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"Non sono nostri i beni che possediamo: sono dei poveri"

Francesco e Katia ci raccontano il weekend GIM1 di Verona che si è svolto a novembre 2017.

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Davvero tutte le comodità che il mondo moderno ci offre hanno reso le nostre vite quotidiane più facili?

Ci possiamo veramente dire contenti, soddisfatti delle nostre vite?

Oppure viviamo un presente che riempie la vita di oggetti ma la lascia povera di relazioni umane e priva di cura reciproca?

L'incontro di novembre del GIM ci ha fatto subito scontrare con questa realtà, dove spesso viviamo riempiti di cose e occupazioni, ma scarni di relazioni, senza momenti dove ci possiamo prendere cura di chi ci è vicino e custodire quanto è a noi prossimo.

Per questo, dopo un momento iniziale dove è stato condiviso quanto più ci ha colpito della "Miniguida al consumo critico e al boicottaggio", è stato importante cominciare le attività con un momento di preghiera, per fermarsi e risvegliare le proprie coscienze, per predisporci ad un'analisi personale e comunitaria riguardante questi quattro grandi argomenti:

  • Come consumiamo?
  • Come mangiamo?
  • Come ci vestiamo?
  • Come ci informiamo?

Il laboratorio del sabato ci ha permesso di verificare, divisi in alcuni gruppi per ciascun argomento, quali sono le nostre abitudini in relazione a queste quattro macrocategorie e di attuare proposte concrete per cominciare a rinnovare situazioni dove il nostro stile di vita, in modo più o meno cosciente, segue le logiche del possesso e dell'accumulo.

 

Sera - Condivisione

Ho visto un malvagio trionfante, sono ripassato ed ecco non c'era più

"Non cadete più nella tentazione del lucro, del razzismo, della guerra; noi faremo il possibile per non cadere nella tentazione dell'odio e della sottomissione." (Dom Pedro Casaldiga, Vescovo, "Padre nostro dei nostri fratelli oppressi").

Quando le logiche del possesso e dell'accumulo diventano la dottrina imperante di un comune, di un Paese, assieme a queste arriva subito la dis-cultura dell'esclusione, dello scarto.

Allora si cerca di modificare subito la struttura sociale di una città, nascono i quartieri "da bene" e i ghetti. Spesso questo processo di divisione, di discriminazione, è accompagnato da altri processi atti a istillare diffidenza e odio nei singoli cittadini e, laddove questo "impero" trova maggiore resistenza, si ricorre anche alle più immorali azioni di squadrismo che minano il vivere pacifico e democratico dei cittadini.

Ogni qualvolta riaffiorano queste realtà generate dalla bestia del nazionalsocialismo non posso fare a meno di pensare a tutti quei movimenti nati spontaneamente per opporsi a questo grande male, cresciuti nel pericolo e nella persecuzione, ma che, dopo molti sacrifici, hanno prevalso.

Per questo voglio concludere questa parte ricordando le parole di un vescovo che si è opposto apertamente e aspramente contro il nazismo: "[...] se non  possiamo combattere con le armi ci resta soltanto un mezzo di lotta: una resistenza forte, tenace, dura. [...] Diventar duri! Resistere! Noi in questo momento non siamo martello, ma incudine. Altri, per la maggior parte estranei e rinnegati, ci martellano, cercano con la forza di sviare il nostro popolo, noi stessi, la nostra gioventù dal retto comportamento verso Dio. Chiedete al fabbro ed egli vi dirà: «Ciò che viene battuto sull'incudine non ottiene la sua forma soltanto dal martello, ma anche dall'incudine». L'incudine non può e non ha neppure bisogno di ribattere, basta che sia resistente, dura. Quando è sufficientemente ferma, solida, dura, allora solitamente resiste più a lungo del martello. Per quanto duramente colpisca il martello, l'incudine sta lì in calma solidità e servirà ancora per molto tempo a dar forma a ciò che deve essere di nuovo forgiato."

 

Domenica

“Non accumulate per voi tesori sulla terra […]; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6, 19-34). Questo celebre passo del Vangelo di Matteo ci ha accompagnato nella riflessione di domenica, in continuità con i temi dei laboratori del giorno precedente. Oltre al Vangelo, nella preghiera del mattino anche un brano tratto da Soldi e Vangelo di padre Alex Zanotelli, dove la provocazione sul tema della tentazione all’arricchimento arriva a toccare la scelta della propria professione: «C’è il dovere etico – scrive padre Zanotelli – di scegliere la propria professione non con il criterio principale di massimizzare il profitto».

Dopo la preghiera in gruppo è stato il momento della riflessione personale, il deserto. Fare deserto dentro e fuori di sé significa rimanere soli a meditare la Parola, sentendola scavare dentro per capire cosa dice a noi stessi, cosa chiede alla nostra vita e al nostro stile di vita.

Per creare questo deserto generatore di possibilità ognuno di noi ha scelto il luogo che riteneva più adatto per meditare. La riflessione è stata guidata da un approfondimento scritto messo a disposizione dall’equipe Gim per approfondire il passo del Vangelo di Matteo, in chiusura del quale ci sono state lanciate alcune provocazioni, basi da cui partire per trovare le risposte verso un nuovo stile di vita: dove sento che sta il mio “tesoro”, cosa mi interessa più di tutto? Che posto occupa per me il bene degli altri? Quale logica mi appartiene di più, l’accumulo o la condivisione? Cosa possiamo fare concretamente per limitare le diseguaglianze e le iniquità tra i popoli?

La risposta a queste domande, individuale, è stata poi confrontata con altri compagni Gim all’interno di piccoli gruppi: ciò che emerso dalla condivisione è stato trasposto su dei cartelloni, illustrati e spiegati agli altri da ciascun gruppo durante l’omelia della Santa Messa, a conclusione delle due giornate.

Domenica pomeriggio abbiamo ascoltato la testimonianza di Gelmino Tosi e Daniela Brunelli, coppia di Avesa (Verona) che ad aprile 2018 ripartirà per un’esperienza missionaria in Sud Sudan dopo quella vissuta 28 anni fa in Tanzania appena dopo essersi sposati. Come allora Gelmino, medico, e Daniela, insegnante, partiranno con l’organizzazione Medici con l’Africa Cuamm.

La loro missione non si è infatti interrotta 28 anni fa: rientrati in Italia con il loro primo figlio, hanno cercato di evangelizzare la comunità più prossima a loro, quella veronese. Gelmino e Daniela hanno contribuito a fondare la commissione diocesana “Nuovi stili di vita”, che promuove un cambiamento di vita a partire da scelte e azioni quotidiane, nella consapevolezza che le disuguaglianze tra il Nord e il Sud del mondo non sono frutto di un destino segnato, ma una conseguenza dello sfruttamento del primo ai danni del secondo, con il depauperamento delle risorse che genera ricchezza (l’accumulo) da una parte a scapito dell’altra.

Tra gli esempi di scelte etiche, Daniela ha parlato dell’acquisto del Fairphone, smartphone nato dall’omonima azienda elettronica olandese che garantisce una catena di produzione trasparente (in primo luogo nella fase di estrazione dei minerali necessari a produrre un telefonino), equa e solidale, non basata sul mero sfruttamento delle risorse. Coerentemente a questi principi, Fairphone propone una serie di pezzi di ricambio per aggiustare col fai-da-te parti che dovessero rompersi o usurarsi.

 

I vostri fratelli Francesco e Katia

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