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At 9,1-22: Perseguitati come Gesù

Gim1, Padova, febbraio 2008

PERSEGUITATI COME GESU’
(At 9,1-22)
Già abbiamo incontrato Saulo, o Paolo, in un’altra scena, al cap. 7, dove viene narrato il martirio di Stefano. Tra la folla, che approvava la morte del diacono testimone di Gesù, c’era anche lui.
Chi era  Paolo?
Era un giovane, proveniente dalla città di Tarso, quindi di estrazione urbana, di famiglia agiata, dato che aveva potuto comprarsi la cittadinanza romana, ebreo, allevato alla scuola di Gamaliele (At 22,3) a Gerusalemme, con una formazione di livello superiore.
Un giovane quindi che si colloca tra l’elite della società, con davanti a sé un futuro promettente e la possibilità di una carriera brillante.
Religiosamente è un ebreo praticante, irreprensibile nella più stretta osservanza della Legge (Fil 3,6; At 22,3), “pieno di zelo per le tradizioni dei miei padri” (Gal 1,14). Per difendere quelle tradizioni arrivò a perseguitare i cristiani, considerati eretici.
Difendeva la Tradizione dei suoi padri, che per lui significava la più stretta osservanza della Legge. Ci sono regole da rispettare, orari, riti, parole, gesti, ….. tante cose con l’unica finalità di essere GIUSTI di fronte a Dio.
L’entrata di Gesù nella sua vita rivoluzionerà però la sua vita!!!

1. La caduta sulla via di Damasco
Paolo aveva all’incirca 28 anni. Aveva potere e prestigio. In nome del Sinedrio comandava la persecuzione contro i cristiani. Chiese l'autorizzazione per perseguitarli anche a Damasco nella Siria, a più di 200 km di distanza (At 9,1-2; 26,9-12). Sette giorni di viaggio. Mentre si dirigeva verso Damasco, all'improvviso, appare una luce. Paolo cade a terra e ode una voce: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,4).
Paolo stava perseguitando la comunità dei cristiani; ma Gesù domanda: «Perché mi perseguiti?». Gesù si identifica con la comunità! Mettendosi al lato del perseguitato disapprova il persecutore.
Paolo sembra il Tizio che ha preso l’autobus pensando di poter andare fino alla fine del viaggio. Ma, all'improvviso l’autobus si ferma e il conducente grida: «La corsa è finita! Tutti a terra!». L’autobus si ferma, ma il passeggero deve continuare il suo viaggio. Paolo dovette scendere. Inaspettatamente si ritrovò solo, senza direzione, perso nel mezzo della strada, già vicino a Damasco.
La caduta sulla strada di Damasco costituì lo spartiacque nella vita di Paolo, che lì si divise in prima e dopo. L'entrata di Gesù in essa non fu pacifica; al contrario, fu una violenta tempesta. La Bibbia usa alcune immagini per descrivere quello che avvenne: due di Luca-Atti per suggerire la similitudine tra Paolo e i profeti, e due dello stesso Paolo.
  1. Caduta. Dio non chiese permesso: entrò senza bussare e lo buttò a terra (At 9,4; 22,7; 26,14). Come Geremia, Paolo poteva dire: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e mi hai buttato a terra» (Ger 20,7). Caduto a terra, egli si arrende. Il cacciatore è stato colpito, vinto. È da questa immagine della caduta che nasce l'espressione «cadere da cavallo». Non ci sono cavalli nella storia della conversione di Paolo. C'è solo la caduta. Molto più violenta di una caduta da cavallo!
  2. Cieco. Una luce ravvolse (At 9,3). Come Ezechiele, Paolo cadde a terra quando vide la luce della gloria di Dio (Ez 1,27-28). Luce tanto abbagliante che egli rimase cieco. E cieco rimase tre giorni e senza mangiare ne bere (At 9,8-9). Sono i tre giorni di tenebre e morte che precedono la risurrezione. S'invertono i ruoli. Il comandante dovette essere condotto per mano dai suoi sottoposti (Àt 9,8). Paolo ricominciò a vedere solo quando Anania gl'impose le mani e disse: «Saulo, fratello mio!» (At 9,18). Risuscitò nell'istante esatto in cui fu accolto nella comunità come fratello! Morì il persecutore, risuscitò il profeta!
  3. Aborto. L'immagine è dello stesso Paolo che dice: «Ultimo fra tutti apparve anche a me, come a un aborto» (ICor 15,8). La sua nascita in Cristo non fu normale. Dio lo fece nascere usando la forza. Paolo fu strappato dal suo mondo come si tira fuori un figlio dal ventre di sua madre col taglio cesareo.
  4. «Sono stato catturato!». Anche questa immagine è di Paolo. Egli dice: «Mi sforzo per catturarlo, così come io stesso sono stato catturato da lui» (Fil 3,12). È come se Dio stesse correndo dietro a Paolo con una corda di cowboy in mano, e all'improvviso lo accalappiasse per il piede e lo stendesse a terra.
Caduta, cecità, aborto, cattura! Queste immagini parlano da sé. Lasciano trasparire l'esperienza che Paolo visse. Suggeriscono la rottura che avvenne. Manifestano il fallimento del sistema in cui egli viveva. Apparve il niente di Paolo, da dove nascerà il tutto di Dio! «Senza di me niente potete fare» (Gv 15,5). «Tutto posso in colui che mi da forza» (Fil 4,13).

2. Rottura e continuità
La prima impressione fu di rottura. Tutto cadde in pezzi: l'ideale che egli alimentava nella vita; la sua osservanza della Legge; il suo sforzo per conquistare la giustizia e arrivare a Dio; in una parola, tutto quello che aveva appreso e vissuto fin da bambino. Crollò il mondo nel quale viveva. Ma nel momento stesso della rottura riapparve il volto di Dio che gli dirigeva la parola: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,4). Il Dio di prima stava con lui dopo. Dio, più grande della rottura, stabilì la continuità.
Lì, nella strada di Damasco, all'improvviso, senza nessuno sforzo da parte sua, Paolo ricevette gratuitamente proprio quello che tutto il suo sforzo di 28 anni non era riuscito a conseguire, cioè la certezza che Dio lo accoglieva e lo giustificava (Rm 3,19-24). Dio gli mostrò il suo amore quando lui, Paolo, stava comportandosi come «blasfemo, persecutore e insolente» (1Tm 1,13; 1Cor 15,9; Gal 1,13; cfr. Rm 5,7-8; 2Cor 5,19). La grazia fu più grande del peccato (1Tm 1,14; Rm 5,20). Quella esperienza della bontà di Dio fu una luce tanto forte che Paolo rimase cieco. Essa non entrava nell'idea che egli aveva di Dio e provocò la rottura. A partire da quell’esperienza, Paolo non confida più in quello che egli fa per Dio, ma solo in quello che Dio fa per lui. Non ripone più la sua sicurezza nell'osservanza della Legge, ma nell'amore di Dio per lui (Gal 2,20-21; Rm 3,21-26). Gratuità: questa fu l'esperienza di Paolo sulla strada di Damasco, che rinnovò da dentro tutto il rapporto con Dio.
Da qui in avanti, quell’esperienza della gratuità dell'amore di Dio segnerà l'orientamento della vita di Paolo e lo sosterrà nelle crisi che verranno. Essa è la nuova fonte della sua spiritualità, essa fa sgorgare in lui una «potente energia» (Col 1,29); energia molto più forte e molto più esigente della sua volontà precedente di osservare la Legge e di conquistare la giustificazione. Prima, Paolo guardava verso un Dio distante e cercava di raggiungerlo attraverso l'osservanza della Legge e della tradizione degli antichi; pensava solo a se stesso e alla sua propria giustificazione. Ora, sentendosi accolto e giustificato da Dio, può dimenticarsi di se stesso e della sua personale giustificazione per pensare solo agli altri e servirli attraverso la pratica dell'amore «che è il pieno compimento della Legge» (Rm 13,10; Gal 5,14).
Così, dentro la stessa esperienza di rottura, risplendette per Paolo la certezza che Dio continuava a essere presente in lui. La rottura avvenne affinché il progetto di Dio potesse avere la sua continuità «secondo le Scritture» (1Cor 15,3; At 17,2-3; 18,28). La conversione a Cristo rappresentò un cambiamento profondo nella vita di Paolo, ma non al punto di passare da un Dio a un altro. Paolo continuò ad essere fedele al suo Dio. Continuò ad essere fedele anche al suo popolo. Diventando cristiano non cessava di essere ebreo. Al contrario! Diventava più ebreo di prima, poiché fu la volontà di essere fedele alle speranze del suo popolo che lo portò ad accettare Gesù come Messia. Riconobbe in Gesù il Sì di Dio alle promesse fatte al suo popolo nei tempi passati (2Cor 1,20). E così dovrà avvenire sempre: la fedeltà al vangelo deve portare a una maggiore fedeltà verso il nostro popolo.

Una nuova fonte di spiritualità: bere al proprio pozzo
A questo punto è conveniente ricordare una cosa molto importante. L'esperienza che Paolo fece di Gesù non gli piovve addosso dal cielo; al contrario, gli venne attraverso la mediazione di persone concrete:
•    Stefano (At 7,55-60),
•    Anania (At 9,17),
•    Barnaba (At 9,27; 11,25; 13,2; 1Cor 9,6)
•    Eunice e Loide (2Tm 1,5),
•    Timoteo (Rm 16,21; 1Ts 3,2-6; 1Cor 16,10; 1Tm 1,2),
•    Pietro, Giacomo, Giovanni (Gal 2,9),
•    Febe la diaconessa (Rm 16,1),
•    gli sposi Priscilla e Aquila (At 18,2.18; Rm 16,3; 1Cor 16,19),
•    Lidia (At 16,14-15.40), e tanti altri amici e amiche.
La spiritualità non è un trattato di belle idee da meditare, ma l'esperienza concreta di Dio e di Gesù nella comunità e nella lotta del popolo. La spiritualità non passa nei fili dell'alta tensione, distanti dalle case della gente, ma attraverso i fili delle relazioni domestiche, dentro le pareti delle esperienze umane: amicizia, soccorso, lotta, conflitto, sofferenza, tensioni, amore...
L'esperienza fatta sulla strada di Damasco schiuse la sorgente nell'intimo di Paolo, e l'acqua sgorgò formando molti rivoli che inondarono la sua vita. Essa è come un diamante sfaccettato che riceve la luce del sole: rifrange la luce con i colori dell'arcobaleno e rivela così la bellezza e la ricchezza tanto del diamante come della luce che lo investe. La luce è Dio che si fece presente nella vita di Paolo. Il diamante è l'esperienza di Gesù risorto. Queste due ricchezze e bellezze si fecero sempre più evidenti, col passare degli anni, nella vita di Paolo. Esse si trovano conservate nelle sue lettere come fotografie nell'album di famiglia. Ogni tanto è bello aprire l'album per vedere e meditare sulle fotografie; è bello guardare attraverso la finestra del testo e scoprire che è uno specchio.

PER LA RIFLESSIONE:

1.    Anche tu sei chiamato a “bere al pozzo” delle tue esperienze, dei tuoi incontri. Qual è la tua esperienza personale di Gesù di Nazareth? C’è stato un incontro, una “conversione”?
2.    “Io sono Gesù, che tu perseguiti”: le nostre scelte quotidiane, nel mangiare, nel vestire, nell’uso del tempo e delle cose, condannano a morte i ¾ dell’umanità, perseguitano Gesù. Che passi pratici puoi fare già ora per “far scendere i crocifissi dalla croce”?
3.    Anania è per Saulo un “accompagnatore spirituale”: si avvicina, accoglie, aiuta Saulo a vedere cosa sta succedendo in lui. Ti stai facendo accompagnare? Se sì, che frutti ne stai ricavando? Cosa “vedi”? Cosa ti provoca?
 

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