giovaniemissione.it

Diario 2007

padre Christian Carlassare

        Mi rendo conto di avervi scritto di tanti problemi e difficoltà. Forse è il momento... per cui non so vedere altro, forse è perché, dopo due anni fra i Nuer, ed essere entrato un po' più in profondità nel mio servizio, vedo con più chiarezza i limiti e le cose che non vanno. Mentre rileggo quello che ho scritto, non posso far altro che confermare: “Sì, mi sembra proprio che sia così”; e lo affermo con cuore sereno, cosciente che questa è la realtà in cui vivo e la missione a cui sono chiamato. In questi mesi di preparazione al Natale mi viene da pregare con queste parole:

Signore Gesù, vieni a visitare questo popolo.
Non risparmiare di farti nuovamente bambino.
Non risparmiare di far conoscere il tuo volto anche a questa gente.
Non temere se ancora una volta sarai umiliato e rigettato.
Un giorno sapranno che tu sei il Signore.



ottobre '07

novembre '07

dicembre '07

gennaio '08



Lunedì 1 Ottobre 2007
    P. Antonio e P. Luciano, il provinciale del Sud Sudan, sono partiti per Malakal di buon mattino. Hanno affittato una piccola barca a motore: in 5 o 6 ore saranno a destinazione. Ci siamo salutati sulla sponda del fiume e, come capita sempre in questi momenti, non ci sono tante parole da dire ma un sacco di sentimenti sono lì a farsi sentire. Ho seguito la barca allontanarsi dalla sponda e partire veloce fino a scomparire oltre la prima ansa. P. Antonio è partito: un missionario eclettico, stimato da tutti per le sue scelte radicali e l’autorità morale, ma preso come esempio da pochi, se non da nessuno, perché, forse, fa paura fare come lui. Da parte mia, anche se non sarò in grado di imitare la sua radicalità, sarà certamente di ispirazione per le mie future scelte missionarie. In questo anno e mezzo, mi ha insegnato molto e mi ha aiutato a prendere familiarità con il mio essere prete per questa gente. E’ partito per le vacanze in Italia con l’idea di avere un anno sabbatico e il desiderio di continuare a vivere la sua vita missionaria da eremita. Dove e come? Solo il Signore lo sa. Questo tempo gli servirà per riflettere e vedere dove il Signore lo conduce. Per questo parte portando con sé la lettera di dimissioni da parroco di Fangak che consegnerà al vescovo a Malakal. Ora toccherà al vescovo accettare le sue dimissioni e nominare una persona capace e degna per il compito. Ieri sera mi sono incontrato con p. Luciano. Con tutta naturalezza mi ha detto che, nel frattempo, tocca a me assumere la responsabilità della parrocchia. Come anche voi starete pensando: il mio trentesimo è stato un compleanno da ricordare.
    Nel pomeriggio mi sono trovato a partecipare a una preghiera congiunta tra Presbiteriani, Evangelici e Cattolici. E’ iniziata all’aperto e poi si è conclusa nella nostra chiesa a causa della pioggia. Un momento positivo di comunione, anche se la relazione con i protestanti è, in realtà, piuttosto difficile. Oltre ai sorrisi e ai saluti siamo visti con paura e trattati con rivalità.

        Venerdì 5 Ottobre
    Parto insieme a Moses Gatjang e Stephen Ruot per una lunga visita di cappelle. Saliamo su una grande barca a motore piena di gente e merci, lunga almeno 20 metri. Ad un certo punto, la via è completamente bloccata da enormi zolle di erba galleggiante. Da non credere: hanno deciso di uscire dal fiume. Una trentina di uomini hanno avuto il coraggio di trascinare la barca attraverso una distesa di erba inondata da 50-60 cm di acqua, adiacente al fiume. Dopo 2 o 3 km di fatica hanno spinto la barca nel fiume e abbiamo continuato il viaggio. Da cinema surreale. Se fossero sempre uniti come lo sono stati in questa impresa, potrebbero fare cose grandi.
    Siamo arrivati a Dhoreak verso le 5 di sera.

        Sabato 6 Ottobre
    A Dhoreak ci sono dei problemi piuttosto grossi. Un gruppo di otto persone, piuttosto influenti nel villaggio, tra cui l’ex catechista della cappella (un uomo cinquantenne sospeso perché ha preso la seconda moglie: una giovane ragazza di sedici anni) hanno rifiutato l’autorità dei catechisti più anziani, guide di tutta la zona: Moses Gatjang e Peter Gatjang. Adesso ci sono due gruppi che si radunano a pregare in posti separati: quelli guidati dai catechisti e quelli guidati dai facinorosi, autoproclamatisi guide della comunità. E, per mia sorpresa, una grande maggioranza di persone segue questi ultimi.
    Moses intendeva che mi fermassi a visitare solo i cristiani fedeli a lui. Gli altri ovviamente hanno provocato un incontro penoso fatto di accuse e discorsi ingarbugliati per tentare di scaricare il torto e accaparrarsi la ragione.
    Io sono stato irreprensibile nello spiegare l'importanza dell’unità, di riconoscere e rispettare le guide che ci sono state date, che io sono venuto per tutti e non voglio discriminare, ma che c’è un problema che va risolto. Siccome non volevano sentire ragioni, mi è scappato un intervento molto pericoloso: “Non volete comprendere che quello che state facendo è la stessa cosa che le chiese protestanti hanno fatto, rifiutando un cammino intrapreso nell’unità di tutti i cristiani? Voi che avete rifiutato di essere protestanti e avete sofferto molto a causa della vostra scelta di diventare cattolici, ora state diventando quello che avevate rifiutato di essere”. Silenzio! Ho sentito il sangue scendermi tutto nei piedi. Ho pensato: “Cosa ho combinato! Con queste mie parole e per odio di due catechisti, questi mi iniziano una chiesa indipendente, senza capo né coda”. Il capo del villaggio: “No, ora ci parliamo, ma sta sicuro noi siamo tutti cattolici e domani preghiamo insieme!”. A queste parole la mia pressione del sangue deve essere tornata normale.

        Domenica 7 Ottobre
    Al mattino celebriamo la messa tutti insieme. Tutti mi vogliono far credere che la tempesta è passata ma so che ci saranno ancora molti rospi da ingoiare. Ripasserò fra 20 giorni, avrò modo di valutare meglio le cose.
    Nel pomeriggio ripartiamo con la canoa per Wicdier, sempre i tre moschettieri: io, Moses e Stephen. Nella palude sbagliamo la via, ci troviamo fra le erbe e una marea di zanzare. Per quasi due ore non ho fatto altro che scacciarle e mentre ne schiacciavo una, due stavano già assaporando il mio sangue: sulla faccia, sul collo, sulle braccia, attraverso i vestiti... da diventare matti. Moses e Stephen si sono resi conto che la cosa si faceva critica quando mi han visto tutto rosso e con la pelle d’oca. Allora, già in difficoltà loro stessi, oltre a spingere la canoa si sono messi a sventolarmi con una maglietta.
    Siamo arrivati a Wicdier e anche loro ridevano per non piangere di come è andata. Una bella tazzona di latte da Lela e, sdraiato nella zanzariera, mi sono rimesso in sesto. La bella dormita ha fatto il resto.

        Lunedì 8 Ottobre
  Cammino verso Mareang. Arrivati troviamo che nessuno sapeva del nostro arrivo perché il catechista ha mancato nell’informare la comunità e non si è fatto nemmeno vedere. Aspettiamo sotto una pianta finché Joseph, il catechista della chiesa presbiteriana, ci invita a essere ospiti a casa sua.

        Martedì 9 Ottobre
    Cammino verso Koatjiath. All’arrivo l’accoglienza è molto calorosa. Koatjiath è un piccolo villaggio dove tutte le famiglie sono in buoni rapporti e spesso legati da legami di parentela.

        Mercoledì 10 Ottobre
    Festa di san Daniele Comboni. Al mattino visita ad alcune famiglie e poi confessioni: sono venute solo cinque donne ma sono rimasto impressionato delle belle confessioni che hanno fatto. La messa è iniziata alle 2. Dopo la messa, abbiamo avuto un incontro con sette catechisti del centro e due rappresentanti della commissione finanziaria. Per me era un momento per condividere un po' come vanno le cose, ascoltare da loro e dire cosa mi aspetto da loro. Loro hanno approfittato per dirsi un po' di malessere per alcune aspettative venute meno. E’ stato bello vedere come si dicono le cose limpidamente. Uno ha iniziato: “Hai sbagliato molto nel fare quello; io mi sono arrabbiato per questo...”. Poi anche Moses ha detto la sua: “Sì, hai proprio peccato. Se diciamo di essere catechisti dobbiamo anche agire da catechisti. Hai sentito quello che Abuna Christian ci ha detto di Comboni... e lui stesso ha lasciato l’Italia per venire da noi a sostenere questa chiesa appena nata. Possibile che noi stessi non siamo disposti a sacrificarci almeno un po' per la fede della nostra gente?” E l’imputato ha ascoltato tutto in silenzio. Quando è stato il suo turno ha ammesso le sue colpe e ha dato le sue spiegazioni e tutti hanno accolto le sue parole con una bella risata conclusiva. Magari il problema non è risolto, ma l’importante è non offendersi e, alla fine, lasciarsi sempre senza rancore.
    Alla fine dell’incontro ho potuto capire che non c’è nessun insegnamento del catechismo. Unico insegnamento, come lo chiamano loro, sono le prove di canto. Comprendo che la ragione non è la pigrizia o la mancanza di iniziativa: i catechisti stessi mancano della preparazione necessaria per insegnare qualcosa di più del Padre nostro, dell’Ave Maria e qualche altra preghiera. Attraverso i corsi che organizziamo a Fangak, ci proponiamo di aiutare i catechisti a fissare quelle conoscenze basilari per insegnare la nostra fede, per lo meno, ai loro bambini, anche se dovrebbero essere in grado di insegnare a chiunque voglia diventare cristiano.

        Giovedì 11 Ottobre
    Passando per il villaggio vedo la gente impegnata nella mietitura. Tutti hanno lavorato molto nella semina, ma ora i frutti sono scarsi: un po' a causa delle piogge troppo abbondanti, un po' per gli uccelli anch’essi affamati. Ma non sembrano farne un grosso problema. Loro fanno conto sulle vacche. James Bithuok, un catechista, purtroppo ormai in una brutta situazione a causa dell’alcool, a una mia domanda mi risponde: “Sono stato fannullone. Ho piantato un po' di sorgo, ma poi non ho ripulito il campo dalle erbacce. Non ho raccolto nessun frutto quest’anno. Venderò una vacca o due e comprerò il sorgo al mercato”.
    Nei giorni scorsi lungo il cammino, anche Moses mi ha mostrato il suo campo. Gli è stato coltivato da alcuni cristiani per sostenere il suo lavoro di catechista. Ma, due settimane fa, le vacche sono entrate e hanno devastato il campo. Anche lui rimane con niente.
    Sotto il grande tamarindo, Thomas e Stephen intrecciano uno spago per ricavarne una rete per pescare: “C’è poco sorgo, occorre arrangiarsi”.

        Venerdì 12 Ottobre
    Abituarmi ai loro tempi è qualcosa che va contro ai miei principi. Oggi si doveva partire per Nyadin dopo il rosario delle sette. Per quell’ora la mia borsa era già pronta. Mi hanno detto detto di sedermi sotto il tamarindo e aspettare che preparino la canoa. Ho aspettato fino alle tre. Mi sono proposto di non dire niente e non dare segni di noia, ma che sforzo! In un paio di ore siamo arrivati a destinazione. La comunità cristiana non sembrava pronta al nostro arrivo, ma la famiglia di James Kan, il catechista, si è fatta in quattro per ospitarmi.

        Domenica 14 Ottobre
    La messa domenicale è stata molto difficile: è chiaro che la comunità non si è educata a celebrare insieme la preghiera domenicale. Mentre si leggevano le letture, le persone erano distratte. Mentre tentavo di riprendere le letture parlavano fra di loro. Ho tentato di cogliere la loro attenzione con delle domande... niente, completamente assenti. Anche Moses, esterrefatto, li ha ripresi. Pazienza: occorre tempo per imparare a pregare e prendere familiarità con la messa.
    Oggi pomeriggio mi sono disteso giocando con un gruppo di bambini che fanno canti e danze tradizionali, un gruppo promosso da una ONG chiamata Save the Children. La stessa ONG ha promosso una scuoletta elementare con quattro classi e 280 bambini: 70 per classe. Ho insegnato loro un canto-bans: incredibile, in una mezz’oretta l’avevano già imparato alla perfezione. Mi piacerebbe molto promuovere qualcosa di simile a Fangak, ma ho bisogno di un gruppettino di giovani che, la domenica dopo la messa, organizzino canti, giochi e danze per i bambini. Purtroppo a Fangak non ho collaboratori validi: sono tutti restii a ogni iniziativa. Mi sto convincendo che stiano soffrendo le conseguenze di un trauma causato dal lungo conflitto: soprattutto dalla paura e la continua insicurezza.
    Ieri sera James ha ucciso una capra e oggi mi hanno riservato le parti migliori: colazione con il sangue cotto, pranzo con fegato, e interiora, cena con le trippe. Descrivervi la puzza delle trippe non sarebbe difficile, ma meglio soprassedere.

        Lunedì 15 Ottobre
    Oggi dovevamo andare a visitare la cappella di Leet, ma il catechista non si è fatto vivo, né ha mandato altre persone per assicurarci che ci aspettano e accompagnarci lungo la via. Decidiamo di ritornare a Koatjiath e poi procedere a visitare altre cappelle. Il fenomeno dei catechisti fra i Nuer è qualcosa di unico e difficile da comprendere. Si tratta di alcuni uomini diventati cristiani cattolici a Khartoum o in Etiopia. Una volta a casa hanno trasmesso ad altri la loro fede e sono diventati guide di piccoli gruppi di convertiti. Il desiderio di essere guida di un gruppo è stata sicuramente una motivazione forte: è nel sangue di ogni Nuer essere capo della propria “banda”. Così hanno raccolto molte comunità sotto la loro guida, e battezzato... ma mai insegnato cosa il cristianesimo sia. Così oggi, qui mi trovo... con un gruppo molto numeroso di catechisti, un po' tutti guide di un gruppo, e quindi la loro autorità non si può toccare, ma nessuno disponibile a insegnare il catechismo, la proposta di Gesù.
    Fra tutti però abbiamo qualcuno che è veramente convertito a Gesù, ma anche loro fanno fatica a fare quello che è proprio del catechista. Moses stesso, che è un bellissimo esempio di Nuer convertito, è sempre disponibile ad accompagnarmi in tutti gli angoli della parrocchia, gli piace molto andare a organizzare i catechisti e risolvere problemi di ogni sorta, ma se gli chiedessi di insegnare il Padre Nostro ai bambini facendoli riflettere sul significato delle parole, sarebbe in difficoltà. Mi verrebbe da dire che ci troviamo con tanti “generali” e pochi “soldati” o meglio tanti catechisti-direttori e pochi maestri.

        Martedì 16 Ottobre
    Oggi siamo arrivati a Mareang. Questa volta abbiamo trovato il catechista ma ancora non ha preparato la gente al mio arrivo. Poi mi sono reso conto che aveva in mente di andare a un Bul, la danza notturna, organizzato nel villaggio vicino in occasione di un matrimonio. Per fortuna Elizabeth, una ragazza poco più che ventenne con due figlie piccoline di tre e un anno, si è fatta avanti ad ospitarci a casa sua.

        Mercoledì 17 Ottobre
   Abbiamo celebrato la messa al mattino con un piccolo gruppetto di persone e ho cercato di incoraggiare la comunità a essere seria e richiamato il catechista a non lasciare il lavoro per la comunità cristiana all’ultimo posto. Poi finita la messa c’è stata una lunga discussione dove la gente ha fatto presente al catechista il suo errore. Lo ha perdonato, ma lo ha anche invitato chiaramente, se ha altri interessi, a lasciare da se stesso il servizio di catechista. Capita che alcune persone usino la figura del catechista come un modo per attirare la preferenza delle autorità locali per svolgere qualche compito e ricevere qualche soldo. Abbiamo anche molti casi di catechisti scelti come capi locali, e purtroppo, una volta capi, si disinteressano delle cose della chiesa.
    Partenza per Dhornour, il posto della famosa Angelina Nyaciuciu dello scorso anno. Chiedo di lei. Mi dicono: “E’ stata rubata”. “Da chi?” chiedo. “Ah, un uomo dell’altra parte del villaggio... un presbiteriano”. Colgo un po' di dispiacere... sì, infondo è proprio così. Nyaciuciu era molto attiva nell’animare il gruppo dei giovani. Ora, come qui è di regola, la moglie deve seguire la fede del marito: quindi dovrà frequentare la chiesa presbiteriana.
    Anche nel prossimo gruppo di cappelle la situazione è piuttosto difficile perché mancano catechisti che siano catechisti: in verità conto in Joseph Ruot, un giovane ventottenne piuttosto in gamba, ma con il dubbio e la speranza che riesca a lasciare l’alcool. L’alcolismo è una grossa piaga difficile da curare perché legata alla povertà e alla mancanza di cibo: quando il cibo scarseggiava hanno imparato a usare i rimasugli fermentati del sorgo per produrre una specie di birra o a distillarli per ottenere qualcosa di simile alla grappa.

        Giovedì 18 Ottobre
    Messa al mattino con tre mamme e tanti bambini e un giovane, guida dei ragazzi, che da tempo si è reso disponibile a guidare la preghiera della domenica. Poveretto! Ho visto che non sa nemmeno fare il segno di croce. Però fa cantare i ragazzi, leggono un passo del Vangelo e poi pregano spontaneamente, un canto per finire e tutti vanno a casa. L’ho affidato a Moses perché, come catechista anziano, gli insegni come guidare la preghiera domenicale.
    Nel pomeriggio camminiamo verso Kuerbuay: una camminata breve ma resa faticosa dal sole particolarmente forte. Un gruppo di giovani mi accoglie cantando e marciando: mi chiedo dove trovino le forze per marciare e cantare sotto questo sole. E’ l’euforia per il padre che è arrivato.

        Venerdì 19 Ottobre
    Messa al mattino dentro la stalla per il sole forte. Poi una pioggia, forse l’ultima? Regina mi porta il tè e si intrattiene. E’ una donna vicina alla quarantina, ma incredibilmente invecchiata. Me la conta di tante cose e mi chiede della gente, di una cappella e di un’altra. Mi fa impressione notare con quale confidenza e semplicità si relaziona a me, come non ci fosse ostacolo alcuno: lingua, straniero, prete...
    Mi chiede di Dhoreak. Rimango nel vago. Poi lei stessa mi fa i nomi dei facinorosi, non ne lascia fuori uno, e mi dice: “Abbi pazienza! I Nuer hanno la testa dura. Molti sono diventati cristiani ma non sanno cosa significhi. In realtà continuano a essere quello che erano, a essere guidati dal desiderio di avere, avere di più, per non temere il futuro. Una moglie in più, qualche vacca in più, i soldi della comunità, i progetti, la canoa. Qualsiasi opportunità è da cogliere, non si sa mai”. Una donna saggia.

        Sabato 20 Ottobre
   Memoria dei beati Davide e Gildo, catechisti Ugandesi uccisi nel loro lavoro. E’ stato bello ricordare la loro offerta e pregare per i nostri catechisti.
    Da Kuerbuay, attraversamento della palude fino a Pathiay.

        Domenica 21 Ottobre
    La comunità di Pathiay si è presentata inaspettatamente attiva: frutto del lavoro di Joseph Ruot. Ma anche Elija Hoon ha una bella personalità e, nonostante sia accusato di non lavorare, spero che possa essere recuperato. Mi hanno presentato 18 bambini per il battesimo. Si è presentata anche una ragazza quindicenne, la guida delle altre ragazze nel coro e nel marching. Ha chiesto il battesimo ma i catechisti l’hanno rifiutata. Perché? E’ mancata all’insegnamento? No, vengo a sapere che è stata appena presa in moglie da un uomo sulla quarantina, già sposato con altre mogli. Un buon cristiano s’intende: “Lui stesso chiede che sia battezzata” mi dice il catechista. Che confusione!
    La Chiesa Cattolica ha pensato di proporre la fede cristiana come un processo di maturazione cadenzato dai sacramenti. Qui ancora sembra non funzionare. Il battesimo è una benedizione contro ogni male. La confessione è per donne e bambini. La comunione per pochi eletti senza peccato. La cresima, per cosa? Il matrimonio, neanche preso in considerazione. Qui c’è bisogno di un cammino di autenticità cristiana poi i sacramenti verranno. In fondo, qui, c’è già moltissima gente che, pur vivendo situazioni non contemplate dalle indicazioni della chiesa, vivono con sincerità da cristiani con la speranza un giorno di ritrovarsi davanti a Gesù e capire finalmente il senso delle cose vissute.

        Lunedì 22 Ottobre
    Con un’oretta di cammino siamo arrivati a Toch. Un folto numero di giovani mi ha accompagnato cantando e camminando in fila indiana su una diga fatta a mano che ci ha permesso di camminare nella palude all’asciutto. Oggi non ho mancato di ricordare Paola nel giorno del suo decimo compleanno: auguri. Ho un’immagine impressa: la foto che mi avete mandato di Paola con in braccio Matteo: le piace già fare la mammina. Qui avresti da divertirti perché i bimbi sono costantemente in braccio alle sorelline maggiori.

        Mercoledì 24 Ottobre
    Attraversamento della palude fino a Wicdier. Lela ha la capanna piena: la figlia Elizabeth è tornata da Malakal con i figli. Anche Mary è tornata da Fangak con l’ultima nata: Nyadiew. Sono stato ospitato in un’altra capanna da Peter Puok. Qui si mangia il miglior pesce di tutta la zona: grazie a Peter, ovviamente, esperto pescatore. La ricetta base è pesce bollito. Altri ingredienti sono per le eccezioni. Oggi Peter mi ha portato del pesce fritto: una specialità.

        Venerdì 26 Ottobre
    Attraversamento del fiume e cammino fino a Payiat.

        Domenica 28 Ottobre
    La comunità si è presentata molto attiva soprattutto grazie alla vitalità dei giovani: speriamo continuino. Dobbiamo certo sostenerli. Per questo ho pensato di organizzare a Fangak un corso per i giovani che animano i ragazzi/e delle loro cappelle. Sarà a febbraio.
    La gioia di questi giorni viene offuscata dall’arrivo di altre notizie da Dhoreak. Sembra che dopo la mia partenza, l’accordo a cui eravamo arrivati sia stato rifiutato: sono tornati a essere divisi nelle due comunità. Nei prossimi giorni tornerò a Dhoreak: è un grosso pensiero perché dovrò misurare ogni parola, ogni gesto e agire in modo tale da indicare la retta via senza offendere, né escludere, né giudicare affrettatamente, ma anche senza farmi prendere per il naso. Qui è come giocare a “Non t’arrabbiare”: dopo incontri, discussioni, decisioni, accordi... si conclude con poco di fatto. Allora l’unica vittoria è non arrabbiarsi. In realtà il problema è semplice, ma non di facile soluzione. Penso di capire che non si tratta di cambiare i catechisti, il problema è legato al controllo dei progetti della comunità cristiana, fra cui la canoa, e chi ne mangia i soldi. Il gruppetto di facinorosi non accetterà nessuna soluzione finché i progetti non andranno nelle loro mani.

        Lunedì 29 Ottobre
    Dopo la messa mi sono intrattenuto con Samuel Peat, un uomo sordo-muto di Payiat che è proprio uno spasso. E’ un tipo molto estroverso che non può starsene senza comunicare, allora lo fa, senza complesso, con tanti gesti tutti suoi. Un teatro muto, ma molto comunicativo. Ad un certo punto è uscito il tema dell’alcool. Anche lui era d’accordo che è un grosso problema e si è messo a raccontare un fatto, che a suo avviso e veramente accaduto. Un uomo è andato al mercato a bere l’alcool locale ottenuto dal sorgo, chiamato “koang”. Lì, ha incontrato altri quattro amici e si sono messi a bere insieme. L'ubriacatura prima si è fatta sentire nelle caviglie, poi è progressivamente salita alle ginocchia, alle anche, fino a raggiungere la testa. Mentre gli amici continuavano a bere, quell’uomo ha pensato di sdraiarsi su una stuoia lì vicina e mettersi a dormire. E dopo una risata e qualche altro bicchiere, i quattro amici, vedendolo steso lì per terra, hanno pensato che fosse morto. Se ne sono così convinti che hanno scavato una buca e l’hanno sepolto. E fu così che l’alcool trasformò un atto di compassione in un atto di follia.

        Mercoledì 31 Ottobre
    Ieri pomeriggio siamo arrivati a Dhoreak attraversando la palude. Oggi in prima mattinata sono passato di famiglia in famiglia con la proposta di una piccola preghiera. Poi mi sono trovato dentro un incontro che è durato tutto il giorno. Gli otto non vogliono sentire ragioni: hanno intenzione di continuare le attività della cappella indipendentemente dai catechisti e vogliono i progetti in mano loro: canoa, scuoletta con due classi di elementari, dispensarietto di medicine fornite dall’ONG COSV, pompa dell’acqua. Ho deciso di chiamare un incontro speciale con i catechisti più anziani di tutta la parrocchia, una specie di abbozzo di consiglio parrocchiale, perché la decisione presa sia condivisa da tutti e quindi abbia più forza nei confronti di questi facinorosi.
    Non c’è il ben più minimo motivo di fede che li muove, non sentono ragioni se non le loro ragioni. Non si tratta di seguire l’insegnamento di Gesù o di pensare in termini di salvezza eterna. No, ottenere quello che vogliono qui e ora con ogni sorta di mezzi, anche disonesti.

Giovedì 1 Novembre 2007
    Mi alzo di buon mattino, mi lavo la faccia con una tazza d’acqua e passeggio pregando il rosario, contemplando il sole che pian piano si fa vedere e il giorno comincia a rivivere. Questo è il più bel momento della giornata e non mi stanco di gustarmelo ogni giorno. Di buon mattino m’incontro con gli otto e mi stupiscono accettando di buon grado che la risposta al loro caso arrivi dal gruppo di catechisti più anziani. Io ho detto loro chiaramente: se non accettate nessuna autorità se non voi stessi, siete voi che vi mettete fuori dalla comunità cristiana.
    Verso le nove e mezzo parto per Jiath accompagnato da Moses. Mi impressiona la sua disponibilità e il tempo che dedica a me e al lavoro per la chiesa. Tra il corso catechisti a Fangak e questo viaggio sono già due mesi che è assente da casa. La moglie Rebecca mi ha confidato: io non posso lavorare molto per la chiesa, ma permetto a mio marito di essere sempre disponibile per i bisogni che ci possono essere, ci penso io ai bambini. Lei è mia coetanea e hanno già 5 bambini: 1 maschio e 4 femmine.
    Durante il cammino un sole molto forte e non un filo di vento. E’ mezzogiorno e ci fermiamo all’ombra di un grande albero. C’è una donna che allatta suo figlio. Lascia il bambino in braccio a Moses e va a prenderci dell’acqua da bere nella palude vicina. “Chi darà anche solo un bicchiere d’acqua a una persona...” Solo? E’ un dono prezioso: l’ho bevuto proprio di gusto.

        Venerdì 2 Novembre
    Siamo arrivati a Jiath ieri intorno alle 4 e mezzo. Oggi arriva Peter Lual a dare il cambio a Moses: ora continuerò a visitare le cappelle dove Peter è il catechista responsabile. Dovreste ormai conoscere Peter!!!

        Domenica 4 Novembre
    Domenica a Jiath con battesimi. C’è un grosso numero di cristiani cattolici, ma non ci sono catechisti all’altezza del loro compito. C’è un buon uomo, Samuel Koang: timido, di poche parole, ma molto umile e servizievole. Domani parto per Pulita. Lì ci sono tre cappelle, ma nessuna attività. Penso troverò proprio poca gente.

        Martedì 6 Novembre
    Oggi ho trovato l’operazione aritmetica più fantastica scritta sulla parete interna della capanna di un maestro. Per calcolare da quanti anni il Sudan è una nazione indipendente: dal 1956 a oggi.
     1956-
    
2007=
        39
    Questo è solo per dire che qui i numeri sono solo immaginazione e la matematica diventa quello che fondamentalmente è: filosofia... di vita.

        Mercoledì 7 Novembre
    Partenza per Keew. Durante il cammino delle nuvolacce nere si alzano a est con un vento che soffia dritto contro di noi. Siamo presi dalla pioggia. Camminiamo nel bosco fino a Kuerway dove troviamo rifugio in una capanna. Peter Lual conosce la famiglia e ci portano del cibo. Aspettiamo lì un paio di ore, poi, quando la pioggia è finita, ripartiamo. Alcuni giovani ci accompagnano ad attraversare la palude aprendo la via fra le erbe: l’acqua arriva alle spalle. Usciti dall’acqua, abbiamo un’altra ora di cammino fino a Keew. Arrivati, Peter è tutto dolorante per i reumatismi.

        Giovedì 8 Novembre
A Keew, una ONG fondata dalla chiesa presbiteriana americana è molto attiva. Si chiama CMA (Aiuto Cristiano Missionario). Hanno una clinica e molte altre iniziative volte allo sviluppo e alla proposta della fede cristiana. Colgo l’occasione per far loro visita e conoscere i cinque operatori, responsabili dei progetti. La loro accoglienza è straordinaria per la fraternità dimostratami. Non mi hanno lasciato partire senza una borsa di frutta e pomodori freschi: qualcosa che qui non si vede mai e quindi diventa preziosissimo.

        Domenica 11 Novembre
    I giorni a Keew sono stati molto positivi considerato il fatto che la comunità cristiana stava quasi scomparendo. Ora grazie alla presenza di due giovani catechisti sembra rinascere. Abbiamo pregato la messa domenicale con un grosso numero di persone, circa 300, e 24 battesimi, tra cui, oltre ai neonati, una dozzina di adolescenti i quali, poveretti, han dovuto superare l’esame, non troppo severo, di Peter Lual. Lui stesso mi ha detto: “Padre, non sanno molto, ma sono stati bravi: hanno imparato 12 preghiere. Li seguirò perché continuino il catechismo”.

        Lunedì 12 Novembre
    Cammino verso Leerpiny, villaggio di Peter Lual. La comunità cristiana si distingue per essere particolarmente viva, soprattutto grazie al buon esempio di Peter che ormai è un padre un po' per tutti. Appena arrivato ho potuto vedere la chiesa che hanno giusto finito di costruire: la più grande di tutta la parrocchia dopo quella di Fangak. Un lavoro magistrale considerato che hanno fatto tutto con fango, pali ed erba. I muri sono spessi circa 60 cm e alti 1 metro e 80. Il tetto è una grande volta di pali ed erba. L’unico problema in questo tipo di costruzioni è che il tetto è piuttosto debole, e a ogni segno di cedimento aggiungono un palo che faccia da supporto, ottenendo alla fine una stanza piena di pilastri dalle forme più curiose. Il rettangolo è di circa 6 metri per 15. Essenzialissima, ma ci si prega volentieri.

        Venerdì 16 Novembre
    In questi giorni ho visitato i vari villaggi che compongono Leerpiny: Kerial, Kamel, Kuerguong, Tharkuer, Kotthiep, Jiowaa. C’è una grossa partecipazione di gente. Martedì 307 persone sono venute a messa. Alla fine della messa mi hanno passato un foglio con scritto: “3007 people”. Esattemente trecento e sette: 300 7. Oggi alla messa abbiamo avuto il battesimo di 36 bambini e la partecipazione di 350 persone.

        Sabato 17 Novembre
    A rovinare il buon clima: 3 dei facinorosi di Dhoreak sono arrivati a Leerpiny. Uno dei tre si è messo in testa che vuole sposare Angelina, la seconda figlia di Peter Lual. Lei è diciasettenne, lui trentacinquenne. Lui è rimasto vedovo qualche anno fa: la moglie gli è morta di parto. E’ già da tempo che ha fatto presente a Peter la sua intenzione di prendere Angelina, ma Peter ha temporeggiato. Peter mi ha confidato: “Devo io dare mia figlia a un uomo che so essere un poco di buono? Se Angelina fosse scappata di casa con lui, malesh, sarebbe stata una sua scelta. Ma finché rimane volentieri a casa, aspetto finché sarà un uomo per bene a venirla a chiedere. Già molti si sono fatti avanti. Ma il matrimonio è una cosa seria: se la lascio all’uomo sbagliato soffrirà tutta la sua vita”.
    Io mi sono tenuto fuori dalla faccenda limitando miei eventuali commenti: certo è che in cuore ero proprio infastidito. Era questo il momento per venire a discutere del suo matrimonio, proprio quando io sono in visita alla cappella? Come può chiedermi in punto e in bianco, senza alcuna formazione, di celebrare domani il sacramento del matrimonio!? Le attività sono saltate e io sono rimasto solo ad aspettare che l’incontro “matrimoniale” iniziato alle 9 si concludesse. A mezzogiorno la mamma di Angelina, Elizabeth, mi porta il cibo. Le chiedo: “E’ finito l’incontro?”. Mi risponde: “Ah no, questi sono incontri che vanno per lunghe. Può andare avanti fino a sera”. Ribatto: “Ma perché?! Loro sono venuti con una richiesta. La risposta è una e viene da Peter, te e Angelina”. Lei ha sorriso compiaciuta perché tutti sapevamo che la risposta dipende solo da Peter. Ma due del comitato finanziario lì presenti hanno replicato: “E le vacche dove le metti?”. “Come? Le vacche? Perché?” domando non connettendo. “Peter deve alcune vacche a delle persone”. Ora ho proprio connesso bene: “Il debito di vacche è una cosa, il matrimonio di Angelina è un’altra faccenda. Un padre che concede la figlia a un uomo per ottenere le vacche, con cui potrà pagare anche dei debiti, non è un esempio da imitare”.
    Nel secondo pomeriggio, Peter mi ha raggiunto compiaciuto. L’ho guardato in faccia e mi ha risposto: “E’ andata bene, Abuna”. “Bene, bene?”. “Sì, ma temo tornerà ancora alla carica”.

        Lunedì 19 Novembre
    Ieri abbiamo celebrato la messa domenicale con più di 400 persone: un numero molto grande, neanche a Fangak arriviamo a tante persone in una domenica ordinaria. Questa mattina sono partito alle sette da Leerpiny dopo aver celebrato la messa a lume di candela con Peter Lual, la moglie Elizabeth e qualche altra persona. E’ stata un’idea di Peter di celebrare al mattino presto insieme, e io l’ho accontantato. Elizabeth mi ha portato anche il pranzo alle 6 di mattino: polenta con una gallina. “Come hai fatto a cucinare al buio?” ho scherzato, “sei sicura di non aver cotto il gatto?”.
Il cammino è stato bello, anche se faticoso soprattutto quando abbiamo dovuto attraversare le paludi e le zone allagate. Siamo arrivati a Fangak alle quattro e mezza senza aver fatto soste se non per bere un po' d’acqua offertaci dalla gente.
    E’ stato bello trovare l’accoglienza fraterna di fr. Raniero e p. Alberto; anche se ho trovato Alberto molto debilitato fisicamente e deciso a partire per Khartoum quanto prima. Per questa ragione abbiamo dovuto avere un incontro in comunità che si è protratto fino a mezzanotte. Uno dei punti discussi è la necessità che io vada ad Ayod per Natale: è dall’ultima visita di p. Alberto, a Natale scorso, che non vedono un prete.

        Martedì 20 Novembre
    Alberto è partito per Malakal con una barca dei mercanti, per poi procedere per Khartoum in aereo. Ieri sera Alberto mi ha dato una relazione della situazione pastorale di Fangak molto realista: una comunità in letargo che aspetta solo di trarre vantaggio e non è disposta a dare la propria parte. In fondo mi sembra vero: non abbiamo potuto portare a termine nessun lavoro o progetto in programma perché la comunità si è tirata indietro dal dare il contributo pattuito. Siamo riusciti a portare avanti solo il corso computer perché verteva sulle nostre energie e mezzi. Un segno di speranza è il catechismo quotidiano per i bambini. Abbiamo iniziato ad Aprile con un primo gruppo e il primo di Ottobre abbiamo iniziato con un secondo: vengono con molto entusiasmo. Ma quelli che si fanno chiamare catechisti manco si fanno vedere: appaiono alla chetichella durante la messa domenicale. Alberto mi ha detto che non c’è stata una domenica in cui non abbia chiesto aiuto per il catechismo, considerato il fatto che era malato. Ma solo Peter Chuit è rimasto fedele ad aiutarlo nella traduzione dal suo inglese al nuer. Alberto è stato molto chiaro. Il suo parere è di dare alla comunità cristiana un tempo di prova. Se non rispondesse in modo positivo, scuotere la polvere da sotto i calzari e andare altrove. Certo, la parola di Gesù è stata chiara. Ma è la risposta positiva della gente il parametro della nostra presenza? Risposta positiva alle mie aspettative?
    Oggi continuo il catechismo con il nuovo gruppo di bambini iniziato da Alberto. Conto di avere l’aiuto di Chuit. Cercherò anche di proporre qualcosa al vecchio gruppo: sono dei ragazzi che si sono affiatati e hanno voglia di fare qualcosa per la comunità.

        Domenica 25 Novembre
    Festa di Cristo Re. Gesù si propone come Signore della nostra vita: “Mi accogliete? Accettate la mia parola? Prendete su di voi le dovute conseguenze?”. Qual è la nostra risposta? “E che possiamo farcene di te?”. Insegnaci invece a rispondere: “E che cosa potrai mai fare con me, tuo servo, Signore? Ma, se proprio vuoi così: la tua volontà si compia in me”.

        Martedì 27 Novembre
    Il gruppo di catechisti anziani e responsabili sono arrivati. Iniziamo l’incontro per discutere il caso di Dhoreak. Io e Raniero approfittiamo anche per far loro presente la penosa situazione della comunità cristiana di Fangak e la mancanza di catechisti realmente dedicati all’insegnamento.
    E’ uscita la parabola del fico sterile. Allora ho dato loro la mia interpretazione. P. Antonio ha lavorato la pianta dei Nuer per 10 anni e lui stesso è partito dicendo che non ha visto nessun frutto, se non la simpatia che gli è stata riservata da tutti. Alla possibilità di sradicarla per piantare un’altra pianta che dia frutti a tempo debito, ha insistito: “No, no, diamo ancora un po' di tempo, gli do l’ultima vangata e arricchisco il terreno con un po' di letame”. “Ecco”, ho detto loro, “io mi sento proprio quel letame sparso sperando che la pianta dia frutto”. Hanno riso tutti divertiti dall’immagine usata e hanno chiesto: “E alla fine la pianta darà frutti?”. “Non lo so” ho risposto, “io sono solo letame, dare frutti dipende dalla pianta”.

        Giovedì 29 Novembre
    Incontro conclusivo con i catechisti anziani. Sul caso di Dhoreak, anche loro sono dell’opinione che non sia facile raggiungere un accordo. Hanno deciso di chiamare un incontro dopo Natale allargato a molte altre persone. Preferiscono assumersi la responsabilità della cosa perché, dicono, il problema non è di fede o di pastorale, ma è un conflitto fra persone per “il potere”.

        Venerdì 30 Novembre
  Notizia che sembra caduta dal cielo per quanto sia arrivata inaspettata. Abbiamo un nuovo questore. Un certo James Tut Biliew. La gente è contenta perché appartiene a questa zona, ma non mostra grande entusiasmo. Anche lui, come i precedenti Gabriel Tang e John Maluit, era un comandante della milizia: un esercito composto da tante compagnie indipendenti sostenute dal governo di Khartoum contro l’SPLA. Stiamo a vedere.

Martedì 4 Dicembre
    Le autorità locali mi invitano a un incontro per celebrare la nomina del nuovo questore. Mi sarei volentieri tirato indietro perché ho ultimamente sviluppato un certo fastidio e noia per tutto ciò che è politica. Ho ascoltato gli interventi delle diverse persone: non ho colto niente di significativo che auspichi un cambio e la ricostruzione di questa area. Solo tanta speranza... e prego che non vinca la speranza di quelli che vorrebbero accaparrarsi quello che dovrebbe essere di tutti. Alla fine mi è stato chiesto di chiudere l’incontro con una breve preghiera. Cosa ho chiesto al Signore? Saggezza e onestà a chi sarà nell’amministrazione, ma soprattutto partecipazione ed impegno da parte della gente.

        Sabato 8 Dicembre
    Continua l’esperienza dell’adorazione. Espongo Gesù Eucaristia dopo la messa delle 7 e rimango lì davanti a Lui fino alle 2, momento in cui i bambini vengono per il catechismo e concludiamo l’adorazione con un rosario. La gente ancora non conosce questa forma di preghiera: è ancora poca la partecipazione. Ma sono molto contento di vedere alcune persone che entrano in chiesa e, facendo una piccola riverenza, recitano una preghiera e, dopo un po', se ne vanno. Per me è un momento importante di preghiera e affidamento a Gesù. Approfitto anche per rendermi disponibile per le confessioni: grazie a questo si è creato un gruppetto di bambini e donne, in tutto una quindicina, che si confessano tutti i Sabati.

        Lunedì 10 Dicembre
    La condizione della scuola elementare è penosa. Ormai da più di 6 mesi i maestri ricevono il loro stipendio dal governo, ma non si danno da fare a insegnare. Dopo gli esami di fine trimestre a Ottobre non hanno più ricominciato le lezioni. I bambini sono andati a scuola; i maestri, no. Oggi i maestri hanno chiamato i bambini per gli esami di fine anno. Ma si può? Martha Nyajime è venuta a mostrarmi il foglio del suo esame di matematica. Una bambina di 11 anni. Le operazioni erano addizioni e sottrazioni: 1+1, 2+3, 4+2, 5-1, 6-3, 7-4 e così via, mai sopra al dieci. Ha totalizzato 25/50. Un risultato troppo basso: manca un insegnamento serio.

        Mercoledì 12 Dicembre
    Sto aspettando Moses Gatjang perché si è offerto di accompagnarmi ad Ayod per la celebrazione di Natale. Dobbiamo partire quanto prima perché non sappiamo quanti giorni occorreranno per il viaggio. Nel frattempo ho parlato attraverso la radio con i catechisti di Ayod: c’è un problema di autorità fra i due catechisti più anziani che dura ormai da più di un anno. Mi chiedo cosa potrò fare: è la prima volta che riesco a raggiungere quella regione della parrocchia e non conosco né luoghi, né persone. Ascolterò e cercherò di capire.

        Venerdì 14 Dicembre
    Il catechismo con i bambini è proprio una bella esperienza. Avendo un’ora al giorno in cui ci si incontra, si crea proprio un bel rapporto e imparano in fretta. Anche se, a essere sincero è molto difficile insegnare loro perché sono molto vivaci e non sono abituati ad ascoltare per imparare, non avendo mai avuto l’opportunità di sedersi a scuola. Ricordo l’incontro con mons. Paride Taban, vescovo emerito di Torit (Sudan), a Gennaio 2006. Diceva: “I nuovi preti di oggi non amano insegnare il catechismo. Dicono che è compito dei laici, dei catechisti. E loro si credono più importanti dei catechisti. Non capiscono che oggi, qui in Sudan, c’è bisogno di preti-catechisti. Io stesso sono vescovo-catechista e non me ne vergogno”. Mi ha fatto pensare, ed ecco, ora mi sento tale: prete-catechista. Sento importante impegnarmi a insegnare ai bambini il catechismo e la vita di Gesù, soprattutto perché nessuno lo sta facendo. E, facendomi catechista, spero anche di mostrare ai catechisti come esserlo effettivamente. Appena finito il catechismo ho trovato Moses che è appena arrivato pronto per il nostro viaggio. Dobbiamo tenerci pronti a partire in qualsiasi momento, quando passa una barca di mercanti. Chissà quando!

        Sabato 15 Dicembre
    Adorazione. I bambini mi circondano e mi chiedono cosa sto facendo. E io chiedo loro se sanno cosa c’è sopra all’altare. Un pane che è Eucaristia: Gesù. Dico loro: “Salutatelo e poi recitate una preghiera”. Mentre consideravo quanto la comprensione dell’adorazione Eucaristica sia difficile, un bambino (Joseph Chuol di ormai quasi 3 anni), a mia insaputa, si è acquattato dietro alla mia sedia: unico posto in cui si sentiva un pò nascosto. E ha lasciato il suo dono. Sono stato richiamato alla realtà, non tanto dalla puzza, ma dalle risa degli altri bambini. Cosa dire? Ho richiamato la sorellina, ma sono certo che Gesù non si dà scandalo della naturalezza di questi bambini.
    Oggi il team che fa le operazioni agli occhi è partito, lo stesso che era venuto anche a Marzo. Era arrivato il primo dicembre. Se ne è andato un po' deluso perché a fatica hanno raggiunto le 80 operazioni, nonostante ci siano molte persone nel bisogno. A Marzo, in 3 settimane di lavoro, hanno raggiunto quasi 400 operazioni. Non si sa la causa di questa bassa risposta. Mio parere: la gente ha perso fiducia nella clinica, visto il pessimo servizio offerto dall’ONG COSV. Anche dott. Jill è piuttosto depressa perché, pur essendo indipendente, deve far conto sul sostegno logistico di questa ONG.
    Giovedì scorso i due Kenyani, Kamau e Adan, dipendenti del COSV e responsabili della clinica, hanno annunciato che Sabato sarebbero partiti per le vacanze di Natale. A queste parole, gli operatori Nuer della clinica hanno risposto per le rime: “OK, ma non pensate di partire senza chiarire il fatto dei salari: è da tre mesi che non riceviamo un soldo e non possiamo aspettare quando ritornerete a metà Gennaio”. I due, per evitare inconvenienti, se la sono svignata alle 4 di mattina all’insaputa di tutti, anche di Jill. Jill sembra intenzionata a tirar fuori di tasca sua gli stipendi di un mese, di più non può, per non lasciare gli operatori senza un soldo proprio a fine anno.

        Domenica 16 Dicembre
    Alle 8 di mattina arriva Moses dicendo che è arrivata una barca e il proprietario vuole ripartire in mattinata. “Come posso lasciare la gente senza messa domenicale?” gli dico, “Corri al fiume e chiedi se possono ritardare la partenza a dopo la messa, altrimenti dovremo aspettare un’altra barca”. Alle 9 vado in chiesa e Moses mi informa che ci aspetteranno: una buona notizia. Tra una cosa e l’altra la messa domenicale non dura mai meno di due ore. Alle 11 e mezzo corro al fiume e... sorpresa! La barca non c’è più. E’ partita alle 10. Bella bidonata.

        Martedì 18 Dicembre
    Nessuna barca all’orizzonte. Ma in compenso abbiamo avuto la bella sorpresa dell’arrivo dei due catechisti che abbiamo mandato a Nyal per un corso catechisti di 8 mesi: Peter Koat e Peter Juor. Poniamo una grande speranza in loro che siano di stimolo per tutta la parrocchia.

        Venerdì 21 Dicembre
    Il Natale è vicino e purtroppo devo desistere dal piano di andare ad Ayod perché non potrei mai arrivare in tempo. Ho parlato con il catechista Peter Gatkuoth attraverso la radio: siamo tutti dispiaciuti, ma non si può far altro che accettare la situazione. Ho promesso loro di andare ad Aprile e spendere tutto il mese con loro.
    Scopro che sul fiume c’è una barca diretta a Keer, a due giorni da Fangak. Poi da Keer ci sono altri due giorni di cammino per Ayod. Tentare? Mi son messo il cuore in pace solo quando mi hanno rivelato che è ferma con un problema al motore.

        Sabato 22 Dicembre
    Questa mattina, mentre io stavo in compagnia di Gesù Eucaristia mi sono rallegrato a vedere un gruppetto di uomini e donne indaffarati nei preparativi per il Natale. Le donne si sono messe a lisciare con il fango il pavimento della chiesa. Gli uomini si sono impegnati a mettere in piedi un ampio recinto di canne adiacente alla chiesa dove ci raccoglieremo in preghiera. Nel pomeriggio i ragazzi hanno addobbato la chiesa con molti nastri fantasiosi ottenuti dai sacchetti di plastica del mercato.
    Il Natale è diventata la festa più importante dell’anno e coinvolge proprio tutti, senza distinzione alcuna. In questi giorni molta gente dai villaggi vicini arriverà a Fangak per celebrare il Natale. Per questa ragione Catechisti e comitato finanziario si dovranno radunare per i preparativi e pensare al cibo e all’accomodazione per molte persone.

        Domenica 23 Dicembre
    Nel pomeriggio arrivano i giovani delle cappelle vicine a Fangak. Cominciano i cori e le marce a suon di canto. Il clima di festa si sta scaldando progressivamente fino ad arrivare alla notte di Natale. E non è male scaldarsi. In questi giorni, infatti, si soffre il freddo: la notte, s’intende! 33°C il giorno e 14°C la notte.

        Martedì 25 Dicembre
    Abbiamo pregato la messa di mezzanotte in un migliaio di persone. Poi, questa mattina, abbiamo avuto la messa del giorno. Nella messa della notte abbiamo atteso la mezzanotte cantando insieme canti natalizi (ne hanno di molto belli), poi abbiamo cominciato la messa. Prima del Gloria hanno proposto la tradizionale recita che rappresenta la nascita di Gesù: dal viaggio di Giuseppe e Maria a Betlemme, alla fuga in Egitto con il tentativo da parte di Erode di uccidere il bambino. Quest’ultima è la scena che li entusiasma di più: con i soldati di Erode versione milizia ed Erode capo arabo. Seguendo la recita o potuto constatare quanto questa gente sia ilare: nonostante la drammaticità delle scene e il contesto di preghiera, si sono divertiti a ridicolizzare tutti i personaggi: Maria, Giuseppe e Gesù compresi. Non so se sono troppo buono a permettere che “scherzino anche delle cose sante”, ma hanno strappato qualche bella risata anche a me. Certo è che dovrò rompere con la tradizione: il prossimo anno insisterò perché la recita sia fatta prima dell’inizio della messa.
    La messa del giorno è stata una “baraonda”. Come si possa pregare la messa in questo modo proprio non lo so... ma per rispetto, ho cercato di pregarla almeno io.

        Mercoledì 26 Dicembre
    Festa di s. Stefano. Nonostante questa festa sia ancora vissuta dalla gente come un giorno feriale, ho ricordato don Danilo e tutti gli amici della parrocchia. Ho raccontato alla gente di voi tutti della parrocchia, della vostra fede, del vostro impegno, della vostra fede vissuta. Nel nostro cuore c’è riconoscenza per voi tutti come c’è per tutte quelle persone che, come Stefano, hanno dato la loro vita per la scelta di vivere il Vangelo.

        Sabato 29 Dicembre
    Oggi è il giorno fissato per l’incontro dove dovremmo ascoltare le parti per risolvere il caso di Dhoreak. Gli ultimi sono arrivati solo oggi pomeriggio: quindi decidiamo di cominciare l’incontro domani pomeriggio. Io ho lasciato l’organizzazione nelle mani di Peter Lual e ai catechisti più anziani perché possano procedere secondo i loro costumi. Spero anche che imparino a essere un po' più autonomi nel valutare i problemi e trovare soluzioni senza appellarsi all’autorità del prete... che loro credono infallibile.

        Domenica 30 Dicembre
    Domenica delle famiglie. Un momento bello per pregare per tutte le famiglie Nuer e riflettere su quei valori e scelte concrete che fanno nascere un amore vero, sincero. Avevo annunciato che avrei dato una speciale benedizione alle coppie che hanno ricevuto il sacramento del matrimonio perché siano rafforzate nella loro scelta. Scelta che, in questo contesto, non è solo controcorrente, ma vista come assurda. Si sono presentate una decina di famiglie. Più della metà delle coppie sposate in chiesa di tutta la parrocchia. Cinque coppie hanno fatto due giorni di cammino pur di essere presenti.
Nel pomeriggio comincia l’incontro sul caso Dhoreak. Ci sono circa 60 persone tutte contente di partecipare a un incontro che per me è solo una penitenza. Per loro è un po' come un cinema e un sfida: vedere chi la vince. L’incontro è andato così: le due parti hanno dato le loro ragioni e si son difesi dalle accuse. Tutti hanno ascoltato senza sbilanciarsi in valutazioni.
    Dopo quattro ore ho sospeso l’incontro sentendo un certo malessere. Mi sembra che entrambe le parti, mentre parlavano, erano preoccupate di conquistare la gente dalla loro parte, puntando più sulla simpatia, sul vittimismo e sul compatimento, più che sulla verità dei fatti e su ciò che è necessario fare per risolvere il problema.

        Lunedì 31 Dicembre
    Nella mattinata ci si è divisi in 4 gruppi di discussione per vedere chi ha torto e chi ha ragione e proporre una via di risoluzione. A fine mattinata c’è stata la condivisione tutti insieme. Sorpresa! Tutti hanno ritenuto che i due catechisti, Moses Gatjang e Peter Gatjang, sono nel torto e quelli che avevo chiamato facinorosi sono innocenti. “Moses e Peter non rispettano la gente” hanno detto, “sono come dei papà troppo duri”, “vogliono sempre comandare loro”. Soluzione proposta: rimettere i progetti nelle mani dei facinorosi e perdonare i due catechisti.
    Che capovolgimento della situazione! Lo stomaco mi si è indurito e tanti pensieri mi sono passati per la mente perché, in fondo, si aspettano l’ultima parola del padre: una parola che spero li possa unire. Che impresa! Come può un giudice dare una giusta sentenza se il problema non è stato ancora messo in piena luce? Alla fine ho suggerito loro una via che spinga tutti a riflettere un po' di più: sospendiamo le attività della cappella per 3 mesi, sospeso comitato finanziario insieme ai catechisti fino a nuova valutazione ed elezione. Un po' drastica, ma ci voleva... altrimenti continueranno a sfidarsi e confrontarsi senza fine... e a rimetterci è la comunità cristiana.
    Tempo e pazienza aiuteranno me e loro a discernere il bene della comunità e a tentare di perseguirlo. Mi trovo a dover accettare la gente con cui mi trovo a vivere: i loro slanci di generosità come i loro limiti, con la loro comprensione dell’essere cristiani ancora così difettosa.
    La giornata è terminata con la messa di mezzanotte per ringraziare il Signore per l’anno vecchio e dedicare al Signore il nuovo che comincia.

Martedì 1 Gennaio 2008
    Alle 9 di mattino mi vengono a dire che i pastori protestanti hanno organizzato la preghiera di ringraziamento per l’inizio del nuovo anno: tutti i cristiani sono invitati a partecipare. L’incontro inizia fra un’ora. Io dico: “Mi dispiace, ma noi cattolici abbiamo la messa festiva: non voglio mancare di celebrarla”. A fine della messa ho saputo che le autorità locali volevano mandare la polizia per costringerci alla preghiera dei protestanti. Fortunatamente non lo hanno fatto: io non sento di avere colpa davanti a governo e chiese protestanti. Se c’è il desiderio sincero di pregare insieme è sufficiente, ma necessario, trovare un comune accordo.

        Mercoledì 2 Gennaio
    Incontro con i catechisti più anziani per valutare l’anno e confermare il programma dei prossimi mesi. Sono così stanco di tutti questi incontri fatti in questi giorni. Ci sono stati così tanti problemi da discutere... vi confesso che i problemi stancano proprio. Vorrei sempre guardare la gente negli occhi con gioia e limpidezza, ma quando i pensieri sono presi dai problemi questo è molto più difficile. Allora penso: vorrei almeno guardare la gente con un pò di speranza e parlare con serenità.
    Penso che il prossimo viaggio a Juba mi sarà d’aiuto. Anche lì ci sarà un altro incontro: l’assemblea provinciale. Ci saranno altri problemi da discutere... che comica!

        Venerdì 4 Gennaio
    La gente ha organizzato un momento di comunione per festeggiare il ritorno di Peter Koat e Peter Juor dal corso catechisti di Nyal. Dopo la preghiera, tanti discorsi e poi una cena squisita. Polenta di durra con tanti “spezzatini” diversi. Per l’occasione hanno ammazzato una vacca e due capre: c’è stato cibo per almeno duecento persone.

        Domenica 6 Gennaio
    Auguri per la befana che arriva di notte con le scarpe tutte rotte. Da noi invece è arrivato p. Alberto con la sua nuova panciera per contenere l’ernia inguinale, diagnosticata a Khartoum. Non è ancora operabile, quindi aspetterà un tempo più opportuno. Resterà a Fangak mentre noi saremo a Juba.

        Lunedì 7 Gennaio
  Sono arrivati due catechisti di Ayod e vogliono incontrarmi. Sono stati sospesi dal catechista responsabile della loro regione. Dicono che è un dittatore e vogliono che io faccia loro giustizia. “Ma chi mi ha fatto giudice nelle vostre beghe?!!”. Ma poi: “Signore, dove c’è discordia, fa’ che io porti unione”.

        Mercoledì 9 Gennaio
  Terzo anniversario dell’accordo di pace tra il governo del Nord e l’SPLA. Governo e chiese protestanti si sono organizzate la loro celebrazione e non si sono scomodati ad invitarci. Io mi sono tenuto fuori. Tutti vogliono la pace. Ma quale pace? La condizione per bersi il petrolio in pace? A me sembra che questa pace stia coprendo una gran confusione.

        Giovedì 10 Gennaio
    Partenza per Malakal e poi per Juba. Partiamo lasciando a Fangak un grave avvenimento. Ieri, dott. Jill ha avuto bisogno di comperare cibo per gli ammalati di tubercolosi. Due collaboratori fidati le hanno comperato il sorgo al mercato e le hanno chiesto il doppio del prezzo reale: circa 1.200 dollari. Lei, innocentemente, ha creduto loro: hanno così intascato quello che equivale allo stipendio di quasi 6 mesi di lavoro. Dopo essersi resa conto del misfatto, ha fatto delle rimostranze; ma loro hanno negato di avere ricevuto quei soldi da lei, se non solo 600 dollari. Uno dei due l’ha addirittura minacciata, offeso di essere stato indicato come ladro. Lei si è chiusa nella sua capanna profondamente depressa. Si sarà chiesta: “Come si può approfittare così disonestamente dei soldi che io avevo raccolto per aiutare i poveri?”.

    Qui concludo anche queste pagine di diario sperando di aver messo giù per iscritto qualcosa del mio vissuto durante questi ultimi tre mesi che hanno trovato il loro culmine nella celebrazione di Natale.

Sapete voi stessi quanto generoso Gesù sia stato con voi:
era ricco e si è fatto povero per voi,
così che voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà
(2Cor 8:9)

Non ci ha arricchito condividendo la sua ricchezza,
ci ha arricchito facendosi povero e condividendo la nostra povertà.

Vostro p. Christian

Condividi questo articolo:

Registrati alla newsletter