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GIM 2010–2011 Sulle orme di Gesù di Nazareth: DAL GRUPPO VIRTUALE ... ALLA COMUNITÀ CON I POVERI!!!! Sono tanti oggi i gruppi virtuali che girano in internet. Ci siamo dentro anche noi. Ci danno la possibilità di essere in comunica-zione con tante persone, ritrovare persone che da tempo non sentivamo più, di conoscerne di nuove, o eventualmente escluderle se “non ci vanno”. Creiamo gruppi dove vincono le affinità, gli interessi comuni. Se internet un tempo era uno strumento, ora è un “luogo”, una piazza.
Anche la comunità dell'evangelista Matteo, con cui cammineremo quest'anno, era tentata di rinchiudersi dentro le proprie categorie - religiose, culturali, sociali - che provenivano dall'ambiente giudaico in cui i membri erano immersi. Si voleva stare insieme “per affinità”, per identità. Ma l'insegnamento di Gesù è un altro.  Gesù al suo passaggio scardina le porte chiuse, apre le menti e i cuori, “impone” il dialogo, l'ascolto, la circolarità. Accoglie attorno a sé un gruppo di amici – i discepoli – diversissimi l'uno dall'altro, e con la Parola e con la Testimonianza di vita, in un fecondo pellegrinaggio dentro la vita della sua gente, del suo popolo, li aiuta a trasformarsi da “gruppo virtuale” in “comunità con i poveri”. Non solo comunità, ma “comunità con i poveri”! Non è un dettaglio marginale, ma una PRASSI, un modo di porsi nella vita, che tocca profondamente le proprie scelte quotidiane: “avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere, ero forestiero e mi hai ospitato, …” (Mt 25). Diceva Ernesto Guevara: “Una catena non è più forte del suo anello più debole”. Non è la forza, non è il potere a trascinare il mondo verso il futuro. Coloro che si sentono forti, potenti, strappano la catena, impediscono la comunità, calpestano i deboli dando pure la colpa a loro quando le cose non vanno. Si parte dal basso, dai piccoli, dai deboli, dagli oppressi: sono loro la misura della forza che ci condurrà verso un futuro di pace, giustizia, fraternità universale. É stata la scelta di Gesù: ci mettiamo sulle sue orme, perché sia anche la nostra scelta. |
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Castelvolturno (CE), 12-22 agosto 2010 IO RESPINGO, TU RESPINGI, EGLI RESPINGE, NOI ACCOGLIAMO ..... E VOI? 12 agosto 2010 - E' iniziato il campo di incontro e condivisione con il territorio di Castelvolturno. Siamo 13 giovani e 4 animatori, veniamo da varie parti dell'Italia e della Spagna e con gioia condividiamo con voi quello che questi giorni ci trasmetteranno. Ringraziamo di cuore padre Antonio Bonato per la bella accoglienza e per gli spazi messi a nostra disposizione.
Per maggiori informazioni su Castelvolturno e il lavoro svolto dai missionari comboniani consulta il sito: www.neroebianco.org.
******************************************************** Piana degli Albanesi (PA), 30 luglio - 10 agosto 20101,2,3,4,5,10,100 PASSIDALLA TERRA STREMATA AL GIARDINO DELL'EDENCamminiamo insieme verso una terra di giustizia e di pace Vogliamo condividere con voi qualcosa dell'esperienza stupenda che abbiamo vissuto al campo di lavoro nei dintorni di San Giuseppe Jato. 14 giovani da varie parti d'Italia uniti dal desiderio di immergere le mani dentro la terra e la storia di una terra stremata, la terra di Sicilia, che attraverso il lavoro delle cooperative di LIBERA e la passione di tante persone semplici e decise, ha intrapreso un cammino di Resurrezione. Un grazie di cuor a tutte le persone che si sono date da fare per la realizzazione di questo campo, in particolare la Comunità dei Laici Missionari Comboniani di Palermo. |
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Ezechiele Ramin: 25 anni di memoria, 25 anni d'impegno per continuare un sogno! |
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fui straniero e ... 250 persone, di nazionalità eritrea, sono detenute e toturate nel carcere libico di Al Braq. Molti di loro sono stati respinti in Libia dai confini del nostro paese. Ora, dopo la mediazione del governo italiano, possono scegliere tra il carcere e i lavori forzati in campi di lavoro libici. Lo staff di giovaniemissione pensa che questa logica, che ricorda il terribile " Arbeit macht frei", sia una ulteriore violazione dei diritti umani e di asilo da parte dello Stato italiano e di quello libico. Siamo ad Al Braq, a 75 chilometri a sud di Sebah, nel sud della Libia, vicino al confine con il Niger. Siamo in una prigione sotterranea. Ci torturano a tutte le ore. Ci insultano, ci picchiano, ci torturano. La tortura è frequente, tutto è frequente. racconto di uno 250 dei rifugiati eritrei imprigiornati nel carcere Al Braq nel sud della Libia 
Davanti a tanta violenza ed ingiustizia ci uniamo a quanti chiedono che anche la politica italiana possa essere "benedetta", secondo la Buona Novella di Matteo. Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi. Mt 25, 34-36 Venerdì 9 luglio, saremo in piazza anche noi con una UNA LUCE PER LA DIGNITA' |
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Per amore del mio popolo
non tacerò,
per amore di Gerusalemme
non mi darò pace,
finché non sorga come stella
la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada
(Isaia 62,1) Lo staff di Giovaniemissione dice: NO alla "legge bavaglio", SI alla costituzione della Repubblica
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