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Gim Padova (giugno 2005): Sprigionare la Vita!

Missione giovane...

Sprigionare la Vita!

Sprigiono vita perchè vivo!!!

 

Catechesi del I Gim Padova - Giugno 2005

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Il racconto del Vangelo di Giovanni è già perfettamente concluso con il capitolo 20. Ma il capitolo 21 non è un’aggiunta, più o meno superflua. È come il ripetersi successivo di quell’ondata che Gesù ha messo in moto; ora essa si ripercuote nei discepoli e, tramite loro si allarga all’infinito, vivificando del suo Spirito il mondo intero. Questo capitolo si può chiamare un “ epilogo” del Vangelo, iniziato a sua volta con un “ prologo”. Il Prologo ci ha presentato “ la  preistoria di Gesù”: il Verbo eterno di Dio, vita e luce del mondo, è diventato carne. Il racconto del Vangelo ci ha presentato “ la  storia di Gesù”: la sua carne ci ha rivelato il Padre e ci ha donato di diventare suoi figli. L’Epilogo ci presenta “ la storia dopo Gesù”: i discepoli continuano la sua opera e lo testimoniano al mondo.

Nel capitolo 20 i discepoli hanno visto il Risorto, accolto il suo Spirito, ricevuto la sua missione e creduto in lui, Signore e Dio, per avere vita. Ora vediamo come Gesù si “ manifesta” loro mentre continuano la missione  affidata loro. Egli è presente nella “ pesca”, che raffigura la loro attività apostolica rivolta ai fratelli, e nel “ banchetto”, che richiama l’Eucaristia, principio e fine di ogni missione.

 

Dal Vangelo di Giovanni (21, 1-14)

 

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2 si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. 3 Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: "Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. 4 Quando già era l`alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5 Gesù disse loro: "Figlioli, non avete nulla da mangiare?". Gli risposero: "No". 6 Allora disse loro: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. 7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "É il Signore!". Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. 8 Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. 9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10 Disse loro Gesù: "Portate un pò del pesce che avete preso or ora". 11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatre grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. 12 Gesù dice loro: "Venite a mangiare". E nessuno dei discepoli osava domandargli: "Chi sei?", poiché sapevano bene che era il Signore. 13 Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. 14 Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

 

 

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Senza alcun avvertimento, siamo trasferite dalla mortale confusione di Gerusalemme alla calma della Galilea. Volgendo indietro lo sguardo possiamo essere sorpresi al costatare che il racconto è rimasto nella capitale ed attorno ad essa (c. 7). E quindi “Dopo questi fatti…”. dopo tutto quello che è accaduto fino ad ora…dopo tutto ciò che Gesù ha vissuto e fatto per noi. Diversamente dai precedenti racconti di risurrezione, qui si scoprono subito le carte: “Gesù si manifesto di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifesto così”. Giovanni o la comunità che ha redatto questo testo, ha portato il Gesù risorto in Galilea, sul lago di Tiberiade, l'ambiente dove Gesù ha incontrato le persone, ha sentito sulla sua pelle le loro fatiche, la loro povertà. Qui Gesù, vincendo la morte, ritorna per ridire a quei compagni d’avventura che non c'è miseria, tradimento, delusione e amarezza che non può essere vinta, e che è giunta l'ora di rialzare la testa e di riprendere il cammino dell'esistenza.

Il narratore continua fornendo una lunga lista di discepoli, la maggiore di tutto il vangelo. “si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea,..” Colpisce l’assenza di altri importanti discepoli ricordati da Giovanni. I discepoli qui ricordati hanno un tratto in comune. Ognuno di loro ha manifestato dei dubbi riguardo alla sua relazione con Gesù: Pietro attraverso il suo rinnegamento; Tommaso con la sua richiesta di una prova fisica; Natanaele con il dubbio che potesse venire “qualcosa di buono” di Nazaret. Nominando questi personaggi, il narratore ci ricorda che la relazione di fede è una mescolanza di credenza e dubbi, coraggio e vigliaccheria. I discepoli sono persone normali che camminano con i loro dubbi e le loro paure!

Il v. 3 apre l’azione: «disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”». L’affermazione introduttiva di Pietro potrebbe essere considerata l’espressione di un’intenzione missionaria.

  • È  un partire per la Missione affidatagli da Gesù “ ora sarai pescatore di uomini”? Sulle orme di Gesù non si può fare a meno di entrare nelle situazioni del mondo, di immergerci nelle realtà quotidiane di ogni persona: fratelli e sorelle che affogano nelle acque inquinate del mondo…

  • Oppure, potrebbe essere che Pietro non ha ancora compreso che vuol dire seguire Gesù. Il verbo “pescare” usato all’infinito potrebbe significare il ritorno al precedente stile di vita sulle sponde del familiare mare di Tiberìade.

  • “Veniamo anche noi con te”. Si tratta della missione o della precedente professione?

  • Possibilmente si tratta di un tornare indietro alle occupazioni di un tempo, un rinunciare ad un sogno difficile, un bisogno di ritornare alle cose usuali, consuete… il sogno di una cosa sembra finito, e il ritornare al mestiere di un tempo n’è il segno. Hanno mollato.

  • È la comunità intera che si muove, che va! Insieme la comunità affronta le situazioni di ogni tipo. Anche i fallimenti e le delusioni si vivono insieme.. per incoraggiarci ad andare oltre! LA MISSIONE NON E’ UN FATTO PERSONALE! LA MISSIONE E’ COMUNIONE- COMUNITÀ!

La battuta di pesca si svolge di notte. Di notte in Giovanni può accadere qualcosa di buono? “non presero nulla”. Il v. 4 registra questo completo fallimento e introduce immediatamente un raggio di speranza: “Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù ”. “L’alba” ricorda sia la Genesi, sia l’inizio del quarto vangelo: l’avvento della novità nella confusione caotica delle oscure acque della notte. I discepoli, vengono sorpresi dal giorno che esce dalla notte. Il personaggio sconosciuto fermo sulla riva parla a questo gruppetto fuorviato: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gesù si rivolge al gruppetto dei pescatori in un modo finora mai usato per i discepoli, ma che abbiamo incontrato al c.4, 49 riferendosi al figlio del funzionario regale. Gesù si rivolge ai pescatori in quanto persone nati da poco, nati dalla sua Croce e non ancora in grado di comprendere pienamente, il termine in ogni modo esprime affetto e fiducia. La domanda rivolta ai pescatori è espressa in termine che essi possono facilmente comprendere: essi rispondono con semplicità“no”. Essi sono pronti a condividere con lui la loro disperazione, forse sperando che egli in qualche modo possa aiutarli. E lo fa realmente: « Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete” » (v 6). La specificazione “parte destra” è in linea con il maggior apprezzamento da parte della Bibbia (del mondo antico) della destra rispetto alla sinistra. E noi, cosa aspettiamo? perché non gettare la rete dal lato destro della barca per trovare pesce? Perché vivere sempre delle stesse convenzioni e convinzioni mentali fasulle?  Se non sei mai felice dentro, perché non provi a pescare la tua sicurezza e la tua serenità pregando un po’ e abbandonandoti nelle braccia di Dio? Perché non ci chiediamo se non ci sia un altro modo di vivere, de vendere e comprare, di far vacanza e di divertirsi, di costruire e abitare le città, di lavorare e affrontare la vita? Se per tutta la vita hai pescato emozioni, cultura, idee, convinzioni, morali, gettando la rete dalla parte dei tuoi genitori, insegnanti, educatori, amici, libri, ideologie, e non sei felici, perché non provi a pescare la vita dall’altra parte della barca, dalla parte del Signore Gesù, il vivente? Getta la rete delle emozioni, dei pensieri, dei rapporti umani dalla parte del Signore, e resterai stupito/a dall’abbondanza della pesca. Pesca da Lui la tua voglia di ricominciare, pesca da Lui le vere aspettative dell’amore. Prova a pescare la vita dalla parte di Gesù.

Il narratore continua descrivendo la fiduciosa risposta dei discepoli al comando del forestiero. Infatti, la cosa strana è che FANNO QUELLO CHE DICE LORO! Chissà perché? Forse perché quando si è delusi si è disposti ad ascoltare tutti pur di trovare qualcosa che salvi la situazione. Oppure, sentivano in loro qualcosa che non sapevano decifrare ( i discepoli di Emmaus). Avere il coraggio di ricominciare in maniera nuova, gettando la rete dalla parte opposta… fa compiere miracoli! “La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci”. Il narratore mette l’accento nella gran quantità di pesce e nella loro incapacità di tirare su. Questo particolare sta a significare che è Gesù – e in definitiva il Padre (6,44) - ad attirare veramente, ma dopo la risurrezione egli lo fa attraverso coloro che sono stati invitati a continuare la sua opera.  La pesca è abbondante, esattamente come Gesù aveva promesso loro con la metafora della messe (4,35). Guardandoci attorno, ci rendiamo conto dell’abbondanza di coloro che attendono ancora la Buona Notizia del Regno!

 

Nel v.7 il narratore incentra l’attenzione sull’identità del forestiero: «Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “è il Signore”». Per la prima volta dall’inizio della corsa al sepolcro ritroviamo insieme i due discepoli chiavi. Il discepolo prediletto è colui che riconosce chi li ha guidati in quella pesca sovrabbondante. È l’amore che ti fa sentire chi è l’altro! Che ti fa riconoscere la presenza del Signore anche nei tanti estranei che incontri sulle rive della tua vita!

Si tratta di una versione giovannea del racconto lucano dei discepoli d’Emmaus: come questi ultimi riconoscono Gesù “allo spezzare il pane” (Lc.24, 35), cosi i discepoli Giovannei lo riconoscono nell’attrazione del pesce. Avendo già trovato Gesù presente nelle riunioni della comunità (20,19.26), ora è venuto il momento di trovarlo presente anche nella missione dei discepoli. È un aspetto fondamentale della fede che i discepoli devono ancora apprendere per crescere e non essere più “bambini”. Anche nell’insicurezza e nell’oscurità della vita al di fuori delle porte chiuse Gesù continua ad essere presente. É questa la lezione del c.21, una lezione senza la quale il vangelo resterebbe incompiuto. All’udire la proclamazione del discepolo prediletto, Pietro passa all’azione: “Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare”. È una scena comica e tuttavia commovente: colui che andava a pescare ora si getta in acqua. Il pescatore spicca il salto definitivo nel mare oscuro. Gli altri non sono così irruenti, “vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti, non erano lontani da terra se non un centinaio di metri” La conclusione della battuta di pesca notturna si è trasformata da un’esperienza di vuoto notturno un’esperienza di abbondanza mattutina. Qui il narratore introduce una sorpresa: “Videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane”. Benché le loro reti siano ancora piene, è già stato preparato loro un pasto. È stato Gesù in persona a preparare il fuoco e il cibo? Fuoco e cibo vengono presentati lì a disposizione, in attesa della presenza dei discepoli. Il narratore prosegue con il successivo comando di Gesù: “Portate un po’ di pesce che avete presso ora”. Se c’è già pesce sul fuoco, perché questo comando di portarne altro? Si tratta di unire coloro che sono stati portati nella comunità dai discepoli con coloro che sono stati già riuniti da Gesù?

  • Quest’interpretazione sarebbe in linea con il racconto dei samaritani condotti alla fede dalla loro diretta esperienza di Gesù (4, 42). Ciò che egli ha cominciato crescerà grazie al continuo lavoro della comunità.

  • Straordinaria la pedagogia di Gesù! “ Portate del vostro perché il nostro banchetto sia più bello e abbondante… perché sia più NOSTRO!!!”  Gesù non vuol fare senza di noi, e noi non possiamo fare senza di Lui. Gesù cerca dei collaboratori\e per continuare la sua missione nel  mondo. Invita anche a te!!

 

Il v.11 riconduce la nostra attenzione sul punto focale.“Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò”.In quest’unico versetto confluiscono tutti i simboli del racconto. Il misterioso numero dei pesci (153) sconcerta ai lettori del quarto evangelo. Esso sembra comunque indicare una comunità cristiana potenzialmente universale, una comunità che ha spazio e forza per tutti coloro che possono essere attirati nella sua rete, senza che questo abbia rotto la rete. Al tempo della comunità giovannea, a due generazione di distanza da Gesù, erano sorte moltissime comunità di discepoli. E tuttavia, le relazione tra le varie comunità non erano sempre rose e fiori. Assicurare alla comunità giovannea che la rete non si sarebbe “spezzata” era assicurare che, in mezzo alle avversità, alle discussioni e alle reciproche antipatie, Gesù continuava a chiedere ai suoi discepoli di restare unite nella lotta contro il mondo delle tenebre. E, per prima volta nel quarto vangelo, si allude al fatto che questa unità sarebbe stata sostenuta dalla forte leadership di Pietro.

 

Ora che la rete piena di pesci è stata tirata a terra, nel v. 12 Gesù rivolge un altro invito: “Venite a mangiare” è evidente che qui si tratta della collazione del mattino. Il tempo della morte ha lasciato il posto al tempo della vita, quello delle tenebre a quello della nuova luce. È il pasto che inizia il viaggio dei discepoli nel mondo. Nonostante l’invito a partecipare al pasto, i discepoli restano paralizzati. Perciò nel v.13 Gesù passa nuovamente all’azione: “Allora Gesù si avvicino, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce” Ancora una volta l’uso del tempo presente introduce la scena nella vita dei lettori, che pure sono invitati a partecipare a questo pasto. Sorprendentemente, il pane ritorna al centro del pasto. La espressione è molto simile a quella di 6, 11, il precedente racconto in cui Gesù distribuisce pane e pesce alla folla. Effettivamente la stessa condivisione quella della carne di Gesù, dell’eucaristia, che sottolinea l’impegno dei membri della comunità nei riguardi di Gesù e gli uni verso altri. CELEBRARE L’EUCARESTIA è DARE LA VITA! Gesù la dà per noi e noi siamo chiamati a donarla a Lui facendoci Pane spezzato per i fratelli e sorelle! A questo riguardo, l’ultimo testo che il papa Giovanni Paolo II ha firmato è stato il messaggio per la prossima Giornata Missionaria Mondiale, dal titolo “Missione: Pane spezzato per la vita del mondo", con cui, tra l’altro ci dice: “La Comunità ecclesiale quando celebra l'Eucaristia,…esperimenta il valore dell'incontro con Cristo risorto, e prende sempre più coscienza che il Sacrificio eucaristico è "per tutti" (Mt 26,28). Se ci si nutre del Corpo e del Sangue del Signore crocifisso e risorto, non si può tenere solo per se questo "dono". Occorre, al contrario, diffonderlo. L'amore appassionato per Cristo porta al coraggioso annuncio di Cristo”. La mensa sacramentale è semplicemente l’espressione liturgica di un clima umano e spirituale, in cui la comunità cristiana vive pienamente ogni andare, annunciare, condividere, dialogare e festeggiare.

Quest’esperienza alla riva del lago viene indicata come la terza manifestazione di Gesù ai discepoli. Il narratore conclude con un’insolita enumerazione: “Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti” . Più di cosi non si può!

 

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