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Lettera agli amici

la prima lettera di p. giorgio Padovan, appena tornato in Brasile

Dopo 8 anni di attività missionaria in Italia (Padova), p. Giorgio torna nel "suo" amato Brasile.
Come staff di giovaniemissione non possiamo che augurargli di cuore buona missione... e buona vita!

São Paolo, marzo 2009

Carissimi-e,
Buongiorno e un sorriso!
Vi scrivo alcune impressioni della mia partenza e del mio arrivo in Brasile.

E cosi dopo tanti saluti, abbracci, baci, lacrime, sorrisi... si parte e ci si mette al lavoro.
A dire il vero è stato  un lavoro missionario anche il ripartire. Infatti ha creato tutto un movimento fatto di incontri, persone, relazioni, condivisioni e solidarietà. Ho sperimentato che non si parte da soli, ma insieme, anche se con modalità diverse. Un proverbio dice che “una rondine sola non fa primavera...” ma tante sì. Ogni giorno lo iniziavo e lo terminavo ringraziando il Signore per i vostri volti, i sorrisi, le parole, i gesti... Dio è davvero grande e ci è sempre vicino.

Alla Messa di saluto a Piove di Sacco, commentando il vangelo di quella domenica, ci dicevamo che lo Spirito Santo “spinge” Gesù nel deserto, nella vita, nel mondo, nella missione e cosi anche noi veniamo spinti in missione. Siamo una “spinta” uno per l'altro verso una vita cristiana e missionaria. Due cose ci aiutano in questo, la prima: è “l'amore di Cristo ci sospinge” (S.Paolo); la seconda: il nostro amore ci contagia e ci apre all'altro.

Il giorno della mia partenza nasce Gianluca, figlio di Sara mia nipote e Alessandro. Che bel segno e dono. C’è chi parte e chi arriva, sempre con amore e per amore. Un bambino è una lettera di amore di cui conosciamo il mittente: il Dio della Vita e dell’Amore.

Quando l’aereo atterra all'aeroporto di São Paulo ringrazio il Signore e mi faccio il segno della croce. Allo stesso tempo il mio vicino, un cinese, congiunge le mani al petto e inchina la testa. I nostri sguardi si incrociano e ci sorridiamo. Un'altro bel segno ed icona della missione. Siamo tutti fratelli, sorelle e figli dello stesso Padre.

Arrivando ho avuto l’impressione che il cammino, la vita non è come una sfera: rotonda, perfetta, precisa, ma è più come un sentiero nella foresta: da scoprire, da percorrere e da cercare. È cosi che sento questa mia nuova tappa missionaria in questo altro e nuovo mondo.

Questi che vi ho raccontato sono alcuni sentimenti e pensieri. E quali gli atteggiamenti? Guardare, ascoltare, riflettere, far silenzio... Un missionario molto anziano mi diceva la prima volta che sono arrivato in Brasile: “tre cose sono importanti per essere missionari: la prima è la pazienza, la seconda ancora pazienza e a la terza invece... pazienza!

Ti accorgi che il Brasile non lo si può conoscere con la testa ed i libri, ma con i piedi, camminando lentamente e pazientemente tra la gente e con la gente, tra i poveri e con i poveri.

Sono arrivato in piena quaresima e qui il tema è “Sicurezza pubblica” e lo slogan: ”La pace è frutto della giustizia”. In tutte le chiese del Brasile si riflette, si prega, si trovano piste su questo tema. Un problema molto attuale anche in Italia quando sono partito, ma il modo di affrontarlo è diverso. Non affidandolo alla TV che non ci fa pensare, riflettere ma solo reagire, agire per impulso, far vedere una realtà distorta. Ma facendo un lavoro insieme, entrando in un clima di conversione e facendo entrare il vangelo, la fede nella vita e nel sociale.

Grazie ancora una volta di tutto e per tutto.
Vi porto tutti nel mio cuore e nel cuore di Gesù.
p. Giorgio

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