giovaniemissione.it

Gesù entra nel tuo portafoglio (Luca 16, 1-31)

Preghiera GIM VErona - 8 maggio 2016

“Nessun servo può servire due padroni. Da che parte stiamo?”

di Mons Antonio Riboldi

-Come è facile, nella vita, soprattutto di noi cristiani, essere o incontrarsi con fratelli che sanno servire 'due padroni', o meglio, credono di poter essere a posto servendo Dio e il mondo. Sappiamo tutti, o meglio dovrebbe essere un principio su cui tracciare la via della nostra vita cristiana, quanto sia importante discernere sempre la 'via' di Dio, ben diversa da quella del mondo. E tutti sappiamo che è un inganno alla coscienza 'mettere un piede in due scarpe'! Eppure succede. Noi, confessiamolo senza paure, che sono spesso pericolose ipocrisie, siamo talmente abituati a tanti piccoli o grandi compromessi, da non riuscire, il più delle volte, neppure a vedere ciò che è bene e ciò che è male in ciò che pensiamo, diciamo o facciamo... soprattutto oggi! Siamo ricchi, viviamo da ricchi (e qui per ricchezza intendo non solo il possedere realmente, ma il chiuderci nel desiderio dei tanti capricci: anche se non possiamo forse permetterceli viviamo nel rimpianto o nell'invidia per chi li può 'godere'!) e ci diciamo a posto con la coscienza e con Dio. Ci diciamo buoni e poi sbattiamo in faccia la porta, con la nostra deprecabile indifferenza, a quanti bussano al nostro cuore, come non ci importassero, dimenticando quanto disse Gesù: avete fatto a Me. Siamo un po’ come quella gente che sta sulla soglia di una chiesa, con un piede dentro e uno fuori, e la pretesa di credersi fedeli a Dio, restando servi del mondo. Ma Gesù chiude oggi ogni nostra velleità, che ciò sia possibile, con parole dure, ma vere, che dovrebbero portarci a scelte diverse da quelle che, forse, facciamo...

“CONDIVIDERE : La scelta degli umili di spirito”

di Enzo Bianchi

-(…) La povertà vissuta e annunciata da Gesù - lui che è l’uomo delle beatitudini - non è un mancare di tutto (non si troverebbe mai il fondo!), non è miseria o indigenza, ma è una rinuncia a possedere per sé: ciò che si ha e si è va sempre condiviso con gli altri; ciò che si ha e si è non va considerato come un privilegio, come un titolo di successo o di potere ma occorre condividerlo, senza trattenerlo per sé… Non lo si ripeterà mai abbastanza: il vero nome della povertà vissuta da Gesù Cristo, e dunque della povertà cristiana, è condivisione. Per questo il discepolo abbandona casa e campi per seguire Gesù, abbandona anche la sicurezza della famiglia per stare con lui. E la croce come esito di una vita vissuta nella giustizia rivela la povertà vera di Gesù: nessuno a difenderlo, nessuno a sostenerlo, come un uomo che non conta nulla per il potere e per la gente, un uomo solo e povero come il Servo sofferente di Isaia, come il giusto povero che nei Salmi può unicamente gridare a Dio, affidandogli tutta la propria vita! Non la tomba offertagli da un ricco notabile, non gli inviti ricevuti da uomini ricchi, non i banchetti con i peccatori manifesti hanno ferito la sua povertà o l’hanno contraddetta. Sì, Gesù è stato «il povero del Signore», dalla nascita fino alla morte: è stato libero come può esserlo solo chi è povero nel cuore; è stato capace di accogliere le umiliazioni, sottomettendosi per amore a tutti coloro che incontrava, senza rispondere alla violenza con la violenza, ma continuando sempre a vivere nell’autentica, profonda povertà. In questa sua prassi di vita Gesù ha saputo ascoltare il grido del povero concreto, davanti al quale si è invece tentati di distogliere lo sguardo. Così facendo, ha tracciato per noi un cammino preciso. Gesù ci ha insegnato una volta per tutte - se vogliamo ascoltarlo… - che il giudizio alla fine della storia in realtà si consuma nella nostra vita ogni giorno, oggi! Allora ci sarà solo l’epifania di ciò che abbiamo fatto o non fatto nella nostra vita quotidiana: conosceremo che aver dato da mangiare a un affamato e da bere a un assetato, accolto uno straniero, vestito un ignudo, avuto cura di malato, visitato un carcerato, è aver fatto ciò che il Signore desidera. Anzi, è averlo fatto a lui: ciò che abbiamo fatto o non fatto a un essere umano come noi, l’abbiamo fatto o non fatto a Cristo!

Facciamo nostra la preghiera di don Tonino Bello:

"Santa Maria, donna itinerante, concedi alla Chiesa la gioia di riscoprire, nascoste tra le zolle, le radici della sua primordiale vocazione... Quando la Chiesa si attarda all'interno delle sue tende, dove non giunge il grido del povero, dalle il coraggio di uscire dagli accampamenti. Madre itinerante, come Te, riempila di tenerezza verso tutti i bisognosi. Fa' che non sia di nient'altro preoccupata che di presentare Cristo, come facesti con i pastori, i Magi e tanti che attendono la redenzione."

Condividi questo articolo:

Registrati alla newsletter