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Per capire e sorprendermi...

di fr. Simone Bauce dalla Colombia

Per capire e sorprendermi.....

Fratel Simone Bauce dalla Colombia

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TESTIMONI DELLA CARITA'

PROVOCAZIONI DI P.ALEX 

 

Caro amico, cara amica,

ancora una volta mi trovo qui a scrivere per sciogliere molti pensieri, cercando di mettere un po’ d’ordine in mezzo a tante esperienze. E ancora una volta voglio farti partecipe di quanto sta passando nella mia vita.

Dopo un anno di università, studiando Trabajo Social, qualcosa comincio a capire di quello che mi circonda. Un anno e mezzo in Colombia è davvero troppo poco per poter formulare alcun giudizio, alcuna impressione fondata in qualcosa di serio; potrebbero essere supposizioni, però niente di più; non posso dire di conoscere il Paese.

Tuttavia lo studio mi sta dando una mano per entrare più in profondità, per cercare le ragioni reali della situazione attuale dei colombiani. Ringrazio di cuore tutti quelli che mi hanno permesso di iniziare questo percorso nell’ ultima tappa della formazione di base; ovviamente il contributo più grande è sempre quello di Qualcuno che mi ha condotto tutta la vita e ora mi regala un pezzo di vita nella terra colombiana.

Perché tutta questa ansia di capire, di intendere e di trovare una spiegazione? Semplicemente perché qualsiasi persona si interrogherebbe vedendo tanta disparità e tanta (apparente) insensatezza. Bogotá è una metropoli di 7 milioni di abitanti circa: ci sono quartieri “in” e quartieri “out”, come in tutte le grandi città, però qui quasi non ci sono distinzioni. I palazzi più lussuosi e dall’altra parte della strada o girando l’angolo le catapecchie tirate su in qualche modo; la gente che veste Armani passando sopra un ponte e sotto la gente che non ha altri indumenti se non quelli che indossa da qualche anno, senza lavarsi; i bambini che frequentano i migliori collegi (religiosi) e quelli che non posso terminare l’istruzione di base nel collegio più popolare della città.

Nasciamo tutti con gli stessi diritti, la stessa dignità? Sembra proprio di no. Siamo entrati nel tempo di avvento, tempo di trepidazione per qualcosa di grande che succederà......però come stiamo aspettando? Passivamente, sperando che venga qualcosa dal cielo, o rimboccandoci le mani per tentare di costruire qualcosa già adesso perché il Bambino possa trovare almeno una culla decente, un riparo, una sistemazione degna? Forse il nostro atteggiamento è di rassegnati, di vinti nel senso più dispregiativo, di sconfitti perché non vogliamo nemmeno entrare a giocarci la partita.

Un Paese come Colombia, cattolico da 500 anni (adesso con molte influenze protestanti e di altre sette) dovrebbe avere tutte le risorse umane, la speranza che non muore, per “salir adelante” (uscire da questa situazione per una migliore); invece sta affossandosi sempre più in una disuguaglianza tra ricchi (i pochi) e poveri (la gran maggioranza).

Una riflessione che da qualche tempo mi accompagna è quale Vangelo abbiamo loro presentato noi missionari, cos’è che abbiamo proposto; probabilmente si è insistito molto di più nella rassegnazione, nella sofferenza, nella sottomissione, che nella speranza di un mondo differente, di “cieli e terra nuova”. Però anche questo non spetta a me giudicare; quello che mi interessa di più è il da farsi ora, perché la persona riacquisti la sua dignità.


Capire, intendere, rendersi conto.......e poi? Stupirsi; meravigliarsi per tutto quello che non posso e non potrò mai capire.

Nelle piccole cose di tutti i giorni, negli avvenimenti insignificanti, eppure “straordinari” nel vivere quotidiano......

Ecco che un incontro si trasforma in un’occasione unica per vedere la persona, l’altro, nella sua interiorità; per essere testimone dell’amore cristiano, della disponibilità, della solidarietà, dell’accoglienza, della fraternità.

Marcela, ragazza di 17 anni, che mi avvicina e mi manifesta la sua inquietudine: come poter fare della mia vita un servizio al prossimo?

Don Silvino, malato terminale, costretto sempre in casa e quasi a letto dalla bombola di ossigeno che lo aiuta a respirare, che tutte le domeniche mi accoglie con un “andiamo avanti, bene, grazie a Dio” quando gli chiedo come sta. Mi sembra di sentire le stesse parole di mio nonno, ogni volta che ci incontravamo; quella positività rispetto alla vita tipica di una fede semplice, però radicata in profondità.

Ecco che l’altro diventa occasione di testimonianza cristiana per te, ti aiuta ad affrontare la giornata con una croce meno pesante, quasi a dirti “stai tranquillo, io sono qui con te”.

Jessica, una bambina di 11 anni, da quando ci ha conosciuto (i tre fratelli comboniani, che tutti i fine settimana prestano servizio nella sua parrocchia, in uno dei quartieri più poveri della città) non ha smesso di accompagnarci, dalla mattina alla sera; entra nelle case che visitiamo, conosce gli ammalati che incoraggiamo, le famiglie che salutiamo o che ci invitano a pranzo,....qualche giorno fa mi chiedeva una sua amichetta “è vero che Jessica vuole venire con voi, vuole fare la missionaria?” Chissà, il Signore vedrà quale sarà la sua strada; per il momento è un prezioso aiuto e una bambina che ha scelto un “cammino diverso”, una scelta coraggiosa di servizio ai suoi vicini di quartiere.

Ecco che il prossimo mi provoca, mi interroga e non mi lascia tranquillo; mi costringe a rivedere chi sono come fratello missionario comboniano, il mio stile di vita, le mie scelte, la radicalità evangelica.

Doña Leonilde, signora di 70 anni, ministra straordinaria dell’ eucaristia per il servizio agli ammalati, gli anziani e le persone sole; in questi giorni è stata operata di cataratta e il medico le ha prescritto alcuni giorni di convalescenza. Lei, unica a fare questo servizio nella parrocchia, due giorni dopo già era alla messa per poter riprendere il suo “lavoro”, perché “gli ammalati hanno tanto bisogno” (sono parole sue). Ed io che mi lamento per fare 300 metri per visitare un’altro anziano, un’altra persona sola !?

Doña Maria, sua figlia, vive con la figlia sposata, il suo sposo e i due bebè, altri quattro figli e lo sposo, totale 10 persone in 4 stanze ! E tutte le volte che entro nella sua casa mi accoglie come un figlio, anzi mi invita a passare più spesso. Quasi non ha soldi per assicurare qualcosa da mangiare a tutta la sua famiglia e, quando arrivo, manda il figlio quattordicenne (violentato qualche settimana fa da un violatore, ora già eliminato dalla “limpieza social”) a comprarmi una arepa (impasto di farina di mais). È una situazione che mi deve interpellare: come essere credibile se non sono povero, semplice e “ultimo”?

È il grido dei dimenticati che mi questiona, la forza degli umili che mi spinge, il coraggio degli emarginati che mi sostiene.......

....non sarà l’ultimo Cristo che si manifesta, il piccolo Gesù che chiede di essere ascoltato, visto, considerato ?!?

Cara amica, caro amico, chi è per te il Bambino Gesù? Forse sono troppo occupato a vederlo dove non c’è, dove non vuole nascere o mi lascio guidare da false ideologie?

Ti auguro che lo possa scoprire, incontrare e accogliere nel tuo cuore, perché ti possa cambiare la vita. Che quest’avvento sia un tempo di grazia e meditazione, per poterci disporre alla venuta del Salvatore.

Con todo cariño, BUON NATALE di pace e serenità

Fratel Simone Bauce
hsimonebau@yahoo.it

 

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E' Gesù che nasce un'altra volta

di fr. Simone Bauce
6 dicembre 2003

 

 

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 di fr. Simone Bauce

 

 

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