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Evangelizzare è riscoperta delle proprie radici

Intervista a Carlos Valencia Lastra

Durante il convegno per il decimo compleanno di www.giovaniemissione.it abbiamo intervistato a Carlos Valencia Lastra, animatore della pastorale giovanile afro di Guayaquil, in Equador.


 


Durante il convegno per il decimo compleanno di www.giovaniemissione.it abbiamo intervistato a Carlos Valencia Lastra, animatore della pastorale giovanile afro di Guayaquil, in Equador.

  1. Qual è la tua idea di missione?

Per me la missione consiste nel far sentire realizzata una persona, sentire che si offre un servizio alla gente per toccare la parte più intima di ognuno. Missione è dare continuità ad un processo affinché la gente si accorga che ci sono anche altre povertà oltre la propria.

L’essere missionario significa comprendere che Dio non si incontra solamente in chiesa masoprattutto nella riscoperta delle proprie origini. Riappropriarsi della propria storia, accettarla e comprendere che Dio sta parlando in questa maniera.

  1. Come ti sei introdotto nella realtà di missione? Qual è il tuo atteggiamento iniziale?

Io fin da piccolo facevo parte di una comunità cristiana, però quando ho iniziato il cammino con il centro degli afrodiscendenti, l’impatto è stato molto forte. Questo perché mi veniva richiesto un impegno più specifico che mi ha portato a vedere la discriminazione del popolo nero. La sensazione era ed è quella di sentirsi un intruso nel paese in cui vivo dove il popolo nero ha contribuito alla costruzione della società equadoregna.

  1. Con quali metodi?

Il primo contatto con i giovani afrodiscendenti avviene nei quartieri dove attraverso canti, balli e danze si cerca di vivere un momento di festa avvicinandosi alla cultura di origine. In un secondo momento poi, i giovani interessati, che si sono appassionati, vengono a frequentare il centro giovanile e lì, iniziare un percorso di continuità. Tutto avviene nella massima spontaneità e come conseguenza di una relazione di amore. La cosa sbagliata che ha fatto la chiesa è “insegnare” il Vangelo, mentre noi scegliamo di stare con la gente a farla appassionare alla vita. Quindi il metodo principale è convocare i giovani a partecipare ad un incontro dove si fa festa, poi il resto viene da sè.

  1. Quali gli strumenti?

Gli strumenti sono quelli tipici della cultura afrodiscendente: le danze popolari, la musica, la poesia, la recitazione.

Anche il semplice suono del tamburo è capace di attirare numerosi ragazzi.

  1. Se esiste come e quando avviene il passaggio tra lo stare in una realtà e il farsi portatore di Vangelo?

Non c’è un passaggio evidente ma è tutto unito nell’esperienza che avviene con i giovani. Il “portare il Vangelo” non è una cosa che viene esplicitata direttamente ma la si vive quando stiamo assieme nella massima naturalezza.

Intervista a cura di Mariangela di Giuliano Milanese e Luca di Venezia

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