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Ricordando la Terra Santa

sr. Maria Teresa Traina, 29 gennaio 2009

Verona 29 gennaio 2009

Carissimi tutti e tutte
come va? Vi spero bene!
Sono tornata dalla Terra Santa ormai da più di un mese e mezzo… come vola il tempo!
Tornando mi ero proposta di scrivervi ancora… perché la Terra Santa mi ha segnata! La porto nel cuore con tutta la sua bellezza ma anche con la sua situazione di conflitto!
Poi visto che non l’ho fatto subito mi sono detta che vi avrei scritto dalla nuova Terra Santa che il Signore mi sta donando. Fra due settimane circa partirò per il Congo! Congo altra terra martoriata…

Ma ieri passando per Piazza Isolo mi sono trovata davanti al monumento della Memoria per i tanti morti della Shoah e per tutti coloro che sono morti nei Lager nazisti.
Mentre leggevo la scritta e lo guardavo non ho potuto non ripensare alla Terra Santa di oggi! Non ho potuto non risentire la stessa sofferenza che ho provato spesso in Gerusalemme davanti ai tanti piccoli segni di oppressione che ho visto! Non ho potuto non piangere… rivedere i volti dei tanti palestinesi incontrati e gli sguardi dei tanti militari israeliani incrociati ogni giorno durante il mio soggiorno in Gerusalemme!
Così ho deciso di rifarmi viva e di condividere con semplicità gli ultimi momenti di Terra Santa e le riflessioni che mi sono nate nel cuore ieri…

Ho lasciato Gerusalemme il 5 dicembre con tanta sofferenza e tristezza nel cuore. Non la sofferenza dell’addio ad un posto così caro, ma la sofferenza del popolo palestinese!
Era un venerdì, giorno di preghiera per i musulmani. Io abitavo vicino alla grande Moschea e sono dovuta partire in anticipo perché le strade erano bloccate… non si poteva circolare liberamente nella Gerusalemme antica e su alcune strade principali.

Il giorno prima, ad Hebron, i coloni avevano bruciato diverse macchine e case dei palestinesi, perché il tribunale giudiziario israeliano aveva dato ordine ad una famiglia di coloni di lasciare la casa palestinese che occupavano abusivamente. Questa famiglia non voleva andarsene, in molti coloni erano venuti a sostenerla tanto che alla fine sono dovuti intervenire i militari israeliani.
Per tutta risposta i coloni se la sono presa prima con i militari e poi con i palestinesi.
Ed ecco allora che, temendo una reazione palestinese, Israele ha preso misure di sicurezza: impedire ai palestinesi musulmani al di sotto dei 45 anni di andare a pregare alla Moschea sulla spianata del Tempio… (il giorno dopo, a Roma, ho letto in internet che questo era esteso a tutte le spianate delle differenti Moschee in Israele e non solo per un giorno, ma fino a quando Israele avrebbe ritenuto opportuno revocarlo)!
Solo le donne, i bambini e gli anziani avevano accesso alla Moschea!
Non vi dico quanti erano i militari, sembrava uno stato di assedio!
I volti delle donne, dei bambini, degli anziani, dei giovani, degli adulti e i loro sguardi, che ho incrociato mentre passavamo lentamente in macchina in mezzo alla folla, li porto tutti nel mio cuore. Mi sono penetrati dentro e ne ho sentito tutta e la sofferenza e la sento ancora tutta!

La prima reazione è stata di pensare: “Un’altra provocazione di Israele” e questo mi ha portata a pormi alcune domande:
- Ma se sono loro la causa di ciò che è successo a Hebron… perché devono continuare ad opprimere questo popolo? Perché Signore?
- Dov’è la libertà religiosa, il rispetto dell’altro?
- Signore perché questa situazione sembra non avere uscita?
- Perché questi due popoli che sono fratelli tra di loro in umanità, non riescono a trovare vie di pace?
- Cosa c’è in questo cuore umano che lo tiene così ripiegato e chiuso in se stesso tanto da arrivare ad opprimere l’altro uomo? Oh, Mistero… cuore umano così bello e così misero!

Pensai anche ai due giovani cooperanti che qualche giorno prima erano stati aggrediti e presi a sassate dai coloni insediatisi non lontano da Ramallah!
Poi in silenzio lungo tutto il viaggio che ci portava da Gerusalemme a Tel Aviv è nata in me una preghiera:

“Non si può più continuare in questa situazione, Dio intervieni!
Aiutaci a comprendere cosa possiamo fare perché questi due popoli possano convivere insieme!
Pace per questa Terra Santa! Signore, Pace per ogni uomo e donna!
Vieni non tardare!
Terra Santa, “ V °  Vangelo”, Terra di Amore e Terra di Divisioni!
Terra di Cristo, Terra di ogni persona, Terra della Presenza di Dio tra gli uomini, Terra Benedetta! Terra disperata… Terra della Speranza! Un giorno anche tu avrai la Pace… è quello che ti auguro dal profondo del mio cuore! Amen”

Sono certa che anche le altre persone che viaggiavano con me pregavano! Non si può stare a Gerusalemme e non lasciarsi toccare fino in fondo sia dai luoghi santi che dalla situazione ben visibile di ingiustizia e di oppressione!
Quello che vi posso assicurare è che il viaggio è stato lungo (nonostante i soli circa 50 km) e sofferto per tutti noi che eravamo in macchina!

27 dicembre … in risposta ad alcuni missili lanciati da Hamas, Israele inizia a bombardare Gaza… non c’è bisogno che mi soffermi su ciò che è successo perché sono certa che tutti avete seguito le notizie che ci venivano date!
Mi è stato difficile vivere quel periodo e sentire solo tante e tante parole, il non prendere posizione da parte di diversi politici, anche il modo di dare le notizie a volte era proprio di parte, e intanto la gente continuava ad essere uccisa, i feriti non avevano la possibilità di essere soccorsi e curati, mancava cibo e acqua, avevano solo bombe e bombe che gli cadevano addosso! 
Quando il telegiornale parlava di mancanza di cibo e medicine mi sentivo ribollire dentro… perché medicine e cibo non sono mancate solo in quel periodo a Gaza, ma fa parte della normalità: ricordo nella prima metà di novembre anche i centri di aiuto umanitario di Gaza avevano chiuso perché non avevano più nulla per aiutare la gente e Israele non lasciava entrare gli aiuti: “questione di sicurezza” era la giustificazione… e intanto la gente ne pagava le conseguenze!

E perché bombardare scuole, moschee e ospedali? Perché prendersela con i civili?

Ma perché non si ha il coraggio di fermare l’oppressore, gli oppressori del nostro mondo di oggi?
Non mi metto né dalla parte di Israele né di Palestina… ma mi metto accanto a tutti coloro che pagano duramente questa situazione! Mi metto accanto a tutti coloro che oggi, in tanti posti diversi, pagano il prezzo delle guerre, di tutte le guerre fatte di interessi, di sfruttamento, di menzogne… a voi di fare memoria dei tanti luoghi dove ancora oggi regna l’oppressione e lo sfruttamento!

Ed ecco che ieri mi trovo davanti al monumento, lo guardo, cerco di coglierne il significato, mi avvicino e leggo: “per i tanti morti della Shoah e per tutti coloro che sono morti nei Lager nazisti”.
È bello vedere come Verona rende omaggio alle tante vittime di questo crimine umanitario!
Grazie Verona, perché non dimentichi e ti fai vicina a chi ha sofferto!
Ma subito mi sono venuti in mente i tanti genocidi e stragi del secolo scorso: Armenia, Bosnia, Serbia, Rwanda, Kossovo, Cecenia, Darfur, Uganda, Congo, Iraq, Afghanistan, Guinea Bissau, Colombia, Palestina, India, Pakistan e altre che hanno qualcosa di simile all’Olocausto… soprattutto quelli che sono passati nel silenzio più assoluto, ignorati e a volte negati dalla storia!
Come desidererei tanto che un giorno passando per le strade di Verona possa trovare un altro monumento che ricordi anche le sopracitate stragi! Come sarebbe bello poter cogliere che Verona abbraccia ogni popolo, ogni uomo e donna che soffre! Un sogno? Un'utopia?
Ricordarsi anche di quei piccoli olocausti quotidiani: dalle mutilazioni che avvengono quotidianamente in diversi paesi africani allo sfruttamento dei bambini nelle miniere di coltan, da chi ogni giorno non sa come sfamare i propri figli ai bambini soldati costretti a uccidere, dalle donne costrette a prostituirsi sulle nostre strade ai tanti che muoiono annegati nel Mediterraneo dopo aver sperato una vita più umana, dai tanti extracomunitari che rimandiamo a casa loro ai malati che muoiono in Terra Santa perché per “ragioni di sicurezza” non viene dato loro il permesso di lasciare i territori occupati, dai tanti malati di Aids che non possono accedere alle cure alle donne costrette a partorire ai piedi del muro in Terra Santa! A ognuno di voi il compilare questa lista, anche delle piccole stragi che accadono nel suo piccolo mondo quotidiano!

Un'altra cosa ha attirato la mia attenzione accanto a questo monumento che domina la Piazza Isolo: è stato inaugurato il 27 gennaio! Sì, nei giorni della Memoria, ma proprio a un mese dall’inizio dell’offensiva Israeliana su Gaza. Un caso?
L’inaugurazione era sicuramente programmata da tempo, e nessuno avrebbe mai immaginato che sarebbe coincisa con questo triste anniversario! Una coincidenza? Un caso? Prendetelo come volete!
Ma chissà: forse questa coincidenza non programmata vuole farci riflettere!
Fare memoria è importante, ma andiamo oltre la memoria e impariamo dalla storia!

Lo scorso anno sono stata più volte ad Auschwitz e Birkenau accompagnando gruppi di giovani! Sono stati momenti di riflessione, di pianto, di domande, di preghiera… di voglia di cambiare questo nostro mondo!
La scritta che ti accoglie “Chi non impara dalla storia è destinato a ripeterla”, più volte ci ha messo in crisi! Nelle nostre riflessioni riconoscevamo che purtroppo è una verità: spesso la storia ci passa accanto, ci parla, ci insegna, ma noi siamo sordi!
Ho davanti ai miei occhi, mentre vi scrivo, la camera a gas e i forni crematori di Auschwitz, per non parlare dell’estensione del Campo di Birkenau: è talmente grande che ti fa sentire quanto grande è stato questo crimine. Ti senti piccola/o e impotente e nasce dentro di te la domanda: “ Signore, perché?” e non hai risposte! Se non quella di riconoscere che un po’ di Birkenau ce lo hai dentro di te! E allora capisci che tutto deve partire da te, dal tuo modo di entrare in relazione con te stesso/a, con gli altri, con la vita, con Dio!
Forse è arrivato il momento di vivere relazioni più vere con noi stessi e tra di noi!
Forse è arrivato il momento di prendere sul serio quella scritta che ti accoglie a Auschwitz… forse è arrivato anche il momento di farsi voce di chi non ha voce! Di informarsi, di essere capaci di critica alle notizie che ci vengono date, di ascoltare il nostro cuore e la nostra coscienza… forse è arrivato il momento di andare oltre!

Non tiro conclusione a queste mie riflessioni, vogliono essere qualcosa che spinge lontano rispettando la libertà di ognuno, ma concludo con un testo che ho letto in questi giorni e che credo ci possa essere utile:

Se non riusciamo a guarire le ferite della Shoah, il nostro mondo continuerà a sanguinare e infettarsi con questi orrori e tragedie, finché non si sarà distrutto totalmente. Se vogliamo avere la speranza che questo non avvenga dobbiamo tutti muoverci in maniera ben più consapevole…
Dobbiamo prima di tutto ricordarci che perdonare gli oppressori è liberarci di loro, forse anche delle cicatrici, e lasciare poi che il Padre eterno faccia la sua parte. Se vogliamo guarire le ferite collettive della Shoah, dobbiamo lavorare tutti insieme, ebrei e non ebrei, per affrontare il problema sia individualmente che nelle comunità. E dobbiamo insieme affrontare gli orrori di oggi...
La guarigione della Shoah deve essere per ebrei e non ebrei, accettando tutti e sentendosi responsabili di quanto è successo per opporsi a quanto sta succedendo ancora oggi.”

(Guarire le ferite – Manuela Sadun Paggi)

Presto partirò per la Repubblica Democratica del Congo, conto sulla vostra preghiera e vi assicuro della mia! Vi ringrazio di tutto ciò che siete stati e siete per me! Buon cammino!

Vi abbraccio tutti e vi auguro di essere tutti insieme i costruttori di un Mondo di Pace per ogni popolo!

Sr Maria Teresa Traina

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