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I crocifissi della storia

Veglia di preghiera GIM 1 di Padova, 27 Febbraio 2016

VEGLIA DI PREGHIERA


I CROCIFISSI DELLA STORIA

 

 

 

GIM 1    Padova 27 febbraio 2016

CANTO

Salmo 72  Lo preghiamo a due cori

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai poveri del popolo renda giustizia,
salvi i figli del misero
e abbatta l’oppressore.

Ti faccia durare quanto il sole,
come la luna, di generazione in generazione.
Scenda come pioggia sull’erba,
come acqua che irrora la terra.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

A lui si pieghino le tribù del deserto,
mordano la polvere i suoi nemici.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.

Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.

Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Li riscatti dalla violenza e dal sopruso,
sia prezioso ai suoi occhi il loro sangue.

 

Dal libro del Profeta Isaia  (52,13-53,9)

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
- tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo -,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.

Pausa di silenzio

Risonanza

Canto:  Ecco l’uomo  (N 3)

All'inizio del cristianesimo il crocifisso non era tra i simboli cristiani. Come patibolo degli schiavi, crudelissimo per terrorizzare ogni tentativo di rivolta, appariva infame e vergognoso. C'era solo disprezzo per i crocefissi ed è molto significativo che neppure una raffigurazione di questo atroce e frequente supplizio ci sia pervenuta dall'antichità. I cristiani avevano come simboli, non il crocifisso, ma il pesce ed il buon pastore.
Quando il Mediterraneo romano e cristiano si sbriciola per l'assalto dei germanici a nord e degli arabi a sud, ridotto ad un piccolo isolotto, sempre in pericolo di essere sommerso dai flutti, negli eremi degli anacoreti, nei rifugi dei monaci, nelle penitenze dei mistici, ma soprattutto nelle sofferenze delle popolazioni civili deportate, sacrificate, martirizzate si impone la meditazione sul supplizio di Cristo. Nasce una parola che prima non esisteva: compassione.
Cum Passione, dove Passio, è la parola liturgica che significa in maniera diretta ed esclusiva la passione di Cristo. Entra nella lingua parlata un termine nuovo che indica la partecipazione al dolore del supplizio, la comprensione del dolore della Madre, la cui raffigurazione verrà chiamata la Pietà. Compassione sarà il lievito dei secoli bui, la fratellanza degli oppressi, l'eguaglianza nel dolore, la libertà di chi non ha più nulla da perdere.
Il Crocifisso che insegna la “pazienza” non è più un segno di infamia e di scandalo. Diventa invece simbolo del comune destino, della misericordia finale, dell'estrema consolazione, della pacificazione e del reciproco perdono. La compassione è stato il cilicio dell'Europa violenta e combattiva, l'impulso che ha costruito le sue chiese e le sue opere di carità, il gene della sua cultura, il riscatto delle sue ingiustizie, il dubbio della sua coscienza, l'impeto delle sue ribellioni e delle sue riforme, il motore della sua, e soltanto sua, idea di progresso. Non c'è progresso senza compassione. Questo significa il crocefisso nella nostra civiltà. 
Il crocifisso conserva quello che è: l'immagine di un Innocente sacrificato dal potere, venduto e tradito, umiliato ed offeso. Esso è  la fonte, la causa ed il simbolo della nostra compassione, antica, contemporanea e futura. Guardare al Crocifisso non sarà - non potrà mai essere una scelta  ideologica, soggetta a interpretazioni o polemiche di parte. Non ha senso appellarsi al Crocifisso e ignorare o disprezzare le persone crocifisse.

Pausa

Uomini senza più valore

L’umanità ha corso il più grande rischio della sua storia millenaria, appena settanta anni fa. Nel corso dei secoli ci sono state molte stragi, veri e propri bagni di sangue con crudeltà inaudite, genocidi in cui interi popoli bruciavano nell’odio. Ma l’epoca contemporanea ha fatto di peggio. Ha cercato di distruggere il concetto stesso di uomo.
Nella Germania controllata dalle SS e dalla Gestapo, scienziati e filosofi mettevano la loro intelligenza a servizio del Furer. Milioni di ragazzi crescevano addestrandosi fin da piccoli alla guerra e al razzismo. E nei lager i deportati lavoravano come schiavi. Sì, come schiavi, ma non erano schiavi. Uno schiavo può essere riscattato, qualcuno può pagare il suo prezzo e renderlo un uomo libero. Nel concetto di schiavo c’è anche quello di “liberto”, colui che viene liberato dal possesso del suo padrone. No, non erano schiavi. Erano pezzi di un esperimento sociale che veniva attuato per la prima volta nella storia. Per la prima volta due uomini si trovavano uno di fronte all’altro. Tutti e due amano la musica, provano piacere nel profumo di un fiore, in un buon piatto, nella lettura di un racconto, in una passeggiata. Ma uno dei due non riconosce più nell’altro un uomo.
Per la prima volta viene inventato il non-uomo, la non-persona. I nazisti non mandavano uomini a morire nelle camere a gas. Mandavano dei “pezzi” che, per loro, e per quelli che li seguivano adoranti, non erano più considerati uomini ma pezzi da eliminare.
Si tratta del più grave attacco mai portato all’umanità. Qualcosa che ha colpito profondamente il cuore dell’Europa.

(breve pausa)

Dice Dio: Uomo, chi sei? Non ti riconosco più.
Chi sei, uomo? Chi sei diventato?
Di quale orrore sei stato capace?
Che cosa ti ha fatto cadere così in basso?
Non è la polvere del suolo, da cui sei stato tratto.
La polvere del suolo è cosa buona, opera delle mie mani.
Non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici.
Quel soffio viene da me, è cosa molto buona (cfr Gen 2,7).
No, questo abisso non può essere solo opera tua, delle tue mani, del tuo cuore… Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato?
Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del male?  Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché ti sei eretto a dio.
Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio: “Adamo, dove sei?”. (Papa Francesco allo Yad Vashem di Gerusalemme)

Canto

Umanità ferita

Stiamo attraversando il peggior periodo per l’umanità dal dopoguerra ad oggi, non soltanto in relazione al problema degli sbarchi che vede centinaia di migliaia di persone fuggire e, in molti casi, non essere accolti in terre che dovrebbero accoglierli.  Nel mondo c’è un proliferare di conflitti che incendiano una situazione intollerabile: ci sono 67 milioni di bambini che vivono in zone di guerra e questo è intollerabile. Se questa è umanità mi domando a che punto arriveremo. In totale sono 100 milioni le persone che abitano in territori di conflitto, la situazione dello Yemen di cui non parla nessuno, proprio come è successo alla Siria fino a quattro anni fa. Si sta combattendo una guerra fratricida, che ha visto migliaia di bambini uccisi, conflitti che sembrano non avere soluzione. Guardando alla Nigeria, a Boko Haram, vediamo centinaia di migliaia di persone che lasciano la propria terra a causa delle guerre. 

VIDEO sui cristiani perseguitati

 

 


OGGI:

E’ ritenuto “normale”, oggi, in un tempo segnato da violenze, prevenire ogni possibile aggressione allo stesso modo in cui ci sente minacciati. Non manca chi, interessato a non perdere potere e consenso, alimenti sentimenti di paura e diffidenza nelle masse, creando contrapposizioni, odio, vendetta, falsando il senso dell’informazione, del diritto e della giustizia umani. Violenza ripaga violenza, in una spirale che conduce alla morte: a pagare sono sempre più spesso gli innocenti. E’ l’atteggiamento di Pilato e della folla accecata e aizzata dai nemici di Gesù, agnello sacrificale destinato alla croce.

Si accende un lume e si posa sulla croce mentre si canta un ritornello.

Oggi…Sebbene non manchi il dibattito per rivederne la pratica, la pena di morte è ancora molto diffusa nel mondo, giustificata per motivi quali la lotta alla criminalità, al terrorismo o per blasfemia... Una logica di vendetta ben diversa da quella della misericordia di Gesù. Agli inizi del 2015 le vittime della pena di morte nel mondo si aggiravano ufficialmente attorno alle 4.000/ 5.000 persone, ma altri dati risultano segreti di Stato in alcuni Paesi come la Cina e la Corea del Nord.

Oggi…Assistiamo ad una “terza guerra mondiale combattuta a pezzi”, per dirla con papa Francesco, data la vastità dei conflitti che si consumano in tutto il pianeta, dall’Africa al Medio Oriente, dal Congo alla Siria, all’Iraq e non solo. Sempre di più risulta chiaro che è il mercato delle armi ad arricchirsi, alimentando tensioni e minacce globali, in una macchina che sembra schiacciarci e che non si riesce più ad arrestare.

Oggi…Sono milioni, nel Sud del mondo, i bambini sfruttati: nel lavoro, nel mercato della pedofilia, della guerra, venduti come schiavi o impiegati come bambini-soldato. Per sopravvivere, molti devono aiutare i familiari, spesso svolgendo lavori senza sicurezza, esposti a pericoli, quali pesticidi, sostanze inquinanti e radioattive. Altri, privati di cure, sono abbandonati alla vita di strada e all’analfabetismo.

Oggi…Torture fisiche e psicologiche, consumate tra le mura domestiche, nelle prigioni, in tanti ambienti. Ad oggi sono 141 gli Stati che infliggono ai loro cittadini supplizi e trattamenti contrari al senso di umanità e alla dignità della persona

Oggi…Tra i fattori della povertà c’è l’ingiustizia nella distribuzione dei beni e delle ricchezze, per la concentrazione delle risorse nelle mani di pochi. L’1% delle famiglie del mondo controlla il 46% della ricchezza globale. Un miliardo di persone soffrono la fame, la convivenza tra ricchezza e miseria è uno scandalo e una vergogna per l’umanità.

Oggi…Povero è “chi non ha diritto ad avere diritti”. Nel mondo globalizzato dei mercati, sono milioni le donne e gli uomini privati della libertà e dell’accesso ai beni essenziali: casa, cibo, istruzione, gioco, lavoro, cittadinanza…”Il volto di Gesù è simile a quello di tanti fratelli umiliati, resi schiavi, svuotati. Dio ha assunto il loro volto. E da quel volto ci guarda” (Papa Francesco). Impegniamoci a costruire una società più giusta, partendo dalla Misericordia.

“Lo crocifissero”. Il lungo cammino verso il Calvario è concluso. Il Figlio dell’uomo fino alla fine rimane in compagnia degli ultimi, dei reietti. Quanti “crocifissi”! Quanti uomini vengono “inchiodati”, tutti i giorni, ad una vita fatta di stenti e di miseria, soggiogati da sistemi politici ed economici disumani e dall’ingiustizie dei potenti! Persone senza alcuna rilevanza, trattati come numeri che…non contano…

«Adamo, dove sei?»: è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato. «Dove sei Adamo?». E Adamo è un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: «Caino, dov’è tuo fratello?». Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il sangue del fratello!   «Dov’è il tuo fratello?», la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi.                                                                    Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza! Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri.
Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo e in noi".      (Papa Francesco a Lampedusa)

Preghiere spontanee

CANTO: Pai Nosso de los martires (G 11)

Dagli scritti di Monsignor Oscar Romero

“Nella storia umana Gesù Cristo è il compimento del progetto del Padre per redimere gli uomini. Questo progetto segue una logica: all’inizio c’è una missione, ma nel corso del suo svolgimento si presenta la croce, unico mezzo per raggiungerne il termine che è la risurrezione. E’ la logica della speranza a trasformare qualsiasi dolore in vita: dolore di comunità cristiane perseguitate; dolore di pastori calunniati; dolore di vedere la verità manipolata e travisata dai mezzi di informazione, che avrebbero dovuto essere al suo servizio e invece sono corrotti dalla brama di guadagno. Dolore che, quando è vissuto con Cristo, contiene il seme di vita. In primo luogo perché, finalmente, la verità prevale sulla menzogna, la giustizia sull’ingiustizia, l’onestà sulla corruzione. In secondo luogo perché, come dice il vangelo, nelle beatitudini, quando si soffre nella solidarietà con i poveri e gli emarginati se ne ricava la gioia evangelica.    E’ l’amore a trasformare il dolore in speranza. Per amore Gesù è morto sulla croce, per amore i primi cristiani vivevano come fratelli e pertanto non temevano né la persecuzione, né la morte. Anche oggi il profeta muore per mano di coloro che si oppongono alla verità e alla giustizia; perché l’amore per i fratelli gli dà la forza per denunciare il peccato, e l’amore di Dio gli dà il coraggio di spargere il proprio sangue per loro. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” Gesù vuole che, seguendo il suo esempio, il sangue dei profeti venga sparso perfino per i loro nemici.”

Pausa

VIDEO

La Croce: collocazione provvisoria  (Don Tonino Bello)
Nel Duomo vecchio di Molfetta c'è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l'ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell'opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.
Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria". Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.
"Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

Canto finale: Madre della Speranza

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