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Natale 2004 a Chicago

di p. Maurizio Binaghi dagli U.S.A.

Natale 2004 a Chicago

Lettera di p. Maurizio Binaghi

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“Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo.” [Lc. 2, 6-7]

Chicago West Side, Dicembre 2004

Carissimi,

Come suonano vere queste parole di Luca qui nel ghetto Ovest di Chicago. E come feriscono dentro, suscitando un complesso di inferiorità che sfocia spesso in rabbia incontrollata o si inebria di droghe ed alcool.

Anche per moltissimi dei nostri giovani AfroAmericani non c’è posto nella società per bene che è questa America distratta dallo shopping Natalizio

Ma il Figlio di Dio anche quest’anno viene a piantare la sua tenda proprio tra le nostre case vecchie e fatiscenti, nei nostri vicoli bui e violenti, sulle nostre strade ancora troppo spesso bagnate dal sangue di questi giovani, duri eppure dolcissimi. È Natale, il Verbo si fa carne, uno di noi. Nasce nel ghetto di Betlemme, lontano dalle luci sfavillanti, nasce povero, emarginato, nero, ed è costretto ad emigrare in un paese straniero per salvare la propria vita.

È il miracolo del Dio della vita, del Dio della luce che non si stanca, anno dopo anno, di nascere, di - nascere - di - nuovo - in questo nostro mondo che fa di tutto per dimenticarlo ed ignorarlo. Certo un Babbo Natale, un Santa Klaus come è chiamato qui, sulla slitta trainata da renne è più romantico, di certo vende di più e poi anche le luci ci abbagliano fino al punto che non si può più vedere la stella: anche perchè ci dimentichamo di guardare in alto, così presi dalla frenesia dello shopping.

È un Natale di guerra qui negli Stati Uniti, una guerra che è però lontana e i cui morti contano solo se sono a stelle e striscie, non certo i civili iracheni, poveracci confusi, vittime innocenti - i santi innocenti di oggi- della follia del petrolio. È la guerra di una economia per pochi che lascia i molti del ghetto sempre più poveri, sempre più disperati, sempre più arrabbiati. È la logica della “gentrification” , la gentrificazione, come si chiama qui dove i ricchi dei sobborghi adesso vogliono riappropriarsi dei quartieri come il nostro abbandonati 40 anni fa “all’invasione nera” e lasciati degradare, senza nessun tipo di manutenzione per 40 anni: “tanto ci vivono quelli la’…”. Adesso i nuovi yuppies li vogliono per se’, perche’ vicini al centro di Chicago e cosi’ agenti e agenzie immobiliari senza scrupoli comprano per quattro soldi le nostre case popolari, e quando non le abbattono - mettendo per strada intere famiglie, aumentano gli affitti tanto che gli stipendi operai della nostra gente non bastano nemmeno per un monolocale senza finestre.

Ancora una volta i poveri, i piu’ poveri sono scacciati, devono muoversi ad Ovest, fuori citta’ dove non c’e’ lavoro e dove se non hai la macchina non hai nessuna speranza di trovare un lavoro. Come in ogni altro angolo disperato del mondo, anche qui, “nel ventre della bestia”, i poveri sono solo statistiche e vengono sbattuti negli angoli piu’ oscuri ed emarginati lontano dalla citta’, dalla luce, dal benessere.

Ma il Figlio dell’uomo, Emmanuele, li segue ovunque, dimora con loro’, si fa rifugiato, immigrato, povero e nero con tutti gli ultimi del mondo. E anche qui nel nostro ghetto, nel nostro Peace Corner, piccolo presepe vivente, perche’ fatto di vite vere e non di rappresentazioni nostalgiche, il Verbo si fa carne, il Verbo dimora tra noi.

E grazie all’ingegno e alla passione di questi giovani meravigliosi il Peace Corner e’ cresciuto. Grazie anche alla generosita’ di tanti amici italiani e di qui, adesso il centro e’ in un edificio piu’ spazioso, certamente meno fatiscente, sempre pero’ nel cuore del ghetto, anzi in una parte del ghetto ancora piu’ violenta e degradata. Il piccolo miracolo del Peace Corner continua. Continua nel numero incredibile di giovani che frequentano il centro, una media di 80-90 al giorno. E di ben 7 bande diverse. Ma mai un litigio, mai una rissa, mai una parola troppo offensiva. Il miracolo dell’amore, amore donato e che viene ricambiato 100 volte tanto. Amore incredibile fatto di poche parole ma di molti gesti e di sguardi pieni d’affetto. Amore evidente nel rispetto che tutti questi giovani hanno per il loro Peace Corner, unico posto nel ghetto mai svaligiato, dove la polizia non e’ mai stata chiamata, dove tutti accolgono tutti con un sorriso e una battuta amichevole.

Miracolo del Dio che ha posto la sua piccola tenda nel nostro ghetto e dimora con noi, condivide le freddi notte del ghetto con molti di questi giovani, con altrettanti passa giornate di angoscia nei tribunali gestiti da bianchi giudici che giudicano la poveraglia nera, con molti piange un amico ucciso, un compagnno arrestato, un’amica vittima dell’AIDS morte silenziosa che sempre piu’ attanaglia il nostro quartiere: ormai quasi il 20% di questi giovani e’ sieropositivo.

Ma il Dio della vita gioisce anche con loro quando a fatica riprendono a studiare nella nostra scuola serale, si riempie d’orgoglio con quelli che grazie al corso di avviamento al lavoro adesso hanno un lavoro onesto. Faticoso, umile, sporco, ma il loro primo lavoro. E il Dio del sorriso guarda con affetto i suoi piccoli-grandi miracoli quando giovani a fatica ma con orgolglio scelgono pace e riconciliazione invece di vendetta e violenza. Li guarda non dall’alto ma negli occhi, Dio vive tra noi, nasce in mezzo a noi per farci ri-nascere a vita nuova, a vita vera.

E l’ultimo piccolo miracolo: la casa residenziale per 3 di questi giovani che adesso abitano con me e con P. David, l’altro comboniano che da settembre lavora al Peace Corner. Orgoglio, occhi che sprizzano felicita’ e poi tanti piccoli gesti d’amore e di affetto di Jovan, Daniel e Jonathan che adesso hanno una casa tutta loro. Certo non una reggia: abitiamo in un palazzone “molto” popolare a pochi passi dal Peace Corner. Non e’ certo di lusso e le rifiniture non sono di prima classe, non fosse per il cellophant che abbiamo messo alle finestre non ci sarebbe moltra differenza con l’esterno, ma e’ casa nostra. E’ la nostra mangiatoia, il nostro piccolo nido. E’ dove altri poveri, 60 appartamenti, vivono.

Ed e’ importante per noi missionari comboniani, condividere fino in fondo con i fratelli e le sorelle che cerchiamo di servire. E’ fondamentale essere qui, in questi due piccoli appartamenti uniti dove abbiamo dovuto sigillare le porte sul retro (per tenere fuori il freddo e altri visitatori inaspettati…) per poter accogliere e vedere il Figlio di Dio porre la sua tenda nella sua casa popolare qui a Chicago. E’ il mistero della vita, il miracolo dell’amore del Dio che si fa carne e carne di povero per poter illuminare tutta l’umanita’. E siamo famiglia, certo un po’ insolita, a volte molto strana e con orari assurdi (cena alle 2 del mattino…) ma famiglia che condivide un amore ed un affetto incredibili.

Tutta la fatica, la mancanza di sonno, l’apprensione per la luce, l’affitto, il gas da pagare sono ricompensate dagli occhi avidi d’amore di Daniel, Jovan e Jonathan quando abbiamo incartato i regali di Natale che ci siamo fatti. Non so ancora del mio: sotto l’albero e vicino al nostro piccolo presepe africano loro troveranno maglieria intima, calze e finalmente un cappotto decente con il primo paio di guanti non usati.

Non c’e Natale piu’ bello, piu’ autentico che viverlo con coloro che sono considerati indegni ma che sono i privilegiati agli occhi di Dio. Che privilegio e che grazia essere qui. Non avremo il panettone, e non ci ingozzeremo di cibo ma faremo festa anche noi, perche’ il Figlio di Dio non cessa di amarci e di stare in mezzo a noi.

E a me, ancora una volta ospite privilegiato indegno di questi incredibili giovani, non resta che continuare a ringraziare il Dio della vita per avermi concesso di essere qui e di servirlo in questi fratelli e sorelle, esempi di fede, compagni di viaggio, miei missionari ed evangelizzatori.

E per Natale, o meglio per il dopo Natale il Peace Corner ha in mente una nuova iniziativa che necessita di tutte le vostre preghiere.

Con l’anno nuovo lancero’ un nuovo slogan: “ A Gun for a Job” - “Una pistola per un lavoro” . A tutti coloro che consegneranno un’arma da fuoco -una pistola o altro- al centro, il centro stesso offrira’ un lavoro.

Certo una cosa nuova, forse un po’ provocatoria, ma essenziale qui dove comprare una pistola e’ piu’ facile che comprare una bibita. E -ne sono convinto- sara’ anche la dimostrazione che i nostri giovani sono pronti a barattare le loro armi con qualsiasi lavoro, anche il piu’ umile.

Pregate per noi, perche’ davvero il Dio della luce illumini il nostro cammino verso un piu’ tranquillo e meno violento West Side. E pregate per me perche’ possa continuare ad essere servitore fedele del Dio dell’amore nello stile del Gesu’ del Giovedi’ santo, il Gesu’ col grembiule ai fianchi e il catino in mano. Pregate perche’ il Dio della compassione mi dia la forza di portare il mio catino d’acqua sporca ovunque ci siano piedi affaticati dal duro cammino della vita che aspettano e meritano di essere alleviati e lavati.

Voi siete benedizione per noi, permettete anche a noi, dal ghetto Ovest, dal Peace Corner, di essere benedizione per voi.

Buon Natale, Natale di vita, di accoglienza, di perdono, di amore: Natale di Dio.

E per finire una richiesta: nelle vostre liturgie, nelle vostre celebrazioni e preghiere, per favore riservate un momento anche per tutti noi qui a Chicago: noi vi portiamo ogni giorno con noi sulle noste strade benedette e vi ricorderemo al Dio della vita tutti i giorni del nuovo anno: che sia un anno di speranza, di gioia, di vita.

Un abbraccio

p. Maurizio

p. Maurizio Binaghi

Missionario comboniano dopo aver svolto un periodo di servizio in Italia (Brescia)

è stato destinato come missionario negli Stati Uniti. Oggi lavora nella periferia di Chicago con i giovani esclusi.

Leggi le altre lettere

di p. Maurizio:

 

"Il Verbo si è fatto Carne e ha posto la sua tenda tra noi" 

 

"Dal letame nascono i fiori"

 

Anche il Padre nel suo piccolo si infuria

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a p. Maurizio

mauriziob@comboniani.org oppure fr_maurice@yahoo.com

Un’intervento di p. Maurizio sul Peace Corner di Chicago lo troviamo nella videocassetta:

Facciamo Pace
dalla pace delle coscienze
alla coscienza della pace

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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