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At 8,26-40: All'incontro dello straniero

Gennaio 2008, GIM Bologna

All'incontro dello straniero

At 8,26-40

NOTA STORICA E GEOGRAFICA

Il capitolo 8 degli Atti è il primo capitolo della missione oltre frontiera, e racconta l’inizio dell’evangelizzazione dell’Africa. Esso ha come protagonista Filippo, che prima di Paolo, è missionario presso i pagani. Una missione che “nasce dal basso”, poi confermata dall’arrivo degli Apostoli.
Come sappiamo Luca articola il suo racconto sulla Chiesa primitiva basandosi sull’ultima parola di Gesù ai suoi discepoli prima di salire al cielo: “Riceverete forza dallo Spirito Santo… sarete miei testimoni in tutta la Giudea, la Samaria e fino agli estremi confini della terra…” (Atti 1,8).

Di fatto gli Atti degli Apostoli descrivono in sequenza ordinata la crescita e la diffusione della Buona Novella sotto la guida dello Spirito.
Atti 1–7 descrive la predicazione degli apostoli e la crescita della comunità cristiana in Gerusalemme.
Atti 8–12 sottolinea soprattutto la diffusione del vangelo in altre parti della Giudea e in Samaria (e la vicina Siria).
Atti 13–28 tratta l’espansione del cristianesimo fino alla fine della Terra, specialmente in Asia Minore, Grecia e alla fine Roma, la capitale e la più grande città dell’impero romano.

In Atti 8,26-40, abbiamo il primo caso di conversione di un gentile; segna l’inizio della missione ad gentes della prima comunità cristiana.
Il ritmo della narrazione segue lo schema del cammino cristiano: incontro, annuncio, catechesi, battesimo.
L’ esegeta Eplanettier rileva anche che l’episodio di Filippo e l’eunuco richiama quello dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35).

Filippo, “evangelista” (At 21,8), fu uno dei “sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza” (At 8,4; 21,8), scelti dagli apostoli e chiamati poi tradizionalmente “diaconi” perché nel contesto si parla del “servire” (diakonéin; 8,3).
Candace era il titolo dato alle regine etiopiche, scambiato poi come nome proprio. Il regno dell’Etiopia, chiamato Kush, si estendeva a sud dell’Egitto nell’attuale Sudan e aveva per capitale Meroe.
Gaza: L’antichissima città sorgeva su una collina, a 3,5 km dal mare, a 100 km da Gerusalemme. Nel 96 a.C., il re ebreo Alessandro Ianneo l’aveva conquistata, massacrandone tutti gli abitanti e facendo della città un deserto, per cui si diceva “Gaza la deserta”, anche quando, ricostruita verso il 57 d.C., fu ripopolata
Azoto (Ashdod), assieme a Gaza, da cui distava 30 km, era una delle cinque grandi città filistee, ove un tempo era stata trionfalmente deposta, nel tempio di Dagone, l’arca della  nuova alleanza, presa agli Israeliti (cf. 1Sam 5,1-2).
Cesarea: città ricostruita da Erode il Grande sulle rovine di un’antica città fenicia e dal re stesso dotata di un porto artificiale, era diventata dal 6 a.C. la residenza ufficiale del procuratore romano di Giudea.

CONTESTO BIBLICO

Un angelo del Signore parlò…- L’obbedienza pronta e senza proferir parola di Filippo (27) richiama quella di Abramo (Gen 12,12,1-4). Il suo “levarsi” per andare ad annunciare richiama quello di Maria (Lc 1,39).
Filippo sarà chiamato da una parte ad  OBBEDIRE fedelmente mentre, dall'altra come vedremo, sarà chiamato a prendere l'iniziativa dinanzi a situazioni nuove e inattese.
A mezzogiornostrada deserta l'espressione greca, cosi come il letterale italiano del resto, può essere interpretata come indicazione geografica (= a sud) , oppure come indicazione temporale (=a mezzodì). Delle due la più inedita sarebbe quella temporale e sottolineerebbe fortemente la caratteristica della stranezza della richiesta dell’Angelo. Non ci si mette per strada a mezzogiorno in quei posti del mondo!
Anche la strada deserta evoca lo stesso scenario. Viene chiesto a Filippo di andare dove nessuno andrebbe per incontrare qualcuno: su una strada deserta! In fondo ci viene suggerito “chi” ha in mano veramente la storia. Non siamo noi con le nostre programmazioni che possiamo “far avvenire” l'incontro tra una persona e Dio!
L'angelo è colui che “mette in relazione”.

Un uomo Etiope… Candace, regina degli Etiopi… si ha qui forse il primo riferimento alla autenticità della realizzazione del mandato di Gesù in At 1,8: …fino agli estremi confini della terra.
Eunuco, ufficiale di corte… sovrintendente dei tesori… L`insistere per 5 volte sul termine eunuco è importante perché designa una categoria sociale esclusa dalla possibilità della piena ammissione al popolo di Dio (cf.Dt 23,1). Eppure Is 56,3-7 mantiene aperta la speranza “escatologica” anche per loro e per i non etnicamente israeliti di poter far parte del popolo di Dio.
…venuto per il culto a Gerusalemme… leggeva il profeta Isaia… Questo eunuco ci è presentato come un uomo osservante e interessato con passione all`interno della fede ebraica. Luca lo inserisce narrativamente nell'orizzonte dei “credenti” ebrei che si interrogano sulla propria fede. È una persona in “ricerca”.
Si capisce  cosi che, se anche questo sarà un passaggio importante di apertura nel cammino della Buona Notizia, altri passi saranno da compiere, fino a giungere, tra molti capitoli e solo con Paolo al pagano completamente sganciato dalla fede ebraica.
Disse allora lo Spirito a Filippo… ancora una volta viene indicato direttamente “dall'alto” quale debba essere l'oggetto dell'attenzione di Filippo. Egli deve “avvicinarsi e raggiungere” il carro dell'eunuco.

Quando Filippo arriva vicino al carro e incontra l’eunuco che legge le Scritture si accorge con sorpresa che non è chiamato a cominciare un lavoro, ma a coronarlo, non a seminare, ma a raccogliere i frutti. Dio lo ha preceduto e gli ha preparato la strada. La missione non è una attività a senso unico, ma un incontro. Lo Spirito lavora su due fronti, i missionari e i destinatari.

“Come posso capire se nessuno mi istruisce?” C’era già abbastanza da meravigliarsi che un alto ufficiale etiope stesse leggendo il Libro di Isaia tornando a casa dalla sua visita a Gerusalemme. E ancora più sorprendente è il fatto che fosse pronto ad accettare che un semplice passante, Filippo, fosse stato inviato da Dio per illuminarlo. È essenziale che ci sia qualcuno che spieghi, qualcuno disposto ad annunciare con la sua vita!
…esortò Filippo a salire e a sedere insieme a lui… Anche l'evangelizzatore, colui che è chiamato a portare la Buon Notizia deve condividere lo stile di Gesù che si siede insieme alle persone per dialogare con loro. È lo stile di chi va a condividere la strada, la sedia nel carro con chi è alla ricerca (come Gesù con i Pubblicani, i peccatori…) .Non è lo stile di chi invita le persone a sentire una bella predica, lo stile di chi invita a venire in chiesa, ma lo stile di chi si attiva dinamicamente. Vediamo infatti:

Angelo del Signore: - "alzati e cammina"
Filippo: alzatosi si incamminò;
Spirito: - "avvicinati e raggiungi"
Filippo: avvicinandosi di corsa
Eunuco: esortò a salire e a sedere insieme con lui
Filippo:
lo fece!

I movimenti di Filippo sono sempre OBBEDIENZA all`ordine/invito di qualcun altro! Ma questa obbedienza ha un riferimento che è sempre quello di At 8,5 …cominciò a predicare il Cristo (il Messia). Filippo è invitato e chiamato ad obbedire, ma i passi da percorrere per l`incontro sono una sua iniziativa personale.
Il passo della Scrittura che stava leggendo era Is 53,7.8. La maggioranza dei commentatori pensa che Luca abbia citato solo una parte del brano (Is 52,13-53,12) volendo centrare l`interesse  sull'annuncio delle sofferenze del Servo, identificato con Gesù nella Sua Passione-Morte-Risurrezione.

Allora Filippo prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura gli annunziò la buona novella di Gesù… La prima cosa importante, allora, è che ci deve essere qualcuno che spieghi. La seconda è che l’evangelizzatore parta da dove il richiedente è: dai suoi dubbi e i suoi sogni, i suoi problemi nella vita, il suo umore, il suo livello di comprensione, i desideri del suo cuore, le sue conformazioni culturali, i limiti del suo orizzonte e i suoi progetti.
Filippo annuncia Gesù all`eunuco. Gesù come colui di cui questo brano di Isaia parla è la Buona Notizia per questo eunuco. La Buona Notizia non è cioè che quello che il profeta aveva annunciato si è compiuto in Gesù, ma che Gesù stesso è la Buona Notizia per questo uomo.

…discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'Eunuco… anche il sacramento come tutto il resto dell'annuncio è condivisione. Entrambi sono “inmersi” e “da dentro” Filippo battezza l'eunuco: condivisone totale!

At 8, 39-40: si mostrano le due situazioni dopo il battesimo:

  •  l'eunuco non ha più bisogno di Filippo e può continuare da solo la sua strada perché adesso è battezzato ed è pieno di gioia. La Buona Notizia è  tale solo se produce nel cuore gioia! Interessante la libertà di cui questo testo è l`espressione. La tradizione cristiana infatti vede l`eunuco  come il primo missionario nella sua terra.
  •  Filippo  ha svolto il suo compito con l`eunuco ed è ora libero per l`annuncio altrove. L’eunuco non vide più Filippo e continuò il suo viaggio nella gioia. L’evangelizzatore non instaura relazioni di dipendenza. Lavora per la gioia dei suoi fratelli e sorelle. Può scomparire, ma il fuoco continua a bruciare, può andarsene, ma la gioia rimane nel cuore di coloro che hanno ricevuto la Buona Notizia.

Questa gioia si diffonde, si comunica, ha una dimensione comunitaria. Già nella comunità di Gesù abbiamo l’episodio dei discepoli che ritornano dalla missione, raccontano con gioia a Gesù e agli altri le meraviglie che Dio ha compiuto attraverso di loro (cf. Lc 10,17).  La stessa esperienza accade ai primi cristiani nella comunità di Gerusalemme (At. 15,3).  Anche oggi, gioia e spirito di famiglia devono caratterizzare ogni comunità cristiana.

L`IMPORTANZA DEI TEMI DEL NOSTRO BRANO

  1. Come abbiamo già detto, il primo dato da sottolineare è l`ulteriore passo in avanti nei destinatari dell'annuncio della Buona Notizia. Da Gerusalemme siamo usciti per rivolgerci ai samaritani e ora a un etiope.
  2. Un altro punto importante è il sottolineare sempre più come l`adesione a Gesù non sia un fatto etnico, ma individuale. Non sono i “lontani” come categoria  sociologica ad essere coinvolti in questo brano, ma una persona “lontana” con la sua storia.
  3. Questo avviene per volontà del Signore e non per un progetto studiato e programmato da parte della comunità. È questo il disegno di Dio in ordine all'annuncio: la sua apertura alle genti deve poter superare qualunque barriera. Questo incontro potrà essere possibile solo se Filippo “obbedirà” alla richiesta strana, inattesa “dell'angelo del Signore”.
  4. Il quarto punto è un forte insegnamento  sul valore della Bibbia e sui criteri che permettono di leggerla per la comunità cristiana. Gesù  Cristo è diventato l'unico criterio ermeneutico  per poter comprendere il suo significato.

PISTE DI ATTUALIZZAZIONE

Essere eunuco e Filippo insieme. Se ci sentiamo coinvolti nella stessa avventura dell’annuncio che visse Filippo, non potremmo esserlo davvero se dimentichiamo che anzitutto noi siamo l’eunuco, la persona che la misericordia di Gesù ha raggiunto, mediante dei Filippo. Noi, legni secchi, resi dalla morte del Giusto innocente, legni verdi per Dio. È lo stupore permanente di questa scoperta che ci darà la visione della vita come riconoscenza, come misericordia da condividere. In permanenza restiamo eunuchi, le domande rimangono nell’inoltrarci del mistero di Gesù, che mai avremo conosciuto appieno. Essere chiesa è vivere questa reciprocità: lasciar salire altri sul nostro carro e disporci a salire su quello dei nostri fratelli e sorelle, spinti dallo stesso Spirito.

PISTE DI RIFLESSIONE

  1. Che cosa dice questo testo alla realtà che tu vivi?
  2. Hai incontrato dei “Filippo”? Hai incontrato degli “Etiopi”?
  3. C’è chi dice che oggi la domanda è spenta e che occorre anzitutto suscitarla. Che ne pensi?

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