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Marzo 2007

"Emise lo Spirito" Lc 23,35-49

Ripartire per non tradire!

Hey giovani!
Ma vi siete accorti è un mese che prepara la ripartenza?!
Troppo semplice collegare questa rinascita semplicemente alla primavera, che torna a svegliarci il 21 marzo.
Puntiamo più in profondità: siamo nel cuore della quaresima e ci sono alcune date chiave che vorrebbero farci compiere diversi passi sulla scia di chi ha condiviso completamente la vita ricevuta:
21 marzo: giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie
24 marzo: anniversario dell’assassinio di mons. Romero e memoria dei martiri missionari
25 marzo: 11ª edizione della Via Crucis Pordenone - Base USAF di Aviano (a cui parteciperanno i giovani dei GIM di Bologna, Padova e Verona).</style="color:>

 

Qualcuno-a potrebbe sorridere al leggere tante date; a volte nemmeno un’agenda da sola riesce a ricordarci tutto il bene ed il dolore da cui la storia è attraversata, le tante occasioni ricorrenti che fanno luce sul nostro presente e ci sfidano.

Come Famiglia Comboniana, con i giovani del GIM, non ci accontentiamo di una piatta successione di giorni, o di memorie fatte solo di aneddoti.
E’ urgente tornare ad ascoltare testimoni coraggiosi, che illuminano e incidono sui nostri percorsi. E’ tempo di tornare a raccoglierci, in nome loro, per rinnovare risposte di vita nel lungo inverno di quest’epoca.
Questo è il modo migliore per vivere la quaresima: tempo di conversione, tempo privilegiato per camminare con più intensità a fianco di Gesù di Nazareth e delle persone che frequentemente vengono escluse.
La parola “conversione” non suona più ‘da vecchio’: significa aggiustare il cammino assieme a Gesù, per vivere in profondità, con sempre più gusto, senza fuggire la complessità della vita, ma affrontandola tutti insieme e dietro a grandi maestri.
In questo numero di Ormegiovani vi proponiamo la storia e il sogno di uno di loro: Desmond Tutu, che dal Sudafrica ci insegna la forza rivoluzionaria del perdono.
Inoltre, salutiamo altri due testimoni della missione: un grazie di cuore a p. Mosè, che dal Chile ci ha raccontato la sua gente nelle intense pagine delle catechesi. Il benvenuto per questo e i prossimi numeri a sr. Maria, che ci aiuterà a leggere pagine di Vangelo con il sapore del popolo dello Zambia! Nelle pagine centrali, sr. Maria ci racconta la tenerezza della donna peccatrice e la rigenerazione del perdono di Gesù.

Buon mese di marzo, allora: un mese pieno di VITA, in comunione con tutta la gente in ricerca di un motivo e di un nome per cui valga la pena vivere!

GIM Padova


 "Emise lo Spirito" (Luca 23, 26 -49)

 La tentazione più grande è pretendere che Dio pensi e agisca come vogliamo, a secondo dei nostri intessi o desideri. Vogliamo controllare Dio o, addirittura, giudicarlo.
 Luca affronta questa nostra realtà, capovolgendo tutto il nostro modo di pensare nel capitolo 23, nel momento in cui Gesù sta compiendo l'atto più solenne della sua esistenza: dare la propria vita.
 L'evangelista dipinge il suo quadro partendo dai versetti 27 e 35. “…Il popolo, un discepolo e le donne seguono Gesù fino alla croce… e stanno a vedere. In altre parole, è quella stessa folla oppressa dalle leggi, dalle tasse, le stesse donne sottovalutate ed emarginate che "vedono". Hanno occhi per vedere il Salvatore. In fondo era lo stesso Gesù che si prendeva cura di questo popolo, guarendo, perdonando, prendendo su di sé le loro sofferenze e le loro angosce; ecco perché vedono, lo conoscono.
 Vedono non solo con occhi umani, ma attraverso quelli dello spirito. Il linguaggio dell’amore, del servizio incondizionato a chi è nel bisogno è sicuramente quello di Dio.
 Nella seconda scena invece vediamo i capi, i soldati e un malfattore che provocano e sfidano Gesù per tre volte dicendo: " Ha salvato gli altri salvi se stesso!". In Marco (15,31-32) questa frase è ancora più forte: " Ha salvato gli altri non può salvare se stesso! Scenda ora dalla croce perché vediamo e crediamo". 
 Salvare gli altri! Gesù non è venuto a salvare se stesso, ma a salvare gli altri, NOI. Ma da che cosa? Da quale tumore profondo, vivo dentro di noi, Gesù vuole salvarci? L'egoismo! Gesù vuole salvarci dall’egoismo. Risuonano ancora nella mia mente le parole di un certo P. Natale: “Maria, ricordati che il nemico più grande di te stessa è il tuo io”. 
 Questa è la mentalità che troviamo dentro e fuori di noi: "Salvi se stesso" è il ritornello ripetuto sul Golgota. Rappresenta la suprema aspirazione di ogni persona umana che, mossa dalla paura della morte, cerca di salvarsi a tutti i costi, instaurando la strategia dell’avere, del potere e dell'apparire. Ma proprio quest’ansia di vita genera egoismo. Gesù non ci libera dalla morte, ma dalla paura di essa. Infatti la vera morte dice S. Paolo è "il peccato" (1 Cor. 15, 56).
 Un esempio chiaro attuale è l'assistere impotenti all'inizio di nuove guerre. Il mio primo pensiero quando ho sentito la notizia della guerra in Libano è stato: “ma come, il popolo libanese ha appena finito di ricostruire il proprio paese!!!! Ci sono voluti anni, ed ora si ri-inizia a distruggere ciò che si è costruito, come se fosse un gioco!” Ma quali sono le conseguenze di questa ennesima guerra? Chi paga queste conseguenze? Sicuramente non solo il popolo libanese che muore sotto le bombe ma anche tanti altri popoli…., anche il popolo dello Zambia. Infatti qui nelle parrocchie di Lilanda e Kizito come pure in tutte le parrocchie dell'arcidiocesi di Lusaka ogni mese vengono distribuiti aiuti ai malati terminali di AIDS arrivati ormai al punto di non riuscire più a lavorare o procurarsi cibo. Ebbene, è arrivata la notizia che per alcuni mesi o più (dipende dalla guerra) questi aiuti verranno sospesi e saranno devoluti a chi sta più male di loro, la popolazione libanese.
Cosa si può dire a questi ammalati? “Salvate voi stessi?????”

 Anche noi stiamo a vedere! Come vediamo?
 Gesù instaura un nuovo modo di pensare e di vivere la vita, Lui non salva se stesso, "Non può salvare se stesso!" Gesù non scende dalla croce, perché solo noi lo possiamo togliere da quella croce. Il Dio di Gesù, il nostro papa' conosce solo il verbo dona-rsi, il suo amore arriva a superare la morte. Questa è l'umiltà di Dio, l'Amore di Dio. L'Amore è per l'altro, dono totale di sé che supera ogni ragionamento o interesse.
· Cosa propone Gesù ai giovani con questo gesto?
· Cos'è che vuole dire Gesù con questa azione che parla più forte delle stesse parole?
 So, che molti giovani sono alla ricerca della vera vita, del dono di sé e lo fanno attraverso esperienze di volontariato, oppure donando un po’ di tempo a chi soffre. Questa è cosa buona, ma è questo un dono totale di sé oppure un mettere a posto la propria coscienza? La missione non realizza la persona se non c'è amore dentro il suo cuore, anzi la missione mette in crisi, sfida. Ed è proprio qui che Gesù ci sfida! Cristo non si accontenta di dare qualcosa, o qualche anno, ma TUTTO SE' STESSO!, In altre parole ci dice che non si trova la felicità a basso prezzo.

Luca ci trasmette un messaggio ancora più profondo e significativo attraverso il brano in cui Gesù grida: "Padre nelle tue mani affido il mio spirito". Detto questo emise lo Spirito". Il dono di sé non è solo fisico ma spirituale. Il suo spirito viene trasmesso a noi che vogliamo seguirlo.
· Come possiamo comunicare donare lo spirito agli altri, a coloro che incontro?
La settimana scorsa è venuta da me piangendo una vedova zairese. Qui in Zambia gli zairesi sono mal visti e non hanno una buona reputazione: sono visti come ladri e nei quartieri di baraccati tutti hanno paura di loro. Questa donna mi ha racconta che suo figlio John il giorno prima aveva rubato il cellulare ad una famiglia e se questo non veniva restituito la polizia sarebbe venuta a prendere il figlio per metterlo in prigione. “Sister, aiutami, vieni con me, vieni a parlare con la famiglia che non vuole ascoltarmi. Ho qui il cellulare con me e sono pronta a restituirlo”. Data la mia impossibilità di andare, l'ho convinta a chiamare le interessate e venire alla scuola. (Premetto che fra i baraccati il cellulare è fonte di lavoro e di guadagno perché pochi possono permettersi di comprarlo: le telefonate vengono pagate da chi lo usa e ogni telefonino qui diventa un centralino).  Dopo mezz'ora vedo arrivare un gruppo di donne, e in mia presenza, il fatto viene raccontato di nuovo. Alla fine chiesi:" Se il cellulare viene restituito siete d'accordo di ritirare la denuncia? "Si!" fu la risposta unanime. Con grande meraviglia e gioia di tutte, il telefonino venne restituito alla padrona che spontaneamente scambiò un segno di pace. Tutte hanno ritrovato il sorriso, in particolare la mamma di John! In missione “donare lo spirito” significa proprio questo: riportare l'armonia, la pace, la speranza e il perdono dove ci sono solo lacrime e disperazione. Gesù di fronte alla fine della sua vita fisica dona il suo spirito, il perdono, la vita, perché noi l'avessimo in abbondanza.
  A te giovane che hai davanti la vita e la possibilità di scegliere, oggi Gesù ti sfida non con le parole ma con le sue azioni e, superando ogni tentazione, non scende dalla croce. La sua è stata una vita piena donata totalmente per amore. Non illuderti o accontentarti della felicità facile, superficiale, momentanea ma cerca piuttosto la gioia vera nel Dio Amore donandoti totalmente senza riserve o limiti di tempo. Ti auguro di perderti in questo grande amore di Cristo per l'Umanità………


Dallo Zambia: sr. Maria Savani

 


DESMOND TUTU:
“La più grande forza politica che possediamo, è il perdono!”

Nato a Klerksdorp (Transvaal), Tutu si trasferì con la famiglia a Johannesburg all'età di 12 anni. Anche se desiderava diventare un medico, la sua famiglia non poteva permettersi di pagargli gli studi e quindi Tutu dovette seguire le orme del padre nel campo dell'insegnamento. Tutu studiò al Pretoria Bantu Normal College dal 1951 al 1953, andò quindi a insegnare alla Johannesburg Bantu High School, dove rimase fino al 1957. Diede le dimissioni a seguito dell'approvazione del Bantu Education Act, protestando contro le misere prospettive educative dei sudafricani neri. Tutu continuò i suoi studi, questa volta in teologia, e nel 1960 venne ordinato come sacerdote anglicano. Divenne cappellano all'Università di Fort Hare, una culla di dissenso e una delle poche università di qualità per gli studenti neri nella parte meridionale del Sudafrica. Tutu lasciò il suo incarico come cappellano e si spostò al King's College di Londra (1962–1966), dove conseguì il Bachelor e il Master in teologia. Ritornato in Sudafrica, dal 1967 al 1972 usò le sue lezioni per evidenziare le condizioni della popolazione di colore. Tutu scrisse una lettera al Primo Ministro Vorster, nella quale descriveva il Sudafrica come "un barile di polvere da sparo che poteva esplodere in qualsiasi momento". Non ricevette mai risposta.
Nel 1972 Tutu fece ritorno nel Regno Unito, dove venne nominato vice-direttore del Fondo per l'Educazione Teologica del Consiglio Mondiale delle Chiese, a Bromley nel Kent. Ritornò in Sudafrica nel 1975 e venne nominato diacono della Cattedrale di St. Mary a Johannesburg, prima persona di colore a reggere tale incarico.
Sposato con Leah Nomalizo Tutu dal 1955, la coppia ha avuto quattro figli. Tutti e quattro hanno frequentato la famosa Waterford Kamhlaba School.
Nel 1996, a Tutu venne diagnosticato un cancro della prostata.
Nel 2000 Tutu ha ricevuto un L.H.D. dal Bates College e nel 2005 una laurea honoris causa dalla University of North Florida, una delle tante università in Nordamerica e in Europa dove ha insegnato.
Opera politica
Nel 1976 le proteste di Soweto, note anche come Scontri di Soweto, contro l'uso da parte del governo dell'Afrikaans nelle scuole nere, si trasformò in una massiccia rivolta contro l'apartheid. Da quel momento Tutu appoggiò il boicotaggio economico del suo paese. Desmond Tutu fu vescovo del Lesotho dal 1976 al 1978, quando divenne segretario generale del Consiglio Sudafricano delle Chiese. Da questa posizione fu in grado di portare avanti il suo lavoro contro l'apartheid con il consenso di quasi tutte le chiese. Tutu sostenne risolutamente la riconciliazione tra tutte le parti coinvolte nell'apartheid attraverso i suoi scritti e le sue lezioni, in patria e all'estero.
Il 16 ottobre 1984, Tutu venne premiato con il Premio Nobel per la pace. Il comitato del Nobel citò il suo "ruolo come figura unificante nella campagna per risolvere il problema dell'apartheid in Sudafrica."
Tutu divenne la prima persona di colore a guidare la Chiesa Anglicana in Sudafrica il 7 settembre 1986. Nel 1989 Tutu venne invitato a Birmingham, per le Citywide Christian Celebrations. Tutu e la moglie visitarono diverse fondazioni, trra cui la Nelson Mandela School di Sparkbrook.
Dopo la fine dell'apartheid, Tutu guidò la Commissione per la verità e la riconciliazione, incarico per il quale fu insignito del Sydney Peace Prize nel 1999.
Nel 2004 Tutu ritornò nel Regno Unito, come Visiting Professor in Società Post-conflitto al King's College e tenne il discorso di commemorazione per il 175° anniversario del college. Visitò inoltre il nightclub dell'associazione degli studenti, intitolato "Tutu's" in suo onore, nel quale è presente un busto che lo raffigura.
(Fonte: Wikipedia)

Bibliografia essenziale: "Non c'è futuro senza perdono" Feltrinelli Editore maggio 2001
Siti: www.tutu.org; http://www.giovaniemissione.it/mondo/elitesti1.htm

 

 

 

 

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