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Catechesi del GIM1 di Verona, 5 novembre 2017.

"Non Accumulate", Mt. 6,19-34

"Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona."

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena" (Mt 6,19-34).

 

Il contesto

Per comprendere il messaggio di Gesù è importante conoscere la situazione socio-politico-economico-religiosa della Palestina del primo secolo, un paese che non era libero ma faceva parte delle conquiste dell’impero romano come quasi tutte le terre attorno al Mediterraneo.

Per incarico dell’imperatore, la Palestina era governata da un procuratore il quale aveva a disposizione circa 3 mila soldati per reprimere eventuali ribellioni. Inoltre, Roma governava questo territorio tramite l’aristocrazia sacerdotale, che amministrava il Tempio, e le elite locali, attraverso cui succhiava il sangue ai poveri facendo uso di tasse ogni volta più esorbitanti.

Chi non riusciva a pagare e si indebitava fortemente finiva col perdere il proprio campicello, la casa e perfino la propria libertà, finendo in schiavitù lui, sua moglie e i suoi figli. Non è esagerato sostenere che nella Galilea del tempo di Gesù, il 90% della popolazione viveva al di sotto della soglia della povertà; c’era una grande massa di poveri, ciechi, sordomuti, storpi, paralitici, lebbrosi, ecc., i quali non potevano lavorare, e per cui erano costretti a chiedere l’elemosina per sopravvivere. I vangeli ci raccontano che queste persone, oltre che dalla malattia, erano anche colpiti dal disprezzo e dal rifiuto di tutti perché considerati peccatori; la malattia, infatti, era ritenuta un castigo di Dio per qualche peccato commesso dal malato o dai suoi genitori.

È in questa realtà che emerge la figura di Gesù come di un uomo che vive tra la sua gente e ne condivide la resistenza all’oppressione dei poteri forti. In quanto lider di un progetto di rinnovamento popolare, Gesù offre il regno di Dio agli impoveriti per i quali esso significava da un lato,cibo a sufficienza e cancellazione dei debiti, dall’altro dare vita a comunità capaci di vivere mettendo in pratica quei valori e principi di giustizia, cooperazione e solidarietà che vedremo poi espressi in Atti 4,34, espressione tangibile del sogno di Dio.

In particolare, Gesù cercherà di aiutare la gente a prendere coscienza del fatto che il cambio verso una società altra, dove a regnare è lo Spirito di Dio e non quello del mondo, solo può suscitarsi dal basso, solo può venire dalla gente comune che subisce la sopraffazione dei potenti di turno.

 

Il testo

Il testo che oggi noi analizziamo si trova all’interno del lungo Discorso della Montagna con il quale Gesù presenta il “programma” del Regno ai suoi discepoli (Mt 5–7). In questa pericope vediamo confermato lo spirito delle beatitudini (5,1-12): chi si prende cura del benessere dell'altro/a permetterà al Padre di prendersi cura di lui/lei.

Gesù è molto chiaro: la fede nel Padre non si vede da bei attestati di fedeltà alla dottrina, e neanche dal rispetto delle regole religiose, ma dalla capacità di essere generosi, di donare senza calcolo.

vv. 19-21: Cosa significa accumulare tesori nel cielo? Si tratta di sapere dove pongo la base della mia esistenza. Se la pongo nei beni materiali di questa terra, corro sempre il pericolo di perdere ciò che ho accumulato. Se metto la base in Dio, nessuno potrà distruggerla ed avrò la libertà interiore di condividere con gli altri ciò che posso. “Perché là dove è il tuo tesoro, è anche il tuo cuore.

Non accumulare tesori significa essenzialmente abbracciare una austerità solidale, significa farsi poveri ricercando le radici più prodonde della propria esistenza. Diventare poveri in quest’ottica vuol dire avere il coraggio di contestare quelle false utopie dell’economia che corrodono menti e cuori nella nostra realtà storica.

In altre parole, non accumulare è l’invito da parte di Gesù  a fare una scelta storica e concreta al fianco degli impoveriti, affamati e afflitti di questo mondo, dal momento che accostarsi al povero è accostarsi a Gesù misteriosamente presente in lui, luogo teologico della Sua presenza.

Quanti accumulano ricchezze, quanti speculano, quanti agiscono in base alla loro convenienza non credono in Dio, ma confidano nel suo rivale, mammona. Ma Gesù avverte i suoi che la sete di possesso anziché portare serenità è causa di ansia, fonte inesauribile di inquietudine che divora l’animo della persona, così come le tarme e la ruggine consumano i tesori ammassati. La ricchezza infatti è paradossalmente fattore di apprensione, sia perché non sembra mai sufficiente, sia perché si teme il suo calo e la sua perdita.

Per tanto la Bibbia è molto chiara sulla ricchezza; il popolo che Yahweh aveva liberato dall’Egitto sapeva bene che cos’è un impero, che per definizione opprime, sfrutta e ammazza. Quindi la prima cosa che il popolo d’Israele doveva fare era stabilire un’economia di giustizia distributiva, nella quale i beni (che sono sempre dono di Dio), fossero equamente distribuiti fra tutti. Interessante quanto ha affermato il teologo don Chiavacci e mio professore a Firenze nei primi anni ottanta, quando dice che Gesù ci ha consegnato 2 precetti fondamentali di etica economica validi per quanti vogliono essere suoi discepoli. Il primo precetto è: “Non cercare di arricchirti! ”  Il secondo precetto è: “Se hai, hai per condividere! ”.

San Giovanni Crisostomo, ancora nel IV secolo d.C.,  affermava con forza: “Non condividere con i poveri i propri beni è defraudarli e togliere loro la vita. Non sono nostri i beni che possediamo: sono dei poveri.

vv. 6,22-23: La lucerna del corpo è l’occhio. Per capire ciò che Gesù chiede è necessario avere occhi nuovi. Gesù è esigente e chiede molto: è sbagliato accumulare (6,19-21), non si può servire Dio e mammona insieme (6,24), bisogna smetterla di preoccuparsi in ogni momento del cibo e delle bevande (6,25-34). Gesù vuole un cambiamento radicale; vuole l’osservanza della legge dell’anno sabbatico, dove viene detto che nella comunità dei credenti, non ci possono essere poveri (Dt 15,4). La convivenza umana deve essere organizzata in modo tale che una persona non debba preoccuparsi del cibo e delle bevande, dei vestiti e della casa, della salute e dell’educazione (Mt 6,25-34). Ma ciò è possibile se tutti cerchiamo prima il Regno di Dio e la sua giustizia (Mt 6,33). Il Regno di Dio vuol dire permettere che Dio regni in noi e ci coinvolga in un cammino di fraternità, secondo la logica della condividione.

6,24: Gesù è molto chiaro nella sua affermazione: “Nessuno può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire Dio e mammona." Ognuno dovrà fare la propria scelta. Dovrà chiedersi: “Chi pongo al primo posto nella mia vita: Dio o mammona?” Da questa scelta dipenderà la comprensione dei consigli che seguono sulla Provvidenza Divina (Mt 6,25-34).Non si tratta di una scelta fatta solo con la testa, bensì di una scelta di vita ben concreta che ha a che fare anche con gli atteggiamenti.

Dio e “Mammona” sono due padroni assoluti. Essi chiedono di assorbire tutto l’uomo, la sua persona, le sue preoccupazioni, il suo tempo. Non si può quindi contemporaneamente servire l’uno e l’altro. Ricordiamo che in ebraico le parole emunah (= fede) e mammona appaiono imparentate fra loro per la costante della loro comune radice mn, la stessa che poi ritroviamo in quella espressione aramaica molto utilizzata nella liturgia, cioè Amen!

Mamona in qualche modo è la sostanza, la solidità, ciò che dà sicurezza, cioè che è solido e su cui si può costruire: il fondamento.

La parola di Gesù, in questo detto sapienziale, è decisa e dura. In fondo chiede ai discepoli di fare una scelta: non potete tenere il piede in due scarpe, dovete scegliere. O vi fondate su Dio o vi fondate su dell‘altro.  Il verbo adoperato da Gesù è però il verbo servire, adoperato due volte, prima in forma astratta, con una indicazione generale: nessuno può servire a due padroni. In greco per padroni c‘è il termina Kýrios: non potete avere due Signori, non potete servire a Dio, chiamandolo Signore, e contemporaneamente servire ad altri beni, ricchezze, fondamenti, chiamandoli ugualmente Signore. Di Signore ce ne è uno solo, dovete scegliere chi volete servire. È bene pero sapere che chi sceglie mammona distrugge la sua vita e al contempo alimenta un sistema che attualmente è causa di distruzione a tutti i livelli.

Alcuni dati possono aiutarci:

  • l’OXFAM ha affermato che se nel 2010 erano 388 le persone più facoltose del pianeta che detenevano la stessa ricchezza della metà più povera del mondo, nel 2015 sono diventate appena 62; e se nulla cambierà, nel 2020 saranno solo in 11;
  • questo stesso sistema permette che il 10 % della popolazione mondiale consumi il 90 % dei beni prodotti su questo pianeta; e porta a 4 miliardi di persone ad accontentarsi e a vivere con 2 euro al giorno;
  • inoltre, secondo la FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) oggi, nel mondo, c’è quasi 1 miliardo di persone che fa la fame;
  • c’è poi da considerare che se da un lato  ogni anno buttiamo via qualcosa come 1 miliardo e 300 milioni di tonnellate di cibo buono, ogni anno più di 30 milioni muoiono di fame;
  • questo (dis)ordine di cose si mantiene grazie alla fabbricazione di armi che servono per difendere gli interessi dei potenti di turno; a livello globale, nel 2015, la spesa militare ammontava a 1.676 miliardi di dollari, pari al 2,3% del PIL mondiale. Invece per l’Italia la spesa militare ammonta a 23,8 miliardi di dollari, pari all‘1,3% del PIL italiano;
  • inoltre, praticamente tutte le guerre sono frutto di interessi di grandi corporazioni sovranazionali interessate al solo profitto personale;
  • infine, tutto ciò è connesso con il degrado ambientale e le sue conseguenze.

v. 25: Di fronte a questo scenario, il papa Francesco sogna una Chiesa povera solidale con i poveri della terra. Da questo punto di vista dobbiamo leggere il versetto 25 in cui la comunità è invitata a non essere preda dell’affanno dell’accumulo. Gesù non ha bisogno di gente sempre agitata; se si è presi da queste cose, difficilmente, si potrà lavorare per quello che veramente conta per la comunità, vale a dire,  il “Regno di Dio”.

v. 26 - 32: L’immagine degli “uccelli” e quella successiva dei “gigli del campo” sono state spesso fraintese: non sono un invito all’ingenuità e al disimpegno. Gli “uccelli” erano ritenuti insignificanti, ed erano esclusi dalla benedizione dell’ebreo sugli animali; Se gli uccelli “non seminano e non mietono” non significa che non fanno nulla; seguono semplicemente l’istinto, e, l’istinto del cristiano, è seguire il disegno di Dio.

La provvidenza di Dio suppone la collaborazione dell’uomo; gli uccelli non mancano di nutrimento, ma il cibo se lo vanno a cercare (2Ts. 3,6-12). La fiducia totale nel Padre, non toglie l’impegno della comunità per procurarsi i beni necessari. L’invito, quindi, è a impegnarsi nel lavoro quotidiano, senza che questo sia impostato e vissuto sul criterio dell’accumulo, ma su quello della condivisione.Quando la comunità vive e opera con questo obiettivo, tutto il resto sarà dato in abbondanza. Il Regno è rinunciare alla bramosia di possedere e scoprire la gioia del condividere. Se si vive per il bene degli altri, si permette al Padre di prendersi cura dei suoi figli.

v. 33-34: Gesù adesso ci dice di che cosa deve preoccuparsi il suo discepolo: cercare prima il Regno di Dio e la sua giustizia. Il Regno di Dio deve stare al centro di tutte le nostre preoccupazioni. Il Regno richiede una convivenza, dove non ci sia accumulazione, ma condivisione in modo che tutti abbiano il necessario per vivere. Il Regno è la nuova convivenza fraterna, in cui ogni persona si sente responsabile dell’altra.

Oggi, sebbene viviamo dentro un sistema che ammazza per fame, impoverisce sempre più gente, ammazza il pianeta e ci sta portando a un punto di non ritorno, c’è ancora una chance, una speranza di riuscire a ravvivare la speranza nel cuore di quanti si ribellano a tutto ciò. Questo qualcosa è il Regno di Dio e la sua giustizia, che, riassumendo, significa creare relazioni corrette secondo il sogno di Dio; vale a dire, spazii di di equità, solidarietà e fratellanza con tutta l’umanita. Preoccuparsi del Regno e della Sua giustizia è lo stesso che cercare di stabilire una relazione di familiarità con Dio come Padre Nostro e tessere relazioni di fratellanza e sororità con tutti.  Oggi, se vogliamo recuperare la nostra convivialità, dobbiamo ritornare ad incontrarci e a lavorare insieme sulla base del Bene Comune. In questo senso in Italia abbiamo una realtà molto interessante, fatta di piccoli gruppi che si stanno dando da fare; solo gli manca la voglia di unirsi e formare un grande movimento capace di partecipare attivamente ai tavoli di discussione come dovrebbe fare un movimento che ha sviluppato una coscienza politica e si presenta come soggetto politico.

A questo proposito, ricordiamo l’incontro del papa con le organizzazioni popolari a cui ha detto: “voi poveri state dimostrando che è possibile lottare contro l’ingiustizia e per la salvaguardia dei vostri diritti fondamentali; e questo lo state facendo mettendovi insieme”.

Ciò sarà possibile se sapremo ricreare le relazioni con tutto e con tutti. Ricordiamo quanto ci dice il papa: Questi racconti (biblici) suggeriscono che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. L’armonia tra il Creatore, l‘umanità  e tutto il creato è stata distrutta… E questo si può notare oggi nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili e negli attacchi contro la natura (LS 66).

 

Per la riflessione

Con sincerità mi chiedo:

  • Dove sento che sta il mio “tesoro”? Per cosa realmente vivo, cosa veramente m’interessa più di tutto?
  • Che posto occupa per me il bene degli altri, lo spendermi per altro che non sia me stesso e il benessere?
  • Quale logica senti che ti appartiene di più, la logica dell’accumulo o quella della condivisione?
  • Che tipo di chiesa sogno io? E quale sto costruendo?... Come?
  • Qual è il posto di Dio nelle mie scielte quotidiane?
  • Cosa possiamo fare concretamente per limitare le diseguaglianze e le inequità fra i popoli?

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