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Natal!!!

di Valdenia Paolino da Sao Paulo, Brasile

 

Natal!!!
 

 

Caros Amigos e Amigas,
 
Tutti gli anni ho l’abitudine di scrivere per il Natale e l’anno nuovo, prima del 25 di dicembre. Quest’anno un dolore molto grande ha preso il mio cuore.
Prima di tutto la morte del signor Rui. Per il quale avevo condotto lo sciopero della fame tre settimane fa.
Il sig. Rui ha lavorato 29 anni e interruppe il suo lavoro a causa di un cancro che attaccò il suo corpo. Vivendo in una baracca della favela, la sua carrozzina non gli permetteva di accedere alla cucina, al bagno e alla stanza (le case sono molto piccole nella favela). Il suo sogno era ricevere i soldi per poter comprare una casa. Ma il Ministero delle Finanze aveva trattenuto quei soldi per verificarne l’origine. Anche se era già stato dimostrato da sette anni che aveva avuto diritto a quel denaro, anche se il Governo ne aveva bloccato il pagamento. Avendo esaurito tutto quanto era possibile legalmente, ho iniziato uno sciopero della fame di fronte alla segreteria del ministero. Lo sciopero è durato solo alcune ore, perché la delegata, per paura dell’intervento dei mass media, subito ha fatto i passi necessari per liberare i soldi.
Purtroppo, i soldi arrivarono troppo tardi e il sogno di poter fare il bagno in una vasca vera non si è realizzato perché il sig. Rui è morto il 15 dicembre u.s.
È veramente triste vedere un lavoratore lottare per tanti anni e poi non avere il diritto nemmeno per frasi un bagno decente nel suo bagno. I soldi erano sufficienti per comprarsi una piccola casa fuori dalla favela. Ma questo governo che si definisce democratico ha trattenuto i soldi e il sig. Rui è morto senza vedere quella casa dove far vivere la sua famiglia.
Al funerale del sig. Rui ho parlato con p. Adriano che sperava di non fare questa sepoltura in quest’anno, perché era il 18°. Ma è passata un’altra settimana e un altro grande dolore doveva arrivare. Fabiano verrà ucciso.
Fabiano, un ragazzo dolce e allegro che mi ha tanto insegnato nella vita della favela, e durante gli anni che ha vissuto con me e anche quando uscì da casa mia per formare la sua famiglia, è stato ucciso da altri giovani nella notte del 21 dicembre.
Chi ci conosceva diceva che Fabiano era il mio protetto. Gli altri giovani che vivevano con noi dicevano la stessa cosa. Forse non era il mio preferito, ma quello che aveva più bisogno del mio aiuto. Fabiano viene da una famiglia di otto fratelli e vari padri, senza che nessuno di loro assumesse la paternità. È sopravissuto all’infanzia dentro le discariche, le violenze delle strade e i tempi trascorsi dentro gli istituti dello Stato. Aveva un ritardo mentale. È cresciuto fisicamente, ma sempre si comportava come un fanciullo.
Se da un lato questo comportamento semplice era anche accettabile, dall’latro lato gli procurava non pochi problemi. Fin dall’inizio, Fabiano era quello che aveva più bisogno del mio aiuto. Tutti si preoccupavano di lui. La cosa bella che subito tutti imparavano ad amarlo. Chi ama capisce il modo d’essere degli altri. Quante volte, Marchino, Leandro (i giovani che hanno vissuto insieme a noi), anche se oggi vivono la loro indipendenza, sempre mi cercavano per avvisarmi che Fabiano saltava il lavoro, e che frequentava cattive compagnie.
Fabiano viveva e cresceva con sua moglie Fabiana e suo figlio Kaìchi di tre anni.
Fabiana, sua moglie, mi ha chiamato la sera del 20 dicendo che tre uomini avevano portato via fabiano alle 10 di sera.
Abbiamo cominciato a cercarlo. Ogni istante che passava il mio cuore sanguinava di dolore. Sapevo che in qualche luogo Fabiano stava soffrendo molto e io non potevo fare niente. Pregavo perché lo liberassero e lo incontrassimo. Una notte lunghissima. Nel giorno seguente pregavo perché almeno potessimo trovare il corpo.
La mattina del 21 abbiamo trovato quello che restava del corpo di Fabiano all’Obitorio. Era stato trovato nella città di s. Andrè, dentro il porta bagagli di una auto bruciata. Non aveva più le gambe, le braccia e parte della sua testa non era più attaccata al corpo. Riconoscere qualcuno che si ama in queste condizioni causa un dolore immenso. Non era possibile vestire il corpo perché non c’era un corpo da vestire. Fu necessario comprare un lenzuolo per mettere le parti del corpo nella bara.
Negli ultimi mesi, si era coinvolto con una ragazza di un quartiere vicino. Faceva un po’ il dongiovanni. Ma non sapeva che quella ragazza aveva avuto una relazione con qualcuno del crimine organizzato. Quando questo ragazzo è uscito dal carcere è andato a cercare Fabiano per ucciderlo. Sembra che gli indizi portino in questa direzione, riguardo le motivazioni del suo assassinio.
Al di la di tutto, il terribile fu quando lo cercavamo, senza sapere dove trovarlo e l’angoscia che tutto ciò procurava. Il sapere che stava soffrendo da qualche parte, che non aveva possibilità di fuggire e la mia impotenza di fronte a tutto ciò.
Abbiamo fatto in mood che il funerale fosse fatto nel miglior modo possibile. Non è stato facile sentire le voci delle persone che mi consolavano: “Ora riposa”; “Se l’è cercata”; “Ora tu puoi riposare”; “Fabiano era un soggetto difficile”. So che le persone non parlano per ferirmi, anzi lo facevano per aiutarmi. Ma è quello che esattamente una madre non può ascoltare. Non era certo di questo riposo che io e Fabiano abbiamo bisogno. Il difficile è questa società materialista e diseguale e non Fabiano.
E non finisce li. Parte del dolore era causato al pensare ai giovani che lo uccisero. La crudeltà è una malattia. Per me la sfida è come interagire con queste persone. So che anche loro soffrono. Tutte le malattie causano dolore e questa no sfugge alla regola. Chi si sente amato si sente accolto e preserva dentro di se i valori. Nonostante il tanto dolore che sento dentro di me, credo fermamente che soltanto l’amore è capace di cambiare questo quadro di violenza.
Chiedo scusa per non aver scritto prima, ma ero talmente assorta in questo dolore che mi risultava difficile mandare i saluti e gli auguri. Nonostante ciò, il tempo è un balsamo prezioso e Dio è misericordioso. Così, oggi scrivo per augurarci che tutti noi possiamo moltiplicare gesti d’amore e compassione verso tutti quelli con cui viviamo e soprattutto verso quelli che ripudiano la vita.
Nonostante le perdite preziose, le nostre associazioni, grazie al lavoro di tante persone, sono riuscite a realizzare tante cose positive per i giovani i bambini e le loro famiglie. Abbiamo aperto il Centro di Appoggio alle Famiglie che accompagna e offre supporto giuridico alle famiglie. Abbiamo aperto il Centro di Preparazione professionale dentro la favela Maddalena. Abbiamo rinforzato le attività del centro comunitario vicolo s. Angela nella favela Elba, con l’aiuto degli amici dalla Germania e dall’Italia. Abbiamo unito ancor di più le collaborazioni con l’Istituto Daniel Comboni e con tutta le rete delle associazioni. Abbiamo pubblicato al II edizione del libretto sull’approccio della Polizia nei fermi. C’è stata la ristrutturazione del CEDECA e CDHS con l’aiuto della Fondazione Fossati. Apriamo un progetto di calcio in gennaio con l’appoggio del centro Balducci di Udine. Abbiamo ricevuto un premio dalla Università UNICSUL che riconosce il nostro lavoro. Ci sono state date due biblioteche (una dall’IBEAC e una dall’ECOFUTURO). Molti più giovani della favela entrano all’Università. Stiamo iniziando la creazione di un centro culturale proprio nel nostro quartiere. Abbiamo migliorato la professionalità dei nostri operatori grazie all’appoggio di ASHOKA. Infine, p. Renato, comboniano, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Sao Paulo.
Voi tutti, certamente, fate parte di questi risultati.
 
Feliz Ano Novo!
 
Com Carinho,  

 
            Valdênia Paulino

 
 

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