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Creare pace e sviluppo "dal basso"

di Filippo Pallotta dall'Honduras

Creare pace e sviluppo 

"dal basso"

Quali difficoltà si possono incontrare nel gestire 

un progetto di sviluppo in Honduras?

 

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Filippo, (ex gimmino) dopo essersi laureato ha deciso di fare un'esperienza con i Caschi Bianchi ed attualmente si trova impegnato in una missione in Honduras. In questa lettera cerca di farci capire quali difficoltà si incontrano nell'affrontare la gestione di un progetto internazionale, partendo dal punto di vista di un occidentale.

 

Ciao a tutte/i,

Il tempo per scrivere é sempre troppo poco per poter raccontare tutto quello che sta succedendo qui, ma proverò a fare un poco di sintesi. Mi spiace molto di aver interrotto le comunicazioni con tutti voi per un po' di tempo e di non rispondere sempre alla vostre mail, ma qui riesco solamente a leggerle e solo poche volte ho anche la possibilità di scrivere la risposta.

Qui é più di una settimana che piove ininterrottamente, "quasi come ai tempi del Mitch", dice la gente scherzando. Fa freddo, anche se credo mai come per qualcuno tra voi, le strade nella comunità sono piene di fango, non ho più vestiti puliti e spero che spunti un poco di sole per poter lavare la roba. La pioggia rende abbastanza difficili gli spostamenti dentro e fuori la Guadalupe, ma Thomas e io siamo sempre in movimento, saltando tra una pozzanghera e l'altra e da una riunione all'altra. Sono giorni bollenti in cui si stanno decidendo cose molto importanti per il futuro del movimento, dalla proposta di ricominciare le azioni di recupero della terra ai possibili cambi nelle principali strutture dell' Movimiento Campesino dell'Aguan (MCA). Siamo inseriti in varie commissioni il cui scopo è quello di cercare di rinsaldare i legami tra la base del movimeto e la dirigenza, accusata in questi mesi di inefficienza e di non aver coinvolto la base nelle decisioni più importanti. Alcune delle persone maggiormente impegnate nella comunità sono riuscite ad organizzare un'inchiesta, una specie di sondaggio, nella base per raccogliere impressioni, lamentele e proposte. Noi abbiamo partecipato a questo lavoro, andando a visitare le diverse empresas sparse nelle vicinanze. Da alcune sono uscite proposte interessanti, da altre incazzature bibliche contro dirigenti e tecnici della cooperazione.

Il danno maggiore che la mancanza di comunicazione tra la dirigenza ed il pueblo ha generato, credo, la perdita di unità che sta indebolendo fortemente la forza dell'azione rivendicativa del movimento. Mancano ancora molte terre da recuperare, alcune di importanza strategica, ed il rischio è che ciascuno cerchi una strada personale per ottenere il suo pezzo di terra, fregandosene dell'altra gente. Inoltre non tutta la base ha chiaro quali siano i diritti e doveri come campesinos sin tierra e questo alimenta la confusione e genera false informazioni che poi circolano e si diffondono nella comunità fino a diventare "verità": il compito di informare sull'avanzamento del processo di riforma agraria spetterebbe alla direzione generale, che è però rimasta ferma, occupandosi di questioni di poco conto.

Il rischio è che la base spinga inconsapevolmente in una direzione contraria ai suoi interessi, a tutto vantaggio di coloro che speculano sul destino del MCA, ganaderos e terratenientes in testa, completamente coperti dalla "ingenua" inefficienza dell'INA. Quello di cui si ha bisogno per far avanzare lo sviluppo è che la gente lavori nella terre che già sono recuperate e che si continui il recupero affinché tutti abbiano una terra su cui incominciare ad organizzare il lavoro. Già esiste l'idea di un progetto di cassa rurale che potrebbe aiutare la gente a gestire i prestiti ed i guadagli delle loro attività. Il tutto verrebbe gestito dai membri stessi della comunità senza speculazioni esterne.

La gente ha fame di terra, dopo tre anni passati nel fango e milioni di dollari piovuti qui grazie alla cooperazione "post-Mitch" sono arrabbiati e stanchi per non aver visto realizzate le tante promesse di coloro che si sono alternati qui spacciandosi per salvatori. Molta gente, soprattutto europei, si sono fatti belli agli occhi dei connazionali usando le sofferenze di questa gente, dando più attenzione al "fare in tempi brevi" e sborsando ingenuamente un sacco di soldi senza avere una visione ampia di quello che è il processo in cui le comunità sono inserite. L'incompetenza di molti dei tecnici da loro finanziati e che qui operano ha fatto il resto. I campesinos hanno poi abboccato all'esca dell'incasso rapido, ma sono stati spesso incapaci di gestire le somme ricevute. Occorre credo maggiore attenzione e maggior pazienza per poter essere efficaci in questo difficile contesto; appoggiare senza pensare di avere le soluzioni in tasca e rispettando il pueblo anche con le sue fragilità e contraddizioni perché sono sempre e comunque loro i soggetti e gli autori del cambiamento. Credo il nostro compito sia quello di portare una voce critica, di osservare e saper cogliere le opportunità e le intuizioni per poi socializzare le nostre idee con le persone, magari creando occasioni di dialogo. Con Thomas ci confrontiamo spesso sul nostro stile di presenza qui e in particolare sulla necessità di essere propositivi, di saper seguire con attenzione la rapida evoluzione delle situazioni per proporre e dare stimoli costruttivi. Detto così sembra facile... ma se vogliamo che la pace e lo sviluppo nascano "dal basso" occorre chinarsi e osservare molto da vicino.

Il lavoro fatto con la base ha ottenuto la convocazione di una Assembla Generale, la prima dopo quasi 3 mesi. Trecento persone radunate sotto una tettoia, con i vestiti inzuppati ma con la voglia di far sentire la loro voce. La discussione si è svolta con ordine e tutte le diverse anime del movimento si sono energicamente espresse. Ci sono ancora forti contrasti tra i vari gruppi e molte questioni rimangono aperte, ma è bene che adesso finalmente ci si riunisca per parlare. Alla fine l'accordo è stato quello di formare le commissioni per organizzare il recupero delle terre mancanti... le terre di Miguel Facussè, uno degli uomini più potenti del Centro America... ma questa è un'altra storia.

In questi giorni saremo impegnati ad organizzare il recupero, per capire come "agarrar los huevos del lion" come dicono alcuni qui e, se riusciamo, pensavamo di andare a trovare Alba, la volontaria di Caritas che lavora al COPINH per visitare la comunità di Montaña Verde recentemente colpita da una violenta incursione di agenti Cobras dei corpi speciali della polizia di Stato che hanno sequestrato e torturato due attivisti che da anni lottano per veder rispettati i diritti degli indios. La denuncia pubblica si trova anche su www.peacelink.it nella sezione dedicata all'America Latina.

Nel frattempo un invito a tenere duro ed avere la mente acuta del serpente e il cuore tenero della colomba. In questo difficile momento in cui i potenti stanno trascinando il mondo nel buio orrore delle loro guerre private, restiamo più che mai fedeli al nostro impegno in difesa degli oppressi ed impoveriti.

Un abbraccio felipo

 

 

 

Per saperne di più si può consultare:

 


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