985, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 105-120. Per un nuovo modo di far politica Cfr. ID., Piccolo vademecum dell'ecoeletto, in “ La Nuova Ecologia ”, n. 15, giugno 1985, p. 9. Queste proposte non trovarono spazio e i Verdi italiani ben presto si istituzionalizzarono, senza peraltro riuscire, a causa di contrasti personali e ideologici e di condizioni politiche avverse, a trasformarsi in un forte polo alternativo.

(31) Cfr. A. LANGER A., I verdi e la sinistra, in “Alfabeta”, ottobre 1985, e col titolo Quanto sono verdi i conservatori, quanto conservatori i verdi, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 121- 126; ID., Ecologismo e conservazione, “Il Manifesto”, 20 agosto 1986. In merito all’aborto e contrario alle opposte crociate Langer mantenne sempre un atteggiamento di apertura e riflessione; Cfr. ID., E' verde la battaglia per la vita, “Alto Adige”, 2 settembre 1986 e col titolo Chernobyl, i Verdi e l'aborto in ID., Aufsätze… , op. cit., pp. 262-264; ID., Cara Rossanda, e se Ratzinger avesse qualche ragione?, “Il Manifesto”, 7 maggio 1987 e in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 127-131; ID., Non banalizzate l'aborto!, dichiarazione di voto sulla proposta di risoluzione Van Dijk (doc. B3-396/90) a nome del Gruppo Verde, 13 marzo 1990, in A. LANGER, Vie di pace/Frieden Schliessen. Rapporto dall'Europa/Berichte aus Europa. Nuovi movimenti e vecchi conflitti: tra autodeterminazione e cooperazione, federalismo e nazionalismo, convivenza e razzismo/Neue Bewegungen, alte Konflikte: über Selbstbestimmung, Zusammenarbeit, Föderalismus, Nationalismus, Zusammenleben und Rassismus, Trento, Ed. Arcobaleno, febbraio 1992, p. 313. L’antologia citata è fuori stampa e attualmente consultabile presso la Fondazione Alexander Langer Stiftung a Bolzano.

(32) Cfr. A. LANGER, Distruzione della biosfera e debito del Terzo Mondo: una proposta, in “Azione Nonviolenta”, n. 12, dicembre 1987, p. 10; ID., I debiti inquinano, “Il Manifesto”, 9 gennaio 1988; ID., La campagna Nord-Sud: biosfera, sopravvivenza dei popoli, debito, in Gruppo parlamentare verde (a cura di) “Atti del Convegno nazionale di Ariccia «Nord-Sud: biosfera, sopravvivenza dei popoli, debito»”, 26-27 marzo 1988, pp. 7-11. Langer si recò in Russia dove fece conoscenza dei gruppi ecologisti lì costituitisi: A. LANGER, Un viaggio a Mosca, in “Ottavogiorno”, anno VI, n. 5 gennaio-marzo 1988, in ID., Il viaggiatore leggero, pp. 163-169; ID., Notizie dalla Russia verde, “Il Manifesto” 27 marzo 1988; ID., I verdi di Gorby, Dall'Urss alla perestrojka un reportage sui nuovi ecologisti, “ La Nuova Ecologia ”, aprile 1988. Per dare un’idea della fittissima rete di iniziative promosse, organizzate o suggerite da Langer va ricordato che egli fu membro della Helsinki Citizen’s Assembly, coordinò un gruppo di lavoro su nazionalismo, xenofobia, federalismo e autonomia a Praga nell’autunno del 1991, collaborò con numerosi movimenti transfrontalieri alpini, fondò la Fiera delle Utopie Concrete (arrivata ormai a parecchie edizioni), con sede a Città di Castello (Perugia), per mettere a confronto idee e progetti atti a rendere “ecocompatibili” i modi di produrre, consumare, organizzare la vita sociale, e frequentò i Gruppi di attenzione alle biotecnologie (Gab), i Colloqui di Dobbiaco, l’Eco-istituto del Sudtirolo, la rete Alleanza per il clima, SOS Dolomites, Greeenpeace, WWF, Legambiente, Italia Nostra e altri soggetti associativi.

(33) Candidato nella circoscrizione Nord-Est (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna), Langer si preoccupò di costruire una forte proposta politica verde e, una volta eletto, si dimise subito da consigliere regionale, evitando di cumulare cariche istituzionali: A. LANGER, Elezioni europee. Al di là dei nostri nasi, in “Azione Nonviolenta”, n. 1/2, gennaio - febbraio 1989, p. 12; ID., Una lista "verde Europa", “Il Manifesto”, 1° febbraio 1989; ID., Italiens Grüne und Europa, in "Omnibus", n. 48, 10 febbraio 1989, p. 3; ID., Noi fondamentalisti? A spasso per l'Europa, conferenza del ciclo “Le città invisibili” (Verona, 10 febbraio 1989), in “Azione nonviolenta”, n. 7-8 e col titolo Lo sviluppo non è più una virtù (numero speciale monografico ad un anno dalla morte di Langer), in “Azione nonviolenta”, luglio-agosto 1996, op. cit., p. 15; ID.,Verso una lista verde europea, in “Omnibus”, n. 50, 10 marzo 1989, p. 2; ID., Un concilio Verde Europa, “Il Manifesto”, 11 marzo 1989.

(34) Langer, membro della commissione affari esteri e per la sicurezza e della sottocommissione “sicurezza e disarmo” e coordinatore dell’intergruppo “Minoranze linguistiche e culturali dal 1991, curò tra il settembre 1989 all’aprile 1991, la rubrica di informazione sull’attività dei Verdi al Parlamento europeo intitolata “Verde Europa” sul periodico della Legambiente “ La Nuova Ecologia ”. I testi ivi apparsi sono Stati quasi tutti raccolti nella sezione Taccuino Verde Europa per " La Nuova Ecologia ", in A. LANGER, Vie di pace…, op. cit., pp. 358- 374. In quel periodo il contrasto più grave tra gli eurodeputati verdi si ebbe sulla divergente visione europea che vedeva i verdi tedeschi e olandesi tesi a contrastare la Comunità ed invece i verdi “latini” (italiani e in parte francesi e belgi) “a profilare il proprio impegno anche a favore della riforma C.E., in direzione di un’integrazione federalista verso l’unità politica europea, pur con tutte le sottolineature dell’Europa delle Regioni e della dimensione ecologica, sociale e democratica che tale processo dovrebbe avere e invece non ha”; A. LANGER, "Europeisti" ed “antieuropeisti” verdi, in “ La Nuova Ecologia ”, febbraio 1990, in Vie di pace…, op. cit., pp. 362-363.

(35) Cfr. A. LANGER, Rendiconto entrate/uscite finanziarie relativo alla prima metà del mandato (fine luglio 1989 - fine gennaio 1992), in ID., Vie di pace…, op. cit., pp. 405-406. Langer aveva anche costituito uno specifico “Fondo Verdeuropa Nordest” che, erogando oltre 500 milioni, sostenne iniziative umanitarie e ambientaliste in tutto il mondo; Cfr. intervista a “Tam tam verde”, 16 maggio 1994 in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 161-162.

(36) Sull’Amazzonia Cfr. A. LANGER, La foresta amazzonica fa respirare anche noi, “Alto Adige”, 28 giugno 1988; ID., Delitto nella foresta, “L'Espresso”, 24 luglio 1988, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 170-173; ID., L'ecologia dei poveri. Brasile: la scoperta di uno dei rari movimenti verdi del terzo mondo in lotta contro i grandi progetti che minacciano di distruggere la foresta amazzonica, in “ La Nuova Ecologia ”, luglio-agosto 1988; ID., Chico Mendes: un martire, una sfida, “COM - nuovi tempi”, n. 1, gennaio 1989.

(37) Cfr. A. LANGER, Eco-debito: bisogno imparare a far i conti con l'oste, in “Messaggero Cappuccino”, febbraio 1989, in ID., Il viaggiatore leggero, pp. 174-177; ID., Banca dei poveri, in “Omnibus”, n. 74, 16 novembre 1990, p. 4 e col titolo Ecumenical Development. Una banca per i poveri, in “Azione Nonviolenta”, n. 12, dicembre 1990, pp. 18-19; ID., Un piccolo potere che può restituire dignità o Introduzione in Centro Nuovo Modello di Sviluppo (a cura di), Lettera a un consumatore del Nord, Edizioni Missionarie italiane 1993, e in ID., Dell'importanza dei costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera, fascicolo curato dall'associazione ECOLNET di Bolzano che raccoglie alcuni scritti su sindacato, lavoro, ambiente nel periodo 1983-1994, ottobre 1995, pp. 23-25.

(38) Cfr. A. LANGER, 500 anni bastano... ora cambiamo rotta, (intervento introduttivo alla sessione speciale della “Campagna Nord-Sud: biosfera, sopravvivenza dei popoli, debito”), Genova, 1-3 novembre 1991, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 178-187.

(39) Cfr. A. LANGER, Per un commercio dal volto umano (testo della relazione accompagnatoria della risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 20 gennaio 1994), in “Mani Tese”, febbraio 1994.

(40) Cfr. A. LANGER, Perchè non usare meglio i nostri soldi, il nostro tempo, il nostro sapere? Una guida all'«obiezione» e all'«affermazione» di coscienza, in Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Boycott. Scelte di consumo, scelte di giustizia: manuale del consumatore etico, S. Martino di Sarsina (Forlì), Macro Edizioni, novembre 1992 (1° ed.), pp. 15-17; ID., Un piccolo potere da prendere sul serio, in Centro Nuovo Modello di Sviluppo (a cura di), Lettera ad un consumatore del Nord, Edizioni Missionarie Italiane, 1° ed., 1993.

(41) Cfr. A. LANGER, Tante parole, nessun cambiamento nelle scelte della Banca Mondiale. Continua il degrado socio-ambientale del Terzo Mondo, in “Verdi”, dicembre 1989, p. 2.

(42) L’unica ampia raccolta di testi stampata durante la sua vita (su carta riciclata) è un pregevole rapporto sulla variegata attività di Langer, come eurodeputato, intellettuale e militante ecologista; pubblicata nel febbraio 1992 a metà del mandato e divisa per argomenti, contiene articoli, saggi, risoluzioni, interventi di Langer a partire dal 1987: Cfr. A. LANGER, Vie di pace…, op. cit. Ad essa si è aggiunta una seconda molto più esile pubblicazione che copriva il periodo restante del primo mandato europeo di Langer; Cfr. A. LANGER, Rapporto dall'Europa 2, D. Detomas E. Rabini, S. Squarcina, U. Staffler (a cura di), Gruppo Verde al Parlamento europeo, Bolzano, maggio 1994.

(43) Cfr. A. LANGER, Le Alpi più basse, “Micromega”, n. 2, aprile 1989, riportato parzialmente col titolo Desiderata in ID., Aufsätze…, op. cit., pp. 217-223; ID., Sul censimento etnico 1991, Alto Adige, agosto 1989, intitolato Ancora un censimento in ID., Aufsätze…, op. cit., pp. 224-226; ID.,Dal Sud-Tirolo all'Europa, (intervento presso il Centro di Studi e Documentazione La Porta di Bergamo, 18 giugno 1990), in “I quaderni della Porta”, n. 65, 1996 e con il titolo Il gioco del "noi e loro" in Aufsätze…, op. cit., pp. 17-25.

(44) Tra i molti articoli scritti su questo argomento Cfr. A. LANGER, Non basta l'antirazzismo, occorre volontà di convivenza, in “Nigrizia”, maggio 1989 e in ID., Vie di pace…, op. cit., pp. 221-223; ID., La mia Europa multirazziale, “Il Manifesto”, 1° giugno 1989; ID., Gruppi etnici e minoranze: ostacolo al progresso o impulso allo sviluppo? (intervento al Simposio scientifico internazionale “Minoranze per l'Europa di domani”, Lubiana, 8-9 giugno 1989), in ID., La scelta della convivenza, op. cit., pp. 43-50; ID., Culture della convivenza come alternativa alla crescita del razzismo in Europa, in “Nigrizia”, giugno 1989, p.24; ID., Dalla politica del confronto alla cultura della convivenza, in “La battana”, anno XXVI, n. 93-94, settembre-dicembre 1989, pp. 63-68; ID., Comunità locale e minoranze etniche di fronte alla realtà dell'immigrazione, (trascrizione, non rivista, di una conversazione con sacerdoti friulani del “Grop di studi Glesie locál”, Venzone-Friuli, estate 1990), in ID., La scelta della convivenza, op. cit., pp. 51-69; ID., Comunità, politica, convivialità, in “Mosaico di pace”, aprile 1991, pp. 8-9 e in ID.,Vie di pace…, op. cit., pp. 226-228; ID., Zingari: un popolo senza territorio, in “Zingari oggi”, ottobre 1991 e in ID., Vie di pace…, op. cit., pp. 224-225; ID., Zingaro, in “Una città”, n. 17, 1992.

(45) Cfr. A. LANGER, Viaggio in Israele, “Il Manifesto”, 12 dicembre 1992, in ID., Il viaggiatore leggero., op. cit., pp. 251-255.

(46) Cfr. A. LANGER, La forza dell'Europa non sta nelle armi, “Il Manifesto”, 28 agosto 1990, in ID., Vie di pace…, op. cit., pp. 241-243; ID., Europa: manca un protagonista fermo ma pacifico, (intervento in aula al Parlamento europeo alla presenza del Presidente del Consiglio Europeo Giulio Andreotti, Strasburgo 23 gennaio 1991), in ibid., pp. 247-248.

(47) Cfr. A. LANGER, Quando l'obbedienza non è più una virtù. Dialogare la pace: contro la guerra cambia la vita, in “Terra Nuova Forum”, gennaio 1991 e, successivamente, col titolo Contro la guerra cambia la vita, in Vie di pace…, op. cit., pp. 255-258.

(48) Cfr. sulla questione albanese il nutrito numero di scritti di Langer; A. LANGER, L'Albania di fronte all'Europa, “Bianco & Rosso”, anno II, n. 12/13, gennaio-febbraio 1991, in ID.,Vie di pace…, op. cit., pp. 155-157; ID., Albania senza frontiere. A un mese dalle elezioni. Il difficile valico di un'autarchia in crisi, in “Avvenimenti”, marzo 1991; ID., Scusi l'Albania? Avanti a Ovest, in ibid., 17 marzo 1991, p. 22-23; ID., Diario d'Albania, (10-19 dicembre 1990), in “Linea d'ombra”, mensile di storie, viaggi, discussioni e spettacolo, n. 57, aprile 1991, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 223-241; ID., La crisi dell'Albania. Cosa si può fare, in “Mosaico di pace”, maggio 1991 e col titolo Cosa si può fare per gli albanesi, in ID.,Vie di pace…, op. cit., pp. 160-161; ID., Sparare su chi scappa dall'Albania?, “L'Adige”, 25 giugno 1991, in ID., Vie di pace…, febbraio 1992, pp. 158-59; ID., La risposta europea all'Albania, in “Europaregioni”, anno XII, n. 26, 5 luglio 1991, p. 260; ID., Comitato di solidarietà e cooperazione con l'Albania e gli albanesi in Italia, (rapporto al Parlamento europeo), Bruxelles, 17 febbraio 1992 e in Vie di pace…, op. cit., pp. 162-165; ID., Albania: un banco di prova importante per la Comunità , in “Europaregioni”, anno XIV, n. 22, 11 giugno 1993, p. 230; ID., Albania, paese d'Europa, “Europaregioni”, anno XV, n. 14, 8 aprile 1994, p. 140; ID., Dossier Albania: la transizione verso lo Stato di diritto, in “Politica Internazionale”, n. 3, luglio-settembre 1994, pp. 121-140. Langer affrontò successivamente altre emergenze internazionali; Cfr. per es. ID., L'Europa democratica non è passata per Corfù, in “Europaregioni”, anno XV, n. 29, 9 settembre 1994, p. 290; ID., Il dramma algerino all'esame europeo, in “Europaregioni”, anno XVI, n. 6, 17 febbraio 1995, p. 60; ID., Cecenia: cercasi diplomazia, in “Mosaico di pace”, maggio 1995, pp. 10-11 e in A. LANGER, Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, pp. 261-266.

(49) Langer partecipò a due carovane per la pace nel 1991 e fece approvare al Parlamento europeo numerose mozioni e relazioni sulla politica di sicurezza nei rapporti Est-Ovest e sull’istituzione di un Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità nell’ex-Jugoslavia; Cfr. A. LANGER, Nel tormentato Kosovo una carovana di pace di Verdi italiani e jugoslavi, “L'Unità”, 8 maggio 1991; ID., Una carovana di pace nel Kossovo, in “Omnibus”, n. 83, 16 maggio 1991, p. 5; ID., Jugoslavia, " la C.E. deve promuovere, ospitare e garantire il dialogo tra le parti jugoslave per un nuovo patto costituzionale", (intervento al Parlamento europeo dopo la proclamazione dell'indipendenza slovena e croata, Bruxelles, 27 giugno 1991), in ID., Vie di pace…, op. cit., pp. 107-108; ID., Jugoslavia, integrazione o disintegrazione? Un convegno a Belgrado, “Il Manifesto”, 10 luglio 1991, in Ibid., pp. 109-111; ID., Proposte e iniziative dei Verdi italiani per una soluzione pacifica e nonviolenta della crisi jugoslava, per l'invio di una forza internazionale di interposizione e per una rapida integrazione europea, in “Arcobaleno”, anno X, n. 34, 18 settembre 1991, pp. 1-3; ID., Carovana di pace europea in Jugoslavia. Giù le armi!, in “Azione nonviolenta”, n. 10, ottobre 1991, pp. 11-12 e col titolo Carovana europea di pace nell'ex Jugoslavia: meglio un anno di trattativa che un giorno di guerra, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 271-275; ID., Carovana di pace, (rapporto sulla “Carovana europea di pace” in Jugoslavia, 25-29 settembre 1991, presentato al Parlamento europeo, Lussemburgo, 1° ottobre 1991), in ID., Vie di pace…, febbraio 1992, pp. 116-120; ID., Minacciosi segnali di guerra. Allarme nel Kosovo. Resoconto di una missione politica nelle Repubbliche della ex-Jugoslavia, in “Azione nonviolenta”, n. 12, dicembre 1992, p. 25; ID., Crimini contro l’umanità, (relazione al Parlamento europeo per la creazione del Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità), dicembre 1993-gennaio 1994, in La Fondazione Alexander Langer Stiftung, suppl. a “Una Città”, anno VIII, n. 73, 1998, p. 17; ID., Un tribunale internazionale per la ex Jugoslavia, in “Europaregioni”, anno XV, n. 21, 27 maggio 1994, p. 202; ID., Sulla creazione di un tribunale internazionale contro i crimini di guerra nell'ex-Jugoslavia, in “Mani Tese”, luglio 1994, in Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 287-292; ID., Modello di nonviolenza o miccia di nazionalismo, (intervento alla conferenza “Il ruolo dell'Europa nella crisi del Kosovo”, Venezia, aprile 1994), in “Azione nonviolenta”, ottobre 1994, pp. 10-13; ID., L'Europa per la distensione nei Balcani, in “Europaregioni”, anno XV, n. 28, 15 luglio 1994, p. 280; ID., L'Europa e il conflitto nell'ex-Jugoslavia, (conferenza e dibattito al Liceo Scientifico “Alvise Cornaro” di Padova, 5 febbraio 1995), in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., p. 304-315.

(50) Cfr. A. LANGER, Diamo una mano alle forze e alle iniziative di pace in Jugoslavia. Costituito a Verona il Comitato di sostegno, in “Azione nonviolenta”, marzo 1992, p. 17; ID., Ex Jugoslavia, cittadini di pace, (presentazione del “Verona Forum”, 17-20 settembre 1992), “Il Manifesto”, 17 settembre 1992, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 276-278.

(51) Alle elezioni del 1992 (prima della riforma elettorale in senso maggioritario del ’93), Langer si era candidato per il Senato nel collegio di Bolzano ma non era stato eletto. Contrario alla prevalenza di una visione partitocentrica dei Verdi, nello stesso anno Langer si dimise da ogni carica interna nel partito; Cfr. A. LANGER, Langer: “Mi dimetto. Siamo stati sconfitti”, “Notizie Verdi”, anno II, n.15, 4 maggio 1992, pp. 14-15 e col titolo “Verde legale” e “verde reale” in I Verdi oltre il voto, “Metafora verde”, anno 3, n.9, aprile-maggio 1992, pp. 54-57. Sulle motivazioni del rifiuto a candidarsi per le elezioni nazionali Cfr. ID., Perchè non me la sento di accettare, (lettera scritta a Bruxelles il 3 febbraio 1994), in “Azione Nonviolenta”, n. 8-9, agosto-settembre 1995, p. 13.

(52) Langer ottenne oltre 42.000 preferenze personali ( 18.800 in Sudtirolo pari a quasi il 9% dei voti). Ritornò anche ad essere co-presidente del Gruppo verde al Parlamento europeo e membro di varie commissioni: politica estera; sicurezza e disarmo; trasporti; petizioni, cultura e regolamento interno.

(53) “Ho accettato di candidarmi su tre obiettivi di fondo: vorrei contribuire: 1) a dare una risposta al «bisogno d’Europa» che dopo il 1989 si è fatto più urgente che mai e oggi è avvertito fortemente anche in Italia, contro una possibile deriva nazionalistica; 2) a rendere fruttuoso, al di là degli angusti confini degli organi costituiti, l’impulso del movimento verde per la pace, la convivenza, la giustizia, la salvaguardia della biosfera; 3) a ripensare la politica e costruire, nell’Italia della cosiddetta Seconda Repubblica, un’alternativa convincente e capace di affermarsi”, A. LANGER, Con i Verdi per realizzare la speranza europea, op. cit., p. 2.

(54) Langer finanziò la radio multietnica “Echo” e il quotidiano di Sarajevo “Oslobodjenje” che propose come candidato al premio Sacharov. Il martirio bosniaco e l’attentato che, il 25 maggio 1995, costò la vita a più di settanta giovani a Tuzla, città simbolo di convivenza interetnica, segnarono profondamente Langer che aveva stretto frequenti contatti e numerose amicizie in quel luogo; Cfr. A. LANGER, La voglia di pace urta contro l'odio e il sopruso, “Alto-Adige”, 30 maggio 1995, e col titolo Di fronte ai giovani massacrati a Tuzla in Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 316-318; ID., Fermare i serbi, “Il Mattino”, 30 maggio 1995; ID., Alexander Langer parla delle ultime decisioni della Bosnia. Un conflitto a bassa intensità, “Notizie Verdi”, n. 12, 17 giugno 1995.

(55) Langer si era già espresso nel 1993 per un’efficace intervento di polizia internazionale dell’ONU; Cfr. A. LANGER, Uso della forza internazionale nell'ex-Jugoslavia?, (sintesi di intervista radiofonica, 6 luglio 1993), in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 283-285. La sua convinzione si radicò col precipitare degli eventi: “Di fronte agli ultimi eventi in Bosnia non è possibile tentennare: bisogna che l’ONU. invii un cospicuo contingente supplementare (chiedendo, se del caso, l’aiuto della NATO e della UEO) ed assegni un nuovo e chiaro mandato ai caschi blu. Quello di ristabilire – con l’uso dei mezzi necessari – quel minimo di rispetto dell’ordine internazionale che consenta di cercare una soluzione politica al dramma della distruzione della convivenza e della democrazia”, in “Notizie Verdi”, n. 11, 3 giugno 1995, op. cit. in MACINA, op. cit., p. 72. Il 26 giugno 1995 Langer si recò a Cannes, dove era in corso il Consiglio dei ministri dell’Unione europea, per consegnare insieme ad altri manifestanti un appello allo scopo di sollecitare un intervento contro l’epurazione etnica in atto; le sue ultime valutazioni indicavano strade operative da seguire: ristabilimento del diritto; offerta di integrazione nell’UE, massimo sostegno al dialogo interetnico e alle reti che creano legami; prevenzione del conflitto e impiego di un corpo civile europeo di pace per una mediazione del conflitto sotto l’egida dell’UE; Cfr. A. LANGER, L'Europa muore o rinasce a Sarajevo, in “ La Terra vista dalla Luna”, luglio 1995 e in La scelta della convivenza, Roma, Ed. e/o, 1995, pp. 87-94.

(56) Cfr. A. LANGER, Il silenzio della scienza. Gli esperti di bioetica hanno elaborato - quasi in segreto - un testo che limita l'intangibilità della persona, “Il Manifesto”, 2 ottobre 1994, p. 2; ID., La priorità: rispettare i diritti e la dignità della persona umana, in “Il Gazzettino”, 2 ottobre 1994; ID., “Così l'industria mette le mani sulla vita”, “L'Avvenire”, 4 ottobre 1994; ID., Lo spettro eugenetico, “Alto Adige”, 10 ottobre 1994; ID., Una milza umana sotto brevetto, “Il Manifesto”, 19 novembre 1994, p. 26; ID., Si può brevettare la vita?, “L'Arena”, 29 novembre 1994; ID., Uomo brevettato - uomo brevettato, in “Notizie Verdi”, n. 21, 3 dicembre 1994; ID., Bioetica, anno zero, “Alto Adige”, 11 dicembre 1994; ID., Brevetto universale, (intervista), in “Una città”, n. 37, dicembre 1994, p. 6 e in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 151- 160; ID., Biomedicina, genetica, brevettazioni, “Il Manifesto”, 3 marzo 1995.

(57) Nel maggio 1995, a causa dell’ennesimo rifiuto del censimento etnico altoatesino, Langer venne escluso dalle elezioni per il Comune di Bolzano dove era stato candidato come sindaco da una lista civica "Cittadini&Bürger”; Cfr. A. LANGER, Le elezioni a Bolzano: una voce dal pozzo, “Il mattino dell'Alto-Adige”, 3 giugno 1995 in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 325-327.

(58) Cfr. A. LANGER, L'ultimo biglietto, in “Azione Nonviolenta”, n. 8-9, agosto-settembre 1995, p. 15.

(59) Cfr. E. BERTOLDI, “Fare pace con la natura e tra gli uomini”. Ecologismo e cultura della convivenza in Alexander Langer, tesi di laurea in sociologia, Università di Trento, A.A. 1996/1997, (Introduzione), in Alexander Langer – Vita, Opere, Pensieri, op. cit. (Cdrom). Dello stesso autore Cfr. E. BERTOLDI, “I traditori del fronte etnico”: la figura di Alexander Langer nella storia sudtirolese del dopoguerra, in “Archivio Trentino”, n. 2, 1998, pp. 198-217.

(60) Nell’articolo scritto in occasione della morte suicida di Petra Kelly, fondatrice dei verdi tedeschi, Langer aveva già sottolineato questo aspetto: “Forse è troppo arduo essere individualmente degli «Hoffnungsträger», dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui ci si sente oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere. Addio, Petra Kelly”, A. LANGER, Addio Petra Kelly, in “Il manifesto”, 21 ottobre 1992 e in A. LANGER, Il viaggiatore leggero, op. cit., p. 85.

(61) Langer propose il rovesciamento del motto olimpico (“citius, altius, fortius”) e ritornò spesso su questo argomento specificando il significato di queste affermazioni e sostenendo un ritorno alla “semplicità” di vita: “Invece di dire più alto, che è poi il massimo della competizione, io credo che possiamo puntare viceversa sul più profondo (profundius), cioè sul valorizzare più le dimensioni della profondità che significa tante volte rinunciare alla quantità, alla crescita, guadagnando in qualità. E invece di più forte oggi possiamo cercare invece il più dolce, il più mite (suavius): nei comportamenti collettivi ed individuali invece di puntare alla prova di forza, al massimo della competizione, si punti, anche in questo caso, sostanzialmente alla convivenza”; ID., Quando l'economia uccide... bisogna cambiare, (conferenza in un ciclo di incontri promosso dagli obiettori della Caritas diocesana di Viterbo, 27 gennaio 1995), in P. SINI, Nonviolenza. Percorsi di lettura, Tam Tam Libri n. 10, Mestre (Venezia), Smog e Dintorni Edizioni, 1998, pp. 31; Cfr. anche ID., La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile, (intervento ai Colloqui di Dobbiaco 94) in “Benessere ecologico”, 8-10 settembre 1994 e in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., p. 146; ID., Futuro semplice. Più lenti, più profondi più dolci, intervento al Convegno giovanile di Assisi 1994, in “Rocca”, agosto 1995 e col titolo Per un futuro amico, in Fondazione Alexander Langer Stiftung, Bolzano, giugno 2001, pp. 12-13.

(62) Cfr. A. LANGER, La scelta è tra espansione e contrazione, (intervento al Convegno “Sviluppo? Basta, a tutto c'è un limite...”, Verona, 28 ottobre 1990), in “Azione Nonviolenta”, n. 3, marzo 1991, pp. 22- 23, in ID., Vie di pace…, op. cit., pp. 295-298 col titolo Il territorio planetario, in D. CIPRIANI, G. MINERVINI (a cura di), L'antologia dell'obiettore, Molfetta (Bari) La Meridiana , 1992, pp. 78-82 e col titolo Sviluppo? Basta! A tutto c'è un limite..., in “Azione Nonviolenta”, luglio-agosto 1996, n.7-8, op. cit., pp. 8-9; ID., Stile di vita. L'intuizione dell'austerità, in “Mosaico di pace”, 9 novembre 1992 (anche in inserto della stessa rivista, giugno 1996); ID., Ripartire dagli “scarti”. Raccogliere e onorare i rifiuti, (trascrizione dell’intervento a “Le terre aux Humains” a Lyon per i festeggiamenti dell'80° compleanno dell'Abbé Pierre, 27 novembre 1992) e col titolo Raccogliere e onorare i rifiuti: una svolta di civiltà, in “Aam Terra Nuova”, n. 92, settembre 1995, p. 15. Il richiamo del pensiero langeriano a San Francesco d’Assisi è ricordato in J. R. REGIDOR, Un approccio francescano, in “Azione nonviolenta”, agosto-settembre 1995, p. 32.

(63) A. LANGER, Europa delle regioni o delle etnie?, “Il Manifesto - La talpa”, 5 dicembre 1991, e in “Arcobaleno”, n. 46, 11 dicembre 1991; ID., Für ein Europa der Regionen, in “Pogrom”, n. 174, dicembre 1993-gennaio 1994 e col titolo Ein Europa der Regionen in Aufsätze…, op. cit., pp. 286-296.

(64) Cfr. ID., Nazionalismo e federalismo nell'Europa attuale, (intervento del 6 novembre 1991 all'incontro di studio di Villa Vigoni del Goethe Institut di Como, 5-7 novembre 1991), in G. ZAGREBELSKY (a cura di), Il federalismo e la democrazia europea, Roma, La Nuova Italia Scientifica, ottobre 1994, pp. 89-98; ID., Politische Defizite der EG bedrohen Europa, Kommentar über die Ergebnisse des Europäischen Rats in Maastricht, “Deutschlandfunk”, StraBburg, 12.Dezember 1991, in ID., Vie di pace…, op. cit., p. 347.

(65) Cfr. A. LANGER, Diversità, autodeterminazione e cooperazione dei popoli: vie di pace, (relazione tenuta al Convegno “Localismi, nazionalità ed etnie”, Istituto Maritain, Preganzio Treviso, 6 dicembre 1991), in ID., La scelta della convivenza, pp. 71-85. Langer intervenne anche sul tema del federalismo come prospettiva infranazionale da far progredire in Italia, tema che però venne trascurato e poco approfondito dai Verdi; Cfr. ID., Il gioco dei cento cantoni. Il federalismo è divenuto un nodo essenziale del dibattito politico e culturale italiano. Una visione verde del localismo, in “Frontiere”, n. 3, 1994, p. 5.

(66) Il fascino per la Comunità europea veniva così spiegato da Langer: “E’ l’idea in sé di un’unità politica che superi finalmente gli angusti confini della solidarietà e coesione solo «nazionale» e sia pronta ad aprire la cassaforte gelosamente custodita della «sovranità» in favore di ordinamenti e solidarietà sovranazionali”, A. LANGER, L'Europa dei cittadini non si può fare senza l'Est, in “Verdeuil”, gennaio 1991, in Vie di pace…, op. cit., pp. 196-198 e in La Fondazione Alexander Langer – Stiftung, op. cit., p. 15.

(67) A. LANGER, Con i Verdi per realizzare la speranza europea, op. cit. in La Fondazione Alexander Langer -Stiftung, op. cit., p. 15.

(68) A. LANGER, Riabilitiamo il campanile, “Il piccione viaggiatore”, n. 4, novembre 1987.

(69) Cfr. A. LANGER, Cara Stasa, eccoci, “Il Manifesto”, 26 gennaio 1992, risposta alla lettera della pacifista di Belgrado Stasa Zajovic, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 74-76.

(70) Cfr. A. LANGER, Go home Irenäus, in “ La Nuova Ecologia ”, 6 maggio 1995, in ID., Il viaggiatore leggero, op. cit., pp. 267-268.

(71) Cfr. A. LANGER, Il vertice di Maastricht: le piccole nazioni e la loro fede europeista, “Il Manifesto”, dicembre 1991, in ID., Vie di pace…, op. cit., pp. 344-346; ID., Popoli, minoranze e stato-nazione, (intervento alle “Giornate biennali di studio in onore di Lelio Basso”, Roma, 4-7 dicembre 1991), in Ibid., pp. 40-41 (sono qui esposte le norme sui gruppi e le minoranze etnico-linguistiche introdotte al punto 3 della risoluzione Bindi – doc. A3/0330/91); ID., Minoranze oltre lo Stato, in "Mosaico di pace", luglio/agosto 1993 e in ID., Rapporto dall'Europa 2, op. cit.

(72) “Un’Europa unita e federalista, ovviamente ben più larga dell’odierna C.E., dovrà saper essere fantasiosa nel ridisegnare la mappa dei tessuti regionali, anche al di là degli odierni confini di Stato. Esistono in Europa soluzioni di questo genere, e non di rado potrebbero fornire una soluzione pacifica e non troppo traumatica a domande da lungo tempo insoddisfatte di diversa aggregazione politico-statuale o di diverso assetto autonomistico-istituzionale facilitando la ripresa di antichi rapporti di comunanza storica, culturale, linguistica ed economica, amputati spesso dalla logica di potenza degli Stati nazionali. E naturalmente le future Regioni europee dovranno saper sviluppare tutta la loro vocazione pluri-lingue e pluri-culturale, per far crescere la convivenza e le inter-relazioni tra popolazioni che insieme abitano e curano territori contigui”, A. LANGER, Nuovo regionalismo e federalismo europeo. Una lezione importante da imparare, “Comuni d'Europa”, settembre 1991, p. 3 e col titolo La lezione dei risorgenti nazionalismi. La prospettiva regionalista e federalista in ID., Vie di pace…, op. cit., p.341 .

(73) Cfr. A. LANGER, Insieme con l'Est e il Sud, in “Europaregioni”, anno XIII, n. 23, 12 giugno 1992, p. 222; ID., Fratellanza euromediterranea, in “Verdeuropa”, n. 2, maggio 1995, p. 3 e soprattutto ID., Ethnicity and Co-existence in the East Mediterranean, (discorso alla conferenza internazionale “Palestina, mondo arabo e il sistema internazionale esistente: valori, culture, politica”, Birzeit-Gerusalemme-Nablus, 5-9 luglio 1993), in Fondazione Alexander Langer Stiftung, Bolzano, 2° ed. in lingua inglese, giugno 2001, pp. 18-26.

(74) Cfr. A. LANGER, Bisogno d'Europa: i Verdi per il federalismo europeo, in ID., Vie di pace…, op. cit., pp. 325-326 (traduzione di Pan-european federalism, in “Green Leaves” bollettino del Gruppo Verde al Parlamento europeo, Bruxelles, maggio 1991, p. 3). Langer cercò di convincere i Verdi ad abbracciare la battaglia federalista per riunire le due parti dell’Europa divise dalla guerra fredda e appena uscite da una cesura dovuta al dominio delle superpotenze. Non bastava, infatti, una labile “Europa delle Regioni”, né un ritorno all’antica statualità nazionale ma urgeva, secondo Langer, un avanzamento coraggioso verso l’unità politica federale, prendendo anche atto che gli Stati nazionali risultavano “al tempo stesso troppo grandi e troppo piccoli”: “troppo grandi per consentire una reale democrazia partecipata, per rispettare le esigenze ed i poteri delle comunità locali, ma anche dei cittadini che non vogliano delegare a partiti, lobbies, e sindacati la loro voce e sono troppo piccoli per permettere di affrontare efficacemente alcuni grandi problemi contemporanei, da quelli ambientali a quelli del disarmo e della pace”, Ibid., p. 324.

(75) Ibid., p. 324. Nel marzo 1990 Langer aveva preparato una bozza di sintesi per un manifesto dei Verdi europei (mai approvata a causa delle opinioni differenti di vari eurodeputati) che dichiarava un appoggio convinto all’unificazione della Germania e illustrava già sinteticamente tutte le indicazioni per orientare in senso federalista la politica dei Verdi al Parlamento europeo: richiesta di conversione ecologica basata sull’autolimitazione, Germania unita per un’Europa unita, democratica, pluri-nazionale, regionalista e federalista; sviluppo della Comunità europea in comunità pan-europea; smantellamento dei blocchi, ritiro di truppe straniere e smilitarizzazione delle politiche di sicurezza per un’Europa pacifica e pacificatrice; opportunità nel creare una civiltà della sufficienza e della misura e cooperazione, limitazione dei danni, reciprocità e integrazione tra Est e Ovest, evitando la “sudamericanizzazione” dell’Est (cancellazione debiti finanziari ecc.); processo di allargamento dell’UE graduale ma certo e unione “dal basso”; Europa partner solidale del Sud del mondo; costituzione di un Parlamento verde d’Europa come forum permanente per la costruzione europeista delineata (“un’Europa ecologica, pacifica, democratica, non-violenta, solidale, libertaria, giusta e fraterna”), Cfr. ID. Per un manifesto dei Verdi europei, Berlino, 1990, in ID., Vie di pace…, op. cit., p. 389.

(76) A. LANGER, E' sufficiente il Comitato delle Regioni?, “Europaregioni”, anno XV, n. 1, 7 gennaio 1994, p. 2.

(77) A. LANGER, Regioni ed integrazione europea, Trento, intervento alle riunioni dei Consigli regionali e provinciali del nord-est su “Regioni ed integrazione europea”, novembre 1990, in ID., Vie di pace…, op. cit., p. 334.

(78) Ibid., p. 335.

(79) A. LANGER, L'Unione Europea bussa alle porte. Davvero a Maastricht si può dire solo sì?, in “Azione Nonviolenta”, n. 12, dicembre 1992, pp. 4-7.

(80) A. LANGER, L’Unione Europea del dopo Maastricht, in “Verdeuropa”, n. 2, maggio 1995, p. 4; (relazione su “L’allargamento dell’Unione Europea” per il Convegno dei verdi europei in preparazione della Conferenza Intergovernativa, Bruxelles, Parlamento europeo, 31 marzo-1° aprile 1995); per la versione in tedesco Cfr. ID., Über die Ausweitung der Europäischen Union, in ID., Die Mehreit der Minderheiten, op. cit., pp. 104- 116. In questo testo vengono affrontate complessivamente le future sfide in vista della riforma del Trattato di Maastricht: erano innanzitutto ribadite la necessità di incisive riforme decisionali conferendo maggiori poteri al Parlamento europeo e di un’apertura dell’Unione europea a tutto il continente europeo evitando le “sale d’attesa” per l’allargamento a Est. Inoltre Langer sosteneva una comune politica estera di sicurezza e di pace, una politica di moderazione della crescita economica per operare un risanamento sociale ed ecologico ad Est e, salvaguardando le conquiste dell’«acquis communaitaire» raggiunto, l’accelerazione di un’integrazione non solo limitata al piano statuale e istituzionale ma anche promossa a livello civico e attraverso la cooperazione inter-regionale trans-confinaria con una particolare attenzione nei confronti della politica mediterranea; Cfr. Ibid., p. 6. Il periodico “Verdeuropa” uscì per la prima volta nel gennaio 1995, edito dalla associazione “Pro europa” di Bolzano fondata da Alex Langer, come organo di stampa informativo sperimentale del Gruppo dei Verdi al Parlamento europeo a servizio dell’integrazione europea.

(81) La proposta di Corpi civili europei di pace fu avanzata da Langer con il collaboratore Ernst Gulcher; fu oggetto di una relazione del Parlamento europeo nel 1995 e poi di una raccomandazione del febbraio 1999, frutto principalmente di Bergamaschi, Gulcher e Truger, collaboratori del Gruppo Verde a Parlamento europeo, Cfr. “Azione nonviolenta”, ottobre 1995, pp. 11-13; P. BERGAMASCHI, Istituire un Corpo Civile Europeo di Pace. Una buona idea che prende Corpo…, “Azione Nonviolenta”, marzo 1999, pp. 10-13. Sulle prospettive di sviluppo di questa e altre proposte per la sicurezza europea intesa in senso multidimensionale Cfr. A. ROSSI, F. TULLIO, Sicurezza europea e gestione costruttiva dei conflitti. Ruolo e strumenti della società civile, in “Europa Europe”, anno X, nn. 2-3, 2001, pp. 219-224. Sull’impegno di Langer per la pace si veda il commovente ricordo di Lucia Zanarella: L. ZANARELLA, Quale raccordo fra Peace-Keeping istituzionale e intervento di base, in La diplomazia è nostra. Spazio e ruolo dei cittadini nella risoluzione dei conflitti internazionali, Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR), Padova (a cura di), op. cit., pp. 63-64.

(82) Cfr. A. LANGER (a cura di), I Verdi in Europa, (intervista-colloquio tra Alexander Langer e Claudia Roth co-presidenti del Gruppo Verde al Parlamento Europeo, 20 giugno 1995) in La via verde. Programma d'azione e progetto dei verdi italiani, Firenze, Passigli, 1995 (supplemento a “Notizie Verdi”, anno V, n. 13, 1995), pp. 118-119. Su posizioni europeistiche si riconoscevano invece, come già accennato, la maggioranza dei verdi italiani, belgi, olandesi e finlandesi; Cfr. anche Alex Langer e la speranza federalista. Un ricordo di Langer, in “MFE-zine”, luglio 2000 (mensile informativo del Movimento federalista europeo on-line).

(83) La Fondazione Alexander Langer Stiftung - ONLUS, costituita grazie al sostegno economico di più di duecento persone e da una trentina tra associazioni, fondazioni, comitati e riviste, è sorta con l’obiettivo di continuare l’opera di Langer attraverso l’aiuto a gruppi e singoli disposti a mantenere viva la sua eredità e l’impegno civile, culturale e politico da lui testimoniato, la promozione della difesa dei diritti singoli e dei gruppi minoritari contro ogni discriminazione di natura economica, religiosa, razziale, sessuale, lo stimolo alla ricerca di soluzioni democratiche e giuste ai bisogni e ai conflitti che attraversano le società, la promozione di riflessioni e azioni concrete in direzione di una conversione ecologica dell’economia, del lavoro e degli stili di vita. Nata il 4 luglio 1999 e riconosciuta con decreto dal Ministero dei beni Culturali del 18 novembre 1999, nonché iscritta al registro delle organizzazioni di volontariato della Provincia di Bolzano con decreto del 24 agosto 2000, ha sede in via Portici/Lauben 49, Bolzano. Tra le sue attività principali compaiono l’assegnazione di premi e borse di studio a persone e gruppi impegnate nelle finalità esposte, la promozione di eventi culturali, forme di cooperazione e di volontariato, la raccolta e l’archiviazione volte a rendere fruibili al pubblico scritti e materiali di Langer, nonché l’assistenza per ricerche e tesi di laurea sul politico sudtirolese. Ogni anno un Comitato scientifico e di garanzia assegna il Premio internazionale “Alexander Langer” (di lire venti milioni), istituito nel 1997 e dal 1999 inserito nell’ambito del Festival “Euromediterranea” organizzato dalla Fondazione, che è stato conferito a persone di varie nazionalità impegnate nella prevenzione dei conflitti e nella lotta per i diritti umani: l’algerina Khalida Messaoudi (1997); le ruandesi Yolande Mukagasana, dell’etnia tutsi, e Jacqueline Mukansonera, dell’etnia hutu (1998); i coniugi cinesi Ding Zilin e Jiang Peikun (1999), la serba Natasa Kandic e la kosovara Vjosa Dobruna (2000) e infine il palestinese Sami Adwan e l’israeliano Dan Bar-On); Cfr. Fondazione Alexander Langer Stiftung, Bolzano, 1° ed., maggio 2000, (libretto aggiornato nel giugno 2001 e stampato anche in lingua tedesca, inglese e francese e con contenuti parzialmente diversi con testi di Langer, documenti e statuto della fondazione, scritti dei premiati e motivazioni dei premi). Per ulteriori informazioni sulla fondazione è disponibile il sito www.alexanderlanger.org.

(84) Lo slogan è stato ripreso da Adelaide Aglietta come titolo della propria campagna elettorale per le elezioni europee del 1994, quando si fece sostenitrice di una costituzione federale per l’Europa.

di: Alessio - Silvia

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