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Lottare amando i bambini di strada

di Elisa dal Perù


Elisa è una giovane in cammino, affiancata dal GIM, che ora sta vivendo un'esperienza forte in Perù, con i bambini di strada.
Riceviamo una sua lettera
e volentieri la condividiamo.

Per approfondire, ti consigliamo in particolare questa lettera di p. Gaetano, che narra la situazione della chiesa in Perù e America Latina. Inoltre, conosci il progetto "Defendemos a los niños", che il GIM ha appoggiato in questi anni.
 



"L'amore deve essere reale. Il realismo dell'amore é nella lingua che osa slegarsi, nel passo che rende vulnerabili, nel gesto che tratta da uguale a uguale con la stirpe dei poveri. É dire all'altro: tu esisti." (M.Teresa di Calcutta)

"Si tratta di piccole, sí, piccolissime cose, ma sará pur sempre il nostro amore di Dio in azione" (M.Teresa)

Hermanos y hermanas,
vi abbraccio stretti tutti con il mio cuore in mano...a volte vorrei raccontarvi di piú, chiudere gli occhi e dirvi con fervore, gioia, sofferenza e fatica ció che succede in questo mondo, condividere con voi con le lacrime agli occhi e il sorriso sulle labbra (...spesso i due sentimenti camminano insieme). Piango raramente qui, perché tutto mi chiede forza nel cuore e le lacrime si fanno interiori.

E se piango mi nascondo un pó, qualche lacrima e si riparte.
I pensieri del cuore ma ancor piú i momenti concreti qui fanno fatica a diventare parole.
Así perdonate la mia inconstanza nel scrivervi, ma sappiate che vi sento vicini e che non smetto di tenervi nel cuore, anche se ora lo spazio del mio cuore é occupato in gran parte da volti peruani che m incontrano incessantemente giorno dopo giorno.
Qui la casa é sempre piú famiglia e sempre piú fa parte di me. Cambia quasi ogni giorno, siamo sempre pronti ad accogliere o a dire addio e lasciare andare, perché la porta é aperta e sebbene siamo duri e dolci al tempo stesso, alla fine c é una cosa che non potremo mai possedere e che non potremo mai scavalcare...ed é la libertá di scegliere.
Sapete quando si comincia veramente ad entrare nella vita di questi chicos?...quando cominci a soffrire per essi e per la loro vita e quando cominci a desiderare per loro un di piú.
Come Carlos...12 anni, stava qui nella casa da aprile, andava al collegio, qualche volta era tornato in strada ma poco male perché ritornava e ricominciava...peró questa volta scappó in strada, l'abbiamo cercato per tutta la settimana (con le info dei chicos che stanno in strada), ritornó, decise di terminare l'anno di scuola (manca un mese solo e se salta questo, perde tutto l'anno) e poi di decidere se stare in calle o continuare, si compromise con tutti ecc ecc....il giorno dopo scappó.
Fa male a volte...ho percepito un dolore che credo sia quello della madre che guarda a suo figlio, lo aiuta, lo rimprovera, lo fa crescere, ma che puó arrivare solo fino un punto perché di lí in poi é il figlio che sceglie e lei non puó far altro che soffrirne e lottare ancora per lui. Per Carlos, come per molti, la strada ha un potere che non si puó capire e il suo fuggire sembra seguire un istinto forte. E fa capolino l impotenza...
E impari la sconfitta dopo una dura e lunga battaglia. E impari ad accettarla anche se fa male.
In questo mese los chicos mi hanno messo alla prova...loro agiscono cosí, ti scrutano, ti provano e vedono fino a dove arrivi. A volte ti portano fino al tuo limite e lí si gioca la tua forza. A volte scleri davvero e ti viene voglia di lanciarli tutti dalla finestra. A volte sono davvero impossibili. Sono cosí loro. Si lotta ogni giorno.
E affetto cresce e si fa forte.
La strada...la calle...continua con il suo fascino su di me...La calle con il suo sporco, la notte, i vicoli pericolosi, i marciapiedi pieni di immondizia, l inquinamento, i suoi imprevisti, le sue svolte, la festa, gli abbracci, i piedi che s incrociano e si fermano, gli occhi scuri...in mezzo a tutto questo loro, los chicos de la calle, la bellezza che sorge dal cemento. Lí si fermano i miei piedi, lí si gioca il mio cuore. Sono sporchi, trasandati, sotto effetto del terocal. La relazione é fatta ancora di piccole cose...ma loro con poco ti fotografano nel cuore. Guardano se ti fermi, se li accosti, se guardi alla loro vita. Loro si aggrappano a te, ti baciano, ti abbracciano...non ti risparmiano. E la cosa che mi piace di piú é ritornare a casa la notte e ritornare sporca e ´´profumare´´ di calle!
Laggiú davvero vivono gli innocenti di una societá malata. I loro occhi raccontano storie di ferite profonde a volte insondabili, sofferenze che io nemmeno posso pensare di comprendere...tanto assurde che sembra non esistere il perché. Volti e occhi che mi raccontano di sé...ferite che fanno male solo al sentirle raccontare, anche quelle non raccontate fanno male perché le vedi negli occhi e si sa che molte storie hanno molte cose in comune, come la violenza e la povertá ...e cosa posso fare in quel momento se non condividere un pó di amore piccolo e semplice con colui che incontro....
Loro sono il risultato di una societá malata di un male antico...la mancanza d amore. Mi sembra di vedere questa radice in tutto. Se passi cosí per la calle e li vedi sono come ratti, appaiono ai piú come ladri, come spazzatura inutile, come coloro che inalano terocal (la colla che comprano a poco prezzo e che inalano...per non sentire...per difendersi...)...io ho la Grazia di potermi fermare con loro, prendere parte del loro mondo, di scoprirli nella loro sofferenza, ma anche nella loro gioia, nella loro festa, di scoprirli esseri umani feriti e dimenticati...o meglio vederli come figli di Dio...e non é forse lí che Dio si ferma e soffre con...?
Loro mi accolgono, loro mi proteggono in strada dai pericoli, loro mi insegnano a uscire da me. A volte ho proprio l impressione che avvicinandomi mi chiedano solo un pezzetto di cuore, mi chiedono che il mio sguardo si posi sul suo e dirgli cosí che per me lui esiste e chiamarlo per nome.
Sono stata nel Preventivo dove confluiscono tutti i minori che vengono presi dalla polizia in strada o minori che non sono di nessuno, qualsiasi sia la loro problematica, ed é come un carcere...gli educatori lí se li sognano...chi guida le loro giornate, i ritmi serrati sono i poliziotti. Con i nostri chicos della casa siamo stati lí, abbiamo condiviso, abbiamo giocato...basta un respiro di aria nuova, basta aprire un pó la finestra per far entrare un pó di luce, portare un sacchetto di gioia e speranza...e li vedi sorridere e ti sembra che riprendano a vivere, che si riprendano la loro infanzia e la loro adolescenza e la lanciano in alto per farla volare.....Basta sedersi con loro, allungare la mano e giá mi ritrovo con un bambino appiccicato al braccio, un altro che mi stringe la mano, un altro che mi chiede l indirizzo email, l altro che mi circonda....quanta sete ha l'Amore, quanta, quanta...? se per cosí poco, per stare semplicemente in mezzo a loro mi restituiscono cosí tanto.
Mi guardano, la domanda é una ´´...dammi un pó d'amore...´´, mi rubano il cuore...me lo lascierei strappare! Me ne vado...sto per uscire dal cancello, un chico mi ferma, mi prende il polso e mi lega un braccialetto fatto da lui e mi dice ´´Cuidate´´ (abbi cura di te). Esco da quel cancello che si chiude dietro a me e il mio cuore vorrebbe esplodere...li porterei tutti con me...si sono tenuti un pezzo di me. Ecco, qui le lacrime uscirono e velocemente le nascosi. In quel cortile gigante, dove le porte del carcere si erano aperte, lí al centro c era Gesú, lí l ho sentito forte.
Me ne andai con il loro volto stampato sul cuore....chi dará loro amore dentro quel pseudo carcere? Di cosa si ciberanno? La gioia che ho sentito lí dentro non la posso raccontare.
Che fatica andarsene.

In un solo giorno viviamo splendide gioie e faticose situazioni e dolori. Sí, hermanos, sto imparando a vivere.

Vi mando un dulce abrazo. Un abrazo sempre piú provato nel fuoco dell amore e del dolore.
Che il Signore sia per voi madre... che ci apra gli occhi sui doni piú belli di cui non ci accorgiamo nemmeno, tanto siamo abituati, che ci insegni a lottare AMANDO, che non ci lasci il cuore tranquillo e comodo.
Vi voglio bene nel piccolo.




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