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Gim Pesaro (aprile 2005): Profumare la Vita

PROFUMARE LA VITA

Catechesi del I Gim Pesaro - Aprile 2005

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Quello che oggi ci aspetta è un brano lungo e complesso: pieno di personaggi, di frasi provocatorie, di contraddizioni, di domande lasciate in sospeso. La sfida nell’ascoltarlo è capire cosa voleva dire la comunità di Giovanni quando ha scritto questo testo. Per questo  cominciamo col riprendere in mano il cammino fatto finora. Vita piena per tutti!: il sogno di Dio in sette segni, così si potrebbe riassumere il Vangelo di Giovanni per come lo stiamo leggendo noi. Vita piena è:

  • la festa a Cana di Galilea

  • la guarigione che raggiunge anche i lontani e i potenti (il figlio del funzionario regale)

  • alzarsi e venire fuori dalle proprie paralisi (alla piscina di Betesda)

  • condividere tra tutti (la divisione dei pani)

  • guadagnare la vista (il cieco nato)

  • ... e ora Lazzaro

  • ... e poi Gesù, che muore e risorge!

Lazzaro ci porta al cuore: il mistero della vita e della morte. Un mistero che poi il Vangelo affronta nel lungo racconto della Passione di Gesù. Siamo quindi ad un passaggio molto importante: prima ci eravamo fermati a dei segni ‘parziali’, legati alla gioia, all’incontro, alla salute, alla vista; ora ci vengono rivolte le domande più grosse, sul senso della tua vita, su come affrontare la morte. Il brano su Lazzaro comincia a metterci in crisi: è un passaggio in cui si parla di vita e di morte, di questioni assolute. Dopo i primi capitoli del suo Vangelo, ora Giovanni ci prende a quattr’occhi e ci chiede, all’improvviso: “ma tu finora perchè cerchi Gesù? Chi è Dio per te?”. Dio è uno che chiami in causa per le emergenze o è il centro della tua vita? Con i sette segni che fa nel Vangelo, Gesù non intende rispondere e risolvere i limiti dell’umanità. Gesù non è venuto a mettere una pezza sui nostri vuoti esistenziali, quasi come un “integratore dietetico” dei nostri squilibri!

 

Leggiamo allora il brano: dal Vangelo di Giovanni al capitolo 11, versetti 1-44. è il testo che racconta il segno della Resurrezione di Lazzaro. È pieno di personaggi e sarà importante notare come il segno vero e proprio occuperà solo l’ultima parte del racconto. Prima Gesù vuol far camminare tutte le persone che incontra: li libera dalla paura della morte per portarli a credere nella Vita.

 

La comunità (vv.1-24)

 

·        Betania: è una cittadina che però qui occupa un ruolo simbolico: è il luogo dove Gesù si ritira e dove crea la sua comunità (Gv 10,40-42). Si trova “dall’altra parte del Giordano” ad indicare una rottura con Gerusalemme, una novità rispetto al sistema di allora (che abbiamo visto essere opprimente con le sue leggi).

·        Sorelle… fratello: così che si chiamavano i primi cristiani. Ciò che conta, più che la parentela carnale, è la comune appartenenza alla comunità di Gesù. Una comunità che ha come vincolo l’amore, fondato sull’Amore stesso di Cristo.

·        Signore: in questa comunità Gesù è il Signore. Affermare questo ai tempi delle prime comunità cristiane era pericoloso: il signore era l’imperatore. Gesù viene e presenta una nuova comunità non più fondata sulla violenza e la disuguaglianza (come quella dell’impero), ma sull’amore, sul servizio e sul dono di sé.

·        La Gloria di Dio: è la finalità di questa comunità. La morte non deve più fare paura, non è un limite ma è un passaggio che Gesù infatti non è venuto a eliminare. Chi aderisce a Cristo sa che non deve più avere timore della morte, perché non è la sua fine e tanto meno il suo fine: la nostra esistenza ha come fine la Gloria di Dio, che è l’Uomo vivente, secondo S.Ireneo. Mette però in guardia riguardo alla morte causata dal peccato.

 

La professione di fede di Marta (vv. 25-27)

 

·        Se tu fossi stato qui…: questa espressione di sfiducia indica come la comunità ha ancora un cammino da fare. La morte è vista ancora come la fine di tutto, se ne ha ancora paura: i giudei, legati al sistema, vanno a fare le condoglianze alle sorelle (v. 19); Maria seduta in casa non ha la forza di rialzarsi (v. 20); il ‘rimprovero’ di Marta a Gesù (v. 21); il non vedere in Gesù la Vita, già presente (vv. 23-24).

·        Risurrezione… Vita: Gesù invita Marta a credere che lui ora è la Risurrezione e la Vita. La vita a cui suo fratello è chiamato non è quella dell’ultimo giorno a cui Marta, come altri, era ancora legata (v. 24). Si tratta della Vita piena per tutti… adesso, non domani. La Vita che Gesù comunica è la vittoria sulla morte e sulla paura che gli uomini hanno di lei.

·        Chi crede in me…: credere in Cristo è entrare nella nuova logica, quella del risorto. Non è la logica dell’oppressore, del più forte, del più grande: è una logica di servizio, di dono di sé. Chi accetta, chi crede che Dio stesso s’è messo a servizio dell’umanità, dando loro la sua stessa Vita non può morire. La Vita di Dio entra nell’uomo e la morte non ha su di lui alcun potere. E a colo4o che credono, Gesù promette il dono dello Spirito.

·        Si, Signore, io credo...: è la stessa formula della prima conclusione che Giovanni usa alla fine del suo vangelo. Se prima Marta era legata alla concezione antica di Dio, del messia stesso, ora lei sa qual è il vero oggetto della sua speranza: il Messia, figlio di Dio che da a tutti coloro che credono in lui la Vita che non conosce morte; crede ora nell’amore senza limiti del Padre.

 

Dal dolore alla speranza di Maria

(vv. 28-32)

 

·        Il Maestro è qui e ti chiama: in realtà Gesù non ha detto nulla a Marta, ma lei sa che la Parola di Vita che Gesù le ha trasmesso non la può tenere per sé. Va dalla sorella che, ricordiamolo, è chiusa in casa e non si da pace per la morte del fratello. In casa ha solo il ‘conforto’ dei giudei che sanno solo presentargli delle condoglianze sterili. Gesù le darà la Vita.

·        Si alzò in fretta…: Maria riconosce la chiamata di Gesù, è il Buon Pastore che chiama le pecore ad uscire dal recinto del dolore, della morte per seguirlo sui sentieri e sui prati di Vita.

·        … pensando che andasse al sepolcro per piangere: i giudei che sono con Maria, non comprendono la chiamata di Gesù e tanto meno la risposta di Maria. Per loro va al sepolcro, per spargere nuove lacrime e la seguono. Ma fuori saranno messi a confronto con una realtà, la Vita, che li obbligherà a scegliere

·        Se tu fossi stato qui…: sono le stesse parole di sua sorella. Ripetute in pochi versetti, indicano che sono importanti: al di là del rimprovero, indicano comunque una grande fiducia in Gesù. Gesù non da risposta a voce: la sua risposta è la Vita.

 

La com-passione di Gesù (vv. 33-38a)

 

·        Il Pianto di Maria e dei giudei: la loro fede nelle parole di Gesù non è ancora ben salda e per questo Gesù prova compassione. Prova compassione per quell’umanità che non ha ancora fiducia piena nella Vita, ma si lascia scoraggiare dai segni di morte.

·        Dove l’avete posto?: di chi parla Gesù qui? Di Lazzaro o della speranza, della Vita, della gioia che a volte sembra scomparsa dalle nostre vita?

·        Gesù scoppiò in pianto: il pianto di Gesù non è di sconforto, di disperazione. Attraverso quel pianto, egli manifesta tutto il suo amore per l’amico Lazzaro; attraverso quelle lacrime, Gesù solidarizza col dolore, ma non con la disperazione. La gente se ne accorge, anche se però notiamo che la gente dice: “Vedi come lo amava”, al passato e non si rende conto che Gesù sta amando OGGI, come aveva amato ieri e come amerà domani.

·        Si diresse al sepolcro: l’affetto di Gesù per Lazzaro lo spinge ad andare verso l’uomo rinchiuso nel sepolcro, vuole ridargli Vita, dignità, speranza, gioia di vivere. È lì che egli manifesterà la gloria di Dio (l’uomo vivente)

 

La nuova Vita di Lazzaro (vv. 38b-44)

 

·        Grotta… pietra: termini che richiamano il modo di seppellire i morti nella tradizione ebraica; nella grotta erano stati sepolti i padri e ancora la gente vi viene sepolta. Diverso il sepolcro di Gesù, nel quale nessuno era stato ancora posto. La pietra che da un’idea di pesantezza enorme è come la parola FINE che viene attribuita alla morte. La pietra separa, non lascia entrare la speranza, la Vita e non lascia uscire che vi viene rinchiuso per vari motivi.

·        Togliete la pietra: ecco allora il comando di Gesù. Chiede di fare un grande sforzo: togliere dall’esistenza di ognuno ciò che impedisce alla Vita, alla Gloria di Dio di manifestarsi. È entrare in una nuova logica, quella di Gesù che è venuto perché l’umanità abbia la Vita e l’abbia in abbondanza (Gv 10,10-11).

·        Signore, già manda cattivo odore: puzza, è marcio… Ancora una volta Marta, simbolo della comunità, si trova a dovere mettere a confronto ciò in cui aveva creduto fino ad allora (che la morte aveva l’ultima parola) e ciò che le propone Gesù (Vita piena ora). La realtà del sepolcro e della pietra non sono incoraggianti, anzi tagliano le gambe non danno spazio di Vita e ci si scoraggia.

·        Se credi, vedrai: l’azione di Gesù ha come finalità quella di manifestare la Gloria di Dio: Lazzaro è già amato da Dio, ma Marta non se ne accorge perché la pietra le ostacola ancora il cuore. La fede diventa così la condizione per vedere la Gloria di Dio

 

Tolsero allora la pietra (vv. 41-42)

 

·        Grazie Padre: in questi versetti (41-42) traspare tutta l’intima relazione che esiste tra il Padre e Gesù: i 2 operano insieme, in loro c’è lo stesso amore, la stessa Vita che Gesù vuole ora condividere con l’umanità. Questa sua preghiera mette anche in chiaro che ciò che lui compie non è un suo pallino, ma è il piano stesso del Padre che si sta attuando. Tra i giudei presenti qualcuno l’avrà accusato di bestemmia precedentemente: ora però davanti a questa intima relazione col Padre non può restare indifferente e deve schierarsi.

·        Lazzaro, vieni fuori: il sepolcro non è l’ultima dimora dell’uomo: dovesse essere anche morto fisicamente, la sua vita continua. Il defunto non è morto, la sua vita si rinnova. È il significato dell’Albero della Vita, presente in tante culture africane. Gesù, Buon Pastore, chiama la sua pecora per nome e la invita ad uscire.

·        Legato, bende e sudario: era veramente morto. Esce ma è ancora imbrigliato e ha bisogno di qualcuno che lo liberi: la Vita che Gesù da e che oltrepassa il muro di pietra non è pienamente ristabilita finché gli uomini non sciolgono i legacci con cui hanno imprigionato gli altri.

In sintesi 

Giovanni ci chiede di “guardare con l’olfatto”, è l’unica volta che si fanno riferimenti agli odori. Vediamo un po’ dove la morte emana il suo fetore e dove invece la Vita inebria coi suoi profumi:

Ø      C’è puzza di morte:

  • nel lutto senza speranza: i professionisti del lutto, venuti da Gerusalemme, non sono capaci di consolare Marta e Maria, che ad un certo punto li abbandonano

  • nelle minacce a Gesù, lungo tutto il capitolo

  • nel complotto dei sacerdoti-assassini: “è meglio che muoia un uomo solo per tutto il popolo” e negli interessi dei potenti: salviamo gli equilibri della nostra nazione, non infastidiamo Roma! (vv. 45-53)

Ø      C’è profumo di vita:

  • nell’amicizia tra Marta, Maria, Lazzaro e Gesù

  •  in quei due verbi come scintille di liberazione: “Scioglietelo e lasciatelo andare”... lasciate che torni come amico a stare con me

  • nel gesto di Marta, che si mette a servire a cena, e in quello di Maria, che si butta ai piedi di Gesù per profumarlo.

Chiediti, allora: nella tua vita di adesso, nel tentativo di camminare da discepolo...

-   dove c’è puzza di morte?

-   dove c’è profumo di vita?

-   qual’è la pietra che c’imprigiona?

-   sei pronto/a come amico/a di Gesù a donare la vita fino in fondo con lui? Per chi vuoi vivere? Vuoi vivere di piccoli segni come quelli realizzati finora, oppure ti decidi a vivere in tutto e per tutto con Gesù?

 

 

 

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